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Copertina del “Codex Seraphinianus”. Originale qui

No, mi spiace, il Codex Seraphinianus non è un antico codice di epoca romana o medievale, ma un’opera d’arte molto particolare, ovvero il “libro più strano del mondo”.

Questo “strano” libro è opera dell’artista, architetto e designer italiano Luigi Serafini che l’ha realizzato tra il 1976 e il 1978.

Codex Seraphinianus

Per avere un’idea precisa su cosa sia il Codex Seraphinianus sarebbe necessario, anzi obbligatorio, averne una copia tra le mani; in mancanza di questa, se proprio si dovessero utilizzare le parole per descriverne il contenuto, si potrebbe affermare che il testo altro non è che un’enciclopedia di un pianeta extraterrestre, un mondo somigliante alla Terra ma governato da leggi di natura differenti.

seraphinianusC’è una piccola precisazione da fare prima di procedere con la descrizione dell’opera: ciò che rende il Codex Seraphinianus un’opera unica è soprattutto la sua valenza artistica, valenza che nasce dal fatto che è lo stesso autore a sembrare un alieno. «L’enciclopedia di un visionario», queste parole di Italo Calvino acquistano senso se si pensa che, continuando ancora con l’utilizzo di similitudini ed analogie, non abbiamo a che fare solamente con una descrizione di un mondo extraterrestre, bensì con un libro che sembra davvero provenire da un pianeta lontano, sembra davvero che sia stato pubblicato per essere letto da un pubblico alieno.

LE TAVOLE

Emblematica la copertina della prima edizione: un uomo e una donna che durante un rapporto sessuale si fondono fino a diventare un coccodrillo. Seguono le sezioni che suddividono l’opera, ciascuna trattante un diverso ambito: si parte dalla botanica per passare alla zoologia e alla mineralogia, fino a moda, gastronomia, tecnologia, architettura, ecc.

Il migliaio di tavole disegnate da Serafini sono fantastiche, accattivanti, ironiche, grottesche e a volte persino inquietanti. Ecco che compaiono una pianta a forma di forbici, un pesce capelluto, un uomo che adopera un segnale stradale come scudo ed un altro in pattini infilzato da una penna gigante, e ancora mappe geografiche, lavori assurdi, abitazioni e cose assolutamente incomprensibili e indescrivibili.

Indubbiamente è possibile collocare i disegni del Codex all’interno dell’arte surrealista e di quella astratta.

LA LINGUA

L’autore nel Decodex (fascicolo allegato all’ultima edizione che spiega la genesi dell’opera) racconta che inizialmente non sapeva bene come dovesse presentarsi il testo finale del Codex Seraphinianus. Serafini, in origine, aveva occupato il suo tempo solo per disegnare le tavole, e solo successivamente decise di fare qualcosa che somigliasse ad una enciclopedia.

Per l’occasione inventò una lingua indecifrabile, una scrittura asemica, ovvero senza significato di sorta. L’idea nacque pensando a cosa i bambini piccoli provano quando osservano un libro illustrato, non avendo loro la capacità di leggerlo e quindi di comprenderlo.

LA PUBBLICAZIONE

Ultimato nel 1978, la prima pubblicazione risale al 1981, quindi dopo 3 anni dalla fine dei “lavori”. I primi editori contattati furono molto restii a pubblicare il Codex; credevano sarebbe stato un flop commerciale a causa della sua illeggibilità.852349ed5bd55f5106dccf2b9cc88a33

Sarà l’editore Franco Maria Ricci a immettere nel mercato quest’opera d’arte. Ricci era famoso per il suo “coraggio” editoriale, per il fatto che non si faceva problemi nel pubblicare testi “particolari”; si convinse velocemente della qualità del volume di Serafini.

La prima edizione comprendeva due volumi e l’autore decise di omettere il suo nome nella copertina; lo si poteva comunque scovare, scritto però in latino, nel colophon (la pagina di un libro contenente le note di produzione).

DOPO LA PUBBLICAZIONE

Il Codex Seraphinianus fu pubblicato in tutto il mondo, forte della sua potenza visiva e della sua illeggibilità. Ne furono vendute in tutto trentamila copie (oggi una copia della prima edizione può valere quasi ventimila dollari).

Molte le personalità che hanno subito provato interesse verso il libro più strano del mondo: lo scrittore Italo Calvino (autore di un saggio sul Codex poi utilizzato come prefazione dello stesso nell’edizione del 1993), i filosofi Roland Barthes e Douglas Hofstadter, i critici d’arte Federico Zeri, Vittorio Sgarbi e Achille Bonito Oliva, il regista Tim Burton e tanti altri.

Dopo alcuni anni di clandestinità, Rizzoli lo ha ristampato in un volume unico nel 2006 e nel 2013 con l’aggiunta di nuove tavole inedite e il fascicolo Decodex.

PICCOLA CONCLUSIONE (RIFLESSIONE)

Che cos’è il Codex Seraphinianus? L’opera di Serafini è la dimostrazione che la formula “l’arte per l’arte” è esistente e in questo caso efficace. Il “libro più strano del mondo” lascia intendere che l’arte è un valore in sé, estrania a qualsiasi confinamento morale o linguistico, e se non estrania almeno non dipendente da questi.

Concludo questo articolo con le parole di Italo Calvino riguardo l’ultima tavola del Codex:

«Alla fine (è l’ultima tavola del “Codex”) il destino d’ogni scrittura è di cadere in polvere, e pure della mano scrivente non resta che lo scheletro. Righe e parole si staccano dalla pagina, si sbriciolano, e dai mucchietti di polvere ecco che spuntano fuori gli esserini color arcobaleno e si mettono a saltare. Il principio vitale di tutte le metamorfosi e tutti gli alfabeti riprende il suo ciclo».

Author: Nunzio D’Alessandro

“Studio filosofia presso l’Università di Bologna. Mi appassiona ricercare e ascoltare la musica anni ’70/80 dal rock progressivo alla new wave. ”

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