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Man Rain Biker Tank di Gerard Russo. Originale qui

Sparire, persino da se stessi, lasciarsi tutto alle spalle in un masochistico ripiegamento interiore che, partendo da un intimo amore inconfessato, diventa un ripiegamento cosmico. Il tempo è lento, il vento è forte. La mente è ferma, il cuore corre. In virtù di questo parallelismo intimo e naturale, il nostro uomo di carta comprende “che il potente spettacolo continua”, che l’amore forse non è poi così lontano, perché nella corsa dei suoi pensieri c’è un’Euridice che, al contrario del mito, non aspetta altro che l’uomo di carta si volti.

 

Sussurro
Potremmo sparire,
ora che gli alberi litigano col vento
e i cappelli dei passanti librano
e gli ombrelli si diramano e prendono la forma
di grandi origami piegati dal tempo,
vedi anche tu?
Enormi barche e strani orecchi,
buste che danzano mentre noi siamo lenti.
E mi chiedi se abbia freddo,
se voglia indossare la tua sciarpa,
quando io vorrei soltanto rubarti gli occhi
e riprovare a sognare…
che i tuoi sono freddi come in Oymyakon,
ma bruciano come Mosca nel 1812.
E vorrei darti i miei,
soltanto per un attimo
ché temo tu possa avere paura del buio.
E’ così che vedo il mondo,
perennemente avvolto da una fitta penombra
in cui mi rifugio.
E temo gli sguardi, le luci, la gente,
ma non a notte fonda…
quando rimangono soltanto
ubriachi, puttane, sirene,
tristi anime dal sorriso dipinto,
giovani amori in auto appannate
e volti stanchi in cerca di appiglio.
E “si stendono muti nella notte oscura
e di nuovo il mio cuor s’accende ed ama
il cuor che a non amar si sforza invano”.
E ricomincia da te.
Se solo sapessi che la luce che vedo
sia agli angoli dei tuoi occhi,
sui colli delle tue labbra,
ai margini del volto
e nel calore di quella sciarpa,
che rifiuto sempre…
ché non m’importa sentir freddo
se sento che brucio dentro
accanto a te,
dopo lungo tempo,
dopo mille inverni,
lettere, tè, caffè.
Ma è meglio che tu non sappia,
sì, forse è meglio così,
ché lentamente muore
chi si raffredda accanto a me.
E, allora, potrei sparire…
proprio come quel cappello,
come quelle buste,
affinché tu abbia solo un’immagine di me.
Ma tu mi inseguiresti,
e allora sarà pioggia
e desidererò solo
essere
di carta.

 

Author: Sergio Garofalo

Dopo aver conseguito il diploma socio-psicopedagogico nel 2013 a Canosa di Puglia, approdo nel mondo delle lingue straniere iscrivendomi al corso di studio in Culture delle lingue moderne e del turismo dell’università di Bari. Attualmente sto approfondendo la grammatica e la cultura della lingua russa, inglese e portoghese, ma spero di allargare il campo delle conoscenze ad almeno venti lingue aggiungendo ad esse, magari, una seconda laurea in psicologia.
Lupo solitario, sempre con una penna ed un taccuino nello zaino, spero di poter ultimare un giorno il romanzo cui sto dedicando tutto me stesso, per non finire con gli anni, ormai maturo, uggioso e nostalgico, a celebrare la vita con la maschera di un libro che non ho mai scritto, ma che sapeva di me.

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