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I prodromi del cyberbullismo: Internet e il Nuovo Millennio

Lo scoccare della mezzanotte del 1 Gennaio 2000 è stato uno dei momenti più emozionanti per l’informatica e per la Rete. Non tanto per i danni che il “baco del millennio”, limitatissimi rispetto alle stime, fece a livello mondiale, quanto piuttosto come il passaggio fondamentale tra due mondi informatici. Da quella Rete a porte chiuse che fino al 1995 era caratterizzata dai lavori condivisi dalle migliori menti del mondo, al World Wide Web, il mercato libero, l’accesso incondizionato. Ci volle il nuovo millennio per avere una infrastruttura tale da sostenere connessioni flat, senza limiti di tempo, ed avere lo sviluppo creativo per portare Internet in una nuova, stravagante, evoluzione.

Ora, se leggendo il primo paragrafo avete pensato: “Fantastico, Internet è diventata la motrice del Nuovo Millennio. Ha permesso scambi commerciali, artistici ma soprattutto sociali” vi porgo uno dei detti più conosciuti tra gli amanti dell’informatica. Il PEBKAC, ovvero:

Problem Exists Between Keyboard and Chair”

Il problema è tra sedia e tastiera”

L’espressione, ironica, usata tra gli addetti ai lavori sottolinea come l’apporto umano sia il generatore maggiore di danni per un sistema. Ma i danni strutturali si possono risolvere, in maniera più o meno economica.

Aprire gli occhi

Il desiderio di comunità e di emergere ha sempre portato gli esseri umani ad esternazioni e comportamenti sì aggressivi ma limitati, dato che ne avrebbe risentito la propria reputazione. Il fenomeno della deindividuazione era ben noto già dal 1969, grazie agli esperimenti del dottor Zimbardo. L’anonimato rende gli individui più aggressivi e meno compassionevoli. Internet, nelle sue infinite sfumate, si è rivelato il mantello dell’invisibilità perfetto, grazie alla natura virtuale della Rete. Nasce così la cosiddetta “cyberdisinibizione”, un distacco dalle regole e restrizioni sociali, che sfocerà nel cyberbullismo. Il bisogno di catarsi viene facilmente soddisfatto, esprimendo le proprie tensioni e le proprie idee, senza quel freno sociale che in una situazione faccia a faccia blocca i comportamenti più irruenti.

Una lunga e silente strage

La storia del cyberbullismo è piuttosto recente ma si è macchiata di diverse controversie. Un caso importante nella community internazionale è stato sicuramente il Gamergate, che ha travolto dapprima due sviluppatrici di videogiochi Zoe Quinn e Brianna Wu, per poi estendersi ad altre attiviste dei diritti delle donne su internet, tra cui Anite Sarkeesian. A seguito di un post poco decoroso da parte del fidanzato della Quinn, è partita su internet una campagna di odio senza precedenti, con false accuse di intrattenere una relazione con un giornalista per ottenere recensioni positive per un suo lavoro. Questo fu solo l’incipit, dato che migliaia di persone si erano poi unite nella campagna #Gamergate, attraverso la quale sono state rese pubbliche informazioni private delle tre e sono state rivolti insulti di ogni tipo, minacce di stupro e di morte. Un odio infondato ed ingiustificato, frutto dell’anonimato di Internet.

Ancora più tristi i casi di Amanda Todd e Tyler Clementi, vittime di cyberbullismo, culminati in drammatici suicidi. Amanda aveva 14 anni, e frequentava chat online. Tyler ne aveva 18, ed amava un uomo.

L’unico peccato di Amanda è stato quello di scattare una fotografia in topless per uno sconosciuto, quasi per gioco. Trasformatasi in un ricatto. A Natale la polizia suona alla porta di casa Todd: una foto di Amanda gira su internet. In seguito, gli episodi di cyberbullismo aumentano e lei peggiora: entra in depressione, ed iniziano così episodi di ansia e autolesionismo. Cambia scuola, cambia casa. Ma gli insulti sono sempre lì, tra profili falsi e messaggi privati. Amanda non riesce più a resistere e si suicida, lasciando a YouTube, alla Rete, il suo ultimo messaggio.

Tyler si era da poco immatricolato alla Rutgers University. Chiede una sera, al suo compagno di stanza Ravi di lasciarlo solo. Si incontrerà con un amico, ma Ravi, riferirà in tribunale di aver lasciato la webcam del suo PC accesa, per timore di essere derubato. Registra Tyler, intento a baciarsi con il suo amico, ed invita altri a connettersi al suo streaming. Scosso dall’accaduto, Tyler chiede provvedimenti,  schernito sulla sua sessualità. Ma Ravi non pare neppure sentirsi in colpa. Deciderà di buttarsi dal George Washington Bridge poche ore dopo.

Casi come quelli di Tyler ed Amanda sono oramai distribuiti su tutto il globo. Carolina Picchio e più recentemente il caso di Tiziana Cantone sono solo due esempi di un problema gravissimo in Italia (e non), spesso cavalcato da giornali e media per qualche giorno, prima tornare nell’oblio poco dopo.

Uso improprio

Al bando, dunque, l’uso della Rete? Certo è che il dato è quello di un maggior senso di aggressione e sensazione di impunità. Ma va chiarito: la Rete, come strumento, è innocente. Il vero problema non sono i mezzi, ma le modalità. Il problema è chi utilizza Internet ed in che modo. Da qui si deve ripartire. Pettegolezzo e calunnia sono presenti dalla notte dei tempi. La Rete non ha fatto altro che amplificarne la portata. Il cyberbullismo non è una costruzione del nuovo millennio, ma l’attualizzazione di un vecchissimo problema. Bisognerebbe forse dunque iniziare a puntare meno il dito verso la soluzione facile.

Lo specchio dei nostri monitor ci rivelerà il vero colpevole, nascosto tra sedia e tastiera.

 


Fonti

Online Aggression : The Influences of Anonymity and Social Modeling – Adam G Zimmerman 

The Internet Regression – Norman Holland

Stop Cyber Bulling

Wikipedia – Gamergate controversy

Wikipedia – Suicide of Amanda Todd

Wikipedia – Suicide of Tyler Clementi

Carolina Picchio – Articolo di Huffington Post ITA

 

Author: Leonardo Cristiano

Appassionato di tecnologia, ho conseguito studi classici. Dopo alcuni anni a Milano, ora mi interesso di web, informatica, tecnologia, senza mai dimenticare l’attualità e la politica.

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