Il gas è lo strumento politico e diplomatico attraverso il quale la Russia punta per conquistare i mercati dell’Occidente e dell’Estremo Oriente. Questa risorsa energetica è davvero un potente strumento geopolitico che permette di agire unilateralmente sui prezzi e/o sui volumi. Oltre l’80% del gas viene venduto con contratti di lungo periodo a indicizzazione automatica, e non si sono mai sognati di annunciare un cambio di prezzo.

La Commissione Europea sta varando da tempo un progetto per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, grazie ai giacimenti dell’Azerbaijan (con cui Bruxelles ha già stretto accordi) s’è aperta nel vecchio continente una vera e propria contesa infrastrutturale. Da un lato, l’Esecutivo UE cerca di costruire gasdotti che permettono l’importazione diretta in Europa di oro blu azero. Dall’altro, la “Grande Madre Russia” con proprie condutture alternative cerca di mantenere la propria egemonia energetica nel continente.

GAZPROM

La più grande compagnia russa. Posseduta per più del 50% dal Cremlino gestisce la produzione di gas naturale e controlla il 18% delle riserve mondiali di gas conosciute.

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Percentuale della presenza di fornitura Gazprom in Europa

Sul piano contrattuale ha concesso sconti per la vendita del gas solamente alle compagnie dell’Europa Occidentale, in cambio di: contratti a lungo termine, un appoggio politico (in primis di Germania e Francia) e l’ingresso di enti russi nella gestione diretta ed indiretta delle reti dei gasdotti nazionali dei principali Stati UE.

Ora la querelle energetica tra Unione Europea e Russia divide l’UE tra i Paesi “europeisti” dell’Europa Centrale, che fanno propria la strategia energetica della Commissione Europea, e quelli della parte occidentale del Vecchio Continente. Questi ultimi, guidati dall’asse franco-tedesco, sostengono la politica dei gasdotti della Russia, ed antepongono il loro tornaconto nazionale al rafforzamento dei processi di integrazione europea che, anche nel settore del gas, necessitano di una considerevole implementazione.

IL PIPELINE NETWORK

La realizzazione dei progetti della Commissione Europea è messo a serio repentaglio dalla Russia intenzionata a mantenere la leadership. Il Cremlino come ha reagito alle infrastrutture che consentirebbero all’UE di ridurre le importazioni da Mosca?

NORTH STREAM

3 condutture: North Stream e le altre 2 non realizzate (Nabucco e South Stream)

3 condutture:
North Stream e le altre 2 non realizzate (Nabucco e South Stream)

Il north stream è un gasdotto che trasporta il gas russo in Europa attraverso il Mar Baltico dal 2011. L’idea del percorso nasce dall’intenzione di evitare i paesi baltici, la Polonia, l’Ucraina e la Bielorussia. Così facendo eviterebbero di concedere eventuali diritti di transito e sospensioni di forniture all’Europa occidentale per far pressione nei negoziati con la Russia. Gazprom in questo progetto ha la maggiore partecipazione (51%)

NABUCCO

Il progetto Nabucco (nome in onore di Verdi) doveva essere una via di importazione del gas naturale proveniente dal Caucaso e Mar Caspio e avrebbe dovuto collegare la Turchia con l’Austria. L’obiettivo dell’UE sarebbe stato quello di evitare la Russia (non esplicitamente) e rafforzare il suo approvvigionamento (e quelle dei Paesi del consorzio Nabucco). Rafforzare? Si, perché rappresenterebbe solo un terzo delle importazioni attuali da Mosca. L’UE avrebbe partecipato per il 50% dei costi dello studio di fattibilità. Nel giugno 2013 il progetto venne accantonato in favore del concorrente TAP.

SOUTH STREAM

Questo è il progetto che dovrebbe impedire a Bruxelles l’importazione dal Caucaso. Il progetto è sempre compartecipato da Gazprom e in misura minore dall’ENI, dalle compagnie franco-tedesche e greche e dagli enti energetici dal Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia.

Mettere sotto scacco l’Europa da posizione difensiva nei confronti del rivale Nabucco. Il gasdotto ortodosso nasce per rifornire di gas russo l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica direttamente dalle coste della Russia sul Mar Nero. Nel contempo, il Southstream consente alla Russia di isolare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come Romania, Polonia, Moldavia ed Ucraina, attraverso i quali Mosca esporta in Europa Occidentale.

TAP

I percorsi del TAP; TANAP; South Stream

I percorsi del TAP; TANAP; South Stream

Dal colosso British Petroleum e dall’Enel è scattato l’interesse per il Trans-Adriatic Pipeline, progettato per veicolare il gas del giacimento azero Shakh-Deniz. Partirebbe dal confine greco-turco e attraverso l’Albania arriverà in Puglia. Questo corridoio è stato progettato dalla Commissione Europea per aggiungere una fonte di rifornimento di gas supplementare a quelle russe e nordafricane.

Non interesserà Bulgaria, Romania, Ungheria e manterrà inalterata la loro profonda dipendenza dalle importazioni russe. Risolverà a favore dell’UE la competizione geopolitico-energetica. Questo potrebbe portare automaticamente la Russia a consolidare i propri legami energetici con i paesi dell’Europa sudorientale esclusi dal corridoio.

TANAP

È il collegamento che partirebbe dall’Azerbaijan e che attraverso la Georgia e la Turchia arriverebbe in Europa. Parte centrale del corridoio meridionale: Trans ANAtolian Pipeline e TAP.

Il progetto del Turkish Stream; TAP e TANAP

Il progetto del Turkish Stream; TAP e TANAP immagine presa da www.welt.de

TURKISH STREAM

Deviazione del South Stream che dal confine russo attraverso il Mar Nero arriverà alla Tracia turca. Annunciato dal presidente russo Vladimir Putin (nel 2014) rimase congelato dai russi in seguito all’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione turca (nel novembre 2015). Con l’incontro a San Pietroburgo fra Putin ed Erdogan è iniziata una nuova fase di dialogo tra Mosca e Ankara. E sono riprese le trattative per i gasdotti “South Stream” e “Turkish Stream”.

Il problema però rimane sempre quello: individuare ulteriori paesi fornitori. Far confluire gas dall’Iraq è prospettiva ottimistica data l’instabilità e l’insicurezza della regione, mentre l’idea di utilizzare il gas centro-asiatico (Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan) risulta condizionata dal veto russo sulla realizzazione del corridoio transcaspico. Appare tutta questa situazione come un’offensiva di Mosca per ristabilire una vecchia area di influenza e ottenere quel tanto cercato accesso al Mediterraneo dopo tre secoli di fallimenti e avere una posizione dominante sul Vecchio Continente facendo leva sulle sue attuali divisioni interne.

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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