In copertina: Il Presidente Richard Nixon intra Elvis Presley alla Casa Bianca nel 1970. Photograph: National Archives/Getty Images
Articolo originale tradotto da “The Guardian” qui.

Le relazioni fra i politici e le popstar sono sempre state non propriamente opportune: ognuno vuole ottenere qualcosa dall’altro. I politici vogliono appariscenza, le popstar invece vogliono soltanto essere prese sul serio. Ciò che ne esce è, il più delle volte, un punto morto. Il famoso incontro fra Elvis Presley ed il presidente Richard Nixon del 1970 non sarebbe stato affatto facile. Alle 6:30, Elvis avrebbe scritto una lettera di 6 pagine indirizzata alla Casa Bianca, chiedendo un incontro col presidente per affrontare il tema dell’abuso di droghe da parte dei giovani. Sperava, così scrive, di contrastare l’influenza “della droga, gli aspetti della cultura hippy, gli SDS*, le Pantere Nere**, ecc”. Soprattutto chiedeva d’esser nominato Agente Federale, con tanto di distintivo! Giustamente, le sue paranoie sulle droghe erano alimentate dalla quantità di droghe che egli stesso ha assunto negli anni. La mezz’ora d’incontro fra i due andò bene, tutto sommato, quando ad un tratto Elvis cominciò a sparare a zero sui Beatles, lasciando Nixon incerto su come reagire:“I Beatles, credo che siano una specie anti-Americana” disse Elvis, “Vengono qui in America, guadagnano un sacco di soldi, e poi se ne tornano in Inghilterra e diffamano l’America”.

Nixon gets a close look at Elvis’s get-up, watched by White House aide Egil Krogh. Photograph: Getty Images

Nixon osserva l’abbigliamento di Elvis, scatto all’interno della Casa Bianca con Egil Krogh. Photograph: Getty Images

L’assistente della Casa Bianca Egil Krogh, che trascrisse la conversazione, non capiva di cosa stesse parlando Elvis, dice: “guardando il volto sorpreso del presidente mentre Elvis parlava, ho capito che anche lui avesse dei dubbi a riguardo”. Ma i due interlocutori arrivarono ad un accordo. Elvis ottenne il suo tanto bramato distintivo, e Nixon venne fotografato con uno dei più illustri rappresentanti del mondo giovanile (Elvis aveva 35 anni). Per qualche ragione “Elvis&Nixon”, il nuovo film sul loro incontro, non contiene il momento più eloquente della loro chiacchierata: verso la fine dell’incontro Elvis abbracciò Nixon stringendolo al petto. Questo piccolo gesto sdolcinato ha portato il presidente a staccarsi dall’abbraccio, prima di fare un passo indietro e guardare la pop star, che indossava una giacca in stile neo-barocco con bottoni in ottone, del fondotinta sul visto, una tunica di velluto viola con pantaloni coordinati, ed una sobria cintura d’oro.

“Hai avuto il tuo show, ed io il mio”, rispose Elvis, in quel che era per molti versi la sintesi perfetta della chiara divisione fra il politico e la pop star. Nei successivi 46 anni il divario crebbe in una forma del tutto confusa. La pop star apparve più invecchiata, più adulta e diplomatica, ed il politico più giovane, affascinante e rispettabile. Ma il 1950 ha lasciato il posto agli anni ’60 e le pop star diventavano sempre più importanti, mentre i politici cominciarono a danzare allo stesso ritmo.

The fifth Beatle? Harold Wilson with the Fab Four in 1964. When he became prime minister, he proposed MBEs. Photograph: Bentley Archive/Popperfoto/Getty Images

Il quinto Beatle? Harold Wilson con i favolosi quattro nel 1964. Nell’anno della sua carica. Photograph: Bentley Archive/Popperfoto/Getty Images

Nel frattempo, in Gran Bretagna, Harold Wilson fece presto a riconoscere l’importanza dei Beatles. Nel Marzo del 1964, il leader dell’opposizione, li presentò come “Personaggi dell’anno” al pranzo di premiazione del Variety Club. Guardando i filmati della manifestazione, s’intuisce come le cose scorrano in maniera differente: mentre i Beatles appaiono molto rilassati ed a proprio agio, il presidente Wilson sembra teso e quasi sottomesso. Accettando il loro premio, Paul disse: “Avreste dovuto dare un premio anche al buon vecchio Signor Wilson!” mentre John disse: “Vorrei soltanto dire grazie per il Purple Heart”***. Wilson forzò una risata. L’anno successivo, Wilson propose i Beatles per l’onorificenza di baronetti, MBE ovvero Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico, titolo di nobiltà che la regina Elisabetta II concesse a giugno, scatenando un’onda di proteste in Gran Bretagna tra gli ex militari e la nobiltà.

Dalla seconda metà degli anni 60, i cantanti diventavano politicamente sempre più influenzati, facendo rimare spesso la parola “soluzione” con “rivoluzione”. Nella primavera del 1967, il poeta americano Allen Ginsberg organizzò un incontro fra Mick Jagger ed il deputato anticonformista Tom Driberg. La Gran Bretagna era sull’orlo della rivoluzione, riferì Driberg a Jagger, “che il partito labourista è il partito che un giovane uomo dovrebbe sostenere quando accadono queste cose”. Driberg successivamente ammise la sua sorpresa nel sentire se stesso affermare queste cose e non credeva ad una sola parola di ciò che aveva detto “Ma si condivide questa speranza rivoluzionaria quando si ha davanti uno come Mick”. Jagger, chiaramente lusingato, espresse timore nell’accettare di diventare un deputato Laburista affermando: “non vorrei abbandonare nulla per sedermi ad una scrivania.. intendo, non mi vedrei esattamente ad esaminare centimetro per centimetro le tasse dell’acquedotto.. se capisci cosa intendo”.

Driberg per rassicurarlo rispose: “caro ragazzo, non ci aspettiamo certo che tu partecipi alla quotidianità effimera della casa, nient’affatto! Ti vediamo più come porta-nome”. Mentre l’incontro andava avanti, lo sguardo di Driberg si abbassò, andando a finire sul cavallo di Jagger. “Oh wow, Mick! Che gran pacco che hai!” esclamò. Jagger arrossì, ed anche Ginsberg fu un po’ sorpreso, ma la conversazione ritornò presto sulla politica. Anni dopo, Marianne Faithfull scrisse che Driberg sapeva esattamente cosa voleva Mick, ed era semplicemente “rispettabilità”.

Who’s bad? … Reagan gives a special achievement award to Michael Jackson in 1984, for supporting an anti-drink-drive campaign Photograph: Bettmann/Bettmann Archive

Who’s bad? … Reagan consegna un premio speciale a Michael Jackson nel 1984, per il supporto alla campagna anti-alcol alla guida Photograph: Bettmann/Bettmann Archive

Ah, la rispettabilità! A volte sembra che nessuna pop star, per quanto insolita o ribelle possa essere, sia immune al suo fascino. In una bizzarra riproduzione della visita di Presley, il presidente Ronald Reagan accolse Michael Jackson alla Casa Bianca nel 1984. Alla richiesta di donare la sua canzone Beat It per una campagna governativa contro la guida in stato d’ebbrezza Jackson accettò, ma solo a condizione che il presidente lo presentasse con un premio per il suo attivismo contro l’alcool e le droghe, in una speciale cerimonia alla casa Bianca. Documenti recenti, rilasciati grazie al Freedom of Information Act (FOIA)****, dimostrano che l’FBI accettò di lasciar cadere delle accuse che incolpavano Jackson di abusi sessuali nei confronti di due bambini messicani, in modo da non mettere in imbarazzo il presidente. Quest’ultimo ha poi lodato Jackson per essere l’esempio di come un giovane possa realizzarsi senza l’utilizzo di alcool e droghe. Qualche anno dopo, l’autopsia del cantante rivelerà tracce di psicofarmaci, ansiolitici e anestetici nel suo corpo.

Il presidente Tony Blair è stato il leader del gruppo “Ugly Rumors” nei primi anni ’70, indossava degli eccentrici pantaloni viola, al grido di “Let’s go, Honeys!”, prima di lanciarsi in una cover di Honky Tonk Women, dei Rolling Stones. Fra tutti i Leader di partito, Blair si è dimostrato il più appassionato cacciatore di autografi dei propri Guru, come se in una parte remota della sua mente sperasse ancora in una chiamata da parte del produttore di Top of The Pops. Nelle sue memorie, Peter Mandelson ricorda come, durante una cena di gala, Blair ebbe il coraggio di andare da Mick Jagger e dirgli: “Voglio soltanto dirti quanto hai sempre significato per me”.

Moves like Jagger … Tony Blair, right, idolised the Stones frontman. Composite: Getty

Moves like Jagger … Tony Blair, a destra, con il suo idolo: il frontman degli Stones. Composite: Getty

Nelle sue memorie, Hillary Clinton racconta di una telefonata ricevuta, nel periodo al culmine dello scandalo Lewinsky, da Stevie Wonder, che le chiese un incontro per suonare una canzone scritta per lei sul potere del perdono:

“Mentre suonava, mi spostavo sempre più vicina al suo pianoforte, fino al punto da trovarmi seduta accanto a lui. Quando smise di suonare, i miei occhi mi si riempirono di lacrime.”

Quattro anni più tardi, Bono, in visita alla Casa Bianca chiese di poter parlare con il presidente George W. Bush. “Mi ha portato un regalo premuroso, un’antica Bibbia irlandese”, rimembra Bush. Le lezioni erano tutte a senso unico: in pochi minuti, Bono stava citando versetti del Nuovo Testamento con un rispettoso Bush. I due uomini a bordo della limousine presidenziale hanno partecipato alla conferenza dell’Inter-American Development Bank.

“Bono ha partecipato all’evento e ha elogiato la nostra politica… Laura, Barbara, Jenna, e io lo consideriamo un amico.”

Tre anni più tardi, nei preparativi antecedenti il G8, il cancelliere Gordon Brown, si trovò in colloquio con Bono e Bob Geldof. Non più tardi, tutti quelli che erano al Top delle classifiche discografiche – Chris Martin, Annie Lennox, Madonna, Sting – hanno avuto la possibilità di indire una conferenza sulla povertà contro i politici, il cui stipendio è pari a circa la metà di quanto uno dei loro hairstylist minori.

Hillary Clinton gets support from Stevie Wonder in 1998. Photograph: Gina Ferazzi/LA Times via Getty Images

Hillary Clinton durante il supporto politico di Stevie Wonder nel 1998. Photograph: Gina Ferazzi/LA Times via Getty Images

Le pop star sono i nuovi notabili. Godono di un certo status, di ricchezza e rispetto degni del marchese Lord Curzon. Proclamazioni sugli affari del mondo ma dalla comodità delle loro case signorili con la loro carriera da coronati.

C’è stato anche un singhiozzo occasionale naturalmente. Ai Brit Awards nel 1998, Danbert Nobacon del gruppo rock Chumbawamba rovesciò un secchio di acqua ghiacciata sul tavolo di John Prescott e un suo collega. “Il signor Prescott pensa che questo comportamento sia stato assolutamente spregevole che sua moglie e le altre donne non avrebbero dovuto essere sottoposti a tale spettacolo terrificante”, annunciò il portavoce del suo ufficio privato, e, almeno in quel frangente di tempo, l’ordine naturale delle cose è tornato.

*- SDS(Students for a Democratic Society) movimento attivista studentesco statunitense insinuatosi nel 1969. Rappresentò il punto più alto del radicalismo studentesco negli USA e per tutto il decennio, fino al proprio collasso, ha avuto un’importante influenza sull’organizzazione studentesca. I punti cardine del suo programma d’azione sono stati la democrazia diretta, la azione diretta, i diritti civili, il potere studentesco, la lotta contro l’autoritarismo accademico.

**-Pantere Nere o Black Panther Party (originariamente chiamato Black Panther Party for Self-Defence) è stata una storica organizzazione rivoluzionaria afroamericana degli Stati Uniti d’America.

***-Il Purple Heart (italiano: “cuore porpora” o “cuore viola”) è una medaaglia al valore delle forze armate statunitensi assegnata in nome del Presidente a coloro che sono stati feriti o uccisi mentre servivano nelle forze armate a partire dal 5 aprile 1917, giornata che segnò l’ingresso degli USA nella prima guerra mondiale.

****-atto per la libertà di informazione”, è una legge sulla libertà di informazione, emanata negli Stati Uniti il 4 luglio 1966 durante il mandato del presidente Lyndon B. Johnson.

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Antonella Leone

Simpatica testa calda, lavoratrice per passione, viaggiatrice per bisogno. Colleziono musica, spesso anche sogni.

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