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“Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito maschile in televisione hanno avuto, negli ultimi anni, quello che si potrebbe definire «Momenti Federer». Certe volte, guardando il giovane svizzero giocare, sbalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere da un’altra stanza per controllare se stai bene. I Momenti sono tanto più intensi se un minimo di esperienza diretta del gioco ti permette di comprendere l’impossibilità di quello che gli hai appena visto fare.”

(David Foster Wallace- Federer come esperienza religiosa)

 

Il 3 aprile 2017 ogni appassionato della racchetta si è svegliato con una certezza: Roger Federer, alla veneranda età di 35 anni, ha sorpreso tutti un’altra, innumerevole volta. Il tennista elvetico ha vinto il torneo Master 1000 di Miami, battendo per il maiorchino Rafael Nadal in due set (6-3/6-4). E’ il suo quinto titolo a Miami, oltre che novantunesimo (!) in carriera. Mai nessuno nell’era Open come lui.

E sarebbe qualcosa che potrebbe rientrare nella sua (nella nostra,mai) concezione di “normale” se non fosse che l’ultimo Master vinto prima di questo straordinario 2017 era datato 1° Novembre 2015, e addirittura l’ultimo Open risale a Wimbledon 2012. Anche i più appassionati si stavano abituando all’idea di un campione ormai tramontato, col ritiro all’orizzonte. Roger, però, ha voluto dare un ultimo plot twist alla trama della sua carriera.

Che ormai l’ha definitivamente consegnato all’Olimpo dello Sport. (Roger Federer con il trofeo vinto all’Australian Open 2017, via Instagram)

 Partire dal fondo

La storia del meraviglioso 2017 di Roger Federer parte però, come per tutte le favole, da un fulmine a ciel sereno: il 26 luglio 2016 Roger, sul suo profilo Facebook, annuncia il ritiro dall’Olimpiade di Rio e soprattutto lo stop fino al termine della stagione: una decisione presa per salvaguardare il ginocchio sinistro operato a febbraio (menisco), evidentemente ancora lontano dal pieno recupero.

Il tennista rinuncia cosi a conquistare l’unico successo che ancora non è presente nella sua bacheca, ovvero l’Oro Olimpico, poiché festeggerebbe durante Tokyo 2020 il suo 39° anno d’età (anche se ormai ci sorprenderebbe un po’ meno trovarlo all’ombra dei ciliegi giapponesi tra tre anni) e mette fine già a Luglio al suo annus horribilis. Per la prima volta da 14 anni, Federer non riesce a vincere un titolo ATP.

A luglio 2016, a ormai 35 anni, la sua carriera sembrava essere volta al termine.

 

A fine anno, per la prima volta dal 2002, esce dalla Top 10 del ranking ATP.

 

Forever Young

Adesso, il bilancio dei primi tre mesi del 2017 è di 19-1. Ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, in Australia, in California e in Florida. Una trilogia che ha centrato solo un’altra volta, nel 2006, all’apice della carriera. Il Rinascimento del gioco di Federer nasce nel Luglio 2016. E il Rinascimento del gioco del tennista svizzero va ricercato in Croazia, terra natia di tale Ivan Ljubicic, coach subentrato a Stefan Edberg.

Cos’ha da insegnare un omone di oltre 190 cm, che in una modesta carriera ha vinto solamente l’ATP di Indian Wells nel 2010, al Re del tennis?

Il segreto è che prima di essere l’allenatore di Roger, egli è uno tra i suoi più cari amici e forse, assieme alla moglie Mirka, il suo primo tifoso. Ed è forse questo amore prima, ossessione poi, che ha permesso a Ivan di analizzare a fondo il gioco dello svizzero, quasi a sviscerarlo nei fondamentali, per poi, durante i 5 mesi di stop modificare l’approccio tattico e la posizione in campo.

La finale dell’Australian Open contro Nadal è l’estremo esempio di quanto Roger abbia reso il gioco del 2017 quanto più spregiudicato e veloce il suo corpo gli permetta. Durante il match che assegnava il torneo infatti, Federer ha giocato sempre e solo d’anticipo,piedi sulla riga di fondo e braccio in decontrazione. Certo, un’impresa sportiva così grande richiede il concatenarsi di tanti fattori ulteriori: un buon tabellone, la superficie più veloce, le sconfitte premature dei big, il resto lo fa l’immensità rogeriana, ma Ivan il Croato ha rivoluzionato il gioco di Federer molto più di quanto si pensi. Del resto, se Roger gli ha consegnato la coppa pubblicamente a fine premiazione, un motivo ci dovrà pur essere stato.

 

Federer_vs_Nadal_AO_2017_Final_Highlights_HD_ITA_18th_GS_by_Federer_the_G_O_A_T

 

La seconda rivoluzione la troviamo nel rovescio. Il rovescio a una mano che ha contraddistinto la sua carriera l’ha aiutato a sbrogliare diverse situazioni di gioco ed avversari, ma ha avuto già con Edberg e ancora di più con Ljubicic un’evoluzione che l’ha portato ad essere molto più offensivo e potente e a fare affidamento soprattutto al lungolinea per chiudere il punto e all’incrociato per aprirsi il campo. Ciò è dovuto principalmente al fatto di aver cambiato la sua racchetta, aumentandone la grandezza. Questo gli ha permesso di “inventare” di sana pianta una specie di return & volley, lo Sneak Attack by Roger (SABR) che gli consente di rispondere al servizio di contro-balzo,togliendo tempo all’avversario e andare direttamente a rete.

 

 

Il terzo segreto di Federer è essere diventato più aggressivo, più portato verso la rete. Questo perché se vuoi allungarti la carriera devi accorciare gli spazi. Per questo si può notare come sulle superfici veloci a volte pratichi il Serve&Volley, una rarità ormai nel circuito. La sua bravura è anche accorciare il tempo tra un punto e l’altro: ti soffoca dal punto di vista fisico e mentale, non ti dà il tempo di riflettere.

 

 

La magnifica regola dell’invenzione costante

I primi 3 mesi del 2017 sono andati via e saranno giudiziati dai posteri come una delle celebrazioni più alte del giocatore svizzero, perchè testimonianza della della sua regola aurea: innovare. Abbiamo visto il Federer 2.0 dopo l’infortunio alla schiena del 2013 e abbiamo visto il Federer 3.0 nel 2015 col cambio di racchetta: la bravura e il talento di questo campione sono, perciò, solo la base per costruire una leggenda capace di far innamorare gli esteti del tennis. 

Roger, a Luglio avrebbe potuto semplicemente dire basta: godersi le sue amate Alpi e i suoi 4 figli.

Ma non l’ha fatto.

Citando il Guardian appena prima della vittoria di Miami: “Non è una questione di soldi. Riguarda la lotta per continuare a migliorarsi, vincere di nuovo, raggiungere la vetta. Di conseguenza si capisce come vi fosse un errore riguardo il disturbo di Nadal e Djokovic alla grandezza di Federer. Non lo hanno ridimensionato. Lui li ha portati al suo livello. Non avrebbero mai raggiunto i loro apici senza di lui a guidarli. E ora, come il campione indomabile che è, è uscito allo scoperto ancora una volta”.

E ne siamo felici, aspettando Wimbledon.

 

Vincenzo Matarrese e Walter Somma

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

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