Benvenuti alla dittatura dei virologi, degli scienziati espositori della verità in tasca (solo per qualche ora, poi si cambia teoria o idea) e della politica che non sa decidere eppur decide non decidendo.

Qualcuno una volta, alla più classica delle domande “perché non hai risposto al telefono?”, s’è affrettato a ribattere che “anche non rispondere è una risposta”. Più o meno, quello che sta accadendo nel nostro Paese. 

È la dittatura dei pugni (italiani) che sbattono (e pure malamente) in Europa, senza una chiara visione di rilancio del Paese e senza la capacità di fornire risposte adeguate, tra maggioranze spaccate, partiti sempre più deboli, leader assai inadatti a gestire una simile crisi, e task force che si insediano giorno dopo giorno, ora dopo ora, aggravando gli ingranaggi del processo decisionale. Se ne contano almeno tre, con all’attivo circa 300 membri tra un esperto e l’altro. Un altro Parlamento praticamente. Alla faccia della semplificazione. 

E mentre prosegue la stucchevole staffetta mediatica tra Mes e Eurobond, uno dei partiti di maggioranza invoca la necessità di utilizzo del fondo salva stati europeo, rimembrandone la diversità in termini di condizionalità. Caos genera caos, con un Presidente del Consiglio che prosegue nella propria politica gattopardiana, fondata su un attendismo dilagante ed ancorato alla banale lettura degli indici di fiducia dei leader. Un Presidente teoricamente a capo della squadra della ricostruzione, ma volontariamente sottomesso al comitato tecnico scientifico. Elemento impensabile in altri Paesi europei, nei quali l’impostazione della fatidica fase 2 è frutto del coraggio di leader per quanto discutibili comunque capaci di rischiare e decidere.  

Prima di sbattere i pugni, non resta dunque che guardare a casa propria. Rendersi conto della propria debolezza, della esiguità dei partiti di maggioranza che sorreggono (con convinzione?) chi dovrebbe gestire le trattative del futuro. Qualcuno ha già correttamente osservato che all’interno della Prima Repubblica, un esecutivo così debole sarebbe già caduto, data la totale divergenza di idee su cosa proporre e cosa votare in Europa. Eppure si va avanti, fino alla fine. Finché i sondaggi riveleranno a Conte che va tutto bene. Finché qualcuno non si renderà conto che è già troppo tardi.

Ma l’importante è replicare con note stampa alle critiche sugli attacchi alle opposizioni, perché la funzione madre di questo governo non è la ricostruzione ma la giustificazione dei gesti mediatici. Importante è attaccare senza decidere, scaricare le responsabilità sempre e comunque, temporeggiare senza ritegno. Mancando di rispetto a un sistema sanitario eroico e provato, ai medici deceduti, ai familiari di vittime probabilmente devastate non solo dalla perdita fisica di un proprio caro ma (forse?) persino dalla contestuale perdita o interruzione di un impiego. Morte umana e morte sociale. Senza intravedere vie d’uscita lungimiranti. 

Siamo questo. Siamo la risposta di Palazzo Chigi alle critiche di quella sciagurata conferenza stampa, e del botta e risposta con la più becera rappresentazione del narcisismo giornalistico, addirittura fondato sull’onorabilità nell’aver gestito un “importante Tg di Mediaset”. Quello stesso Tg spesso asservito ai voleri di chi si è preso l’Italia per vent’anni mettendo (troppo spesso) davanti i propri interessi a quelli del Paese. Ma va bene così.

Del resto, ‘qualcuno’ ha consentito tutto questo. Era la maggioranza del popolo italiano, contemporaneo specchio di queste polemiche e degli eventi dei giorni nostri. Specchio di chi ha idolatrato la magistratura per poi attaccarla. Di chi odia l’Unione Europea ma ne pretende immediati interventi. Di chi pretende sostegno ma poi evade le tasse. Di chi venera un leader politico senza analizzarne le mosse. Siamo tutto questo. Siamo anche questo, ma per fortuna, non solo. E oggi, davanti a uno specchio, contemporaneamente piangiamo, surclassati dalla metafora del cigno nero e dalla dittatura incerta. Sembra un romanzo distopico. Eppure è la realtà.

Author: Cosimo Cataleta

Laureato in Giurisprudenza con tesi sul conflitto tra Parlamento e Magistratura e immunità parlamentare, è scrittore e collaboratore MSF e vive a Bologna. Ex Poste Italiane e collaboratore giornalistico per diverse testate online, è cofondatore del progetto Cronache dei Figli Cambiati. Ha pubblicato il suo primo romanzo ‘La zelante viltà di Mr Lloyd’ nel luglio 2018 (Europa Edizioni).