America First.. e l’Italia?

America First.. e l’Italia?

Da oggi, 18 ottobre, diventano pienamente operativi i nuovi dazi americani che colpiscono l’import europeo per un valore di 7,5 miliardi di dollari annui. Una manovra che si inserisce nella disputa Airbus-Boeing che, dal 2004, vede contrapposti USA ed UE a causa dell’illegittima corresponsione dei sussidi pubblici al colosso americano Boeing e all’europea Airbus. Contromisure che potrebbero condurre ad una nuova guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, incidendo anche sull’export italiano.   

La black list di prodotti-bersaglio del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) non si limita difatti a colpire i soli Stati Membri parte del consorzio europeo aeronautico Airbus (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), ma – tra gli altri – anche il Bel Paese.

Il Made in Italy agroalimentare è colpito con tariffe addizionali del 25% a fronte di un danno pari a mezzo miliardo di euro (stima Coldiretti).
Tuttavia, da Oltreoceano non escludono la possibile futura estensione della manovra ad altri prodotti men che meno l’aumento dei dazi. La Federalimentare ha stimato un possibile danno tra i 650 mln (per tariffe al 30%) e gli oltre 2 mld (in caso di dazi al 100%).

All’indomani della decisione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), il timore di una guerra commerciale si è tradotto in una ricaduta dei mercati, facendo registrare a Piazza Affari un Ftse Mib al ribasso del 2,87%.

Pur circoscrivendosi la manovra ad una categoria di prodotti piuttosto ristretta (lo 0,8% dell’export totale verso gli USA), ad essere maggiormente colpito è il settore lattiero caseario, con in testa: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, provolone e pecorino. Colpiti anche superalcolici, bevande, insaccati, frutta e agrumi. Al momento, rimangono esclusi: conserve di pomodoro, olio d’oliva, pasta e vino.

Infografica export Italia

Se, in una prospettiva più ampia, guardiamo ai nostri competitor francesi e spagnoli direttamente colpiti da dazi addizionali su vino e olio d’oliva, l’export nostrano ne potrebbe uscire favorito. Nel 2018, l’export di questi prodotti ha registrato introiti, rispettivamente, per 1.500 mln e 436 mln di euro. Beh, nulla di personale, cari vicini.. ma sapete come si dice: mors tua, vita mea!

Quali prospettive?

L’export è la vocazione e il motore dell’Italia.

Beniamino Quinteri, Presidente SACE SIMEST

L’export si è dimostrato fattore trainante dell’economia italiana, a conferma dell’eccellenza dell’offerta del made in Italy. L’Italia deve prendere coscienza delle potenzialità del proprio sistema industriale e affrancarsi dai mercati tradizionali per collocarsi più incisivamente su quelli emergenti: dal continente asiatico (non solo la Cina) all’America Latina, passando per l’Africa subsahariana.

Nonostante le tensioni internazionali (sanzioni russe, rischio di una Hard Brexit, trade war USA-Cina e USA-UE), l’agrifood – insieme ai settori farmaceutico e della moda – ha avuto negli ultimi anni un peso non indifferente nell’export complessivo, per il quale si stima nel 2022 una crescita superiore ai 540 mld di euro.

Le imprese italiane dovrebbero diversificare la propria offerta, specie nel settore tecnologico. Il rafforzamento della competitività deve tuttavia passare attraverso programmi di innovazione e di potenziamento delle infrastrutture, nonché mirate politiche di sostegno, nazionali e sovranazionali, con un occhio di riguardo alle imprese del Mezzogiorno e alle PMI.
L’Unione Europea si sta già muovendo stipulando accordi commerciali di libero scambio (si pensi al CETA e all’EPA col Giappone).

O Canada, we stand on guard for thee!
L’export italiano verso il Canada è in crescita. Dopo la straordinaria performance del 2017 (+6,3% con un introito complessivo di 3,9 mld), l’anno 2018 ha registrato un +4,8% permettendo di superare i 4 mld di euro.

CETA, accordo Canada-UE
26 gennaio 2016. Lussemburgo, Camera dei Deputati: Pierre-Marc Johnson, negoziatore canadese per il CETA. Photo Credits: Chambre des Députés/Flickr (CC BY-ND 2.0).

Nuovi mercati da coltivare

Africa subsahariana

L’economia di questa parte del continente africano è in crescita. Lo sviluppo futuro dipenderà dal processo di industrializzazione e, non indifferentemente, dall’African Continental Free Trade Area, un accordo commerciale tra i Paesi dell’Unione Africana diretto all’abbattimento graduale delle barriere tariffarie e non.

Ponderando tutti i rischi connessi, pur con la consapevolezza che in certi casi la percezione del rischio è maggiore rispetto a quello reale, le imprese italiane dovrebbero puntare su tre settori chiave: infrastrutture e costruzioni, macchinari agricoli e per la trasformazione alimentare e digitale business to consumer.

Brasile

In ripresa dopo la recessione del 2015-2016, il Brasile è la prima economia dell’America Latina. Le migliori opportunità sono offerte dai settori delle infrastrutture, delle energie rinnovabili e dell’agribusiness.

Emirati Arabi Uniti

È l’ottavo Paese al mondo col più alto Pil pro capite medio annuo. Infrastrutture, turismo, energie rinnovabili e servizi finanziari sono i nuovi settori su cui gli Emirati Arabi Uniti stanno puntando per affrancarsi dalla dipendenza dal settore petrolifero.

India

Pur con importanti criticità (deficit fiscale, debito pubblico e basso reddito pro capite), l’India è tra i Paesi del G20 col più alto tasso di crescita. Un risultato favorito da un tessuto produttivo dinamico, da una classe media dotata di un notevole potere di acquisto e una politica governativa improntata alla facilitazione delle attività d’impresa.

L’Italia dovrebbe tuttavia ampliare la propria quota di mercato (che attualmente si attesta sull’1%) puntando specialmente su infrastrutture, farmaceutica e agroalimentare (con una percentuale dell’11%, il Bel Paese è il terzo fornitore di vino).

Barolo, vino rosso italiano tra i più amati e conosciuti al mondo.
Il Barolo è tra i vini rossi italiani più apprezzati e conosciuti al mondo. Credits Photo: Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Export, l’agroalimentare spinge la crescita, ANSA, 30 maggio 2019.
Belladonna A. & Gili A., Arrivano i dazi americani: ecco gli effetti per l’Italia, ISPI, 03 ottobre 2019.
Cappellini M., A rischio 2 miliardi di export agroalimentare italiano, Il Sole 24 ore, 03 ottobre 2019.
Dazi Usa, colpito 1/2 miliardo di export alimentare, Coldiretti, 03 ottobre 2019.
I dazi affossano il record del Made in Italy in Usa (+8,3%), Coldiretti, 04 ottobre 2019.
Rapporto Export 2019 di Sace, Giansanti (Confagricoltura): “Agrifood traina l’esportazione made in Italy”, Confagricoltura, 31 maggio 2019.
D’Argenio A., 7,5 miliardi – Il Wto dice sì ai dazi Usa contro i prodotti europei per lo scontro Boeing-Airbus, La Repubblica, 03 ottobre 2019.
Di Donfrancesco G., Dalla Wto sì a dazi Usa su merci Ue per 7,5 miliardi, Il Sole 24 ore, 03 ottobre 2019.
AgrOsserva. La congiuntura agroalimentare. II trimestre 2019, ISMEA, settembre 2019.
Dazi, danni fino a 2 miliardi. Federalimentare: ”Con gli USA si trovi un compromesso o via ai controdazi”, Federalimentare, 02 ottobre 2019.
Lops V., Venti di recessione in Europa e Usa. Borse in picchiata, Il Sole 24 Ore, 03 ottobre 2019.
U.S. wins $7.5 billion award in Airbus subsidies case, Office of the United States Trade Representative, 02 ottobre 2019.
Ufficio Studi, Export Karma. Il futuro delle imprese italiane passa ancora per i mercati esteri, SACE SIMEST, 30 maggio 2019.

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Lo consiglia in alternativa alle più popolari applicazioni di messaggistica istantanea Whatsapp e Telegram, specie per la condivisione di dati riservati e di importanza collettiva: Signal è il gratuito software open source sviluppato dall’Open Whisper Systems per una comunicazione globale sicura.

L’informatico Edward Snowden – noto per aver dato il via allo scandalo Datagate – si scaglia specialmente contro l’app di Brian Acton e Jan Koum, non più in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza dopo l’acquisizione da parte della Facebook Inc. nel 2014. La società di Menlo Park sta difatti via via rimuovendo ogni protezione, vanificando di fatto la crittografia end-to-end. L’alternativa per l’utente attento alla propria privacy esiste e si chiama Signal. 

Making private communication simple.

Slogan dell’app Signal

Come funziona

Il servizio di messaggistica istantanea di Moxie Marlinspike, in passato a capo della sicurezza di Twitter, permette di crittografare automaticamente (a differenza di altre app) chiamate e messaggi di testo tramite il proprio smarthphone o anche, nella versione desktop, tramite personal computer.

Marlinspike, giovane crittografo e ricercatore di sicurezza informatica, ha incentrato le sue ricerche sulle tecniche di intercettazione delle comunicazioni e sui relativi metodi di rafforzamento delle infrastrutture di comunicazione atti a contrastarle. Fra le chat più sicure in circolazione, Signal fu tra le prime ad offrire la crittografia end-to-end anticipando la rivale Whatsapp che, nel 2014, si avvalse proprio di TextSecure, uno dei protocolli di crittografia messi a punto dagli sviluppatori di Signal.

Tuttavia, la crittografia end-to-end da sola non basta. Il punto forte di Signal è proprio l’open source che, consentendo ad altri sviluppatori ed esperti di verificare costantemente codice e funzionalità, permette totale trasparenza riducendo il rischio backdoor, il metodo utilizzato per bypassare un crittosistema.

Moxie Marlinspike, creatore dell'app Signal.
Moxie Marlinspike, fondatore del gruppo Open Whisper Systems e co-fondatore, insieme a Brian Acton, della Signal Foundation. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]

Il giovane ricercatore si è guadagnato molti elogi dalla comunità informatica. Non solo Snowden – che elegge Signal a imprescindibile punto di riferimento per attivisti di diritti umani, giornalisti e autorità governative e amministrative – ma anche Matthew Green, crittografo e professore alla Johns Hopkins University, che non è riuscito a trovare alcun errore di sviluppo.

Marlinspike ha inevitabilmente attratto l’avversione delle agenzie di intelligence statunitensi che, nel tentativo di decrittare ogni sistema di comunicazione crittografata, non hanno avuto successo con diversi software open source, come si evinse dai documenti del Datagate. Secondo la National Security Agency americana, tra le “minacce” figuravano proprio Signal e RedPhone (la vecchia versione android di Signal).

La tutela della privacy

Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.
Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.

La crittografia end-to-end (è bene ricordarlo) da sola non basta e Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Vediamo come.

Per impostazione, Signal non tiene alcuna traccia di contatti, social graph, elenco delle conversazioni, posizione, avatar e nome dell’utente, appartenenze a gruppi nonché nomi e avatar degli stessi. Questo perché ogni profilo utente è criptato e, a sua volta, condiviso end-to-end. Signal non ha quindi alcun accesso al contenuto del profilo né tanto meno al contenuto delle conversazioni.

Il Sealed sender

La funzionalità Sealed sender (mittente sigillato) consente inoltre di nascondere l’identità del mittente di un messaggio, permettendo tuttavia al client di convalidare il contatto prevenendo il proofing (la contraffazione dei pacchetti).
Ecco come funziona: il client recupera un certificato di breve durata contenente il numero di telefono del mittente, la chiave pubblica e il timestamp (la marcatura temporale) e che sarà incluso nel messaggio inviato consentendo la verifica del contatto al momento della ricezione. Per prevenire lo spam, i client derivano un token di consegna a 96 bit dalla chiave di profilo del destinatario, la cui conoscenza è necessaria per poter trasmettere il messaggio.

La busta contenente il messaggio criptato ed il certificato sarà a sua volta crittografata e trasmessa, insieme al token di consegna, al destinatario. Questi sarà in grado di decifrare la busta con la chiave pubblica e verificare che quest’ultima coincida con il certificato del mittente.

La ritrasmissione delle chiamate e i messaggi a scomparsa

Signal consente anche di proteggersi da indesiderati accessi fisici e in remoto. Permette infatti di verificare la sicurezza della connessione tramite i safety number, codici che rappresentano la connessione tra il proprio device e quello dell’interlocutore. Se coincidono, la sessione può considerarsi sicura.

Con il blocco registrazione è inoltre possibile impostare un PIN personale per impedire una nuova registrazione del numero di telefono associato da parte di altri. L’utente Signal potrà altresì bloccare ogni sgradito accesso all’app tramite blocco schermo o impronta digitale e disattivare l’apprendimento delle parole digitate (tastiera in incognito).

Particolarmente interessante, sebbene ciò si ripercuoterebbe sulla qualità delle stesse, è l’opportunità di abilitare la ritrasmissione delle chiamate attraverso i server di Signal per non rivelare il proprio indirizzo IP.

Infine, con la funzione Messaggi a scomparsa sarà possibile rimuovere automaticamente i messaggi inviati e ricevuti dopo un periodo di tempo (variabile dai cinque secondi a una settimana) trascorso dalla loro visione. Ciò consentirà di eliminare i messaggi non solo dal proprio dispositivo, ma anche da quello di tutti i partecipanti alla chat, singola o di gruppo.

Moxie Marlinspike, vincitore, nel 2017, del Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale.
Moxie Marlinspike ospite al TechCrunch Disrupt San Francisco 2017. Nello stesso anno ha vinto il Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]
Per approfondire:

Edward Snowden “Ce qu’il faut changer, c’est pas une entreprise, un téléphone, un logiciel : c’est le système”, France Inter, 16 settembre 2019.

R. Rijtano, Come funziona Signal, l’app di messaggistica che piace a Snowden, La Repubblica, 01 dicembre 2015.

J. Appelbaum, A. Gibson e altri, Inside the NSA’s War on Internet Security, Spiegel Online, 28 dicembre 2014.

J. Lund, Technology preview: Sealed sender for Signal, Signal, 29 ottobre 2018.

J. Lund, Encrypted profiles for Signal now in public beta, Signal, 06 settembre 2017.

M. Shelton, Locking down Signal. Concerned about the privacy and security of your communications? Follow our guide to locking down Signal, Freedom of the Press Foundation, 13 settembre 2019.

Brexit no-deal: quale impatto sull’economia del Regno Unito?

Brexit no-deal: quale impatto sull’economia del Regno Unito?

Ministro degli Esteri nel Governo di Theresa May, il nuovo Premier Boris Johnson – subentratole il 24 luglio scorso – sta infiammando la scena europea. Come in una partita a scacchi dal finale imprevedibile, ogni mossa risulta fondamentale per rimettere tutto in discussione. Proprio quando la prospettiva di un’uscita dall’Unione Europea senza lo straccio di un accordo sembrava concretizzarsi, BoJo è costretto a rivedere le proprie mosse. 

Il 28 agosto Johnson aveva chiesto (ed ottenuto) la sospensione dell’attività parlamentare (cd. prorogation) per cinque settimane (fino al 14 ottobre) in modo da evitare qualunque sgradita (per quanto legittima) interferenza. Il Parlamento era corso ai ripari approvando in tempi record una legge anti no-deal che impone al Governo di chiedere una proroga dei termini di recesso al 31 gennaio 2020

Pur non essendovi certezza che il Consiglio Europeo la conceda (del resto, ad oggi, manca sul tavolo europeo una proposta realistica di accordo alternativo), la recente decisione della Corte Suprema del Regno Unito riporta Johnson alla realtà e ai valori democratici. Con sentenza del 24 settembre, gli 11 giudici del collegio presieduto da Lady Hale hanno unanimemente dichiarato l’illiceità della sospensione in quanto l’unico effetto di tale azione – data l’eccezionalità delle circostanze – era stato quello di “vanificare o impedire il ruolo costituzionale del Parlamento (tdr)” in vista della scadenza del 31 ottobre

A prescindere da come finirà, è lecito chiedersi: quale tipo di scenario prospetterebbe una Brexit no-deal? Un finale che i più definiscono come lo scenario peggiore possibile a differenza di chi, invece, ne sminuisce la portata rispetto agli effetti (ritenuti) ben peggiori che avrebbe una no-Brexit.

Backstop irlandese: le opzioni che potrebbero porre fine al caos Brexit

La backstop solution, nodo della discordia

Ha da subito infervorato il dibattito tra l’UE e lo UK: è il backstop. Il 10 Downing Street ritiene imprescindibile rinegoziare l’accordo ed eliminare tale clausola: diversamente, l’unica alternativa sarebbe una Brexit no-deal. Bruxelles continua a sostenere che l’accordo del 2018 sia il migliore possibile e che l’integrità del mercato unico ed il backstop irlandese vadano preservati. Ma di cosa si tratta e perché è così importante?

È un meccanismo di sicurezza di ultima istanza volto a impedire l’istituzione di un confine rigido tra le due Irlande, in assenza di un miglior accordo di regolamentazione dei rapporti commerciali UE-UK. Qualora entro un periodo transitorio di due anni non dovesse raggiungersene uno valido, il backstop diverrebbe pienamente operativo e lo UK rimarrebbe nell’Unione doganale, l’area di libero scambio commerciale priva di dazi e frontiere rigide.

Un finale che nemmeno l’UE è interessata a perseguire, ma anche soluzione necessaria per preservare la pace nell’Irlanda del Nord consacrata con il Trattato del Venerdì Santo.

Brexit: gli scenari possibili

No-deal: meglio di un cattivo accordo?

Per ogni scenario, la conclusione è sempre la stessa: un’economia più povera. Tuttavia, un’hard Brexit avrebbe un impatto maggiore sul Pil in termini di decrescita economica pari a quasi l’8% per i prossimi 15 anni, con un impatto addizionale pari a 6.1 punti percentuale rispetto allo scenario EEA e di 2.9 punti percentuale rispetto allo scenario FTA. Una stima ottimistica che dà per scontate alcune soluzioni (fra cui la conclusione di accordi commerciali con Stati Uniti e UE) e non tiene conto degli impatti a breve termine, come il costo di adeguamento al nuovo regime doganale. Difatti, con la ricostituzione della frontiera, ne deriverebbero per le imprese maggiori costi oltre che notevoli ritardi: secondo le stime governative (operazione Yellowhammer), al porto di Dover si formerebbe una fila lunga ben 17 miglia con attese fino a due giorni e mezzo e disagi fino a tre mesi.

Il ritorno alle condizioni commerciali OMC avrà ripercussioni significative su produttori, fornitori di servizi e consumatori. L’attenuazione di tali effetti dipenderà dal successo dei negoziati con ogni membro OMC. La situazione si complicherebbe ulteriormente qualora i negoziati con l’UE si interrompessero, rivestendo quest’ultima un ruolo cruciale che va anche oltre l’aspetto meramente commerciale. 

Banca d’Inghilterra: rischio shock economico 

Le recenti stime della Bank of England lasciano presagire uno scenario poco raccomandabile: deprezzamento della sterlina, aumento dell’inflazione e rallentamento della crescita con un tasso di variazione del Pil dell’1,3% per il biennio 2019-2020 rispetto alle stime iniziali rispettivamente dell’1,5% e dell’1,6%. Crescita che, in caso di Brexit no-deal, potrebbe essere ancora più lenta

Un effetto domino che si ripercuoterebbe soprattutto sul settore trasporti, sull’industria chimica e su quella alimentare temendosi, tra l’altro, una grave interruzione nell’approvvigionamento di alimenti e medicinali come si legge nella contestata valutazione del rischio del Governo Johnson. 

Per approfondire:

Pin It on Pinterest