immagine da: ultimavoce.it

In questi giorni è possibile ammirare nelle sale il nuovo film di Xavier Dolan “E’ solo la fine del mondo”.

Il titolo rende l’idea, forse un po’ ironicamente, di una catastrofe:

Come possono vicende famigliari rappresentare la fine del mondo?

La “fine del mondo” descritta è quella sperimentata nel quotidiano. Nessuna apocalisse biblica, solo l’essere umano faccia a faccia con se stesso e di conseguenza con le proprie paure.

Fine del mondo è intraprendere un viaggio, continuamente rimandato per mancanza di coraggio. Dettato dalla necessità di rivedere la propria famiglia per annunciare loro qualcosa di drammatico.

L’opera inizia con un viaggio di andata, ma anche di ritorno a casa, e con un incredibile crescendo creato dal decollo di un aereo ma soprattutto dalla azzeccatissima “Home is where it hurts” della cantautrice francese Camille.

“Casa è il posto in cui fa male ritornare” è incipit in grado di sintetizzare perfettamente la carica emotiva delle vicende cui ci troveremo ad assistere, a partire dall’arrivo del protagonista che sconvolgerà i fragili equilibri di una famiglia instabile e composta da unità singolari.

Il primo personaggio di rilievo è la madre, interpretata da Nathalie Baye. Una donna energica che si approccia al figlio ritrovato con lo stereotipo che tutti gli omosessuali, compreso egli stesso, amino l’esuberanza. La donna subisce una continua svalutazione ad opera dei figli per il suo essere esuberante ed inopportuna. Nell’intimità di una sigaretta fumata di nascosto, si rivelerà tutta la propria forza. Con una disarmante credibilità regalata agli occhi dello spettatore.

Personaggio totalmente opposto è Antoine, il fratello maggiore, interpretato in maniera straordinaria da Vincent Cassel. Antoine è il brontolone di casa, un uomo scontroso e dai toni aggressivi. Cercherà di mantenere le distanze da suo fratello. Si mostra inoltre indisposto nel renderlo partecipe delle evoluzioni della propria vita e della propria famiglia, tanto da aggredire chiunque cerchi di far sentire Louis a casa, protagonista della pellicola. Egli giustifica i suoi silenzi con un apparente disinteresse nei confronti del fratello, nonostante il suo atteggiamento celi la rabbia provata per l’abbandono. Egli considera la sua vita piccola in confronto a quella del fratello, drammaturgo di successo, ed impedisce alla moglie Catherine di mostrargli i dettagli che la riguardano.

Catherine, interpretata da Marion Cotillard, è l’unico personaggio che riesce ad entrare in empatia con il protagonista nonostante l’apparente rifiuto attraverso le parole. Tra i due vi è in ballo un continuo gioco di sguardi ben più comunicativo di semplici parole. Catherine è sfuggente, imbarazzata alla presenza di questo sconosciuto membro della famiglia. Lo rimanda continuamente ad Antoine affinché abbiano il tanto auspicato confronto.

Poi c’è Suzanne, la piccola di casa, interpretata dalla bellissima Lèa Seydoux, sorella alla ricerca della parte mancante. Una ragazza cresciuta con il desiderio di conoscere un fratello del quale nutre una sfocata idea tramite i racconti di famiglia, e le poche righe delle cartoline ricevute sporadicamente. E’ assetata ed ossessionata dal tempo, non volendone sprecare neanche un secondo. E’ alla ricerca di un’intimità, che non riuscirà a costruire a causa della drammaticità di suo fratello.

Louis è dunque il centro attorno al quale ruotano tutti gli altri personaggi. Il figlio tornato a casa e riempito di attenzioni che non vuole. Un uomo sfuggente e tormentato, incapace di portare con sé la gioia del ritorno. Compone frasi da tre parole nell’attesa del momento giusto per la sua rivelazione. Il suo ritorno a casa è un viaggio dentro se stesso, nella sua infanzia, alla ricerca dei suoi luoghi felici. Ne sono una testimonianza il suo desiderio di rivedere i luoghi in cui è cresciuto. Quelli dei primi amori, accompagnati da flashback che lo riportano ai suoi giorni migliori.

L’intera narrazione è un’altalena tra l’infanzia leggera, le gite fuori porta e le emozioni vive dell’amore intervallate dalla drammaticità del presente, del ‘qui ed ora’.

In questo film, Dolan è in grado di combinare perfettamente tutti i temi che tormentano l’essere umano, legati principalmente al dolore provato in consapevolezza della propria fine. Al termine di un tormento senza via d’uscita, nel tentativo di sfruttare al meglio ciò che resta.

L’opera di Dolan inscena il rimpianto che si prova, ormai giunti al capolinea, di quello che avremmo potuto dire o fare. Uno spaccato rappresentativo di rapporti che avrebbero potuto essere coltivati o gestiti diversamente, a cominciare dagli affetti famigliari.

Ci pone davanti ad una riflessione sul tempo, distruggendo la concezione della durevolezza della vita. In maniera sublime, attraverso immagini che evocano continuamente la sua natura effimera, spaziando da inquadrature di orologi e momenti passati alla fretta di andare e alle occasioni perse. Una verità che non arriva perché attendiamo il momento giusto per rivelarla: un momento che non arriverà mai se non siamo in grado di crearlo. Forse per la nostra mancanza di coraggio, forse per l’incapacità umana di farsi carico dei propri sentimenti e delle proprie rispettive responsabilità.

Ciò che il protagonista auspica è la riuscita del viaggio:

“Fare questo viaggio per preannunciare la mia morte, per annunciarla io stesso e dare a me e agli altri, per l’ultima volta, l’illusione di essere, ora che arriva la fine, di essere padrone di me stesso”.

 

Nell’illusione di essere padrone di se stesso. Di avere la forza di sostenere le proprie emozioni senza timore. Alla ricerca del tempo perso, nella speranza di lasciare qualcosa di sé. Una aspirazione che si rivelerà tuttavia fallimentare. In definitiva, Dolan ritrae così una adeguata immagine della fragilità umana e il divario tra ciò che ognuno ha dentro se e ciò che vorrebbe invece esternare. Con il rischio di perdersi in dissolvenza.

Author: Francesca Del Vento

Amo viaggiare e ho una valigia sempre pronta per partire.
Mi appassionano le lingue, le culture e l’arte in tutte le sue forme

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