Ciondolava per il centro storico di Venezia quando Pierre-Auguste Renoir, un pomeriggio d’autunno del 1881, rimase impressionato dalla maestosità della Basilica di San Marco e dall’atmosfera che quest’ultima suscitava. Quella offertaci dall’artista è una visione totalizzante in cui cerca di rendere, nell’immediatezza, la sensazione di apertura e di vertigine che suggeriva la vista frontale del monumeto nella grande piazza.

Piazza San Marco – Pierre-Auguste Renoir

Il simbolo della Serenissima è da sempre spunto di riflessione artistica e storica. Essa vanta delle origini leggendarie legate al santo di cui porta il nome.

E’ Eusebio di Cesarea, tra le fonti principali relative alla vita dell’Evangelista, a informarci che in seguito a varie peregrinazioni in Oriente, Marco fu ucciso in circostanze misteriose ad Alessandria d’Egitto e il suo corpo trascinato per tutta la città. Nell’828 le sue reliquie vennero trafugate e trasportate a Venezia da due mercanti, traslazione considerata segno del volere divino. Il santo fu eletto a patrono della città in sostituzione del Santo bizantino Teodoro. Il tutto da leggere in chiave ideologica per legittimare l’ascesa della città.

San Marco l’Evangelista-Emmanuel Tzanes

L’edificio, in origine, era la cappella privata del Doge. Nel X secolo essa fu distrutta da un incendio a seguito di una rivolta. Si procedette con la ricostruzione dell’attuale Basilica nel 1064, sotto il doge Contarini. E con la consacrazione, avvenuta trent’anni dopo, Venezia assunse un ruolo di primo piano nella tradizione cattolica infatti nota è la sua partecipazione attiva alle Crociate.

“A volte sulla riva di San Marco giungono velieri che recano nelle loro vele i venti di altri mondi.”
  cit.Mieczysław Kozłowski

Attività principale dell’economia veneziana è rappresentata dall’intenso operato mercantile che guardava ad Est. I commerci con i paesi orientali permettevano l’importazione di pregiate manifatture e le successive influenze nelle arti figurative. Infatti la struttura della Basilica di San Marco prende a modello l’Apostoleion, situata a Costantinopoli, altrettanto fiorente punto di incontro di diverse popolazioni. Come la basilica dedicata agli apostoli in Oriente, quella di San Marco si presentava con pianta a croce greca con le navate, tre per braccio, separate da colonnati tra piloni che sostengono le cinque cupole, distribuite al centro e lungo gli assi della croce.

 

Pianta Apostoleion

 

Pianta Basilica di San Marco

In quanto emblema dell’unione tra cultura occidentale e orientale, la Basilica veneziana presenta tratti strutturali e stilistici peculiari sia dell’una che dell’altra. Di occidentale viene costruita una cripta, e l’altare, conforme alle regole della tradizione romanica europea, viene collocato nella zona absidale del braccio est. L’ampliamento della navata centrale rompe la perfetta simmetria della pianta creando un’asse longitudinale. Di orientale sono le gallerie con pavimento ligneo che coprivano le navate minori. All’interno le pareti sono interamente rivestite da una ricchissima decorazione musiva e le murature sia interne che esterne erano articolate da nicchioni scavati in esse.

Interno della Basilica di San Marco

 

A partire dal XIII sec. viene allargato il vestibolo e prende forma l’attuale facciata. Essa viene arricchita con materiali recuperati direttamente dalla capitale orientale presentandosi così ricoperta da lastre marmoree, bassorilievi e caratterizzata da colonne in due ordini in marmi preziosi. In ultima analisi per quanto riguarda l’esterno non si può non menzionare gli importanti portali strombati costituiti da timpani ad archi inflessi d’ispirazione araba in cui viene rappresentato il martirio di San Marco ad Alessandria D’Egitto.

Le autrici
______________________________________________

Annalaura Garofalo

Studentessa di Lettere moderne a Bari, ho conseguito il diploma socio-psico-pedagogico nel 2013 a Canosa di Puglia. Nutro un intenso interesse per l’arte, il cinema e la letteratura ma, in genere, amo indagare il mondo e le sue dinamiche con curiosità e spirito critico. Sono fortemente attratta dalle culture locali e dalle tradizioni.

Giulia Morra

Studio Scienze dei beni culturali presso l’Università degli studi di Bari. Amo le danze popolari e i racconti di J.R. R. Tolkien. Sogno di diventare un’archeologa specializzata in cultura funeraria tardoantica

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!