A volte gli specchi sono vuoti, perchè non sanno più che dirci, non sanno cosa ridarci, né raccontarci. E noi, fantasmi pallidi, ombre di anime, manchiamo di essenza, svuotati e lacerati, persi, appunto, nella disfazione: nell’infrangerci come la luce che attraversa le gocce d’acqua, ci scomponiamo, fino a ridurci, millesimarci.

Anime destinate
Alla disfazione
Corpi che s’aggirano infecondi
Calpestati come suoli aridi,
Siamo anime lacerate
Perse nel tutto-quel-che-può.
Echeggiamo la moltitudine
E di essa il raro splendore
Ma, soli, posti al centro
Della sala degli specchi
Siamo fantasmi inconsistenti
Indicibili e probabilmente
Inesistenti.

Author: Silvia Fortunato

Silvia, studentessa di lettere moderne a Bologna. Dissemino parole per ritrovare la strada.

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