Nel Paese delle biciclette, dei tulipani e della marijuana legale, si arresta la minaccia della destra islamofoba dell’olandese Geert Wilders grazie alla vittoria dei liberali di Mark Rutte che si riconfermano come il primo partito nel Paese, in calo rispetto all’elezione del 2012.

Queste ultime elezioni legislative in Olanda sono state senz’altro le più seguite e combattute della sua storia recente. Negli anni passati le elezioni non hanno mai suscitato così tanto interesse nel resto dei Paesi europei tanto quanto quelle di quest’anno. Tra i motivi potrebbe esserci l’hot topic delle minacce populiste e xenofobe che scuotono l’assetto tradizionale delle democrazie occidentali nell’UE oppure per lo scontro diplomatico con la Turchia di Erdoğan in questi ultimi giorni.

Ma quanto sono importanti i Paesi Bassi? Molto,  se consideriamo il fatto che sono uno dei membri fondatori dell’Unione Europea ed è uno dei più stabili e prosperi paesi dell’eurozona. All’interno dell’area euro godono di una posizione privilegiata,  visto che l’attuale ministro delle finanze Jeroen Dijsselbloem presiede l’eurogruppo e attualmente è decisiva la sua posizione sulla questione greca. I Paesi Bassi furono gli unici,  assieme ai tedeschi, ad avversare apertamente il quantitative easing della Banca Centrale Europea che ha aiutato i Paesi più fortemente indebitati. Inoltre c’è il compromesso tra Italia e Olanda che all’Onu si dividerà il seggio come membro non permanente in Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-2018.

Dopo la Brexit e l’elezione presidenziale di Trump, le elezioni in Olanda elezioni sono state, anche per l’Unione Europea, importanti visto che può considerarle come il primo test per misurare e confrontare la propria popolarità con le varie avanzate dei populismi tra i cittadini europei in vista dei successivi appuntamenti del calendario elettorale europeo: le elezioni del nuovo cancelliere tedesco e il pericolo della Le Pen presidente in Francia; ma soprattutto per capire cosa diventerà l’Europa dei prossimi anni.

La percezione che queste elezioni siano state il primo scoglio europeo lo si può notare dalle prime dichiarazioni del vincitore Mark Rutte che ha detto “L’Olanda ha detto no al populismo” – aggiungendo poi – “Grazie per questa vittoria che avete dato all’Olanda, ma anche all’Europa adesso siamo impegnati per mantenere il paese stabile, sicuro e caratterizzato dal benessere”.

Geert Wilders leader del PVV immagine da VOA News

Geert Wilders leader del PVV immagine da VOA News

Quella di ieri però è stata una sfida abbastanza semplice sia perché la libertà di scegliere nel paese non è strangolata dalla crisi e “la testa ha prevalso sulla pancia”, infatti il paese dei tulipani è un’economia da tripla A con appena il 5,4% della disoccupazione, ma soprattutto perché anche se il partito del Trump olandese Geert Wilders fosse stata la prima forza politica in Olanda, difficilmente avrebbe potuto governare autonomamente il paese senza una coalizione, poiché tutti i maggiori partiti hanno escluso di potersi alleare con lui.

L’esito di queste elezioni rappresentano comunque un risultato importante per Wilders? “Non vi siete liberati di me” ha commentato il leader trumpista , e non ha tutti i torti se pensiamo all’orientamento politico dell’opposizione olandese che, con i 20 seggi ottenuti dal suo partito (PVV), Wilders sposterebbe in senso nazionalista, identitario, anti europeo e anti immigrati. Si potrebbe parlare di un wilderismo radicalizzato(?) anche se poi la minaccia reale di una “Nexit”, il referendum sull’uscita dei Paesi Bassi dall’UE, sembrerebbe scongiurata almeno per ora.

 

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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