Piccola premessa: Inauguro questa nuova rubrica dal titolo “Focus on…”  per analizzare e descrivere gli avvenimenti attuali in materia di politica interna e estera. Questo primo appuntamento, dedicato alla Russia, è stato realizzato con fonti giornalistiche di provenienza russa e europea. Buona lettura.

Forze separatiste pro-russia in Ucraina immagine presa da Deutsche Welle

Forze separatiste pro-russia in Ucraina immagine presa da Deutsche Welle

Partiamo dal 2014, proprio dall’annessione della penisola di Crimea a seguito delle manifestazioni pro-russe nella regione ucraina del Donbass. Questa vicenda ha segnato un duro colpo in campo internazionale per la degenerazione in conflitto. Una condotta che ha portato Mosca in una nuova fase. Questa successione di eventi confermano l’esistenza di una strategia ben definita avente come obiettivo la possibilità russa di tornare ad essere riconosciuto come un giocatore indispensabile negli affari internazionali.

Percorso su cui gli esperti occidentali hanno dato valutazioni contrastanti riguardo la sua efficacia. La discutibilità deriva dal risultato: le sanzioni europee sulla cooperazione settoriale e commerciale o anche la sospensione dal G8, gravando così sulla crisi economica russa (soprattutto a causa di bassi prezzi dell’energia). Conseguente è stato anche il ripensamento della posizione della NATO in Europa orientale (vedi Polonia). L’inasprimento dei rapporti con l’Europa si denota anche dall’annullato incontro con il presidente francese Hollande e dalla possibilità di nuove sanzioni per la situazione siriana.

assan Rouhani e Vladimir Putin in Iran immagine da Energy and Capital

assan Rouhani e Vladimir Putin in Iran immagine da Energy and Capital

Tuttavia, la strategia della Russia per riaffermare il proprio ruolo si vede proprio nei contesti regionali – Mediterraneo e Medio-Oriente – nonostante la stagnante economia in casa. Nemmeno i tentativi di Washington e Bruxelles per influenzare o limitare Mosca hanno prodotto i risultati sperati. Fondamentalmente importante è stato il suo ruolo nel mediare l’accordo nucleare con l’Iran, guadagnandosi, grosso modo, la reputazione di un efficace e affidabile partner internazionale, una circostanza che anche Obama è stato costretto ad ammettere.

L’intervento militare nel conflitto siriano ha mostrato una Russia capace di partecipare alle iniziative e in grado di condizionare i giochi. Chiaramente adesso un’insediamento in Siria non sarà possibile senza prendere in considerazione gli interessi russi e non c’è dubbio che questo recupero di Putin è dato dalla leadership dubbiosa occidentale. L’attivismo russo in politica estera pare ambizioso e in grado di emanare un’influenza tutta russa anche nei contesti dove si sovrappongono gli interessi degli stati occidentali. Alla fine della concordata tregua in Siria tra l’esercito di Assad e i ribelli è stato attaccato un convoglio di aiuti umanitari dell’ONU che stava portando cibo e

Siria, raid su convoglio Onu immagine da Il Fatto Quotidiano

Siria, raid su convoglio Onu immagine da Il Fatto Quotidiano

medicine e non sono mancate le accuse degli USA ai convogli russi.

La crisi siriana fornisce un perfetto esempio di sfide complesse per Mosca. Nel momento in cui la strategia degli Stati Uniti contro ISIS si stava rivelando piuttosto inefficace, l’intervento della Russia è stato un punto di svolta sia regalando tempo prezioso al regime di Assad e sia per consolidare un punto d’appoggio per Mosca nel paese e nella regione. Il Cremlino a livello globale trasmette così l’immagine di una Russia decisiva che si amplifica con le immagini spettacolari della Mariinsky Orchestra che ha suonato tra le rovine di Palmira dopo che le forze militari di Assad con l’appoggio russo l’hanno strappata al califfato.

Tuttavia, all’interno di una “storia di successo”, troviamo una serie di risultati non trionfanti. Le operazioni militari russe nel nord della Siria hanno causato tensione nei rapporti con Ankara (soprattutto dopo l’abbattimento del velivolo bombardiere Sukhoi russo), anche se attualmente pare abbastanza digerita. Il supporto ad Assad, con Teheran e Hezbollah, potrebbero essere fattore di complicazione nei rapporti tra Mosca e il mondo musulmano più ampio, senza dimenticare i sentimenti della popolazione sunnita. Se, al momento, la priorità di combattere ISIS ha attenuato i diverbi con gli Stati Uniti sul futuro della Siria, il confronto con l’Occidente e le potenze regionali sunnite è da rivedere.

Inoltre, il ruolo di Putin in Siria, come pure il suo contributo all’accordo nucleare con l’Iran, sono stati in grado di convincere l’Occidente ad ammorbidire la sua posizione sulla “crisi congelata” con Kiev. In altre parole, la Russia non è stata in grado, fino ad ora, di collegare le differenti questioni massimizzandole a suo vantaggio. I casi siriani e ucraini mostrano che la Russia sotto Putin è pronto a reagire con forza agli sviluppi che ritiene dannosi per i propri interessi. In effetti, il Cremlino è coinvolto in più ampie dinamiche geopolitiche e geo-economiche che possono essere meno rilevabili, ma la dicono lunga sulle ambizioni per la sua riproposta a livello globale. Mosca starebbe delineando una strategia per accrescere le sue relazioni con la Cina proponendosi come ponte tra Cina e Europa. Se non altro, per la sua posizione geografica.

Palmira, dopo l'ISIS: l'orchestra di San Pietroburgo suona tra le rovine immagine da Il Messaggero

Palmira, dopo l’ISIS: l’orchestra di San Pietroburgo suona tra le rovine immagine da Il Messaggero

Pertanto, l’attenzione è anche dedicata alle risorse che la Russia può usare per sostenere le sue ambizioni. In questo contesto, si concentrerà sul perno economico e politico russo controverso verso l’Asia, con particolare attenzione alla Cina, e il suo confronto senza fine con gli Stati Uniti.

Mentre gli obiettivi della Russia in termini di politica estera sembrano essere stati ottenuti a grandi linee, Putin non può essere altrettanto soddisfatto della performance economica del paese negli ultimi anni. Queste costrizioni economiche stanno forzando una pausa nelle spese militari. Questo potrebbe concretamente limitare le ambizioni politiche della Russia. Solo una crescita economica nei prossimi anni sarebbe compatibile con una crescita delle spese per la difesa, senza ricorrere a ulteriori tagli.

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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