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Gazprom, come abbiamo anticipato nello scorso articolo sui gasdotti è la più grande compagnia russa. Rappresenta il 70% della produzione russa di gas naturale e controlla il 18% delle riserve mondiali di gas conosciute. Negli anni con l’acquisizione di alcune compagnie petrolifere, Gazprom, si posta subito dopo Arabia SauditaIran come il maggior possessore mondiale di petrolio e petrolio equivalente in gas naturale. Il colosso non partecipa solamente all’estrazione e vendita di gas e petrolio ma controlla soprattutto società bancarie, di assicurazioni, mediatiche, di costruzioni ed agricole. Inoltre è proprietaria (e sponsor) della squadra di calcio dello FC Zenit San Pietroburgo e sponsor del Chelsea Football Club, dello Schalke 04 e della UEFA Champions League.

Detto questo noi abbiamo scelto, tra le vicende europee che la riguardano, le più interessanti.

1. POSIZIONE DOMINANTE IN EUROPA

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La Commissione europea ha inviato un’accusa formale a Gazprom affermando che alcune delle sue “pratiche commerciali nei mercati del gas dell’Europa centrale ed orientale rappresentano un abuso della posizione dominante contrario alle regole Ue in materia”. Secondo l’indagine preliminare, si è precisato che Gazprom viola le regole Ue con una strategia di separazione dei mercati del gas (Europa centrale ed orientale), riducendo la capacità dei suoi clienti di rivendere il gas oltre le loro frontiere. Questo, secondo Bruxelles, ha permesso a Gazprom di fatturare prezzi iniqui in alcuni paesi Ue.

Inoltre, il gruppo russo potrebbe aver abusato della sua posizione dominante vincolando le forniture di gas all’ottenimento di impegni distinti da parte dei grossisti sulle infrastrutture di trasporto del gas. “Il gas – ha commentato Margrethe Vestager – è un bene essenziale per la nostra vita quotidiana: mantenere una concorrenza equa sui mercati europei del gas è della massima importanza. Secondo noi, Gazprom potrebbe aver eretto ostacoli artificiali che impediscono il passaggio del gas da alcuni paesi dell’Europa centrale ed orientale ad altri, intralciando così la concorrenza transfrontaliera”. Se le preoccupazioni di Bruxelles saranno confermate, ha osservato, “Gazprom dovrà assumere le conseguenze giuridiche del suo comportamento”. Secca la risposta della società che in comunicato scrive: “Le accuse di abuso di posizione dominante in Europa centrale e orientale rivolte a Gazprom dall’antitrust europeo sono infondate.

2. GASDOTTI E SITUAZIONE GRECA

Prima del 2013 si pensava che il “grande gioco eurasiatico” sarebbe stato legato anche dalla sfida energetica dei due gasdotti caucasici, Southstream e Nabucco. Avrebbero dovuto trasportare gas dal Caspio all’Europa centrale lasciando al seguito una serie di alleanze e contratti da stringere con paesi centro-europei e balcanici. Dopo questo flop: ogni tentativo delle aziende Russe di fornire gas naturale all’UE,dipendente al 25%, è stato bocciato insieme ai gasdotti: Nord Stream2, South Stream e Turkish Stream (da giugno 2016 nuovamente

Sulla sinistra il premier greco Tsipras che stringe la mano a Putin

Sulla sinistra il premier greco Tsipras che stringe la mano a Putin

in trattativa). Bruxelles, dapprima favorevole ad alleanze con Gazprom, si è distanziata da un rifornimento russo per garantirsi un’indipendenza energetica.

A questo punto entra in gioco il TAP: la colossale infrastruttura azero-europea in grado di trasportare il gas estratto dalle coste dell’Arzebaijan, fino nel Salento. Attraverso Grecia, Albania e Mar Adriatico. Il TAP, però, in quanto parte europea del Corridoio Meridionale, violava le norme dettate dal Terzo Pacchetto Energia dell’UE, che proibisce ad una compagnia energetica di essere proprietario e gestore della rete di trasmissione gas. Mentre il progetto russo “Nabucco” chiudeva, l’UE concedeva alla compagnia azera Socar una deroga a questo principio di separazione proprietaria per poter aggirare lo stesso ostacolo che aveva impedito alla russa Gazprom il suo pipeline “South Stream”. Il TAP, in costruzione, sarà attivo dal 2020. Il premier greco Alexis Tsipras, nonostante a Gennaio l’abbia ufficialmente approvato, ha stretto un accordo, con il presidente Putin, per la realizzazione in territorio ellenico del gasdotto russo Turkish Stream. Più che da ragioni economiche, Tsipras, che oltretutto afferma che “la sicurezza europea non può essere garantita senza la collaborazione e il dialogo con la Russia”, è spinto da ragioni politiche: la Grecia infatti è uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea.

3. AMICI MIEI

Risalgono a dicembre 2010 le notizie diffuse dall’organizzazione internazionale di Wikileaks, quando il “primo ministro Berlusconi sosteneva gli sforzi russi a discapito della Nato e puntava ad essere percepito come un importante giocatore europeo in politica estera”. Il suo preponderante desiderio (essere tra le grazie di Putin) si palesò con la sua frequente attenzione alle opinioni e dichiarazioni che gli venivano passate direttamente dal Cremlino.

a sinistra Silvio Berlusconi stringe la mano a Vladimir Putin

a sinistra Silvio Berlusconi stringe la mano a Vladimir Putin

Putin e BerlusconiNon è solamente una questione geopolitica perché Berlusconi e i suoi intimi approfittarono personalmente degli accordi sull’energia tra la Russia e l’Italia. Nella vicenda della vendita a Gazprom da parte dell’ENI del suo 20% di Gazpromneft, la sussidiaria dei russi, Mosca insisteva per pagare al di sotto del prezzo di mercato ma finì pagando un prezzo ragionevole “dopo che Berlusconi aveva fatto valere il suo peso con Putin”.

L’ambasciatore americano Beyrle, in seguito, dichiarò di aver appreso dal Ministero degli Esteri (Franco Frattini) e dall’Ambasciata italiana a Mosca che essi erano frustrati per i rapporti diretti tra i due leader che li lasciavano spesso all’oscuro dei dettagli dei loro incontri e degradati a meri esecutori materiali della volontà di Berlusconi e tenuti all’oscuro delle ragioni di molte delle sue scelte. Tra i documenti rivelati da Wikileaks, che riguardano l’Italia ed i rapporti tra Putin e Berlusconi, in quello redatto dall’ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, si riferisce che l’ambasciatore georgiano a Roma che è convinto che Putin abbia promesso a Berlusconi una fetta dei profitti per ogni gasdotto costruito da Gazprom in collaborazione con l’Eni.

Articolo a cura di Roberto Del Latte e Teresa di Nunno

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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