Traduzione dal TIME: http://time.com/4663317/syrian-refugee-women-cook-food-restaurant/?xid=homepage

Le storie

Dyana Aljizawi ha passato tre giorni cucinando più di due dozzine di piatti tradizionali siriani– riso pilaf, hummus, insalata, baba gaboush, cosce di pollo arrosto e altro- ed era esausta. E’ stata una notte impegnativa per la ventenne rifugiata siriana al Syria Supper Club, gruppo dedicato all’accoglienza dei rifugiati attraverso la condivisione di pasti.

Aljizawi è una delle molte donne rifugiate che sono riuscite a entrare in sintonia con le loro nuove case e a guadagnare cucinando e condividendo piatti tradizionali con i vicini degli Stati Uniti e del Canada. Grazie al Syria Supper Club, queste donne ricavano profitti dall’organizzazione di cene a buffet con l’intento di respingere l’islamofobia e la xenofobia che, a detta loro, è stata esacerbata dall’elezione del Presidente Donald Trump. “Sono spaventata all’idea di uscire perchè, con il corrente clima politico e Trump, ho paura che possiamo essere rispedite a casa, in una zona di guerra”, ha detto Aljizawi, che ora vive nel New Jersey con suo marito. “L’America è piacevole, bellissima, ma abbiamo dovuto affrontare moltissimo dolore qui”.

La guerra civile siriana ha creato circa 11 milioni di emigranti, mandandone più di 10,000 in America e 40,000 in Canada. Prima di arrivare negli USA, Aljizawi ha vissuto in Egitto per alcuni anni. Sebbene non abbia fornito molti dettagli circa la sua precedente vita in Siria, Aljizawi ha detto di aver imparato la cucina tradizionale siriana da sua madre all’incirca a 17 anni, mentre viveva in Egitto. Durante la serata, gli invitati alla cena hanno fatto i complimenti allo chef, meravigliati dalla varietà delle sue abilità culinarie ad una così giovane età. A differenza del cibo americano, la cucina siriana, ricca di verdure e carne “halal”, include miriadi di piatti. I 20 piatti e più di quella sera non erano niente, ha detto Aljizawi.

“Dovreste vedere com’è durante il Ramadan”, ha detto, mentre descriveva l’infinita quantità di cibo che lei e la sua famiglia avrebbero mangiato alla fine del mese santo di digiuno Islamico. Un po’ timida all’inizio, Aljizawi si è aperta con il proseguire della cena, aiutata dal suo traduttore Asma Alqudah, studente alla Montclair State University. Alla fine del pasto delle risatine riempivano l’angolo della sala occupato dalle donne più giovani che parlavano animatamente in Arabo e si facevano alcuni selfies. Alijzawi ha detto che il suo più grande obiettivo è cucinare per la sua famiglia ed occuparsi della sua casa, una volta stabilitasi perfettamente nella sua nuova dimora.

La cucina come forma di integrazione

Oltre al rischio di islamofobia, altre sfide hanno reso la vita in America difficile per Aljizawi. Casa sua è troppo piccola e in pessime condizioni, l’affitto è troppo caro e lei e suo marito non hanno agevolazioni adeguate, ha detto. I soldi che guadagna grazie alle cene sono d’aiuto mentre cerca lavoro. Gli ospiti acquistano i biglietti a 50 dollari l’uno, per poter partecipare alla cena, e il ricavato va alle donne siriane per acquistare gli ingredienti necessari. Iniziato da Kate McCaffrey e Melina Macall, il Syria Supper Club offre opportunità ai rifugiati e cerca di opporsi a Trump. Le donne, che sono state coinvolte nel progetto dalla sinagoga di Montclair, Bnai Keshet, hanno organizzato circa 30 cene, di cui 15 solo a Gennaio, tanto  la popolarità del club cresce. Circa 30 rifugiate hanno cucinato, e ci sono stati vari ospiti che si sono proposti per organizzare eventi successivi.

Trump ha attraversato le menti di tutti gli ospiti durante la cena del 5 Febbraio, tenutasi nei giorni seguenti all’emanazione da parte di un giudice federale di una conferma circa il suo ordine esecutivo sull’immigrazione, che bandiva i provenienti da sette nazioni a maggioranza musulmana, incluso un bando a tempo indeterminato per i rifugiati siriani. Molte persone vedono il bando come anti-Musulmano e condividere i beni con i rifugiati già presenti negli USA è diventato l’unico modo per gli americani di ribellarsi contro l’ordine, che è stato subito ostacolato da un appello alla corte federale in California.

Il desiderio di familiarizzare con i nuovi vicini ed aiutarli ad avere una vita piena ha spinto gli americani e i canadesi ad avviare in entrambi i Paesi pop-up restaurants e servizi di catering che assumono le donne per condividere quelle ricette della tradizione orale che potrebbero dissolversi a causa della dispersione nelle varie parti del mondo. A Toronto, in Canada, Newcomer Kitchen invita le donne siriane rifugiate a preparare pasti settimanali che vengono venduti online per 20$. Il menù varia da settimana a settimana e può includere torte salate di carne, Tabbouleh, hummus, pollo, verdure e sempre un dolce tipico siriano.

“Vogliamo celebrare il fatto che conservino una delle più antiche tradizioni culinarie al mondo”  afferma la co-fondatrice Cara Benjamin-Pace. “Il nostro obiettivo non è formare queste donne affinché si inseriscano nel settore culinario. Vogliamo riunirle e accoglierle come donne e come parte della comunità.”

Sembra abbia funzionato per tre donne che cucinano ogni settimana per Newcomer Kitchen. Le tre vivevano a Toronto da circa un anno e hanno raccontato al TIME, attraverso un traduttore, di quanto si sentissero frustrate prima di essere coinvolte nel progetto,  e di come il loro umore sia migliorato ora che sono parte di una comunità affiatata. Una cuoca, Amina Alshaar, ci ha raccontato di aver esitato prima di unirsi al progetto perché non aveva mai fatto “questo tipo di esperienze”. Come casalinga, cucinare per la sua famiglia poteva risultarle stressante ma, alla Newcomer Kitchen, sente di avere una nuova energia. “Sono qui per sette ore e sono davvero felice. Per niente stanca” dice Alshaar.

Cucinare per non sentirsi sole

Khadija Alibrahim, un’altra cuoca, ci racconta di come  la sua famiglia ha reagito alla notizia di voler lavorare ora che vive in Canada. Hanno cambiato idea quando hanno visto quanto lei fosse soddisfatta. “Mi ha resa davvero felice l’idea di riunirmi con altre donne” dice. “Se non mi fossi unita a questo tipo di progetto, non avrei avuto la possibilità di familiarizzare con gli eventi sociali che la cucina racchiude.”

Ghada Neemat racconta invece della necessità di cucinare per evitare di sentirsi sola. Neemat, 32 anni, ci ha detto di aver perso suo padre, suo fratello e tre cugini a causa della guerra. “La possibilità di incontrare Cara e far parte di questo progetto è stata davvero d’aiuto” racconta Neemat che ora è incinta. “Prima ero totalmente depressa, ora mi sento molto meglio”

La politica di accoglienza canadese nei confronti dei rifugiati ha sorpreso totalmente le donne, molte delle quali al proprio arrivo sono state accolte dal primo ministro Justin Trudeau in persona. Alshaar dice che le ci vorrebbero circa dieci giorni per esprimere a pieno la sua opinione nei confronti di Trump e della sua politica isolazionista. “Non ce lo si aspetta da un presidente degli Stati Uniti” dice riferendosi all’ordine esecutivo di Trump, il quale ha causato la detenzione negli aeroporti di milioni di persone il giorno dopo averlo sottoscritto. “Come hanno fatto ad eleggerlo?”

Benjamin-Pace dice che la Newcomer Kitchen è riuscita a raggiungere le donne proprio perché tendono ad essere messe in secondo piano quando la propria famiglia arriva nella nuova casa. Mentre gli uomini trovano un lavoro e i figli vanno a scuola, loro restano a casa e si isolano. “E’ quasi come se le loro vite non avessero l’opportunità di ripartire. Se dai nuova energia alle donne, lo sviluppo complessivo della famiglia è parecchio superiore.” sostiene Benjamin-Pace. “Le donne in Siria hanno un grande potere. Non stiamo cercando di cambiarle. Vogliamo solo valorizzarle per ciò che sono.”

Traduzione di Silvia Fortunato e Francesca Del Vento

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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