Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

I cyberspecialisti tedeschi hanno scoperto una “backdoor” nella piattaforma “pensieri” di Xi Jinping.

Un enorme vuoto di dati. L’app Xuexi Qiangguo, lanciata a gennaio dal governo cinese con grande promozione, è stata progettata per spiare gli smartphone in profondità. Grazie a una “backdoor”, foto, messaggi, contatti, cronologia di navigazione su Internet non avranno più segreti per le autorità di Pechino. 

Secondo il Washington Post, che rivela i risultati dell’indagine di una società tedesca di sicurezza informatica incaricata da Open Technology Fund, l’agenzia finanziata dagli Stati Uniti, l’applicazione consente inoltre agli utenti di modificare i file all’insaputa dell’utente, scaricare applicazioni, comporre numeri, attivare il flash della videocamera o aprire il microfono dei 100 milioni di telefoni Android su cui è stato installato. 

I sistemi operativi Apple sembrano resistere all’intrusione, un punto a favore per l’azienda americana, che negli ultimi giorni ha aumentato le concessioni alle richieste del potere autoritario di Pechino.

Questa piattaforma di propaganda – il cui nome ambiguo si può tradurre come “Studia per rafforzare il Paese” o “Studia Xi per rafforzare il Paese” – raccoglie articoli, libri, video sulla vita e sui “pensieri” del presidente Cinese Xi Jinping. Quando si è in sintonia con il leader, i quiz permettono di vincere batterie pentole o essere ben visti dai suoi leader. 

Il successo è stato immediato. Ad aprile, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla stampa ufficiale, è stata già scaricata 100 milioni di volte.

Non tutti l’hanno installata per divertimento. A settembre, 10.000 giornalisti ed editori che lavoravano per quattordici agenzie di stampa ufficiali a Pechino hanno scoperto che avrebbero dovuto sottoporsi a una serie di “test di fidelizzazione” a partire da ottobre per mantenere il tesserino da giornalista. 

Gli esami online verranno eseguiti da quest’app Xuexi Qiangguo e potrebbero essere estesi a tutti. Con quest’app che il Partito Comunista Cinese spia i cittadini è quindi potenzialmente accesso ai dati e a tutte le attività dei giornalisti e dei media di stato (TV, radio, giornali, agenzia di stampa). E, per alcuni mesi, anche ai dati di tutti i ricercatori o giornalisti stranieri che l’avevano installata per curiosità.

Nella deriva totalitaria cinese di Xi Jinping, la nozione di dati privati ​​era già sconosciuta. Per due anni, una legge sulla sicurezza informatica ha fornito un quadro giuridico a tutte le aziende del web per condividere i loro dati con il governo. La piattaforma Xuexi Qiangguo è stata sviluppata dal dipartimento di propaganda del Partito Comunista, in collaborazione con il colosso tecnologico Alibaba.

Qualche giorno fa, l’Ufficio di regolamentazione Internet cinese aveva pubblicato online un elenco di 20 comportamenti proibiti (ad esempio, prendere in giro figure del passato o del presente del Partito Comunista; condivisione di contenuti religiosi o sessuali, ecc) e incoraggiato i 700 milioni di internauti cinesi a “pubblicare contenuti positivi che includano verità, bontà e bellezza, e che promuovano l’unità e la stabilità, nonché i pensieri di Xi Jinping”. 

Grazie a Xuexi Qiangguo, il Partito sarà in grado di verificare se i suoi ordini saranno eseguiti.

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Lo consiglia in alternativa alle più popolari applicazioni di messaggistica istantanea Whatsapp e Telegram, specie per la condivisione di dati riservati e di importanza collettiva: Signal è il gratuito software open source sviluppato dall’Open Whisper Systems per una comunicazione globale sicura.

L’informatico Edward Snowden – noto per aver dato il via allo scandalo Datagate – si scaglia specialmente contro l’app di Brian Acton e Jan Koum, non più in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza dopo l’acquisizione da parte della Facebook Inc. nel 2014. La società di Menlo Park sta difatti via via rimuovendo ogni protezione, vanificando di fatto la crittografia end-to-end. L’alternativa per l’utente attento alla propria privacy esiste e si chiama Signal. 

Making private communication simple.

Slogan dell’app Signal

Come funziona

Il servizio di messaggistica istantanea di Moxie Marlinspike, in passato a capo della sicurezza di Twitter, permette di crittografare automaticamente (a differenza di altre app) chiamate e messaggi di testo tramite il proprio smarthphone o anche, nella versione desktop, tramite personal computer.

Marlinspike, giovane crittografo e ricercatore di sicurezza informatica, ha incentrato le sue ricerche sulle tecniche di intercettazione delle comunicazioni e sui relativi metodi di rafforzamento delle infrastrutture di comunicazione atti a contrastarle. Fra le chat più sicure in circolazione, Signal fu tra le prime ad offrire la crittografia end-to-end anticipando la rivale Whatsapp che, nel 2014, si avvalse proprio di TextSecure, uno dei protocolli di crittografia messi a punto dagli sviluppatori di Signal.

Tuttavia, la crittografia end-to-end da sola non basta. Il punto forte di Signal è proprio l’open source che, consentendo ad altri sviluppatori ed esperti di verificare costantemente codice e funzionalità, permette totale trasparenza riducendo il rischio backdoor, il metodo utilizzato per bypassare un crittosistema.

Moxie Marlinspike, creatore dell'app Signal.
Moxie Marlinspike, fondatore del gruppo Open Whisper Systems e co-fondatore, insieme a Brian Acton, della Signal Foundation. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]

Il giovane ricercatore si è guadagnato molti elogi dalla comunità informatica. Non solo Snowden – che elegge Signal a imprescindibile punto di riferimento per attivisti di diritti umani, giornalisti e autorità governative e amministrative – ma anche Matthew Green, crittografo e professore alla Johns Hopkins University, che non è riuscito a trovare alcun errore di sviluppo.

Marlinspike ha inevitabilmente attratto l’avversione delle agenzie di intelligence statunitensi che, nel tentativo di decrittare ogni sistema di comunicazione crittografata, non hanno avuto successo con diversi software open source, come si evinse dai documenti del Datagate. Secondo la National Security Agency americana, tra le “minacce” figuravano proprio Signal e RedPhone (la vecchia versione android di Signal).

La tutela della privacy

Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.
Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.

La crittografia end-to-end (è bene ricordarlo) da sola non basta e Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Vediamo come.

Per impostazione, Signal non tiene alcuna traccia di contatti, social graph, elenco delle conversazioni, posizione, avatar e nome dell’utente, appartenenze a gruppi nonché nomi e avatar degli stessi. Questo perché ogni profilo utente è criptato e, a sua volta, condiviso end-to-end. Signal non ha quindi alcun accesso al contenuto del profilo né tanto meno al contenuto delle conversazioni.

Il Sealed sender

La funzionalità Sealed sender (mittente sigillato) consente inoltre di nascondere l’identità del mittente di un messaggio, permettendo tuttavia al client di convalidare il contatto prevenendo il proofing (la contraffazione dei pacchetti).
Ecco come funziona: il client recupera un certificato di breve durata contenente il numero di telefono del mittente, la chiave pubblica e il timestamp (la marcatura temporale) e che sarà incluso nel messaggio inviato consentendo la verifica del contatto al momento della ricezione. Per prevenire lo spam, i client derivano un token di consegna a 96 bit dalla chiave di profilo del destinatario, la cui conoscenza è necessaria per poter trasmettere il messaggio.

La busta contenente il messaggio criptato ed il certificato sarà a sua volta crittografata e trasmessa, insieme al token di consegna, al destinatario. Questi sarà in grado di decifrare la busta con la chiave pubblica e verificare che quest’ultima coincida con il certificato del mittente.

La ritrasmissione delle chiamate e i messaggi a scomparsa

Signal consente anche di proteggersi da indesiderati accessi fisici e in remoto. Permette infatti di verificare la sicurezza della connessione tramite i safety number, codici che rappresentano la connessione tra il proprio device e quello dell’interlocutore. Se coincidono, la sessione può considerarsi sicura.

Con il blocco registrazione è inoltre possibile impostare un PIN personale per impedire una nuova registrazione del numero di telefono associato da parte di altri. L’utente Signal potrà altresì bloccare ogni sgradito accesso all’app tramite blocco schermo o impronta digitale e disattivare l’apprendimento delle parole digitate (tastiera in incognito).

Particolarmente interessante, sebbene ciò si ripercuoterebbe sulla qualità delle stesse, è l’opportunità di abilitare la ritrasmissione delle chiamate attraverso i server di Signal per non rivelare il proprio indirizzo IP.

Infine, con la funzione Messaggi a scomparsa sarà possibile rimuovere automaticamente i messaggi inviati e ricevuti dopo un periodo di tempo (variabile dai cinque secondi a una settimana) trascorso dalla loro visione. Ciò consentirà di eliminare i messaggi non solo dal proprio dispositivo, ma anche da quello di tutti i partecipanti alla chat, singola o di gruppo.

Moxie Marlinspike, vincitore, nel 2017, del Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale.
Moxie Marlinspike ospite al TechCrunch Disrupt San Francisco 2017. Nello stesso anno ha vinto il Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]
Per approfondire:

Edward Snowden “Ce qu’il faut changer, c’est pas une entreprise, un téléphone, un logiciel : c’est le système”, France Inter, 16 settembre 2019.

R. Rijtano, Come funziona Signal, l’app di messaggistica che piace a Snowden, La Repubblica, 01 dicembre 2015.

J. Appelbaum, A. Gibson e altri, Inside the NSA’s War on Internet Security, Spiegel Online, 28 dicembre 2014.

J. Lund, Technology preview: Sealed sender for Signal, Signal, 29 ottobre 2018.

J. Lund, Encrypted profiles for Signal now in public beta, Signal, 06 settembre 2017.

M. Shelton, Locking down Signal. Concerned about the privacy and security of your communications? Follow our guide to locking down Signal, Freedom of the Press Foundation, 13 settembre 2019.

eCommerce: il futuro astratto del Commercio

eCommerce: il futuro astratto del Commercio

In copertina: eCommerce – Mediamodifier @Pixabay

Gli ultimi due decenni sono stati, più di ogni altro segmento temporale nell’ultimo secolo, anni di profondo cambiamento per le interazioni sociali ed economiche dell’umanità. Lo sdoganamento commerciale di Internet ed una profonda accelerata della globalizzazione hanno, inevitabilmente, unito sempre più la nostra società e distrutto le vecchie concezioni che la componevano. Dal modo in cui creiamo nuove reti, interagiamo con i nostri “peers” e manteniamo contatti con quest’ultimi, le nuove tecnologie sono state lo strumento per una vera rivoluzione. Ma il segmento, che per noi italiani vive ancora in un limbo di diffidenza, più in crescita ed in mutamento nell’economia globale è sicuramente il commercio.

Quello che noi italiani vediamo come “semplice” eCommerce, nel Nuovo Mondo ha raggiunto quote di mercato importanti: le proiezioni parlando di 660.4 miliardi di dollari di vendite nel 2017 nel solo territorio statunitense. Queste vendite riguardano il solo settore Business to Consumer, ovvero da produttore a consumatore, e nella vendita “classica” di beni e servizi (singola transazione per singola prestazione). Sono, quindi, tagliate fuori tutte le nuove forme di mercato quali servizi in abbonamento come Netflix o piattaforme di scambio servizi come Fiverr o Freelancer che vedremo in seguito.

Nuovo e vecchio: l’economia al tempo dell’eCommerce

Il tratto più importante della nuova economia del Nuovo Millennio è proprio la smaterializzazione ed astrazione delle transazioni. I nostri nonni, ad esempio, sono stati abituati ad una economia basata sul negozietto sotto casa: il fruttivendolo, il macellaio, il sarto, tutte le transazioni erano basati su un rapporto umano, una contrattazione tra due persone della stessa cerchia, dello stesso gruppo sociale.

Sono arrivate, in seguito, le economie di scala: tutti i settori dell’economia scoprono una nuova e più importante grandezza guadagnando maggiore efficienza e riduzione dei costi. Nascono così le grandi catene ed i grandi gruppi industriali, aiutati dal perfezionamento dei servizi di trasporto, fondamentali fin da subito per mantenere minimi i tempi di attesa ed alta l’efficienza aziendale. Così per i nostri genitori è diventata parte della routine frequentare i grandi centri commerciali, che sia per compiere vere spese o semplicemente come passatempo, talmente assuefatti da questi templi del consumismo.

In seguito, l’introduzione dell’elettronica nelle nostre vite, ha mutato significativamente tutte le metodologie e costruzioni preesistenti: l’avvento dell’eCommerce ha creato un inventario e possibilità infinite per il consumatore, e per il produttore in primis. Visitare Amazon e ritrovare quel prodotto che nel negozio sotto casa non era presente, ordinare una pizza direttamente dal divano o noleggiare l’ultimo film per la serata sono diventate azioni sempre più presenti nelle nostre vite.

Servizi a sottoscrizione e freelance senza barriere: il prossimo passo

Siamo ora in una fase di transizione, ma per i nostri figli tutti i loro acquisti saranno basati sull’eCommerce. Evoluzione che alcuni sono riusciti ad abbracciare a pieno, elaborando nuovi metodi da applicare ai vecchi mercati. Sarebbe semplicissimo richiamare all’attenzione Amazon, un colosso che in quarto di secolo non ha semplicemente rivoluzionato il commercio, ma ne ha distrutto le pratiche costruendo un nuovo paradigma. Ma ancor più di Amazon, aziende come Blue Apron in Nord America incarnano a pieno l’evoluzione del Nuovo Millennio.

Blue Apron, nata soli 4 anni fa a New York, verte su una business idea piuttosto bizzarra rispetto alle nostre conoscenze: un servizio a sottoscrizione mensile di consegna cibo. Ogni settimana, i clienti ricevono un pacco contenente tutti gli ingredienti necessari per preparare i pasti di tutti i giorni. Varie ed interessanti ricette vengono proposte ogni settimana, avendo a cuore, ovviamente, le varie necessità dei clienti, che siano essi vegetariani o intolleranti a qualche ingrediente. Come Blue Apron, sono nati tantissimi altri casi di servizi a sottoscrizione di prodotti basilari (Dollar Shave Club , Lootcrate , The Bookish Club solo per citarne alcuni) che stanno trasformando il nostro modo di fare acquisti.

Neppure settori tradizionalmente basati su rapporto umano sono esenti da trasformazioni. Il lavoro creativo, ad esempio, ha trovato la sua evoluzione tecnologica in piattaforme come Freelancer o Fiverr: su queste piattaforme, è possibile creare delle aste di commissione, indicando budget e necessità, ed attraverso le quali migliaia di creativi propongo al committente le proprie capacità e la propria professionalità. Nella fase attuale, ci troviamo in una situazione tragicamente votata al ribasso, nella quale il livello si è inevitabilmente abbassato (queste piattaforme sono piene di semi-professionisti il cui lavoro finale è alquanto discutibile in molti casi) ma che a lungo termine potrà portare solo che giovamento in un settore nel quale, specie i piccoli studi o i nuovi arrivati, è sempre più difficile trovare clienti disponibili ad una seria collaborazione.

Rimuovere il fattore umano e semplificare il processo per il consumatore

Il dato di fatto di questa evoluzione è inevitabilmente la continua ed inesorabile cancellazione del commercio al dettaglio nello stile che tutti conosciamo. La stessa Amazon sta sperimentando negozi fisici in formati nuovi con Amazon Go. Amazon Go permette ai suoi clienti di entrare negli spazi dedicati allo shopping, scegliere i propri prodotti e portarli a casa senza passare dalle casse, poiché il conto passa direttamente dal conto Amazon. Per quanto innovativa, questa esperienza risulta più come un esercizio di stile, un modo per mostrare un pensiero fuori dal comune, piuttosto che una vera realtà aziendale.

Il dado è tratto e i consumatori apprezzano: perchè trascorrere ore in coda, affollare grandi centri commerciali, iniziare una caccia al tesoro tra mille prodotti, quando con uno smartphone posso cercare ciò di cui ho bisogno e farlo arrivare a casa nel giro di poche ore? I vantaggi dell’eCommerce e dei servizi a sottoscrizione, che ci sollevano dalla ricerca e dal ritiro, sono indubbi. L’economia sta cambiando ed assieme ad essa le necessità dei consumatori. A costo, però, del fattore umano, lasciandoci chiusi dalle voci esterne, togliendoci anche le più piccole esperienze sociali.

Perché la copertina del Time di Trump è un lavoro sovversivo di arte politica

Perché la copertina del Time di Trump è un lavoro sovversivo di arte politica

Traduzione da: Why Time’s Trump Cover Is a Subversive Work of Political Art

L’annuncio annuale  del ’ personaggio dell’anno’ del Time è, anno dopo anno,  grossolanamente frainteso. Il periodico tuttavia,  è molto chiaro sul suo unico criterio ” la persona che ha avuto la maggiore influenza, in bene o in male, sugli eventi dell’anno”. Fate una semplice ricerca su Twitter e troverete innumerevoli persone che credono che la scelta del ‘personaggio dell’anno’ equivalga a un’approvazione.

Tra i precedenti vincitori erano inclusi Stalin (1939, 1942), Ayatollah Khomeini (1979), Adolf Hitler (1938), e altre figure che credo si possa presumere non siano appoggiate dallo staff del Time.

Quest’anno, non dovrebbe sorprendere che l’eletto presidente Donald Trump sia stato scelto per onorare la copertina dell’edizione annuale del Time (ripreso dal fotografo ebraico Nadav Kander).

”In bene o in male,” Trump, durante la sua campagna, e ora dopo la sua elezione, è stato certamente tra le maggiori influenze sugli eventi dell’anno.

Per cercare indizi utili a capire come il Time si senta in merito alla domanda – è ” nel bene e nel male?” – si può guardare l’immagine scelta per la copertina del numero. Le decisioni che il Time ha preso sulle modalità di fotografare Trump rivelano uno stratificato, variegato  settore di  riferimento che pone l’immagine tra le migliori copertine della rivista.

Al fine di scomporre l’immagine, concentriamoci su tre elementi chiave (tralasciando la posizione della ‘M’ di ‘Time’ che fa sembrare che Trump abbia delle corna rosse)

IL COLORE

Notiamo come i colori appaiano leggermente slavati, tenui, delicati. La tavolozza crea ciò che possiamo definire un effetto vintage. La nitidezza e i dettagli dell’immagine rivelano la contemporaneità dell’immagine, ma i colori indicano un tipo di pellicola più vecchia, chiamato Kodachrome.

La Kodachrome, la pellicola recentemente sospesa prodotta dalla Kodak, fu progettata all’inizio del 1900 per creare una riproduzione accurata dei colori. Divenne estremamente popolare tra la fine degli anni 30 e gli anni 70, e il suo aspetto distintivo definisce il nostro comune concetto visivo di nostalgia.

Riproducendo la tavolozza dei colori della Kodachrome, il Time ci fa immaginare la copertina  come se l’immagine appartenesse al periodo di popolarità della Kodachrome.

Questo spostamento visivo-temporale in un certo senso rispecchia molte delle guide che hanno alimentato l’ascesa di Trump.

Trump ha condotto una campagna basata su politiche regressive e atteggiamenti Anti- protezione ambientale, anti-aborto, pro-carbone, ecc.

Questa elezione non riguardava solo scelte politiche regressive, ma anche valori tradizionali (definiti in primo luogo dalla destra cristiana), di nostalgia per la grandezza americana e la sicurezza, di nostalgia per un mondo pre-globalizzato.

LA POSA

La posa di Trump può essere interpretata come un gioco sovversivo sulle tradizionali pose dei ritratti dei potenti.

I quadri dei monarchi possono detenere due funzioni estetiche- al suolo l’associazione tra il soggetto e il trono, consolidando in tal modo la metonimia, e aumentare il senso di assoggettamento nello spettatore. Lo spettatore deve avvicinarsi al monarca, il monarca non si scomoda per lo spettatore.

Nella nostra epoca post-monarchica, il potere del trono è ampiamente passato, ma l’importanza della figura seduta rimane. La sedia in se è irrilevante, ciò che conta è l’atto di essere seduti.  Inserendo un ritratto in questa tradizione, la sedia assume il ruolo del trono, e il soggetto il ruolo di re (o regina)- l’effetto visivo è lo stesso.

Consideriamo l’immagine seguente del Memoriale di Lincoln ( per ulteriori riferimenti osservate questa immagine di Putin).

Esse sono una versione esagerata delle pose tradizionali. Vediamo i nostri soggetti con la testa sollevata, ma cosa più importante, li osserviamo dal basso- L’angolazione ci costringe a cercare i soggetti, e fa sembrare che a sua volta il soggetto guardi in basso verso di noi. Questa posizione e angolazione, con lo spettatore apparentemente (e letteralmente nel caso del memoriale di Lincoln ), ai piedi del soggetto, lo  fa apparire dominante, potente, a giudicare.

Ma, capovolgiamo l’immagine, e improvvisamente abbiamo una nuova serie di significati.  Sulla copertina del time invece di vedere Trump con la testa sollevata e dal basso, lo vediamo seduto da dietro e circa all’altezza degli occhi. Il rapporto di potere si è completamente spostato.

La posizione di Trump girato verso la fotocamera rende il tono cospiratorio, piuttosto che di giudizio. Ci sono due immagini in gioco qui-  l’immaginario potere-immagine  dell’immagine presa dalla parte anteriore, e l’immagine reale, in cui Trump sembra offrire allo spettatore un occhiolino complice, come a dire, guardate come abbiamo gabbato quei polli (sia Trump che lo spettatore stanno guardando in basso verso coloro che si trovano davanti). Sovvertendo la tipica potenza dinamica, il Time, in un certo senso, coinvolge lo spettatore nelle elezioni di Trump, nel suo essere in copertina, in primo piano .

Su un altro livello, gran parte di ciò che sappiamo di Donald Trump è stato raccolto aattraverso le immagini. E’ un maestro di branding, una star dei reality che è stata per molto soggetto favorito dei tabloid. Scegliendo di non fotografare Trump con la testa alta, la copertina del Time ci offre quasi uno scorcio ‘dietro le quinte’ dell’uomo che ha passato molto del suo tempo di fronte alla macchina fotografica- aumentando il tono cospiratorio e la complicità dello spettatore. La natura altamente posata ed elaborata della fotografia offre un altro livello di ironia. Infine, dobbiamo notare l’ombra minacciosa in agguato sullo sfondo. E ‘un piccolo, ma importante e brillante dettaglio.  Proprio come questa immagine ci fornisce due punti di vista, ci fornisce anche due Trump- Trump il neoeletto presidente, e il suo spettro, inquietante dietro le quinte, in attesa di prendere forma.

LA SEDIA

Il colpo da maestro, il singolo  dettaglio che completa l’immagine intera, è la sedia.  Trump è seduto su quella che sembra essere una sedia Vintage  “Luigi XV” (così chiamata perché  fu progettata in Francia sotto il regno del re Luigi XV nella metà del XVIII secolo). La sedia non suggerisce solo i regni ciecamente ostentati dei re francesi poco prima della rivoluzione, ma anche, più specificamente, il regno di Luigi XV che, secondo lo storico Norman Davies, “ha prestato maggiore attenzione alla caccia di donne e cervi che al governo del paese”, e il cui regno è stato caratterizzato da “debilitante stasi”, “guerre ricorrenti,” e “continue crisi finanziarie” (suona familiare?). La brillantezza della sedia però, è visiva piuttosto che storica. E ‘un simbolo vistoso di ricchezza e prestigio’, ma se si guarda in alto a destra, si può vedere uno strappo nella tappezzeria, a significare l’immagine deteriorata di Trump stesso.

Dietro la furia, dietro i display luminosi della ricchezza, dietro le promesse scintillanti, abbiamo il debito, la mancanza di gusto, la demagogia, il razzismo, la mancanza di esperienza di governo o conoscenza (tutte cosi che, purtroppo, conosciamo già troppo bene ). Una volta notato lo strappo, le macchie sul legno vengono mese a fuoco, come le crepe nel trucco di Trump, la sottigliezza dei suoi capelli, la macchia nell’angolo in basso a sinistra della sedia – l’intera illusione di grandezza comincia a crollare. La copertina  dona meno l’immagine di un uomo potente rispetto alla ferma immagine di un leader, e il suo paese, in uno stato di degrado. L’ombra spettrale fa gli straordinari qui – suggerisce uno splendore che è già passato, se mai è esistito.

Nel loro insieme, questi elementi si aggiungono ad una profonda interpretazione di ansia per i prossimi anni. Abbiamo il collocamento implicito di Trump a metà del 1900 (guardando attraverso gli archivi delle copertine del Time, non ci sono immagini che somiglino propriamente a questa, salvo quella qui a sinistra [un confronto puramente visivo]). Abbiamo un’ipotesi di complotto, squallore al di sotto del potere. Abbiamo la facciata fatiscente di ricchezza, che, come “Il ritratto di Dorian Gray”, suggerisce più di un deterioramento fisico.

Come  fotografia, è un successo raro. Come copertina, è una dichiarazione.

 

 

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Il caso bufale: da Gentiloni all’ombra della regolamentazione

Il caso bufale: da Gentiloni all’ombra della regolamentazione

In copertina: il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e la Cancellieria Angela Merkel. Fonte qui e qui

Le bufale abbondano sulla Rete: che novità! Abbiamo già discusso del problema delle notizie false e del loro possibile condizionamento degli eventi ma questo tema è di nuovo tornato a fare notizia su tutti i giornali italiani poco dopo l’insediamento del nuovo governo Gentiloni. Lunedì scorso è diventato virale l’articolo di Libero Giornale, palesemente falso, dove viene citata una fantomatica frase del nuovo premier:

Basta ipocrisie, sono tutti finti poveri e io sono già scocciato di questo piagnisteo, rimboccarsi le maniche per il futuro del Paese, qualche sacrificio non ha mai ammazzato nessuno, solo così l’Italia tornerà a primeggiare in Europa”.

Libero Quotidiano “Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi” 

Una frase del genere potrebbe sembrare assurda fin dalla prima lettura. Eppure per oltre 10.000 utenti di Facebook non lo è. Questi utenti hanno infatti ricondiviso l’articolo di Libero Quotidiano, con quel sentore di odio che oramai macchia dai prodromi del Web 2.0 l’esperienza della Rete. 

Scorrendo le pagine di Libero Quotidiano, possiamo notare che il caso Gentiloni non è l’unico (magari lo fosse). Una seconda notizia riporta: “Deborah Serrachiani in lacrime: ‘Non arrivo a fine mese, altro che la crisi è finita’”. Con una semplicissima ricerca, anche questa notizia risulta falsa: la governatrice del Friuli-Venezia Giulia, infatti, è sì scoppiata in lacrime nell’aula del Consiglio Regionale, ma per i continui attacchi ricevuti in questi anni in carica alla Regione.

Come questo, tantissimi sono i casi da segnalare. Dalle continue bufale con protagonista la presidentessa della Camera Laura Boldrini, a quelle contro la parlamentare PD Cecile Kyenge. Tutti questi siti cercano di nascondere questa leva per il personale ricavo dietro la satira. Una ulteriore beffa nei confronti di chi ne ha invece fatto uso magistralmente per istillare il dubbio e la discussione, e che oggi vede paragonata la propria onestà intellettuale a pessime tattiche tese alla creazione di una confusione che genera vantaggi a pochi (o a nessuno). Tanto meno al lettore.

Anche la Germania, simbolo di compostezza e rigore, teme questa ondata di confusione. Tutto nasce dalle polemiche scaturite a seguito della vittoria di Donald Trump, che molti analisti e la stessa CIA riconducono proprio alla diffusione di notizie false e ad interferenze da parte di hacker russi. A pochi mesi dalle elezioni, tutte le forze politiche hanno il timore che questa situazione possa replicarsi durante la campagna elettorale e le votazioni.

Per correre ai ripari, diversi politici di importante caratura, dal vice cancelliere Sigmar Gabriel al capogruppo del SPD al Bundestag, Thomas Oppermann, hanno esplicitamente richiesto una feroce battaglia contro le bufale. Patrick Sensburg, membro del partito di Angela Merkel, ha richiesto che “la disinformazione che punti a destabilizzare lo Stato sia considerata un reato”.

Per la Cancelliera “è un problema che va affrontato e se necessario, regolamentato”. È questa la vera ed unica soluzione? Certamente no. La limitazione della libertà di parola e di satira, per quanto utilizzata malamente come nei casi prospettati, non può essere considerata unica fonte di soluzione. Potremmo addirittura ritrovarci in una situazione pericolosamente peggiore. Le sofferenze del popolo della Rete non verrebbero meno, per quanto represse da un potenziale stato di polizia, lontano dai principi dello stato di diritto e dal corretto funzionamento del modello legato allo stato sociale.

Alla visione di questa impietosa situazione, una domanda sorge spontanea: qual è il motivo di tutto questo? Quali sono le ragioni del fruitore medio della Rete, che urla indignato senza verificare le proprie conoscenze? Piuttosto che scadere negli immediati e banalissimi commenti stile “Siamo un popolo di ignoranti”, sebbene i dati sull’analfabetismo funzionale e il successo di pagine come Adotta anche tu un analfabeta funzionale supportino la tesi, bisognerebbe vedere oltre queste soluzioni semplicistiche.

Non è possibile negare, infatti, come negli ultimi anni vi sia stato un forte cambiamento nella percezione della politica da parte della popolazione. Tra scandali di palazzo e politiche ancorate ad austerità e regole di bilancio, gli elettori hanno percepito i propri rappresentanti lontani dalle loro istanze. Se in questa situazione aggiungiamo una crisi economica globale, dalla quale politica e finanza non hanno trovato forze adeguate di rinascita, ecco la fuoriuscita di un drammatico cocktail di rabbia. La Rete ha poi giocato da liberissimo vettore, coadiuvando il dolore della difficoltà contro i potenti. Contro coloro che pensano al proprio tornaconto invece di aiutare il popolo. Ora più che mai, il tempo dei cambiamenti risulta necessario. A patto che si cambi con ponderata cognizione di causa.

Perchè Facebook non bloccherà mai le notizie false

Perchè Facebook non bloccherà mai le notizie false

In copertina: Il neo eletto presidente Harry Truman mostra sorridente una copia del Tribune che riporta, erroneamente, la vittoria del suo avversario, Thomas E. Dewey (W. Eugene Smith//Time Life Pictures/Getty Images)

Oramai tutti conosciamo Facebook e tutti ( o quasi) lo utilizziamo quotidianamente per qualsiasi motivo. Dal più futile, come giocare a Candy Crush o similari, al più utile (basti pensare che 1.5 milioni di attività spendono per pubblicitià su Facebook ed è un trend in crescita). Eppure c’è quel tarlo che Internet non riesce proprio a staccare, quell’errore nel sistema che ne compromette l’integrità della sua immagine. Le notizie false, o bufale, come le chiamiamo qui in Italia.

Ora chiariamoci: c’è stata una criminalizzazione pesante della bufala, sebbene, inizialmente, era un mezzo di mero divertimento. Non erano neppure notizie false nel senso stretto, ma satira, che poteva spaziare da grottesche esagerazioni della realtà, oppure racconti fantastici con una minima base di verità. La prima serie di articoli “falsi” fu proprio il Great Moon Hoax, apparsa sul “The Sun” nel 1835, dove Richard A. Locke raccontava della scoperta della vita e di una civiltà sulla Luna. Samuel Clemens, meglio conosciuto come Mark Twain, ha iniziato la sua carriera come scrittore di notizie false, il che fu un problema per lui. Twain, infatti, fu spesso aggredito da persone che prendevano sul serio i suoi articoli.

In epoca moderna, c’è chi ha utilizzato la notizia falsa come il giusto mezzo per veicolare una sana satira. Il capostipite per questo genere di scrittura è, senz’altro, The Onion. È il diretto successore di quegli articoli falsi, che riesce a strappare una grande risata a chi comprende la loro vera natura, anche se, spesso, perfino i professionisti ci cascano. Non possiamo, inoltre, non citare Lercio, che, essenzialmente, è la controparte nostrana di The Onion. Lercio è, oramai da anni, un caposaldo del Web italiano, anche vincitore del Macchianera Awards 2015.

Con l’avvento di Internet, però, in tanti si sono fatti furbi ed hanno iniziato a giocare con l’integrità del giornalismo e con l’intelligenza della gente. E se il detto dichiara: “L’occasione fa l’uomo ladro”, qui in tanti stanno tentando di diventare Arsenè Lupin. Le notizie false si sono trasformate da innocente gioco a terribile nemico dell’informazione.

Ora penserete che sono un catastrofista: può essere vero, ma è un dato di fatto la concentrazione di informazioni fuorvianti presenti su Internet. Che poi, quanto possano essere veritiere le parole e le immagini che tutti i giorni, o senza vero interesse o con falsa indignazione, guardiamo, leggiamo e magari condividiamo su Facebook, a quanto pare, non è un dato che al navigatore medio di Internet interessi particolarmente.

notizie false

Nell’immagine: headline del People’s Daily, il più importante giornale cinese, che condivide una notizia di The Onion come vera.

La questione ha destato particolarmente scalpore proprio durante le ultime elezioni statunitensi, che da poco hanno decretato la vittoria di Donald Trump. In molti hanno collegato la vittoria del candidato repubblicano alla marea di notizie false che circolavano su Facebook: di sicuro The Donald non ha vinto solo per queste notizie, ma di sicuro è stato aiutato da queste e dal clima errato che hanno creato. Anzi, lo si vede tutt’ora con Facebook Italia e il Referendum costituzionale e la questione migranti (almeno una volta al giorno, sulle nostre bacheche è presente la solita notizia dell’immigrato che ha stuprato la ragazzina di 15 anni, o l’annosa questione 35€).

Sebbene Google e Facebook si siano impegnate a combattere questa piaga che afflige entrambe le piattaforme, credo che difficilmente vedremo grandi cambiamenti e grandi crociate contro le notizie false perchè, semplicemente, non conviene ad entrambe le multinazionali. Altre grandi crociate su Internet, dove i colossi si sono mossi per risolvere la situazione, sono sempre partite da questioni economiche o di immagine. Possiamo citare ad esempio, lo spam.

Google ha combattuto da sempre lo spam nelle ricerche e nelle sue caselle di posta per pura convenienza: se sistemi automatizzati riescono ad indicizzare un qualsiasi sito e farlo arrivare ai primi posti nelle ricerche, per quale motivo qualsiasi attività dovrebbe investire in pubblicità sulla piattaforma Alphablet? Difatti, il problema è stato risolto da tempo (lo spam esiste ancora, ma è pesantemente filtrato da qualsiasi sistema di posta e motore di ricerca.

Il problema con le notizie false è che i grandi gruppi non ci perdono dalla condivisione delle stesse, anzi ci guadagnano. Questo è il vero motivo per il quale Facebook non bloccherà mai, seriamente, queste notizie perchè, effettivamente, perderebbe ricavi. Precisiamo, non sarebbe una grave perdita per Facebook, ma, se la questione è sentita solo da una piccola parte del suo pubblico, Facebook non bloccherà mai dei contenuti sponsorizzati (cosa che spesso sono). Ecco, se davvero le notizie false un giorno non ci dovessero essere più, sarà perchè noi per primi le avremmo scartate o segnalate. Come sempre, è necessario un cambio nel lettore: nessuna condivisione di notizie false equivale a nessun ricavo per i siti che le condividono (e per Facebook), e di qui la loro chiusura (si spera).  Siate voi, i lettori, i primi a cambiare: ogni qualvolta che vedete una notizia palesemente falsa che vuol passare come vera, segnalatela, bloccatela ma non condividetela per nessun motivo.

 

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