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In un panorama ancestrale, in cui echeggiano cori di antiche madri a lutto, in un mondo fatto di figure di carta in balia del vento, lì si volge il mio sguardo. Rimane incastrato in punti in cui passati millenari e futuri ancora non immaginati, coincidono, nel vano tentativo di afferrare tutto ciò che è liquido.

Ti ho trovato nei ritmi antichi
delle trombe che squillano in lutto,
mi sei sfuggito fra i boschi
di un incubo che non oso toccare,
corri liquido in parole che lasci
cadere a stento come semi di sorrisi nel vento.
Come vento percorri strade interrotte
e dissestate senza illuminazione artificiale
e a lume di candela mi lascio cullare
dal suono che fai quando per caso
mi attraversi.

Author: Silvia Fortunato

Silvia, studentessa di lettere moderne a Bologna. Dissemino parole per ritrovare la strada.

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