Pegasus l’app israeliana che spia giornalisti e dissidenti

Pegasus l’app israeliana che spia giornalisti e dissidenti

L’app Pegasus, creata dal gruppo israeliano NSO, è uno spyware che sfrutta alcune vulnerabilità di Whatsapp per impossessarsi di dati e funzioni degli ignari possessori di smartphone che subiscono l’attacco. Un’indagine durata sei mesi ha portato a galla l’uso improprio dei clienti che hanno utilizzato quest’app che ha messo a rischio le libertà individuali delle persone.

L’indagine di sei mesi effettuata da Whatsapp ha mostrato l’uso improprio dello spyware da parte degli utenti che utilizzavano il prodotto dell’azienda israeliana.

Sono circa 100 giornalisti, tra attivisti per i diritti umani e dissidenti politici, vittime di attacco spyware sui loro smartphone. L’intrusione è avvenuta sfruttando una vulnerabilità di WhatsApp, il secondo servizio di messaggistica più usato al mondo di proprietà di Facebook.

Le vittime dell’attacco, scoperto dal Financial Times a maggio, sono state contattate da WhatsApp martedì.

L’intrusione nei loro cellulari sarebbe avvenuta attraverso Pegasus, uno spyware progettato dal gruppo NSO, con sede in Israele. Questo software una volta installato sarebbe entrato in azione attivando semplicemente la funzione di chiamata di WhatsApp verso la vittima. Così una volta effettuata la chiamata l’utente di Pegasus avrebbe preso possesso di tutte le funzioni dello smartphone.

Lo spyware si è infiltrato anche se un utente non ha risposto alla chiamata di WhatsApp. Le chiamate perse venivano spesso cancellate dai registri delle chiamate, lasciando gli utenti ignari del fatto che il loro telefono fosse stato contagiato. 

WhatsApp, dopo la rivelazione del Financial Times, ha presentato una denuncia al tribunale degli Stati Uniti al servizio di NSO. “Questa è la prima volta che un provider di messaggistica crittografata intraprende un’azione legale contro un soggetto privato che ha effettuato questo tipo di attacco” hanno dichiarato da WhatsApp.

Tra le vittime spiate c’erano politici, personalità religiose di spicco, avvocati e attivisti che combattono la corruzione e le violazione dei diritti, e persone che hanno subito tentativi di omicidio e minacce violente.

Da WhatsApp dichiarano di aver trascorso sei mesi a indagare su questa violazione, scoprendo che gli aggressori hanno utilizzato quest’app per colpire circa 1.400 telefoni in un periodo di due settimane la scorsa primavera. A maggio ha chiesto ai suoi 1,5 miliardi di utenti di aggiornare le loro app al fine di colmare la lacuna.

NSO afferma che Pegasus è stato venduto solo alle forze dell’ordine e alle agenzie d’intelligence per prevenire criminalità e terrorismo. Ma WhatsApp, in collaborazione del Citizen Lab dell’Università di Toronto ha scoperto che a spiare c’è una parte considerevole della società civile, affermando che c’è un “palese utilizzo abusivo” dello spyware.

“Esiste un selvaggio west legislativo sull’utilizzo di queste tecnologie spyware e antintrusione” secondo John Scott-Railton, ricercatore senior presso Citizen Lab. “Se fornisci ai governi autoritari il potere di curiosare senza in questo modo, è quasi scontato che prima o poi abuseranno di questa tecnologia”.

Martedì le vittime degli attacchi spyware sono state contattate da WhatsApp.

WhatsApp ha collaborato con Citizen Lab contattando alcune potenziali vittime tra attivisti e giornalisti specializzati in diritti umani per comunicare loro che i loro telefoni potrebbero essere stati compromessi dalle persone che utilizzano lo spyware di NSO.

Gli utenti che utilizzano lo spyware Pegasus possono leggere tutti i messaggi e le e-mail memorizzate su un telefono infetto; ascoltare le chiamate in entrata o in uscita; accendere la videocamera e il microfono per registrare le conversazioni. 

L’indagine di WhatsApp è la prima su larga scala di come gli utenti di NSO sono in grado di utilizzare e abusare di questo spyware.

All’inizio dell’anno, la società ha dichiarato ai potenziali investitori di aver venduto Pegasus ad almeno 20 paesi dell’UE e che metà dei suoi ricavi del 2018 di $ 251 milioni provenivano da clienti dal Medio Oriente.

WhatsApp ha chiesto “una rigida supervisione legale e garanzie sulle armi informatiche, affinché non vengano utilizzate per violare i diritti e le libertà individuali di tutte le persone ovunque siano nel mondo”.

NSO ritiene che le accuse di uso improprio dei suoi prodotti siano basate su “informazioni errate” dichiarando inoltre che contesta le accuse e che le combatterà duramente. “La nostra tecnologia non è progettata o concessa in licenza per l’uso contro attivisti e giornalisti per i diritti umani.”

Dopo aver respinto le critiche secondo cui i suoi utenti fanno un uso improprio del software. NSO ha detto che a maggio avrebbe introdotto ulteriori riforme per prevenire gli abusi.

David Kaye, relatore delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, ha scritto a Shalev Hulio, amministratore delegato di NSO, questo mese, affermando che le sue nuove politiche erano inadeguate, soprattutto riguardo alle indagini sulle violazioni dei diritti sollevate dagli informatori.

“Il record di NSO Group è preoccupante”, ha dichiarato Kaye al FT. “A peggiorare le cose, le sue attività sono opache e soggette a vincoli minimi, in alcuni casi si tratta di vincoli governativi. La mia speranza è che accuse come queste incoraggino i governi a intraprendere forti azioni normative per limitarle”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Mehul Srivastava dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

I cyberspecialisti tedeschi hanno scoperto una “backdoor” nella piattaforma “pensieri” di Xi Jinping.

Un enorme vuoto di dati. L’app Xuexi Qiangguo, lanciata a gennaio dal governo cinese con grande promozione, è stata progettata per spiare gli smartphone in profondità. Grazie a una “backdoor”, foto, messaggi, contatti, cronologia di navigazione su Internet non avranno più segreti per le autorità di Pechino. 

Secondo il Washington Post, che rivela i risultati dell’indagine di una società tedesca di sicurezza informatica incaricata da Open Technology Fund, l’agenzia finanziata dagli Stati Uniti, l’applicazione consente inoltre agli utenti di modificare i file all’insaputa dell’utente, scaricare applicazioni, comporre numeri, attivare il flash della videocamera o aprire il microfono dei 100 milioni di telefoni Android su cui è stato installato. 

I sistemi operativi Apple sembrano resistere all’intrusione, un punto a favore per l’azienda americana, che negli ultimi giorni ha aumentato le concessioni alle richieste del potere autoritario di Pechino.

Questa piattaforma di propaganda – il cui nome ambiguo si può tradurre come “Studia per rafforzare il Paese” o “Studia Xi per rafforzare il Paese” – raccoglie articoli, libri, video sulla vita e sui “pensieri” del presidente Cinese Xi Jinping. Quando si è in sintonia con il leader, i quiz permettono di vincere batterie pentole o essere ben visti dai suoi leader. 

Il successo è stato immediato. Ad aprile, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla stampa ufficiale, è stata già scaricata 100 milioni di volte.

Non tutti l’hanno installata per divertimento. A settembre, 10.000 giornalisti ed editori che lavoravano per quattordici agenzie di stampa ufficiali a Pechino hanno scoperto che avrebbero dovuto sottoporsi a una serie di “test di fidelizzazione” a partire da ottobre per mantenere il tesserino da giornalista. 

Gli esami online verranno eseguiti da quest’app Xuexi Qiangguo e potrebbero essere estesi a tutti. Con quest’app che il Partito Comunista Cinese spia i cittadini è quindi potenzialmente accesso ai dati e a tutte le attività dei giornalisti e dei media di stato (TV, radio, giornali, agenzia di stampa). E, per alcuni mesi, anche ai dati di tutti i ricercatori o giornalisti stranieri che l’avevano installata per curiosità.

Nella deriva totalitaria cinese di Xi Jinping, la nozione di dati privati ​​era già sconosciuta. Per due anni, una legge sulla sicurezza informatica ha fornito un quadro giuridico a tutte le aziende del web per condividere i loro dati con il governo. La piattaforma Xuexi Qiangguo è stata sviluppata dal dipartimento di propaganda del Partito Comunista, in collaborazione con il colosso tecnologico Alibaba.

Qualche giorno fa, l’Ufficio di regolamentazione Internet cinese aveva pubblicato online un elenco di 20 comportamenti proibiti (ad esempio, prendere in giro figure del passato o del presente del Partito Comunista; condivisione di contenuti religiosi o sessuali, ecc) e incoraggiato i 700 milioni di internauti cinesi a “pubblicare contenuti positivi che includano verità, bontà e bellezza, e che promuovano l’unità e la stabilità, nonché i pensieri di Xi Jinping”. 

Grazie a Xuexi Qiangguo, il Partito sarà in grado di verificare se i suoi ordini saranno eseguiti.

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Lo consiglia in alternativa alle più popolari applicazioni di messaggistica istantanea Whatsapp e Telegram, specie per la condivisione di dati riservati e di importanza collettiva: Signal è il gratuito software open source sviluppato dall’Open Whisper Systems per una comunicazione globale sicura.

L’informatico Edward Snowden – noto per aver dato il via allo scandalo Datagate – si scaglia specialmente contro l’app di Brian Acton e Jan Koum, non più in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza dopo l’acquisizione da parte della Facebook Inc. nel 2014. La società di Menlo Park sta difatti via via rimuovendo ogni protezione, vanificando di fatto la crittografia end-to-end. L’alternativa per l’utente attento alla propria privacy esiste e si chiama Signal. 

Making private communication simple.

Slogan dell’app Signal

Come funziona

Il servizio di messaggistica istantanea di Moxie Marlinspike, in passato a capo della sicurezza di Twitter, permette di crittografare automaticamente (a differenza di altre app) chiamate e messaggi di testo tramite il proprio smarthphone o anche, nella versione desktop, tramite personal computer.

Marlinspike, giovane crittografo e ricercatore di sicurezza informatica, ha incentrato le sue ricerche sulle tecniche di intercettazione delle comunicazioni e sui relativi metodi di rafforzamento delle infrastrutture di comunicazione atti a contrastarle. Fra le chat più sicure in circolazione, Signal fu tra le prime ad offrire la crittografia end-to-end anticipando la rivale Whatsapp che, nel 2014, si avvalse proprio di TextSecure, uno dei protocolli di crittografia messi a punto dagli sviluppatori di Signal.

Tuttavia, la crittografia end-to-end da sola non basta. Il punto forte di Signal è proprio l’open source che, consentendo ad altri sviluppatori ed esperti di verificare costantemente codice e funzionalità, permette totale trasparenza riducendo il rischio backdoor, il metodo utilizzato per bypassare un crittosistema.

Moxie Marlinspike, creatore dell'app Signal.
Moxie Marlinspike, fondatore del gruppo Open Whisper Systems e co-fondatore, insieme a Brian Acton, della Signal Foundation. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]

Il giovane ricercatore si è guadagnato molti elogi dalla comunità informatica. Non solo Snowden – che elegge Signal a imprescindibile punto di riferimento per attivisti di diritti umani, giornalisti e autorità governative e amministrative – ma anche Matthew Green, crittografo e professore alla Johns Hopkins University, che non è riuscito a trovare alcun errore di sviluppo.

Marlinspike ha inevitabilmente attratto l’avversione delle agenzie di intelligence statunitensi che, nel tentativo di decrittare ogni sistema di comunicazione crittografata, non hanno avuto successo con diversi software open source, come si evinse dai documenti del Datagate. Secondo la National Security Agency americana, tra le “minacce” figuravano proprio Signal e RedPhone (la vecchia versione android di Signal).

La tutela della privacy

Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.
Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.

La crittografia end-to-end (è bene ricordarlo) da sola non basta e Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Vediamo come.

Per impostazione, Signal non tiene alcuna traccia di contatti, social graph, elenco delle conversazioni, posizione, avatar e nome dell’utente, appartenenze a gruppi nonché nomi e avatar degli stessi. Questo perché ogni profilo utente è criptato e, a sua volta, condiviso end-to-end. Signal non ha quindi alcun accesso al contenuto del profilo né tanto meno al contenuto delle conversazioni.

Il Sealed sender

La funzionalità Sealed sender (mittente sigillato) consente inoltre di nascondere l’identità del mittente di un messaggio, permettendo tuttavia al client di convalidare il contatto prevenendo il proofing (la contraffazione dei pacchetti).
Ecco come funziona: il client recupera un certificato di breve durata contenente il numero di telefono del mittente, la chiave pubblica e il timestamp (la marcatura temporale) e che sarà incluso nel messaggio inviato consentendo la verifica del contatto al momento della ricezione. Per prevenire lo spam, i client derivano un token di consegna a 96 bit dalla chiave di profilo del destinatario, la cui conoscenza è necessaria per poter trasmettere il messaggio.

La busta contenente il messaggio criptato ed il certificato sarà a sua volta crittografata e trasmessa, insieme al token di consegna, al destinatario. Questi sarà in grado di decifrare la busta con la chiave pubblica e verificare che quest’ultima coincida con il certificato del mittente.

La ritrasmissione delle chiamate e i messaggi a scomparsa

Signal consente anche di proteggersi da indesiderati accessi fisici e in remoto. Permette infatti di verificare la sicurezza della connessione tramite i safety number, codici che rappresentano la connessione tra il proprio device e quello dell’interlocutore. Se coincidono, la sessione può considerarsi sicura.

Con il blocco registrazione è inoltre possibile impostare un PIN personale per impedire una nuova registrazione del numero di telefono associato da parte di altri. L’utente Signal potrà altresì bloccare ogni sgradito accesso all’app tramite blocco schermo o impronta digitale e disattivare l’apprendimento delle parole digitate (tastiera in incognito).

Particolarmente interessante, sebbene ciò si ripercuoterebbe sulla qualità delle stesse, è l’opportunità di abilitare la ritrasmissione delle chiamate attraverso i server di Signal per non rivelare il proprio indirizzo IP.

Infine, con la funzione Messaggi a scomparsa sarà possibile rimuovere automaticamente i messaggi inviati e ricevuti dopo un periodo di tempo (variabile dai cinque secondi a una settimana) trascorso dalla loro visione. Ciò consentirà di eliminare i messaggi non solo dal proprio dispositivo, ma anche da quello di tutti i partecipanti alla chat, singola o di gruppo.

Moxie Marlinspike, vincitore, nel 2017, del Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale.
Moxie Marlinspike ospite al TechCrunch Disrupt San Francisco 2017. Nello stesso anno ha vinto il Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]
Per approfondire:

Edward Snowden “Ce qu’il faut changer, c’est pas une entreprise, un téléphone, un logiciel : c’est le système”, France Inter, 16 settembre 2019.

R. Rijtano, Come funziona Signal, l’app di messaggistica che piace a Snowden, La Repubblica, 01 dicembre 2015.

J. Appelbaum, A. Gibson e altri, Inside the NSA’s War on Internet Security, Spiegel Online, 28 dicembre 2014.

J. Lund, Technology preview: Sealed sender for Signal, Signal, 29 ottobre 2018.

J. Lund, Encrypted profiles for Signal now in public beta, Signal, 06 settembre 2017.

M. Shelton, Locking down Signal. Concerned about the privacy and security of your communications? Follow our guide to locking down Signal, Freedom of the Press Foundation, 13 settembre 2019.

Allarmanti connessioni

Allarmanti connessioni

Soltanto qualche giorno fa il Wall Street Journal ha condiviso con i propri lettori una notizia che coinvolge il magnate dell’industria di telefonia e computer Apple. Jana Partners LLC e Calstrs, due dei più importanti fondi azionistici dell’azienda, hanno scritto alla compagnia di Cupertino, rivelando le loro preoccupazioni sull’utilizzo dello smartphone da parte di bambini ed adolescenti: l’abuso del mezzo creerebbe una dipendenza tale da minacciare la sanità mentale dei soggetti interessati. L’accusa non si scatena però come fulmine a ciel sereno.

Nel corso dello scorso anno, i due fondi pensionistici hanno infatti collaborato agli studi di Jean Twenge, studiosa ricercatrice dell’Università di San Diego, California. Twenge sostiene, testimoniandolo, il rovesciamento di abitudini, relazioni, contatti, rapporti che i nati tra il 1995 e il 2012 sviluppano rispetto a coloro che li precedono. Sempre più spesso accasciati sugli schermi dello smartphone e rapiti dai videogiochi sul tablet, i bambini e gli adolescenti che popolano le città occidentali preferiscono stare sui social o guardare la tv o giocare ai videogiochi che passare una serata con i coetanei.

Negli Stati Uniti, il fenomeno da dipendenza smartphone (utilizzo medio calcolato su cinque ore al giorno) colpisce il 56% del bacino analizzato ed è così cogente da allarmare i colossi dell’industria tecnologica. Gli studi della Twenge mostrano chiaramente la correlazione tra abuso delle tecnologie e aumento di depressione infantile, spesse volte causa di suicidio («The more time teens spend looking at screens, the more likely they are to report symptoms of depression»).

Siti di social network, come Facebook, promettono la connessione con i propri amici. Tuttavia, gli adolescenti che controllano costantemente l’attività dei loro contatti sul web, meno spesso vedono quelli di persona e aderiscono ad uno stato di solitudine che li priva di interazioni sociali. In questo modo, sono più esposti alla commiserazione e alla depressione. Lo sostiene anche Roger McNamee a seguito dell’aggiornamento dell’algoritmo di Facebook annunciato dal fondatore pochi giorni fa, con lo scopo di aumentare le interazioni virtuali con amici e parenti.

Non c’è una correlazione scientificamente diretta o una dichiarazione comprovata sulla pericolosità dello strumento cellulare/tablet, ma sembra che la nascita dello smartphone sia parallela ad una serie di fenomeni in decrescita. Dal 2007, calano drasticamente le uscite con gli amici, la volontà di acquisire la patente di guida (e quindi l’indipendenza dai genitori), si contano meno appuntamenti e una diminuzione dei rapporti sessuali tra gli adolescenti.

Il report di Twenge e la lettera d’appello ad Apple sembrano davvero non lasciare scampo a dubbi. I telefoni sono veicolo di dipendenza e forniscono tipologie di dipendenza variabile: basti pensare che esistono app per tutti, app che soddisfano il desiderio di ognuno, app che creano un desiderio e sviluppano un’induzione al bisogno di cui non eravamo coscienti.

La soluzione?

Alcuni parlano di umanizzare la tecnologia, evidenziando il rischio dell’esclusione dei mezzi di comunicazione nel percorso educativo degli adolescenti. Spegnere tutto non è la scelta migliore. E chiedere ad Apple di produrre soluzioni software che diminuiscano l’impatto negativo sul sistema nervoso dei bambini e degli adolescenti non fa altro che deresponsabilizzare il ruolo degli educatori. Aiutare i giovani a vivere una vita online “sostenibile” potrebbe allora creare un rapporto proficuo con il mezzo di comunicazione: i comportamenti dell’online e dell’offline dovrebbero essere regolati, educati, determinati da un bisogno di rinnovata cultura. Laddove si riscontrano problemi sulle nuove tecnologie, esse si legano effettivamente a patologie comunicative con genitori e purtroppo anche con i coetanei. Evidentemente il problema è urgente e si nutre di una fragilità generazionale che incolpa i genitori, figli di altrettante tecnologie.

Come rivela Twenge, il fenomeno non è nuovo e i social network sono soltanto l’ultima appendice di un percorso narcisistico cominciato alla fine degli anni ’70 in USA: un desiderio incommensurabile di mostrarsi e di ricercare attenzioni e consensi, con conseguente perdita delle relazioni autentiche e senza secondi fini.

Dopo un periodo di indigestione, segue sempre un periodo detox. Come suggerisce la filosofa Franca d’Agostini in un recente intervento a Tutta la città ne parla, dovremmo impartire un’educazione alla verità: la nostra tradizione europeista ci dà insegnamenti; eppure bisogna persuadersi che questo è davvero un problema. Segnalare che la verità è una funzione concettuale, scettica, critica, aiuterebbe ad aderire alla scelta del dubbio. Il rischio è quello di concentrarsi sulla tecnologia e non di ragionare sulla sfida che le nuove tecnologie mettono in atto. Il nostro tempo va conosciuto, non combattuto.

eCommerce: il futuro astratto del Commercio

eCommerce: il futuro astratto del Commercio

In copertina: eCommerce – Mediamodifier @Pixabay

Gli ultimi due decenni sono stati, più di ogni altro segmento temporale nell’ultimo secolo, anni di profondo cambiamento per le interazioni sociali ed economiche dell’umanità. Lo sdoganamento commerciale di Internet ed una profonda accelerata della globalizzazione hanno, inevitabilmente, unito sempre più la nostra società e distrutto le vecchie concezioni che la componevano. Dal modo in cui creiamo nuove reti, interagiamo con i nostri “peers” e manteniamo contatti con quest’ultimi, le nuove tecnologie sono state lo strumento per una vera rivoluzione. Ma il segmento, che per noi italiani vive ancora in un limbo di diffidenza, più in crescita ed in mutamento nell’economia globale è sicuramente il commercio.

Quello che noi italiani vediamo come “semplice” eCommerce, nel Nuovo Mondo ha raggiunto quote di mercato importanti: le proiezioni parlando di 660.4 miliardi di dollari di vendite nel 2017 nel solo territorio statunitense. Queste vendite riguardano il solo settore Business to Consumer, ovvero da produttore a consumatore, e nella vendita “classica” di beni e servizi (singola transazione per singola prestazione). Sono, quindi, tagliate fuori tutte le nuove forme di mercato quali servizi in abbonamento come Netflix o piattaforme di scambio servizi come Fiverr o Freelancer che vedremo in seguito.

Nuovo e vecchio: l’economia al tempo dell’eCommerce

Il tratto più importante della nuova economia del Nuovo Millennio è proprio la smaterializzazione ed astrazione delle transazioni. I nostri nonni, ad esempio, sono stati abituati ad una economia basata sul negozietto sotto casa: il fruttivendolo, il macellaio, il sarto, tutte le transazioni erano basati su un rapporto umano, una contrattazione tra due persone della stessa cerchia, dello stesso gruppo sociale.

Sono arrivate, in seguito, le economie di scala: tutti i settori dell’economia scoprono una nuova e più importante grandezza guadagnando maggiore efficienza e riduzione dei costi. Nascono così le grandi catene ed i grandi gruppi industriali, aiutati dal perfezionamento dei servizi di trasporto, fondamentali fin da subito per mantenere minimi i tempi di attesa ed alta l’efficienza aziendale. Così per i nostri genitori è diventata parte della routine frequentare i grandi centri commerciali, che sia per compiere vere spese o semplicemente come passatempo, talmente assuefatti da questi templi del consumismo.

In seguito, l’introduzione dell’elettronica nelle nostre vite, ha mutato significativamente tutte le metodologie e costruzioni preesistenti: l’avvento dell’eCommerce ha creato un inventario e possibilità infinite per il consumatore, e per il produttore in primis. Visitare Amazon e ritrovare quel prodotto che nel negozio sotto casa non era presente, ordinare una pizza direttamente dal divano o noleggiare l’ultimo film per la serata sono diventate azioni sempre più presenti nelle nostre vite.

Servizi a sottoscrizione e freelance senza barriere: il prossimo passo

Siamo ora in una fase di transizione, ma per i nostri figli tutti i loro acquisti saranno basati sull’eCommerce. Evoluzione che alcuni sono riusciti ad abbracciare a pieno, elaborando nuovi metodi da applicare ai vecchi mercati. Sarebbe semplicissimo richiamare all’attenzione Amazon, un colosso che in quarto di secolo non ha semplicemente rivoluzionato il commercio, ma ne ha distrutto le pratiche costruendo un nuovo paradigma. Ma ancor più di Amazon, aziende come Blue Apron in Nord America incarnano a pieno l’evoluzione del Nuovo Millennio.

Blue Apron, nata soli 4 anni fa a New York, verte su una business idea piuttosto bizzarra rispetto alle nostre conoscenze: un servizio a sottoscrizione mensile di consegna cibo. Ogni settimana, i clienti ricevono un pacco contenente tutti gli ingredienti necessari per preparare i pasti di tutti i giorni. Varie ed interessanti ricette vengono proposte ogni settimana, avendo a cuore, ovviamente, le varie necessità dei clienti, che siano essi vegetariani o intolleranti a qualche ingrediente. Come Blue Apron, sono nati tantissimi altri casi di servizi a sottoscrizione di prodotti basilari (Dollar Shave Club , Lootcrate , The Bookish Club solo per citarne alcuni) che stanno trasformando il nostro modo di fare acquisti.

Neppure settori tradizionalmente basati su rapporto umano sono esenti da trasformazioni. Il lavoro creativo, ad esempio, ha trovato la sua evoluzione tecnologica in piattaforme come Freelancer o Fiverr: su queste piattaforme, è possibile creare delle aste di commissione, indicando budget e necessità, ed attraverso le quali migliaia di creativi propongo al committente le proprie capacità e la propria professionalità. Nella fase attuale, ci troviamo in una situazione tragicamente votata al ribasso, nella quale il livello si è inevitabilmente abbassato (queste piattaforme sono piene di semi-professionisti il cui lavoro finale è alquanto discutibile in molti casi) ma che a lungo termine potrà portare solo che giovamento in un settore nel quale, specie i piccoli studi o i nuovi arrivati, è sempre più difficile trovare clienti disponibili ad una seria collaborazione.

Rimuovere il fattore umano e semplificare il processo per il consumatore

Il dato di fatto di questa evoluzione è inevitabilmente la continua ed inesorabile cancellazione del commercio al dettaglio nello stile che tutti conosciamo. La stessa Amazon sta sperimentando negozi fisici in formati nuovi con Amazon Go. Amazon Go permette ai suoi clienti di entrare negli spazi dedicati allo shopping, scegliere i propri prodotti e portarli a casa senza passare dalle casse, poiché il conto passa direttamente dal conto Amazon. Per quanto innovativa, questa esperienza risulta più come un esercizio di stile, un modo per mostrare un pensiero fuori dal comune, piuttosto che una vera realtà aziendale.

Il dado è tratto e i consumatori apprezzano: perchè trascorrere ore in coda, affollare grandi centri commerciali, iniziare una caccia al tesoro tra mille prodotti, quando con uno smartphone posso cercare ciò di cui ho bisogno e farlo arrivare a casa nel giro di poche ore? I vantaggi dell’eCommerce e dei servizi a sottoscrizione, che ci sollevano dalla ricerca e dal ritiro, sono indubbi. L’economia sta cambiando ed assieme ad essa le necessità dei consumatori. A costo, però, del fattore umano, lasciandoci chiusi dalle voci esterne, togliendoci anche le più piccole esperienze sociali.

Minimalismo: vivere di più con meno tra società ed arte

Minimalismo: vivere di più con meno tra società ed arte

In copertina: Piet Mondrian Composition with Red, Blue, and Yellow, 1930 (dettaglio)

Minimalismo come approccio esistenziale

È arrivato il giorno: dopo mesi di trepidante hype, infinite pubblicità le quali esaltavano le sue curve, la sua incredibile tecnologia, talmente innovativa da far impallidire tutte le iterazioni precedenti, il nuovo modello è sul mercato, e sarà presto mio. Ne ho bisogno. Lo attendo da troppo, non vedo l’ora di aprirlo ed utilizzarlo.

Eppure, aprendo la scatola, togliendo le pellicole che lo proteggono, quel senso di appagamento che tanto è cresciuto nei mesi raggiunge l’estasi alla visione dell’accensione dello schermo per poi svanire. Cosa è cambiato? Non era tanto atteso questo momento? Quel senso di inadeguatezza, nascosto e represso dall’eccitazione per l’ultimo gadget elettronico, il nuovo vestito griffato, o il nuovo SUV, riaffiora nella nostra vita, inducendoci nella prosecuzione di questo malsano viaggio. E passeranno gli anni, alla ricerca dei nuovi oggetti che ci daranno brevi attimi di “felicità”, senza trovare un vero equilibrio, votati al consumismo come unica via esistenziale.

Immagina ora una vita con meno cose, meno oggetti, meno preoccupazioni. Per quanto banale e semplice possa sembrare, prova ad immaginarlo: niente ricerche tra trenta differenti magliette, venti paia di calzi e innumerevoli giacche, pantaloni ed accessori per poi ritrovarsi al solito momento: “Non ho nulla da mettere”. Ogni oggetto in tuo possesso ha una sua precisa funzionalità nella nostra esistenza.

Minimalismo nella cultura: la purezza della semplicità e il bando del dettaglio

Questo è il principio fondante del Minimalismo. Nella cultura, questo concetto è stato concepito in varie declinazioni, partendo dalla filosofia epicurea fino all’idea di Minimal Art di Richard Wollheim. Epicuro insegnava ai suoi studenti i pregi di una vita agiata ed equilibrata, poiché, nella sua autentica essenzialità, si possono comprendere il vero piacere e felicità. Nella Lettera a Meceneo, il filosofo greco utilizza il cibo come metafora: un abbondante banchetto, con le sue copiose portate, ci lascerà stracolmi e doloranti alla sua conclusione. Un pasto a pane ed acqua, invece, ci sazierà con poco, compiendo il suo obiettivo senza indurci dolori accessori.

Nell’arte, l’approccio non è differente: in architettura e design, il Bauhaus ha segnato la storia dell’arte europea con il suo stile e sarà fonte di ispirazione per tutti gli artisti contemporanei. Una concezione basata sul razionalismo, sulla geometria primitiva e pura, scevra dei dettagli e decorazioni che hanno caratterizzato la storia dell’arte precedente (basti pensare all’Art Decò di inizio Novecento o, tornando indietro nei secoli, al Barocco o il Gotico) per porre il focus proprio sulla forma e la spazialità. Il minimalismo ha trovato il suo seguito maggiore nella pittura, nel quale importante è stata la sperimentazione ad inizio secolo: Piet Mondrian è riconosciuto per la sua poetica geometrica e primaria, e “Schilderij No. 1: Losanga con 2 Linee e Blu” è la composizione del pittore olandese ritenuta più vicina al Minimalismo. Mondrian, infatti, ripudiava il dettaglio come segno di soggettività, incompatibile con la concezione universale dell’arte e l’uso di linee rette e colori primari sono I due strumenti di Mondrian per la costruzione di arte oggettiva, pura, eterna. “Arte come Arte”, citando il pittore minimalista Ad Reinhardt:

[…] L’obiettivo di cinquant’anni di arte astratta è stato quello di presentare l’Arte come Arte e null’altro. [L’obiettivo] di trasformarla in un qualcosa a sè stante, separata e definita, rendendola più pura e più vuota, più assoluta ed esclusiva – non oggetto, non rappresentativa, non figurativa, non immaginistica, non espressionista, non soggettiva. L’unico modo per definire cosa sia l’arte astratta o l’Arte come Arte è definire ciò che non è. […]

L’Arte non ha bisogno di essere giustificata con il realismo, o il naturalsimo, il regionalismo, il nazionalismo, individualismo, socialismo o misticismo o qualsiasi altra idea […]”.

Ad Reinhardt in “ART AS ART” in Art International (Lugano) 1962. 

Vivere una vita minimalista

L’arte è sempre stata pioniera nella concezione di alternative per noi fin troppo astruse. Tutte le generazioni nate dal Dopoguerra in poi hanno vissuto in una società che ha glorificato il consumismo e l’espansione come unico modus di vita ma, quando gli stimoli e la crescita iniziale hanno raggiunto il “diminishing return”, il punto di saturazione, l’umanità si è ritrovata in una situazione anomala e del tutto nuova: la sazietà da benessere. Vivere una vita talmente agiata da non ritrovare senso nei propri meccanismi. In una società delle cose, dove la pubblicità invade le nostre vite con modi sempre nuovi e subdoli, il consumo ci insegue tutta la vita ed è diventato l’unico modo con il quale crediamo di poter trovare la felicità. Diamo talmente tanta importanza ai nostri oggetti da sostituirli a relazioni interessanti, discussioni profonde e da porli al primo posto in ogni nostra cosa. Questo approccio, però, non sta avvelenando solo la nostra vita, ma anche il nostro stesso Pianeta. L’espansione, la corsa per il primo posto, la forsennata ricerca del guadagno senza se e senza ma stanno piano piano distruggendo la Terra, trasformandola da habitat della nostra vita a scatolone delle nostre cose.

Esiste una alternativa? Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus credono sia possibile. Il loro blog www.theminimalist.com è il manifesto della loro concezione di una vita con meno oggetti ma più felicità. Vissuto nel suo estremismo, come ogni cosa nella vita, il minimalismo non è la soluzione: rinchiudersi in una caverna, soli nella Natura, non è la risposta alle nostre domande. L’uomo rimane, per sua stessa natura, un’animale sociale ed in quanto tale non può ripudiare la sua specie. Il Minimalismo non vede la società come costruzione in maniera negativa, ma alcune delle sue dinamiche. Vivere minimalista significa spostare il focus della felicità dagli oggetti a ciò che realmente ci rende unici e felici: ho bisogno di 20 camicie, se in realtà ne utilizzo sempre tre o quattro? Che valore ha questo oggetto per me e come sta migliorando la mia vita? Bisogna essere in grado di comprendere che consumare non significare essere felici. Consumare significa aggiungere dettagli alla nostra tela e se il nostro unico scopo è quello di riempire di dettagli la nostra tela, non creeremo arte, ma solo una banale e confusa macchia di colore. Come Mondrian, dobbiamo essere capaci di comprendere qual è la nostra linea retta, il nostro colore primario, focalizzandoci su di esso.

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