Seleziona una pagina

In copertina: The Train – EvenLiu Photomanipulation – Originale qui

Link prima partehttps://www.cronachefigli.com/domenica-letteraria-cera-una-vodka

Madre, perché piangi? Riesco a percepire la tua presenza da lontano e ad immaginare il tuo rammarico nel vedermi scalzo, vagabondo e immiserito nel freddo straniero. D’altronde se morissi assiderato, porrei fine alle tue sofferenze.

Ma non è oggi il mio turno, verrò ad abbracciarti.

Scorgo un uomo correre con palese nervosismo. Immagino sia un funzionario diretto verso casa: privo di cappotto com’è, avrà fatto una capatina da qualche vicino o da qualcuno di importante…

Poco più lontano due uomini camminano avanti e indietro sul bastione di una fortezza che sembra essere a tutti gli effetti ancora abitata.

Al mio arrivo, preceduto da una fragorosa risata, rimane soltanto il più giovane, seduto all’ombra con un bastoncino: ha il volto emaciato e sembra intento a disegnare qualcosa nella polvere.

-Salve, cosa sta disegnando?

-Arrivi al punto, scalzo miserabile.

-Ecco…mi chiedevo se avesse degli stivali e un posto in cui dormire. Soltanto per questa notte, promesso.

-Rachitico com’è, le scarpe della mia Bela le andrebbero alla perfezione. Oggi può dormire con lei.

-Come con lei? Non è forse la sua compagna?

-Tranquillo, è morta,- ride -dorma pure con lei. Maksim l’accompagnerà al suo capezzale. Io le procurerò gli stivali di cui ha bisogno.

-D’accordo, grazie. Mi permetta però di dirle che è un uomo insensibile e incapace d’amare.

-Io rido di ogni cosa al mondo, soprattutto dei sentimenti.  Attendo qualcosa di nuovo, ma nulla è nuovo sotto il sole. Su, ora vada a dormire e dissipi la sua allegria, ché mi intristisce il cuore. Dia un bacio a Bela da parte mia.

Dormire accanto al corpo pallido di una morta non è facile. Bevo un bicchiere di Jacques Senaux Black e mi addormento.

 

Sogno di lavarmi il viso nel sangue. Riflessa nello specchio c’è l’immagine di una vecchia col capo contuso che ride alle mie spalle. Rabbrividito, mi getto dalla finestra antistante. Atterro in un cortile circondato da muri completamenti ciechi. Sollevo un grosso masso e libero le tasche da un borsellino e da vari oggetti preziosi. Mi affretto a riporre il masso nella sua posizione, ma è più pesante del solito. Sento due mani callose stringermi le spalle…Devono essere i birri!

 

Sono sveglio, avvolto nel chiarore del crepuscolo mattutino. Ai piedi ho degli stivali di buona fattura, come promesso dall’uomo insensibile, ma accanto a me giace la cerea figura di quel funzionario che la notte prima sembrava far ritorno a casa. Deve essere morto per ipotermia. Oppure potrebbe essersi trattato di un colpo apoplettico. E se fossi stato io? Forse mi stanno cercando. E se non avessi affatto dormito?

Corro sfuggendo gli sguardi degli agenti fino a trovarmi in un cortile ignorato. A mezzo metro da me si trova lo stesso masso sognato la notte prima. Lo sollevo e traggo dalla buca il borsellino e i vari cimeli.

Sento di navigare nella ferita lacera di un sogno che si appresta a cicatrizzarsi pericolosamente. Comincio a preoccuparmi. Ciononostante ho denaro a sufficienza per poter lasciare questo lurido posto.

Prenderò un treno, ma diretto dove? Ancora non capisco dove diamine sia la mia casa, ma il pensiero di lei mi suggerisce che di certo non sia qui. Per di più, questa pioggia ossuta, intenta a leccarmi le ferite e a ricordarmi le sue amorevoli cure, ha un odore insolito, singolare, lontano.

Ah, al diavolo le mie dimenticanze!

-Un biglietto che mi porti alla stazione più distante.

 

Siedo su una panchina in attesa del mio treno. Un uomo dai capelli infuocati e la barba arruffata mi si avvicina vacillando e si rivolge dandomi del “voi”.

-Siete solo, e anche io sono solo. Permettetemi di sedermi accanto a voi.

-Prego, si accomodi.

-Ubriaco?

-Credo…o forse sono solo vittima di una serie di allucinazioni che non mi danno tregua dopo un viaggio passato accanto ad un tossicomane.

-Vi assicuro che io non sono un’allucinazione. E ditemi, – e fa per arricciarsi il baffo –dove siete diretto?

-Lontano

-Su, non siate così discreto…

-Le assicuro che non ho la più pallida idea di dove sia diretto. E’ solo che qualcosa mi dice che il mio posto non sia qui.

-Qualcosa o qualcuno?

-Beh, sì, qualcuno: profuma di vaniglia e fiori di campo e leviga sapientemente gli spigoli della mia irascibilità.

L’uomo dai capelli infuocati sospira come sovrappensiero, poi dice:

-Non c’è niente di meglio che uccidersi all’alba. Ovviamente non con del veleno. D’altronde, un conto siete voi e un conto è il vostro stomaco. Lui non desidera morire. Fa resistenza. Invece spararsi all’alba è molto semplice, direi addirittura divertente.

Un brivido mi percorre lungo la schiena. Cerco di divincolarmi. Il treno viene in mio aiuto.

-D…devo andare. E’ stato un piacere.

-Aspettate! Sarei molto lieto se mi telefonaste ogni tanto. Questo è il mio biglietto da visita. Ora andate e fate buon viaggio!

 

Le porte si chiudono.  Il treno comincia a grattare la lunga schiena ferrata.

Respiro.

Author: Sergio Garofalo

Dopo aver conseguito il diploma socio-psicopedagogico nel 2013 a Canosa di Puglia, approdo nel mondo delle lingue straniere iscrivendomi al corso di studio in Culture delle lingue moderne e del turismo dell’università di Bari. Attualmente sto approfondendo la grammatica e la cultura della lingua russa, inglese e portoghese, ma spero di allargare il campo delle conoscenze ad almeno venti lingue aggiungendo ad esse, magari, una seconda laurea in psicologia.
Lupo solitario, sempre con una penna ed un taccuino nello zaino, spero di poter ultimare un giorno il romanzo cui sto dedicando tutto me stesso, per non finire con gli anni, ormai maturo, uggioso e nostalgico, a celebrare la vita con la maschera di un libro che non ho mai scritto, ma che sapeva di me.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!