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L’argomento del “Focus” di oggi è il medio-oriente. Questa macro-regione ha vissuto da protagonista la sua storia moderna, grazie ad una posizione che l’affaccia sul mediterraneo orientale e l’apre sull’Asia minore.

Il “disordine” politico e sociale di oggi è chiaramente il risultato degli ultimi settant’anni di vicende politiche nazionali e internazionali, basti pensare alla geopolitica in medio-oriente negli anni della Guerra Fredda o alle vicende successive alle “primavere” degli stati arabi. Nel 2015 un’articolo del Washington Post ha messo insieme sette attuali crisi che rendono oggi quell’area “la più instabile del mondo”.

Lo scorso settembre, lo stesso giornale, ha invece ipotizzato degli scenari probabili post-guerra allo Stato Islamico. Rispondendo all’interrogativo di alcuni occidentali: “che ne sarà dei curdi che combattono oggi l’ISIS?” La mia domanda è invece adesso: cos’è che ha reso così fragile il medio-oriente? Ma a questa provo a rispondere io.

Il declino ottomano. Era il 1908, e mentre l’Europa era nel pieno della “Belle Epoque”, l’Impero Ottomano, già in crisi, dovette fare i conti con i “Giovani Turchi”, successivamente alle agitazioni che questi avevano provocato. Costrinsero ben presto il sultano a concedere loro una nuova costituzione e un nuovo regime per modernizzare il paese. Questa situazione segnava l’inizio del declino ottomano perché non migliorò affatto i rapporti con le popolazioni dell’Europa orientale che davanti una simile debolezza interna si coalizzarono rapidamente contro per interrompere la loro sottomissione .

Ciò che influì maggiormente all’indebolimento dell’impero, fu la sconfitta contro: l’Italia di Giolitti (per il possesso

6 Ottobre la "Salvezza di Istanbul"

6 Ottobre la “Salvezza di Istanbul”

Tripolitano e Cirenaico) e contro la coalizione dei balcanici, nella prima guerra balcanica. Alla fine di questi scontri l’impero trattenne a se: il territorio siriano, il Libano, la Palestina, la Giordania, l’Iraq e la Penisola arabica; mentre l’Egitto continuava a far parte dell’impero come Stato autonomo, anche se di fatto era un protettorato britannico.

La pesante sconfitta nella grande guerra al fianco degli Imperi Centrali, accentuata dalle rivolte interne appoggiate da Francia e Inghilterra, portò alla dissoluzione degli ottomani stabilita con il “Patto di Londra”. Questo indusse molti popoli a ritagliarsi una parte del territorio (armeni e curdi). Si pose però un problema preliminare, in quanto non c’era un consenso generale su quali dovessero essere i confini di questo nuovo Stato, a causa delle differenze tra i territori abitati dalla popolazione curda e i confini politici e amministrativi della regione. I curdi con il trattato di Sèvres avrebbero dovuto ottenere uno stato ma quest’accordo non entrò in vigore e fu sostituito dal Trattato di Losanna a causa della non rettifica del Parlamento Ottomano poiché questo era stato precedentemente abolito.

Il Sykes-Picot. Un secolo fa furono firmati gli accordi segreti Sykes-Picot. Francia e Gran Bretagna fecero a pezzi quello che sarebbe diventata la Siria, l’Iraq e Israele. Ufficializzati dalla Società delle Nazioni e con l’appoggio dell’Impero Russo furoni rivelati al mondo solo grazie all’Unione Sovietica di Lenin nel 1917 non appena prese il potere in Russia.

In sostanza: Gran Bretagna e Francia tracciavano una linea attraverso il Medio Oriente che sarebbe diventata il confine tra Siria e Iraq, con un nodo alla fine di essa, (lo stato d’Israele). Così, in barba al principio di autodeterminazione dei popoli predicato dal presidente americano Wilson, il destino di milioni di persone è stato modellato dal modo in cui una stampante aveva organizzato alcuni nomi di località su una mappa.

Dal documentario di Vice: l'ISIS posizionandosi tra Iraq e Siria infrange lo storico accordo

Dal documentario di Vice: l’ISIS posizionandosi tra Iraq e Siria infrange lo storico accordo

Secondo il “NewStatesman”: i due stati con questo accordo sono stati gli artefici di un gigantesco fallimento in quanto “non sono riusciti ad anticipare l’emergere dell’anti-imperialismo”: nel momento in cui la classe povera avesse avuto un’istruzione, e fosse stata inserita nelle città e nelle fabbriche, avrebbe costruito da sè la sua storia mentre la classe degli ufficiali bianchi sarebbe stata a guardare. Non sono riusciti a immaginare che, un anno dopo la rivoluzione operaia in Russia, diffondendosi avrebbe accentuato i sentimenti non solo anti-imperialisti, ma anche anti-capitalisti.

“La lezione più difficile da imparare è: mai fare affidamento su stereotipi nazionali; mai ridurre i conflitti del mondo solo all’etnia. Bisogna tener presente di classe, sesso, religione, politica e storia: attributi che Sykes ha dato per scontati mentre cercava di prevedere come i sottogruppi del Medio Oriente avrebbe reagito alla politica britannica.” recita l’articolo. 

Anche se per AlJazeera: l’accordo sarebbe solo un sintomo ma non la causa della instabilità. Ad ogni modo i vertici dello Stato Islamico hanno preso fortemente in considerazione il sentimento di questo trattato, proclamarono a gran voce la sua disfatta con l’occupazione del centro dell’area “Siraq”, quasi come una provocazione alla storia contemporanea occidentale.

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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