Articolo originale da “Consequence of sound” qui

"The Eraser - Thom Yorke" la copertina dell'album

“The Eraser – Thom Yorke” la copertina dell’album

Il business musicale che conosciamo sta morendo da decenni, il che lo posiziona in buona compagnia, assieme al teatro, letteratura, pittura e scultura. Sono diventati tutti  degli invalidi permanenti, mai abbastanza in guarigione ma non ancora morti. Queste industrie così diverse soffrono della stessa malattia: parliamo di un caso di tecnologia terminale. Un concerto sul palco a New York può difficilmente avere la stessa rilevanza culturale di un TV show guardato da milioni di persone in tutto il mondo; sembra che molte persone inoltre preferiscano leggere i post dei loro amici che qualche autore emerito; e anche se un dipinto dell’oceano può essere davvero carino, probabilmente avrebbe avuto più valore prima che ci fossero le ricerche di Google Image e i last minute per Miami.

Al volgere del nuovo millennio, Napster e altri servizi di condivisione hanno cambiato drasticamente la musica provando l’ovvio:  le persone non pagherebbero per qualcosa che potrebbero avere gratis. Alcuni musicisti hanno preso la notizia in maniera peggiore rispetto agli altri. I Metallica, ad esempio hanno fomentato una guerra pubblica a Napster e facendo ciò, hanno perso la credibilità che dava loro l’immagine da dei del rock. A molti fan, specialmente ai più giovani, sembrò che il gruppo ci tenesse molto alla cosa, soprattutto per una questione di soldi.

Al contrario,i componenti dei Radiohead sembrano,  non disinteressati, ma alquanto coscienti. Dopo che con Hail to the Thief il loro contratto che includeva la registrazione di cinque album per la Emi/Capitol si è esaurito, Thom Yorke ha detto al TIME: “Mi piacciono le persone della nostra casa discografica, ma siamo arrivati al punto in cui devi chiederti perché a tutti ne serva una. E si, probabilmente questo ci da’ una specie di piacere perverso nel dire “Vaffanculo” a questo decadente modello di mercato”.

Il dito medio dei Radiohead è diventato nel 2007 il loro capolavoro “In Rainbows”, con la formula di successo del “Paga quanto vuoi”.

Ma a noi interessa il periodo di mezzo. Dopo aver finito il tour di Hail to the Thief e prima di iniziare a scrivere In Rainbows, i Radiohead hanno premuto il tasto pausa per la prima volta nella loro carriera. Non sono stati inattivi, ovviamente. Facendo un conteggio sommario la pausa ha prodotto un album solista, una colonna sonora per un film e cinque nuovi pargoli, per portare il numero totale ad 11. Si sono tenuti occupati insomma, sebbene in modi diversi. Scorgendo tutti i membri della band separatamente, i fan hanno potuto capire meglio come i singoli lavorano insieme.

In The Eraser Thom Yorke riproduce in maniera rischiosa lo stile di scrittura “a pezzi” già sperimentato in Kid A ed Amnesiac. Quando l’album è uscito, intervistato dal Globe e da The Daily Mail, ha detto: “Non ho iniziato aspettandomi realmente di fare canzoni. È iniziato tutto con pezzi e bit casuali, credo di aver pensato che ci sarebbe stato il cantato, ma pensavo più a dei piccoli intramezzi vocali, renderli parte dell’affresco, ma non la cosa principale. Ma appena abbiamo superato questa fase iniziale, è stato abbastanza ovvio che sarebbero potute essere piuttosto reattive. Nigel (Godrich, il produttore) in pratica mi ha trascinato, urlando e scalciando, cercando di fare di queste canzoni qualcosa di attuale”.

“Reattive” è forse un’esagerazione; le canzoni sono pesanti per le immagini evocate e la narrativa è invece poco presente. Di tutte, la canzone più diretta è forse “Harrowdown Hill”, che tratta la morte della spia David Kelly. Durante la guerra in Iraq, Kelly era sceso in campo per cercare armi di distruzione di massa. Non ne ha trovata nessuna, perché come ora sappiamo, non ce n’erano. Perciò, nel 2003, quando un dossier governativo Britannico aveva affermato di aver trovato quelle armi, Kelly rivelò alla BBC in maniera anonima che il dossier aveva dichiarato il falso. L’identità di Kelly era stata scoperta, la stampa l’aveva diffamato, era stato convocato in Parlamento con la minaccia che sarebbe potuto finire in prigione e si è suicidato…o è solo quello che vogliono farvi credere? La canzone inizia con un avvertimento ad altri possibili informatori, talpe:” Don’t walk the plank like I did/You will be dispensed with/ When you become inconvenient” e si riferisce esplicitamente alle teorie cospiratorie che ci sono sulla sua morte: “Did I fall or was I pushed?” Yorke non sceglie da che parte stare: assolutamente suicidio, sicuramente omicidio. Qual è il punto? È l’incertezza che circonda l’intero avvenimento. C’erano le armi? Oppure no? La verità è stata distrutta.

Se non dovessimo contare Nigel Godrich come sesto componente della band, solo un altro componente collabora all’album. Jonny Greenwood suona il piano nel loop esitante e ossessionante della title track. Il beat della batteria non sarebbe fuori posto in una canzone dance, con Yorke che continua a spingersi all’infinito con la voce, con gli “ooh” sussurrati e gli effetti elettronici. La struttura di questo album ha a che fare con la stratificazione, più o meno complessa. Ciò vale per tutto l’album, che non ha nulla che riguardi i Radiohead, dai cambi di ritmo alle dinamiche “silenzio-urlato” come Sit Down/Stand Up o Weird Fishes/Arpeggi.

Provate a paragonarlo con il lavoro di Jonny Greenwood del periodo, la premiata colonna sonora del film “Non è un paese per vecchi”. La colonna sonora è basata tutta sulle dinamiche: le prime note entrano in maniera soffusa, alzando il tono o il volume, frantumandosi  in una disarmonia prima di costituire una singola nota penetrante. L’intera colonna sonora è costruita sulla tensione: tra note alte e basse, disarmonia e armonia, silenzio e rumore.

I due progetti suonano ovviamente in maniera differente, sono stati creati in ambienti diversissimi e con fini disuguali. Non ci sono molte opportunità per misurare l’apporto individuale dei membri della band, perciò ogni progetto solista ci porta un po’ più dentro il gruppo, per questo c’è un enorme fascino nei dischi solisti di Phil Selway (il batterista della band).  I dischi provano che sicuramente contribuisce alle idee musicali della band, ma che non è uno dei motori principali che spingono i Radiohead. Yorke e Greenwood  sono riconosciuti come i primari compositori, proprio perché durante la prima pausa hanno creato qualcosa di stupendo senza grandi aiuti dagli altri.

Al mio orecchio, The Eraser ha tre momenti deboli: Skip Divided, Atoms for Peace( il nome della band che ha formato assieme a Nigel Godrich, Flea dei Red Hot Chili Peppers e altri, per promuovere quest’album e poi è confluita in un side project con Amok, nel 2013) e Cymbal Rush. Le altre sono quantomeno forti esempi delle persistenti ossessioni di Yorke tra tecnologia, paranoia, ambientalismo e la distruzione del mondo, se non volete considerarle come alcune delle più grandi canzoni nella illustre discografia di Yorke.
L’attrazione di Yorke per i computer è sempre stato equilibrato dalla sua sfiducia in ciò a cui la tecnologia porta. Questo è il tema esplicito di “Analyse”, che è stato ispirato da un blackout a casa sua, che Yorke ha visto come una specie di ampliamento dato dalla sottrazione: “A self-fulfilling prophecy of endless possibility/ In rolling reams across a screen/ In algebra, in algebra/ […] It gets you down.”

Una delle migliori versioni di Analyse, tratta dal live from The Basement con Thom Yorke accompagnato dal solo pianoforte.

Per Yorke, la rivoluzione dei computer avrà conseguenze che non potranno essere predette e questo si estende anche alla scrittura musicale. Di nuovo, come dichiarato al Globe e al Daily Mail: ”Scrivere basandosi su sequenze e campionamenti è molto più difficile. Quando le ascolti continuamente, non puoi reagire spontaneamente e in maniera diversa ogni volta. Accade che le ascolti una volta, smetti,torni indietro e le riascolti, il che in termini pratici porta via troppo tempo. Alla fine ho dovuto imparare a suonarle da solo, in qualche modo, al fine di completare i testi. Ho dovuto imparare a suonare le canzoni che avevo scritto in maniera spezzettata sui sequenziatori, dove in realtà non stavo pensando a cosa facessi. È stata una esperienza stranissima, imparare passo dopo passo.”

La forma più elegante di questa filosofia, oltre che indubbiamente il momento più alto dell’album, è “Black Swan”. È un riferimento alla teoria del Cigno Nero, un problema filosofico sui danni dell’induzione. L’origine appartiene all’Antica Roma e in particolare ad una frase di Giovenale, che usò la metafora “raro come un cigno nero” per riferirsi a qualcosa di inesistente. Più tardi, ovviamente, vennero scoperti i cigni neri. Parlando in maniera più generica, la storia è piena di eventi importantissimi ma difficili da prevedere.

The Eraser è stato scritto in un periodo tumultuosissimo della storia, un periodo pieno di Cigni Neri. Quando Internet è diventato di largo consumo negli anni ’90, qualcuno avrebbe potuto prevedere come Napster e iTunes avrebbero distrutto l’industria musicale? Qualcuno avrebbe pensato che la Guerra Fredda, la Guerra del Golfo e l’invenzione dell’aereoplano si sarebbero potute combinare così violentemente dando vita all’11 Settembre? O che due Paesi verosimilmente democratici avrebbero architettato di mentire ai loro cittadini per creare supporto in una guerra internazionale? Yorke canta:” This is your blind spot, blind spot/ It should be obvious, but it’s not.”  Questo è il tuo angolo cieco, dovrebbe essere ovvio ma non lo è.

E questa, in ultima battuta, è la maggior preoccupazione di colui che è uno dei più grandi poeti dell’ansia: una semplice paura dello sconosciuto. “People get crushed like biscuits crumbs” canta, e non c’è niente che sia possibile fare. Per tutte le ragioni umane possibili, non possiamo anticipare le cose che ci serve realmente conoscere.

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

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