In copertina: Angela Merkel, Francois Hollande e Matteo Renzi a Ventotene. Originale qui

Il futuro europeo dopo il vertice di Ventotene

Nella giornata di lunedì si è tenuto a Ventotene il trilaterale Germania-Francia-Italia per la rinascita dell’Europa post Brexit. Come noto, la meta stabilita per l’incontro Merkel, Hollande e Renzi richiama il celebre manifesto europeo targato Altiero Spinelli.

 

Intitolato “Per un’Europa libera ed unita. Progetto d’un manifesto”, il documento prese vita nell’agosto 1941, per poi essere pubblicato tre anni dopo da Eugenio Colorni sotto il titolo “Progetto di Trattato che istituisce l’Unione Europea”. Protagonisti furono, oltre allo stesso Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann. Il documento ha una valenza storica per le cause che i quotidiani della stampa estera ed italiana hanno ricordato: uno scritto di liberazione dall’esilio per motivi politici nell’isola di Ventotene. Un esilio forzato in nome dell’antifascismo e della lotta ai totalitarismi del secondo conflitto bellico. Un simbolo di un’Europa che cerca di ritrovare se stessa, liberandosi dalla inaccettabilità di quegli anni bui e controversi per i valori di pace e libertà professati da quello stesso documento.

 

Oggi l’Europa prova a ripartire da qui. Dal problema migranti alla risoluzione dei conflitti internazionali, dal terrorismo alla Brexit. L’Europa smarrita a caccia di risposte rinasce da Ventotene per poi spingersi sino a Maranello e Bratislava. Questi innegabilmente saranno gli appuntamenti chiave: a patto che incontri come quello di lunedì non siano lista di buoni propositi a concretezza zero. Zero come la crescita italiana, declassata a detta del pensiero italiano da un Patto di stabilità che la Germania non intende ritoccare, «poiché di flessibilità già ve ne è abbastanza».

 

Così Ventotene rischia di rimanere un (falso) inizio di buoni ‘vecchi’ propositi: ecco perché parlare di “nuova Europa” pare al momento francamente azzardato. Anche perché gli interpreti dell’incontro di lunedì potrebbero ben presto cambiare, sconvolgendo gli attuali scenari politici:  dalle imminenti elezioni tedesche, con Merkel che rischia la mancata riconferma, alla Francia disastrata dal terrorismo e dalla debolezza interna, sino all’Italia con il referendum costituzionale ormai alle porte. Ha dunque senso un vertice di rinascita nel quale gli interpreti rischiano di non essere gli stessi? Quali sono le ragioni di un trilaterale che, per alcuni, sovrasta di fatto gli altri 24 stati membri tradendo di fatto il federalismo europeo professato da Spinelli?

 

Il problema europeo è evidente: il fallimento di un modello intergovernativo che richieda consenso e unanimità di tutti gli Stati nazionali. Con il populismo e il sentimento nazional-popolare insediatosi sempre più nelle paure dei popoli, prendere decisioni unanimi, lo si è visto, è di fatto attualmente impraticabile. Dunque che fare di questa Europa? Gli ‘Stati Uniti’? Un modello federalista? Una elite nella quale Italia, Germania e Francia abbiano un peso maggiore rispetto agli altri Stati? Le incertezze sono evidenti, specie se si parla di ricostruzione dopo lo shock Brexit, al momento più politico che economico-finanziario. Il vertice a 27 stati del 16 settembre a Bratislava ci dirà di più: per ora la verità è che l’Europa vuole ripartire senza sapere esattamente né quando né in quale modo (considerati anche i tempi incerti della risoluzione Brexit).

 

In un momento nel quale tuttavia il coraggio italiano non manca, (si pensi alla proposta del cosiddetto Migration Compact di cui abbiamo parlato qui – https://www.cronachefigli.com/migration-compact-piano-marshall-africa – ) la politica calcistica italiana continua a regnare sovrana.

 

Ho avuto modo di visionare i tipici commenti popolari post Ventotene: «vi sembra giusto che Renzi Merkel Hollande facciano un vertice a tre alle spalle del resto d’Europa?» La domanda è più che legittima: se nonché in caso di bilaterale Hollande Merkel avremmo forse letto: «Come al solito Renzi e l’Italia non contano niente».

 

Ed invece: Migration Compact, proposta di ripresa dell’accordo Helsinki 1999 sulla difesa comune (con un esercito vero e proprio), acquisizione di un ruolo guida nel Mediterraneo, riduzione delle tasse e del deficit. L’Italia dunque ci prova e lo fa all’interno di ciò che è già stata definita “una partita a scacchi”. Renzi rivendica intanto l’ordine italiano sul deficit ma è consapevole dei nostri limiti: se qualcuno ricordasse i dati del nostro debito pubblico probabilmente dovremmo convenire che il solo fatto di avere voce in capitolo in un vertice da molti definito storico è già una elevata conquista.

 

Tornando alla politica del tifo calcistico italiano (ne parlavo già nell’editoriale https://www.cronachefigli.com/buongiorno-mondo ) c’è un passaggio su Internazionale firmato Nicola Lagioia (“I giovani sostengono l’Italia in crisi ma la politica guarda altrove”) che mi ha parecchio colpito:

«In un mondo in cui è difficile essere protagonisti della propria vita, non rimane infine che diventare tifosi. Trovo molto deludente, specie tra la classe intellettuale delle ultime generazioni, il fanatismo con cui alcuni supportano ogni mossa, persino la più indifendibile del Movimento 5stelle; o la santimoniosa benevolenza ai limiti del servilismo con cui altri contemplano il cerchio massimo di Renzi o altri panorami della sinistra. Tanti anni di studi e letture per abbracciare la filosofia della curva nord-curva sud?»

Crescendo come cittadini più che come popolo qualunquista, forse anche l’Italia potrà contribuire ed essere motore della rinascita(?) europea. A patto che lo voglia anche l’Europa.

Author: Cosimo Cataleta

Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi in Milano con tesi sul rapporto tra Parlamento e Magistratura. Attualmente si occupa di raccolta fondi e campagne di sensibilizzazioni per alcune Ong.

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