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Il campo lunghissimo iniziale ci fa capire quanto anticonvenzionale sia la famiglia che verrà analizzata in questo film: ci sono solo alberi ovunque in un verde infinito, una famiglia tradizionale in una foresta così non potrebbe che farci un’allegra scampagnata, con l’ausilio di detergente antibatterico e salviettine precauzionali. Ma non è il caso della famiglia Cash, che in natura trascorre tutta la propria vita, allenata tutti i giorni alla caccia, alla sopravvivenza nei casi più estremi e a sbarcare il lunario attraverso qualche ‘furtarello’ al supermercato da papà Ben, interpretato da un sorprendente Viggo Mortensen. Altro elemento “diverso dalla norma” che salta all’occhio nei primissimi minuti della pellicola è il font del titolo del film.

Tutti, a partire dai figli più piccoli, sono armati di un cinismo surreale e di una conoscenza approfondita delle varie dottrine politiche, e hanno inoltre una visione disincantata del mondo alimentata da conoscenze mediche e dalla lettura dei capolavori più dissacranti della letteratura mondiale. Inoltre, i ragazzi non vanno a scuola, preferendo il padre istruirli autonomamente.

Ma i bambini sono pur sempre bambini, e preoccupati chiedono al padre il motivo dell’assenza prolungata della madre dalla loro vita:col solito cinismo, il padre spiega loro che è ricoverata per la sua depressione causata dalla poca serotonina.
Presto il figlio grande Bo (George MacKay) scopre di essere stato ammesso all’Università in seguito alla presentazione di certificati falsi. Sebbene sia chiara la sua voglia di andarci, egli è combattuto a causa degli insegnamenti anarchici del padre, che non approverebbe una sua formazione accademica convenzionale.

Ben riceve poi una telefonata in cui gli comunicano il suicidio della moglie Leslie, notizia che sarà poi da lui passata con minuzia di particolari anche ai figli. Incredibilmente, neppure l’indomani sarà giorno di lutto: l’allenamento continuerà come al solito. Il suocero di Ben odia il padre, accusandolo di essere causa della morte della sua unica figlia, vittima, a parer suo, dell’instabilità della loro vita fuori dagli schemi.

L’armata Cash va poi a cena dalla famiglia della sorella di Ben, Harper, e il loro pulmino hippie (da loro affettuosamente denominato Steve) viaggia verso la città, circondato dai vari simboli dell’odiato consumismo. La scena della cena tra le due famiglie è il punto chiave del film: lo scontro tra due mondi opposti e all’apparenza inconciliabili. La vita da eremiti della famiglia selvaggia li rende incapaci di relazionarsi con la società, come sarà poi dimostrato da Bo, che confonderà una fugace infatuazione con la storia d’amore della sua vita. La notte che avrebbero dovuto passare in casa con la famiglia di zia Harper, verrà invece trascorsa nelle tende in giardino. E’ emblematica questa separazione fisica, in questo caso voluta, ma in seguito forzata, quando Ben sarà sbattuto fuori dalla chiesa in cui celebravano il funerale di Leslie a causa della lettura delle sue “scomode” ultime volontà, tra cui quella di essere cremata e gettata nello scarico dei bagni. Stanco di questa situazione paradossale, il suocero Jack decide di chiedere l’affidamento dei suoi nipoti intimando a Ben di stargli lontano.

Il punto di svolta nella vita della famiglia sarà quando Vespyr (Annalise Basso), una delle figlie, nel tentativo di prelevare suo fratello Rellian dalla casa dei nonni, cadrà dal tetto: rimane viva per pura fortuna, e questo sconvolge Ben, che l’indomani manderà tutti i suoi figli a vivere a casa dei nonni. Tutto il mondo che il protagonista si era creato sta lentamente crollando addosso, specialmente dopo la scoperta che è stata sua moglie ad aiutare il figlio Bo a falsificare i documenti per l’Università.

Egli comincia a mostrare un lato umano che fino a quel momento sembrava sconosciuto agli occhi degli spettatori, mentre torna nella foresta a bordo di Steve, sulle note della fantastica Varðeldur dei Sigur Ros. Bo sarà infine libero di partire per inseguire i propri sogni, e il resto della famiglia continua a vivere insieme, questa volta in una casa normale, i figli vanno a scuola, ma sono forti dell’esperienza maturata nella foresta, coltivano un loro orto e hanno le loro galline, ora sono davvero felici.

Captain Fantastic, di Matt Ross, vincitore della Miglior Regia nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes, è un film con uno straordinario equilibrio dei colori, che parla di coesistenza e rispetto reciproco, con la speranza che un giorno si possa prendere il meglio da mondi apparentemente inconciliabili per creare qualcosa di superiore, pur mantenendo le proprie convinzioni, come dimostrato dalla famiglia protagonista, il cui motto continua ad essere “Potere al popolo, abbasso il sistema”. Se poi continuate a pontificare su quale dei due mondi sia quello più giusto, probabilmente di questo film non avete capito nulla.

foto da: blog.screenweek.it

Author: Federico Del Vecchio

Amo il cinema e sogno di diventare un regista. Cerco costantemente di espandere la mia cultura tramite qualsiasi esperienza abbia l’opportunità di avere.

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