Ottobre, Mese Rosafiocco-rosa per la prevenzione del cancro al seno

Complessivamente in Italia ogni giorno 1000 persone ricevono una nuova diagnosi di tumore maligno.

E tanto basterebbe.

Invece bisogna dire che, se facciamo una distinzione per genere e per area di neoplasia

  • negli uomini – escludendo i tumori della pelle – prevale il tumore della prostata, immediatamente seguito dal tumore del polmone
  • nelle donne il 30% dei tumori diagnosticati si localizza a livello mammario.

Il carcinoma mammario è il tumore più diagnosticato in tutta la popolazione italiana (14%). Boom.

Ma attenzione, non è la più frequente causa di morte. Tralasciando il fatto che in Italia si muore maggiormente per problematiche cardio-circolatorie, il tumore che provoca più decessi è quello del polmone, mentre Il carcinoma mammario è “solo” al terzo posto, rappresentando il 7% del totale. [1]

Cosa vogliono dire queste percentuali?

Per quanto possono sembrarci brutti, questi numeri ci dicono che, se diagnosticato tempestivamente, di tumore al seno si guarisce. Per questo è fondamentale che sia fatta prevenzione, è fondamentale che si seguano i controlli.

La donna, il seno e la sua malattia

Il seno non è una parte qualsiasi del corpo, ma incarna una delle più belle espressioni della femminilità. Al seno si lega l’idea della vita, del caloredell’abbraccio materno e quando il tumore sceglie questo bersaglio, la donna si sente doppiamente minacciata nel suo benessere psichico e fisico, ma anche nella sua femminilità. E alla paura della malattia si associa anche quella di perdere la bellezza e l’integrità delle proprie forme.
La terapia del cancro alla mammella è prevalentemente chirurgica ed oggi, rispetto al passato, è anche prevalentemente conservativa (si preferisce, quindi asportare solo la parte del seno interessata). Nonostante ciò, la menomazione creata da una mastectomia provoca, nella maggior parte delle pazienti, una situazione psicologica di forte stress emozionale.
La chirurgia del seno altera l’immagine fisica e psichica del corpo, andando ad incidere su aspetti che hanno una profonda valenza narcisistica.[2]

Il rifiuto del corpo modificato dalla chirurgia spesso si manifesta nell’incapacità di guardarsi e di toccarsi nella zona operata. Questo rifiuto deriva dall’impossibilità di ricostruire una buona immagine della propria identità corporea perché mutilata, incompleta e deformata. La vergogna, il sentimento di inadeguatezza, l’immagine distorta della propria femminilità, derivanti dall’alterazione del seno, sono sentite come ostacoli reali alla ripresa di una vita normale.[2]
Succede, così, che si iniziano a provare un senso di vuoto e il terrore di non avere più futuro, non solo come madri, ma anche come donne. Una cattiva immagine di sè, però, non dipende necessariamente da giudizi negativi espressi da altri.[3]

Il cancro spesso si configura come malattia della famiglia: in quanto “organismo” dotato di una propria omeostasi la famiglia fa sì che il cancro si imposti differentemente rispetto alla “semplice” malattia fisica del singolo paziente.
La malattia produce dei cambiamenti negli equilibri del sistema familiare, che è chiamato a mettere in atto dei nuovi modi di rapportarsi. La reazione all’evento da parte della famiglia avviene parallelamente al decorso della malattia nella persona stessa.

“Ho visto il mio corpo trasformarsi,
consapevole che il simbolo
della mia femminilità
era stato strappato dal mio petto
e ho pianto
perché la donna perfetta
non era più così perfetta.”
Ludovica

Una figura importante: lo psiconcologo

L’attenzione all’intero sistema personale e familiare, da parte dello psiconcologo, dovrebbe prendere l’avvio già al momento della diagnosi, perché è soprattutto in questa fase che la malattia inizia ad essere idealizzata anche attraverso le metafore collettive che identificano il cancro come parassita che cresce e viene alimentato dal corpo del malato, e che inevitabilmente lo porterà ad una morte svilente della sua dignità di essere umano. Ma sappiamo bene che questo non corrisponde alla realtà. Solo riempiendo il silenzio che si crea subito dopo la diagnosi di cancro, l’individuo può elaborare il trauma.

Spesso i pazienti si sentono intrappolati in una vita che non sentono più come propria.

L’intervento psicoterapeutico è, dunque, necessario in quanto la consapevolezza di essere affetti da una grave patologia può generare nei pazienti diverse reazioni psicopatologiche, che possono interferire con le terapie e quindi con il decorso della malattia. Bisogna ricostruire il senso di continuità della propria esistenza e circoscrivere nel tempo l’evento malattia, mantenendo relazioni affettive di supporto valide. [2]

I risultati di una ricerca condotta nel 2012 [2] evidenziano come a distanza di circa 10 anni dalla diagnosi di carcinoma mammario, l’aver subito un intervento di mastectomia piuttosto che di quadrantectomia, non influenza in modo diverso la qualità della vita e il rischio e la presenza di sintomatologia depressiva. Ciò può permettere ai medici ed alla paziente di scegliere l’intervento chirurgico più appropriato al momento della diagnosi.

Prima di giungere alla diagnosi, però…

Come dicevo qualche riga fa, se diagnosticato prontamente, di cancro al seno si guarisce. E’ importante seguire i controlli del caso, monitorare autonomamente i cambiamenti del proprio corpo e del proprio seno e, in caso di dubbi o domande, rivolgersi ad uno specialista.

La LILT anche quest’anno dedica il mese di Ottobre alle Donne, offrendo visite senologiche gratuite da parte di un medico specialista di oncologia. Per usufruirne basta prenotare una visita presso il centro Lilt più vicino a te. Se non sai dov’è localizzato, puoi chiamare il numero SOS Lilt che trovi sul loro sito web http://www.lilt.it/.

Ama il tuo corpo.
Ama il tuo seno.
Ama te stessa.
Previeni e proteggi.


[1] http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdf
[2] Tesi di laurea: “Il rapporto mente-corpo nel cancro al seno: una ricerca valutativa”, di Francesca Caporale
[3]Morasso G., Di Leo S., e Grassi L., La psiconcologia: stato dell’arte. In Bellani M.L., Morasso G., Amadori D., Orrù W., Grassi L., Casali P.G., Bruzzi P., Psiconcologia, Masson Ed., 2002, Milano.

Author: Dott.ssa Francesca Caporale

Di formazione primariamente classica, mi presento oggi come Dott.ssa in Psicologia Clinica.
Attualmente tirocinante Psicologa in ambito oncologico, coltivo da sempre la mia passione per i libri.
Mi definiscono anacronistica, ed è così che mi piace essere.

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