In copertina: il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e la Cancellieria Angela Merkel. Fonte qui e qui

Le bufale abbondano sulla Rete: che novità! Abbiamo già discusso del problema delle notizie false e del loro possibile condizionamento degli eventi ma questo tema è di nuovo tornato a fare notizia su tutti i giornali italiani poco dopo l’insediamento del nuovo governo Gentiloni. Lunedì scorso è diventato virale l’articolo di Libero Giornale, palesemente falso, dove viene citata una fantomatica frase del nuovo premier:

Basta ipocrisie, sono tutti finti poveri e io sono già scocciato di questo piagnisteo, rimboccarsi le maniche per il futuro del Paese, qualche sacrificio non ha mai ammazzato nessuno, solo così l’Italia tornerà a primeggiare in Europa”.

Libero Quotidiano “Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi” 

Una frase del genere potrebbe sembrare assurda fin dalla prima lettura. Eppure per oltre 10.000 utenti di Facebook non lo è. Questi utenti hanno infatti ricondiviso l’articolo di Libero Quotidiano, con quel sentore di odio che oramai macchia dai prodromi del Web 2.0 l’esperienza della Rete. 

Scorrendo le pagine di Libero Quotidiano, possiamo notare che il caso Gentiloni non è l’unico (magari lo fosse). Una seconda notizia riporta: “Deborah Serrachiani in lacrime: ‘Non arrivo a fine mese, altro che la crisi è finita’”. Con una semplicissima ricerca, anche questa notizia risulta falsa: la governatrice del Friuli-Venezia Giulia, infatti, è sì scoppiata in lacrime nell’aula del Consiglio Regionale, ma per i continui attacchi ricevuti in questi anni in carica alla Regione.

Come questo, tantissimi sono i casi da segnalare. Dalle continue bufale con protagonista la presidentessa della Camera Laura Boldrini, a quelle contro la parlamentare PD Cecile Kyenge. Tutti questi siti cercano di nascondere questa leva per il personale ricavo dietro la satira. Una ulteriore beffa nei confronti di chi ne ha invece fatto uso magistralmente per istillare il dubbio e la discussione, e che oggi vede paragonata la propria onestà intellettuale a pessime tattiche tese alla creazione di una confusione che genera vantaggi a pochi (o a nessuno). Tanto meno al lettore.

Anche la Germania, simbolo di compostezza e rigore, teme questa ondata di confusione. Tutto nasce dalle polemiche scaturite a seguito della vittoria di Donald Trump, che molti analisti e la stessa CIA riconducono proprio alla diffusione di notizie false e ad interferenze da parte di hacker russi. A pochi mesi dalle elezioni, tutte le forze politiche hanno il timore che questa situazione possa replicarsi durante la campagna elettorale e le votazioni.

Per correre ai ripari, diversi politici di importante caratura, dal vice cancelliere Sigmar Gabriel al capogruppo del SPD al Bundestag, Thomas Oppermann, hanno esplicitamente richiesto una feroce battaglia contro le bufale. Patrick Sensburg, membro del partito di Angela Merkel, ha richiesto che “la disinformazione che punti a destabilizzare lo Stato sia considerata un reato”.

Per la Cancelliera “è un problema che va affrontato e se necessario, regolamentato”. È questa la vera ed unica soluzione? Certamente no. La limitazione della libertà di parola e di satira, per quanto utilizzata malamente come nei casi prospettati, non può essere considerata unica fonte di soluzione. Potremmo addirittura ritrovarci in una situazione pericolosamente peggiore. Le sofferenze del popolo della Rete non verrebbero meno, per quanto represse da un potenziale stato di polizia, lontano dai principi dello stato di diritto e dal corretto funzionamento del modello legato allo stato sociale.

Alla visione di questa impietosa situazione, una domanda sorge spontanea: qual è il motivo di tutto questo? Quali sono le ragioni del fruitore medio della Rete, che urla indignato senza verificare le proprie conoscenze? Piuttosto che scadere negli immediati e banalissimi commenti stile “Siamo un popolo di ignoranti”, sebbene i dati sull’analfabetismo funzionale e il successo di pagine come Adotta anche tu un analfabeta funzionale supportino la tesi, bisognerebbe vedere oltre queste soluzioni semplicistiche.

Non è possibile negare, infatti, come negli ultimi anni vi sia stato un forte cambiamento nella percezione della politica da parte della popolazione. Tra scandali di palazzo e politiche ancorate ad austerità e regole di bilancio, gli elettori hanno percepito i propri rappresentanti lontani dalle loro istanze. Se in questa situazione aggiungiamo una crisi economica globale, dalla quale politica e finanza non hanno trovato forze adeguate di rinascita, ecco la fuoriuscita di un drammatico cocktail di rabbia. La Rete ha poi giocato da liberissimo vettore, coadiuvando il dolore della difficoltà contro i potenti. Contro coloro che pensano al proprio tornaconto invece di aiutare il popolo. Ora più che mai, il tempo dei cambiamenti risulta necessario. A patto che si cambi con ponderata cognizione di causa.

Author: Leonardo Cristiano

Appassionato di tecnologia, ho conseguito studi classici. Dopo alcuni anni a Milano, ora mi interesso di web, informatica, tecnologia, senza mai dimenticare l’attualità e la politica.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!