È in grado di alzare entrambe le braccia sulla testa come se stesse mettendo un cappello?
Le capita mai di perdere il controllo dell’intestino con conseguente evacuazione di notevole entità?
È in grado di fare la semplice operazione di mettere una sveglia?

Queste sono solo alcune delle domande demenziali poste al povero Daniel Blake (Dave Johns), un carpentiere costretto a chiedere un’indennità allo Stato a causa di gravi problemi al cuore. Un uomo come un altro obbligato a sottostare alla trafila burocratica nella speranza di ottenere ciò che gli spetterebbe di diritto.

Ci troviamo a Newcastle, nord dell’Inghilterra, e sebbene Daniel sia stato ritenuto da tutti i dottori non in grado di tornare al lavoro, coloro che decideranno se sia idoneo o meno all’attività lavorativa (e se dunque gli spetti una futura pensione) saranno dei cosiddetti professionisti della sanità dalle dubbie competenze mediche. Il protagonista è un uomo tenace, desideroso di lavorare e rendersi utile, disposto ad aiutare il prossimo in ogni modo necessario. Ed è ciò che ha fatto fin quando la sua compagna malata di mente era in vita, e che continua a fare quando nella sua vita entrerà la famiglia di Katie(Hayley Squires), giovane madre di Daisy e Dylan nel bel mezzo di enormi difficoltà economiche senza l’aiuto del padre dei suoi due figli. Sfrattati a Londra e costretti a vagabondare per due anni, Katie riesce a trovare per la sua famiglia una sistemazione arrangiata a Newcastle.

A fare da contorno alle intricate vicende del film c’è il vicino di casa del signor Blake, il quale prova a racimolare qualcosa, nutrendo speranze di vita migliore, tramite la compravendita di scarpe cinesi oltre i confini della legalità.
Vista l’impossibilità di ottenere un’indennità di malattia, a Daniel non resta che il sussidio di disoccupazione, ma al fine di ottenerlo sarà costretto a cercare lavoro per un tot di ore settimanali, pur dovendo rifiutare eventuali offerte per il suo stato di salute, trovandosi dunque in situazioni umilianti.

Nel frattempo, Katie viene beccata a rubacchiare al supermercato dalla guardia Ivan, che le dà il suo numero nel caso le servisse aiuto. Di fronte alle lamentele di Daisy, Katie non riesce a resistere alla tentazione di contattare la guardia, che le propone di fare la prostituta. Distrutta, avvilita e senza speranza di trovare un lavoro come domestica, la giovane accetta, toccando il punto più basso della sua esistenza. Presto Daniel capisce cosa sta succedendo, e raggiunge Katie al bordello provando a convincerla a desistere, in quella che è la scena probabilmente più toccante dell’intera pellicola: due esseri umani a confronto, due generazioni differenti, ma con una sorte che li unisce nella disperazione, stato d’animo filo conduttore dell’intero racconto e comune a una percentuale sempre più alta della popolazione, senza distinzione di genere, razza o età.

Daniel non ne può più, e decide di rifiutare il sussidio di disoccupazione facendo ricorso per l’indennità di malattia. Riporterà sul muro tutta la sua rabbia:

”Io, Daniel Blake, esigo un appuntamento per il mio ricorso prima di morire di fame”

Ma i risultati del suo gesto non vanno oltre l’ammirazione dei passanti, con la polizia ad ammonirlo per danneggiamento.
Ormai esausto, si reca con Katie al centro per il ricorso dell’indennità di malattia, e malgrado le rassicurazioni, viene colto da un infarto fulminante.

“Io, Daniel Blake”, vincitore della palma d’oro al Festival di Cannes, è un film del 2016 diretto dall’ottantenne regista inglese Ken Loach. Figlio di operai, ha dedicato la sua intera carriera alla descrizione della condizione di vita dei ceti meno abbienti, e a tal proposito ricordiamo film come ‘Kes’, ‘Cathy come home’ e ‘Il vento che accarezza l’erba’. Ci troviamo dinanzi a un piccolo capolavoro contemporaneo, capace di indignare ed emozionare, in cui il protagonista, provando a dimenarsi tra le svariate assurdità burocratiche, incrocia bricioli di umanità in un mondo governato da un sistema fondamentalmente cinico e robotico. Chi si aspetta un film con colonna sonora in pompa magna e lieto fine da “vissero felici e contenti” non rimanga deluso, piuttosto ne colga la morale: ”Se perdi il rispetto per te stesso, sei finito.”

immagine da: sentieriselvaggi.it

Author: Federico Del Vecchio

Amo il cinema e sogno di diventare un regista. Cerco costantemente di espandere la mia cultura tramite qualsiasi esperienza abbia l’opportunità di avere.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!