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In copertina: press conference dell’incontro tra il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan e il Presidente Russo Vladimir Putin.

Opinione di Fethullah Gulen su Washington Post (15/05/2017) originale in inglese qui; in turco qui. Traduzione e sintesi di Dino Buonaiuto.

Approfondimento su Fethullah Gulen e la sua storia: Fethullah Gulen: profilo di un nemico giurato [infooggi.it]

Saylorsburg, PA

Con l’incontro dei presidenti di Stati Uniti e Turchia alla Casa Bianca lo scorso martedì, il leader del paese che per quasi due decenni ho chiamato casa si è trovato faccia a faccia con il leader della mia madrepatria. I due paesi hanno numerose questioni in ballo, incluse la lotta allo Stato Islamico, il futuro della Siria e la crisi dei rifugiati.

Ma la Turchia di cui ho ricordo, un paese che ispirava speranza nel suo obiettivo di consolidare la democrazia e una moderata forma di secolarismo, è diventata di dominio di un presidente che sta facendo di tutto per accumulare potere e soggiogare il dissenso.

L’Occidente dovrebbe aiutare la Turchia a tornare sul suo cammino democratico. L’incontro di martedì, e il vertice NATO della prossima settimana, dovrebbero rappresentare un’opportunità per portare avanti tale sforzo.

Dallo scorso 15 luglio, in seguito a un deplorevole tentativo di golpe, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sistematicamente perseguitato persone innocenti – con l’arresto, la detenzione, il licenziamento ed altre attività che hanno rovinato la vita a più di 300.000 cittadini turchi, siano essi curdi, aleviti, secolaristi, attivisti di sinistra, giornalisti, accademici o membri dell’Hizmet, il movimento umanitario pacifista a cui sono io stesso associato.

In seguito al tentato golpe, ho ferocemente denunciato l’accaduto e ho negato qualsiasi coinvolgimento. Inoltre, ho chiarito che tutti coloro che hanno preso parte al putsch hanno tradito i miei ideali. Ciò nonostante, e senza alcuna prova evidente, Erdogan mi ha immediatamente accusato di aver orchestrato il colpo di stato a 5.000 miglia di distanza. Il giorno seguente, il governo ha preparato delle liste di migliaia di persone legate all’Hizmet – che avevano aperto conti bancari, insegnato in una specifica scuola o fatto inchieste per determinati giornali – trattando l’affiliazione come un crimine e cominciando a rovinare le loro vite. Le liste includevano anche persone decedute da mesi, o che avevano lavorato per il quartier generale della NATO in quel periodo. Gli osservatori internazionali hanno denunciato numerosi sequestri di persona, oltre a episodi di tortura e di decesso in carcere. Il governo perseguita persone innocenti anche all’estero, come nel caso delle pressioni sul governo della Malesia la scorsa settimana, per la deportazione di tre simpatizzanti dell’Hizmet, incluso un dirigente scolastico che vive lì da più di dieci anni, il quale andrà di certo incontro alla prigione e probabilmente sarà torturato.

In aprile, il presidente ha vinto un referendum di misura – con seri sospetti di presunti brogli – per formare una “presidenza esecutiva” senza controlli né equilibri, che gli consente di controllare tutti e tre i rami governativi. Ad essere sinceri, con le purghe e la corruzione, grossa parte di tale potere era già nelle sue mani. Sono molto preoccupato per i cittadini turchi che stanno entrando in questa nuova fase di autoritarismo.

Non è cominciato tutto in questo modo. Il partito dell’AKP è salito al governo nel 2002 promettendo riforme democratiche nella volontà di diventare un membro della comunità europea. Ma con il passare del tempo, Erdogan è diventato sempre più intollerante al dissenso. Ha facilitato il trasferimento di numerose testate nelle mani dei suoi compari, attraverso agenzie di regolamentazioni governative. Nel giugno del 2013 ha spazzato via le proteste del Gezi Park. Nel dicembre dello stesso anno, quando i membri del suo gabinetto erano implicati in una massiccia inchiesta sulla corruzione, lui ha risposto sottomettendo il sistema giudiziario e i media. Il “temporaneo” stato di emergenza dichiarato dopo il 15 luglio è a tuttora in corso. Secondo Amnesty International, un terzo dei giornalisti imprigionati nel mondo si trovano nelle carceri turche. E le persecuzioni di Erdogan a danno della sua gente non sono soltanto un problema interno. La caccia continua alla società civile, ai giornalisti, agli accademici e ai curdi in Turchia sta minacciando la stabilità a lungo termine del paese. La popolazione turca è già fortemente polarizzata sotto il regime dell’AKP. Una Turchia sotto un regime dittatoriale, che garantisce rifugio ai radicali violenti e spinge i suoi cittadini curdi all’esasperazione, potrebbe rappresentare un incubo per la sicurezza del Medio Oriente.

I turchi necessitano del supporto dei loro alleati europei e statunitensi per ristabilire la democrazia. Dal 1950 la Turchia ha intrapreso un percorso multipartitico per entrare a far parte della NATO. Come requisito al suo ingresso, la NATO può e dovrebbe esigere che la Turchia onori i suoi impegni nel rispetto delle norme democratiche dell’alleanza.

Due provvedimenti risultano essenziali per il rovesciamento di questa regressione democratica in atto in Turchia.

Primo, andrebbe abbozzata una nuova costituzione civile attraverso un processo democratico, che coinvolga le esigenze di tutte le parti sociali e che sia in linea con le norme internazionali legali e umanitarie, che sappia prendere esempio dalle democrazie di successo a lungo termine dell’Occidente.

Secondo, la necessità di un programma scolastico che enfatizzi i valori democratici e pluralisti, e che incoraggi al pensiero critico. Ogni studente dovrebbe comprendere l’importanza dell’equilibrio dei poteri dello stato attraverso i diritti individuali, la separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa, oltre a conoscere i rischi del nazionalismo estremo, della politicizzazione della religione e la venerazione di uno stato o di un leader.

Prima che tutto questo possa verificarsi, il governo turco dovrebbe smetterla di reprimere la propria gente e ripristinare i diritti dei cittadini che sono stati violati da Erdogan senza giusti processi.

Probabilmente non vivrò tanto a lungo da vedere la Turchia diventare una democrazia esemplare, ma prego affinché la deriva autoritaria possa essere fermata prima che sia troppo tardi.

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Dino Buonaiuto

Laureato in Lingue e Culture Comparate, lavoro per la Netflix come traduttore e controllo qualità audio / sottotitoli. Docente di lingua italiana in Turchia per tre anni, ho seguito in prima persona le vicende di Gezi Park.

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