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Sono sulle scale della metropolitana, dopo quattro lunghissime rampe uscirò “a riveder le stelle”, ho in cuffia una riproduzione casuale, la solita, ma so che tra poichi secondi gioirò. Mi guardo intorno, per capire chi c’è, per capire se posso ondeggiare sul ritmo dolcissimo di questa canzone meravigliosa, ci penso un po’, poi ignoro il resto dei passanti e comincio a muovere la testa e a canticchiare con Eddie Vedder.

Society è contenuta nell’ album che è colonna sonora del film Into the Wild, che non ha alcun bisogno di presentazioni. Certo, in quegli anni, siamo nel 2007, l’ignoto (ai tempi) Alexander Supertramp entrava a gamba tesa nelle vite di molti di noi, allora adolescenti. Questo giovane americano, attraverso un film che è diventato un cult, con la sua storia ci ha insegnato la libertà, il coraggio di una scelta, la voglia di scoprire, rendendoci consci e facendoci apprezzare Sean Penn che ne fu regista e mise in scena il viaggio in maniera sublime. La colonna sonora non poteva che scriverla Eddie Vedder, che con i temi del film un po’ ci sta a pennello, si può dire quasi che ne abbia sposato la causa. Nel 2000 sostiene infatti il candidato indipendente alle presidenziali Ralph Nader, per i suoi interessi nella causa ambientalista, mentre nelle presidenziali del 2004 partecipa alla campagna Vote for Change a favore del candidato democratico John Kerry. È anche sostenitore del movimento ecologista radicale Earth First!.(1)

Lo scorso mese ha annunciato che il suo tour toccherà l’Italia: il 4 giugno sarà al nuovo Firenze Rocks Festival, e passerà poi per Taormina, all’interno dello storico Teatro Antico per un doppio concerto in programma il 26 e 27 giugno. La notizia è stata accolta con giubilo dai suoi fan, che più volte avevano richiesto, tramite la pagina internet ufficiale del cantante, una data in Italia. Le polemiche non sono mancate, per i costi;  pare, infatti, che i biglietti per i suoi concerti si aggirino ormai intorno ai 130 euro, cosa che fa specie, quando proprio Vedder ha condotto una campagna contro l’imposizione di prezzi alti per i concerti della sua band, i Pearl Jam. Questa però è la solita polemica trita e ritrita che ha visto anche protagonisti i Radiohead, e ora, come allora, nonostante tutto, resta il fatto che i biglietti siano andati a ruba.

Vedder, comunque, si prende il suo spazio per scoprirsi come artista solista, non senza subire critiche, come ogni volta accade ai membri delle band che prendono pause dal resto delle truppa ma, il suo essere solista funziona. Funziona perchè i Pearl Jam perderebbero di valore senza la sua voce cavernosa e allo stesso tempo calda, senza il suo volto, immagine a cui si è spesso ricondotto l’impegno della band in canzoni altrettanto impegnate come Jeremy, la storia del ragazzino uccisosi in Texas in classe, davanti al suo professore e ai suoi compagni di classe, per citare un esempio.

Eddie Vedder non è mai veramente solo sul palco, lo si capisce da vari live pregressi, in cui ha sempre un amico del mondo dello spettacolo a fargli da spalla, da Johnny Depp a Beyoncè e chissà che non ne porti anche in Italia di ospiti. Il cantante, inoltre, non esegue solo le sue di canzoni, farà a suo piacimento, pezzi estrapolati dall’opera magna dei Pearl Jam, ma canta spesso anche Tom Waits, Bruce Springsteen, Neil Young. L’America del rock, con lui, insomma, pulsa sul palco.(2)

Suona spesso con Glen Hansard che è quello che non manca mai, perchè suo amico da sempre. Per chi non lo conoscesse, l’irlandese Hansard appare sugli schermi nel film Once, uscito in Italia per la Sacher distribuzione, nel 2008, la casa cinematografica di Nanni Moretti. Vedder e Hansard cantano insieme Falling Slowly, la canzone che fece vincere l’Oscar allo stesso Hansard dieci anni fa circa. Il film, di una delicatezza sconfinata, parla di un giovane musicista che aggiusta elettrodomestici per vivere e, nel tempo, libero suona per le strade di Dublino. Nel film, questo musicista un po’ vagabondo incontrerà una ragazza, di orgine ceca,  madre di un bambino. La loro passione per la musica li unirà, producendo duetti che restano memorabili, come appunto quello di Falling Slowly.

Gli album da solista del cantante dei Pearl Jam sono due, uno è appunto quello  in cui si trovano Rise, Guaranteed ( vincitrice del Golden Globe per la miglior canzone originale), Society, le canzoni di Into the Wild per l’appunto che costituiscono poi un concept album, perchè seguono pedissequamente le vicende del film .La bravura di Vedder sta nell’aver descritto con le sue canzoni la libertà, la solitudine, in maniera così dolce e appassionata che ci si chiede come un’artista del genere sia passato dal grunge nudo e crudo di Alive, Crazy Mary ,ma soprattutto Black, a pezzi come Long Nights. Anche se, c’è da dire che l’anima dolce di Vedder l’avevamo già scoperta nell’inflazionatissima Just Breathe.

L’altro album, da solista, quello più  recente, Ukulele Songs, approfondisce la vena intimistica e se vogliamo piu disimpegnata del cantante. Per quanto riguarda l’ukulele poi, forse si deve anche a Vedder il suo sdoganamento e la sua diffussione massiccia. Vedder, oltre ad essere un grande performer, è anche un musicista  straordinariamente bravo; nei suoi concerti passa con nonchalance dalla chitarra all’ukulele ,dal sitar alla batteria. Ha cominciato da solista nel 2008, e da questo concerto è nato un film documentario, Water on the Road.  Da allora non si è più fermato. Vedder ha in Italia un grande stuolo di fan che, siamo sicuri lo accoglieranno come merita un artista del suo calibro. E noi? Che facciamo, non ci andiamo?

NOTE

(1) pagina Wikipedia dedicata all’artista

(2) Eddie Vedder in Italia: le 7 cose da sapere, 16 marzo 2017, Barracudastyle, http://barracudastyle.com/it/eddie-vedder-in-italia-7-cose-sapere/

Foto: http://www.progettoitalianews.net

Author: Maria Sabata Di Muro

Studentessa di Giurisprudenza per caso prima, per passione poi. Sognatrice e idealista per professione.

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