Una mattina ci siam svegliati figli cambiati. Figli di un’era distratta e disattenta, lontana dal bene comune e a vantaggio dell’individualismo e della ricchezza nelle mani dei pochi. Del there is no alternative, di un capitalismo scoraggiante e deplorevole. Ci siam svegliati, sì: abbiamo deciso di mettere su un progetto che fosse lontano da condizionamenti, pur mostrandoci coscienti dinanzi alle difficoltà del sentirsi cittadini oltre che semplici persone. Quando due anni fa circa cominciai a collaborare per delle testate giornalistiche online, qualcuno mi disse: «Frena il tuo entusiasmo, in Italia non potrai mai scrivere tutto quello che pensi». Mi trovai spiazzato: poi ho maturato l’esperienza del mio blog, libero e indipendente, e che soprattutto non ha fatto sconti a nessuno,  astenendosi dalla politica 3.0 del populismo, dell’insulto quotidiano e del tifo calcistico.

Si diceva di queste ultime caratteristiche: “Cronache dei figli cambiati” non sarà niente di tutto questo. Sarà la storia di un gruppo di giovani ragazzi che decidono di organizzare il proprio lavoro, mettendolo a disposizione degli altri e soprattutto dei lettori. Non avremo, naturalmente, una linea editoriale: forse perché è proprio quella linea a non dare la possibilità di «scrivere tutto quello che vogliamo o possiamo». Stabiliremo un contatto con il lettore e sarà egli stesso a decidere cosa fare di questo blog “redazionale”: il virgolettato è d’obbligo perché non siamo una testata né vogliamo esserlo.

Come è chiaro dal nome che abbiamo scelto, ci siamo rifatti all’opera e al pensiero di uno dei grandi maestri del Novecento italiano, dalla novellistica al romanzo, sino al teatro: Luigi Pirandello. Incerti del futuro e degli avvenimenti odierni, tra un Paese che rischia una nuova palude in vista del referendum costituzionale, una generale incapacità comunitaria di essere istituzione della gente più che struttura economico-finanziaria, un fenomeno terroristico sempre più percepito, che va sì combattuto ma prendendo forse davvero coscienza di errori secolari, abbiamo legato la nostra nascita ad un’opera teatrale incompiuta: “I giganti della montagna”.

Ed è in tale opera che rivediamo tutte le difficoltà quotidiane della realtà: il distacco tra società e il cittadino, la distruzione di valori dell’arte e della cultura, le difficoltà di ciò che viene considerato maggiormente obsoleto: si veda il teatro, nello specifico. In questo dramma, Pirandello rappresenta un gruppo di teatranti che trova riparo in una villa tra le montagne. Vi troverà tuttavia un altro gruppo di abitanti. Qui abbiamo riflettuto sulla pertinenza con il termine “integrazione”, inevitabilmente attuale. Prima gli abitanti spaventeranno i teatranti, poi li accoglieranno senza ulteriori esitazioni. Sarà solo un sogno in questa realtà? Cosa ne sarà del futuro di questo sistema mai messo in discussione?

“I giganti della montagna” è tuttavia la narrazione di un gruppo di teatranti che cerca di raccontare la propria arte invano, causa l’ignoranza dello spettatore. L’opera prende dunque in considerazione non soltanto il ruolo del teatro, ma anche in una ottica più generale e maggiormente rivolta a temi più estesi, il ruolo dell’intellettuale rispetto alla società, con tutte le difficoltà di comprendere il rapporto con la gente e ancor più, di essere compreso.

E siamo al nesso “Giganti della montagna”- “Favola del figlio cambiato”: in questa seconda composizione sono presenti delle Streghe che sostituiscono il figlio ad una madre, uno sano con uno brutto e deforme. Nonostante la crescita del figlio cambiato presso palazzi regali e richieste, il ragazzo scambiato dalle streghe tornerà dalla propria madre, ritrovando la propria anima. Crediamo vi sia il succo del pensiero pirandelliano: l’importanza di ignorare la maschera per dare peso al ritrovamento dell’io, alla propria anima.

Forse è proprio questo che manca alla nostra società: di certo non risolveremo tutto noi, ma siamo pronti a raccontare e a ritrovare assieme a voi questa anima perduta, con un individualismo diverso, più consapevole e a disposizione delle problematiche della collettività. Buona lettura ai lettori, colonne portanti della realtà e crediamo, delle future generazioni in cerca di identità.

Cosimo Cataleta

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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