Guerra in Siria: gli Usa rispondono con un lancio missilistico all’ “attacco chimico”

Guerra in Siria: gli Usa rispondono con un lancio missilistico all’ “attacco chimico”

Gli Usa hanno effettuato un attacco missilistico contro le basi aeree siriane sospettate di aver attaccato, con armi chimiche, una città in mano ai ribelli.

Cinquantanove missili da crociera Tomahawk sono stati sparati da due navi della marina militare situate nel Mediterraneo. Almeno sei persone sono state uccise.È la prima azione militare compiuta dagli Stati Uniti contro le forze comandate dal presidente siriano. Il Cremlino, che sostiene Bashar al-Assad, ha condannato l’attacco. Questo succede pochi giorni dopo che dozzine di civili, tra cui molti bambini, hanno perso la vita in un attacco, molto probabilmente a base di gas nervino, nella citta di Khan Sheikhoun nella provincia di Idlib.

Che provvedimenti hanno preso gli USA?
Per ordine del presidente Donald Trump, dai cacciatorpedinieri della Marina USS e USS Ros, sono stati sparati decine di missili da crociera sul campo d’aviazione di Shayrat, nella provincia di Homs alle 04:40 ora locale (01:40 GTM)
In base a ciò che riporta il Pentagono, hanno colpito aerei, rifugi, aree di stoccaggio, bunker di alimentazione, munizioni e sistemi di difesa aerea controllati dal governo siriano.

Immagine del missile

Inoltre il dipartimento di difesa degli Stati Uniti afferma che nella base distrutta erano state usate armi chimiche e che si sarebbe dovuta prendere “qualsiasi precauzione” per evitare disgrazie.
Parlando dalla sua tenuta Mar-a-Lago in Florida, Trump ha detto di aver agito secondo “gli interessi vitali di sicurezza nazionale”. Ha anche definito il presidente Assad come “un dittatore che ha lanciato un orribile attacco di armi chimiche su civili innocenti” e ha fatto un appello dicendo “stasera mi appello a tutte le nazioni civili di unirsi a noi nel cercare di porre fine a questo massacro e spargimento di sangue in Siria, e anche per porre fine al terrorismo di qualunque forma e tipo“.

Cosa c’è di diverso in questo attacco?
Gli Stati Uniti hanno formato una coalizione per condurre attacchi aerei contro dei gruppi jihadisti in Siria già dal 2014, ma questa è la prima volta che vengono prese di mira le forze governative.
Trump ha già precedentemente parlato a sfavore dei coinvolgimenti militari americani in Siria chiedendo una maggiore attenzione per gli interessi nazionali.
Solo la settimana scorsa l’ambasciatore degli USA, Nikki Haley, ha detto alle Nazioni Unite che Washington non aveva come priorità spodestare il presidente siriano.
Il presidente Trump ha dichiarato : “dovrebbe succedere qualcosa alla leadership siriana dopo le morti avvenute martedì a Khan Sheikhoun“, senza però entrare nei dettagli.

Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, invece ha affermato che Bashar al-Assad, in Siria, non dovrebbe avere nessun ruolo in futuro.

Come ha reagito la Russia?
Il governo russo è uno dei principali alleati di Assad e il suo esercito punta a sconfiggere tutti i gruppi ribelli in Siria, tra cui jihadisti del cosiddetto Stato Islamico, ma anche forze di opposizione più moderate sostenute dagli USA e altre da nazioni occidentali.
Il Pentagono ha asserito che l’esercito russo era stato informato in anticipo dell’azione militare americana, ma il Cremlino ha reagito con rabbia a quest’attacco dopo aver appreso la mole di danni subita dall’esercito siriano.

Dimitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, ha definito la reazione americana “un atto di aggressione contro una nazione sovrana“.
Nel frattempo il ministero degli esteri russo ha affermato che stava sospendendo un accordo, con gli Stati Uniti, progettato per prevenire scontri nei cieli siriani dato che i due paesi prendevano parte a due campagne militari diverse.
Le autorità siriane hanno accusato gli Stati Uniti di appoggiare il terrorismo attentando alle operazioni di regime.

Che impatto avrà l’azione degli Stati Uniti?                                                  

Ecco la spiegazione secondo l’analisi di Jon Sopel, editore BBC dell’America del Nord.

È raro che una politica riesca a cambiare così velocemente e ad avere reazioni così veloci.
Quando il presidente Trump è entrato in carica il leader siriano è stato considerato un utile alleato nella lotta contro il cosiddetto Stato Islamico.
Ma l’attacco di armi chimiche ha cambiato tutto. Nel giro di due giorni gli USA hanno rivalutato la loro opinione su Assad: individuato l’obbiettivo e colpito.
Quello che non sappiamo è se questo è un comportamento una tantum oppure l’inizio di qualcosa di prolungato nel tempo contro il governo siriano.

Cosa sappiamo degli “attacchi chiminci”?

Almeno 80 persone sono morte nell’assalto alla città, in mano ai ribelli, di Khan Sheikhoun nel nord-ovest della Siria. Centinaia di persone hanno sofferto dei sintomi compatibili all’esposizione ad un agente nervino.
Un portavoce della Casa Bianca ha detto che l’amministrazione di Trump ha creduto “con un alto grado di fiducia” che l’attacco era stato lanciato dal campo di aviazione Shayrat, da aerei militari posti sotto il comando del presidente siriano.
Egli ha anche detto che la Casa Bianca credeva che la sostanza utilizzata è il Sarin, un gas nervino, considerato 20 volte piu’ mortale del cianuro.

Che risposta c’è stata all’attacco americano?

L’azione militare americana è stata apprezzata dal gruppo di opposizione siriano chiamato Coalizione Nazionale Siriana.
Speriamo in ulteriori attacchi…e che siano solo l’inizio” ha detto il portavoce Ahmad Ramadan all’agenzia di stampa francese AFP.
Nel frattempo il governo inglese ha definito l’attacco missilistico americano come “una risposta inappropriata al barbaro attacco di armi chimiche“. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà ulteriori incontri in quanto cerca di arrivare ad una soluzione nonché ad un’indagine sulle morti di Khan Sheikhoun.
La Russia ha già respinto un progetto sostenuto dal mondo occidentale. Mosca ha bloccato il suo veto sette volte per bloccare le risoluzioni delle Nazioni Unite contro il suo alleato, la Siria.

Articolo originale qui

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

T2: Trainspotting, un (primo) bilancio

T2: Trainspotting, un (primo) bilancio

Tutto nacque nel 1996 per mano di Danny Boyle, regista, sceneggiatore e produttore inglese che cambiò radicalmente il panorama cinematografico del Regno Unito dando vita a Trainspotting. Il film, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore scozzese Irwine Welsh, è incentrato sulla descrizione delle vite di un gruppo di tossicodipendenti nella Edimburgo di fine anni ottanta.

Rent, Sick Boy, Spud e Begbie sono i personaggi principali, oltre alla figura di Tommy, venuta meno durante la prima pellicola. Quattro ragazzi alle prese con le loro dipendenze, dalle più comuni per l’epoca come l’eroina, a quelle più particolari (ma non troppo), come la violenza nel caso di Begbie. Un uomo che ”neanche si faceva di droga, si faceva di gente!”. Un qualcosa capace di mandarlo fuori di testa, Renton docet.

Insomma, il film tratta una realtà incredibilmente malata in cui i protagonisti non cercano di riscattare le proprie vite ma ‘risolvono’ i problemi annegandoli nelle proprie assuefazioni.

Fra morte, tentativi di disintossicazione e profonde riflessioni arriva la svolta: i ragazzi decidono di guadagnare qualche soldo vendendo la stessa droga che li ha resi schiavi. Rent tradirà i suoi vecchi amici, scappando col malloppo verso una nuova vita e ripulendo la coscienza affermando che ognuno di loro avrebbe fatto lo stesso. Potrebbe sembrare a prima vista come l’amicizia sia considerata in modo superficiale. Ma non è affatto così. Tale sentimento è infatti visto da un diverso punto di vista. Amicizie quasi obbligate, ma in alcuni casi persino profonde e sincere, nonostante il bagaglio di difficoltà in mano ai protagonisti. Ma la non necessità del riscatto sarà capace di riunire una parte di essi.

In questo film la narrazione e’ nuda e cruda, con aghi conficcati in vena ed allucinazioni spaventose. Allo stesso tempo, però, la pellicola pare assumere una veste persino comica, come ad esempio nella scena del colloquio di Spud per un’agenzia viaggi, dopo aver assunto sostanze stupefacenti assieme al fido Rent Boy.

Signor Murphy, cosa le attira di questo settore?

In due parole, lo spasso. Cioè mi spasso nel vedere le persone a spasso.

Il 23 febbraio di quest’anno nelle sale cinematografiche usciva T2: Trainspotting. Ventuno anni dopo il primo capitolo Danny Boyle ha voluto raccontare la reunion fra i quattro protagonisti.

Tutto ha inizio con il ritorno di Renton nell’unico posto che da sempre chiama casa. Una Edimburgo ritrovata dopo il tentativo di risalita nella capitale olandese di Amsterdam, nonostante appaia evidente la coincidenza tra il ritorno ed il fallimento ‘estero’. Ad attenderlo ci sono Spud, Sick Boy e Begbie, assieme ad altre vecchie conoscenze: la vendetta, il dolore, l’amicizia, il rimpianto e anche l’eroina. Porno e’ il nome del romanzo da cui e’ tratto questo secondo film, nonostante il sequel viaggi verso altre direzioni. Trainspotting non aveva bisogno di una prosecuzione, ma in quanti abbiamo sognato di (ri)vedere come le vite di quei quattro scapestrati si sarebbero potute evolvere?

Il dolore è ora acuto e percepito, nonché ben più consapevole. Il leitmotiv resta tuttavia lo stesso: l’ironica ‘scelta della vita’, nonostante la profonda delusione nei confronti della stessa. Una drammatica delusione che di fatto coincide con il fallimento dell’essere umano, incapace di gestire le proprie problematiche con la conseguenza di giungere ad ignote accuse non imputabili a se stesso. Una corazza per non sentirsi/ci ulteriormente delusi.

I protagonisti si ritrovano a fare i conti con la scoperta della tragedia dell’età: in gioventù hanno vissuto fregandosene del tempo? Ecco la punizione ‘quotidiana’: in T2 è ora proprio il tempo a non attendere i protagonisti, finiti dinanzi al bivio della vera o presunta maturità. Tutto ciò che fanno per sopperire a questa triste realtà è il costante ritorno al passato. Dimenticando ancora una volta il vuoto del presente. Un vuoto che tuttavia si rende ancor più rumoroso, come nella scena tra Rent e Sick Boy dopo la quiete conseguente al loro primo tragico nuovo incontro (finito in rissa, nda).

Il tradimento e la menzogna rimangono due tematiche fortemente affrontate, cominciando dal momento in cui vediamo Rent correre su un tapis roulant piuttosto che sulle strade di Edimburgo. Una Edimburgo che cambia e si evolve, ma che difficilmente si è in grado di dimenticare, nonostante Rent ‘disapprovi’ il mutamento degli scenari. E’ tuttavia una contemporaneità fasulla, nella quale i personaggi tentano di trovare un senso a tutto e soprattutto cercheranno poi di vendicarsi del furto subito per mano di chi quella vita ha davvero cercato di sceglierla ed afferrarla (Renton, nda).

La droga e’ sempre presente ma in tonalità ben minori e drammatiche: ne è emblema la sostituzione tra eroina e cocaina, utilizzata in tutto il corso della narrazione da Sick Boy. Se ne aggiungono invece delle altre: Facebook, Instagram, Twitter, e tutti gli altri social che hanno di fatto ‘schiavizzato’ il nuovo corso degli eventi, condizionando pesantemente un pensiero ormai troppo conforme e quasi desolatamente meschino.

Resta invece, puntuale come un ritorno inaspettato di Boyle, la qualità della colonna sonora. Ancora una volta durante il film ci ritroveremo a canticchiare o portare il ritmo quasi inevitabilmente. David Bowie, Iggy Pop, Prodigy, Brian Eno, Lou Reed, Queen e Blondie sono solo alcuni degli artisti presenti, con chiari riferimenti anche all’attuale mutato panorama musicale.

Nel complesso T2:Trainspotting è un lavoro onesto e persino sincero: è la rappresentazione del contatto tra Boyle e il pubblico. Un pubblico che ancora si chiede se avesse davvero bisogno di un sequel, nonostante l’enorme affezione ala prima pellicola. Una pellicola chiaramente indimenticabile, che difficilmente poteva essere superata, essendo uno dei più grandi ed inaspettati capolavori degli anni Novanta. E’ per questo che Boyle non spiazza ma al contempo non delude. Resta lo status quo, con qualche piccola ma rilevante novità (vedasi l’evoluzione del personaggio Spud). Come a dire, guardate che se lo si vuole vi è ancora tempo per poter cambiare. Nella consapevolezza tuttavia dell’impossibilità di dimenticare il passato. 

“Siete dei tossici? Allora fatevi! Ma fatevi di qualcos’altro. Scegliete le persone che amate, scegliete il futuro, scegliete la vita!”

foto da: denofgeek.com

Le virtù del sognare ad occhi aperti

Le virtù del sognare ad occhi aperti

Articolo originale curato da John Lehrer del “The New Yorker” qui

Gli esseri umani sono sognatori ad occhi aperti.
Secondo un recente studio condotto dagli psicologi dell’Università di Harvard Daniel Gilbert e Matthew A. Killingsworth, le persone si abbandonano all’immaginazione per il 47% del tempo in cui sono sveglie. (Gli scienziati lo hanno dimostrato attraverso lo sviluppo di un app per iPhone che contattava 250 volontari del progetto a intervalli casuali durante il giorno). Da questa analisi si è potuto evincere che la nostra mente smette di fantasticare soltanto mentre “facciamo l’amore”.

A prima vista, dati del genere sembrano confermare la nostra pigrizia intrinseca. In una cultura ossessionata dall’efficienza, l’immaginazione è spesso definita inutile. Freud, per esempio, ha definito “infantile” il sognare ad occhi aperti affermando che sia solo un mezzo per fuggire dalla routine quotidiana verso un mondo di fantasie e di “soddisfacimento dei desideri”.

Negli ultimi anni, comunque, psicologi e neuroscienziati hanno riscattato questo stato mentale, rivelando che i modi in cui la mente immagina è un essenziale strumento conoscitivo. L’immaginazione si attiva ogni volta che siamo annoiati – quando la realtà non è abbastanza per noi – iniziamo ad esplorare i nostri pensieri, contemplando varie ipotesi e scenari irreali che prendono vita solo nella nostra testa.

Virginia Woolf, nella sua novella “Gita al faro”, narra minuziosamente questa forma di pensiero attraverso la descrizione del personaggio di Lily :

Senza dubbio lei stava perdendo la cognizione dell’ambiente che la circondava. E così come perdeva la cognizione dell’ambiente della circondava..la sua mente continuava ad attraversare le sue profondità, le memorie e le idee, divenendo come una fontana zampillante.

Il sogno ad occhi aperti è proprio quella fontana zampillante che riversa strani e nuovi pensieri nel flusso di coscienza e questi si scoprono essere sorprendentemente utili. Lo studio, prossimo alla pubblicazione e intitolato Scienze Psicologiche, condotto da Benjamin Baird e Jonathan Schooler nell’Università della California a Santa Barbara ci aiuta a capire il perché. L’esperimento di per sé è piuttosto semplice: a 145 studenti universitari è stato dato un test standard di creatività noto come “uso insolito”, nel quale avevano a disposizione due minuti per elencare tutti gli utilizzi possibili di oggetti apparentemente inutili come stuzzicadenti, mattoni e appendiabiti.

Gli oggetti erano assegnati casualmente in quattro livelli differenti. In tre di questi, ai partecipanti venivano dati 12 minuti di pausa che comportavano: restare in una stanza senza stimoli, eseguire dei piccoli esercizi di memoria a breve termine, o fare qualcosa di così noioso da mettere in moto la fantasia. Durante il livello finale invece, ai partecipanti non veniva data alcuna pausa, bensì un altro round di test creativi, incluso quello degli usi diversi a cui avevano lavorato pochi minuti prima.

Ed è stato qui che le cose sono diventate interessanti: gli studenti a cui sono stati assegnati gli incarichi noiosi hanno meglio eseguito il compito di trovare più usi per oggetti di tutti i giorni, cosa che avevano anche già fatto. Dando loro nuovi oggetti, tutti i gruppi hanno reagito allo stesso modo. Invece riassegnando ai gruppi gli stessi oggetti dei primi tre livelli, i sognatori ad occhi aperti hanno raggiunto il 41% in più di possibilità nel trovare le soluzioni rispetto agli altri studenti.

Questo cosa significa? Secondo Schooler è chiaro che quei 12 minuti di immaginazione hanno permesso ai soggetti dell’esperimento di ideare nuove possibilità, infatti la loro mente inconscia ha riflettuto su nuovi e diversi modi per utilizzare gli stuzzicadenti. Questo effetto però era limitato agli oggetti a cui gli studenti erano già stati sottoposti – la mente ha potuto rimuginare sulla domanda, “incubandola” in quelle zone celate del pensiero che riusciamo a controllare a malapena.

Praticamente gli scienziati sostengono che i loro studi dimostrano il perché “le soluzioni creative possono essere facilitate soprattutto da semplici compiti che massimizzano lo spaziare della mente”. Il beneficio di questi compiti è che essi impiegano solo l’attenzione sufficiente a tenerci impegnati, lasciando un sacco di risorse mentali libere di permetterci di sognare ad occhi aperti. Un altro valido strumento che ci permette di sognare ad occhi aperti è leggere le opere di Tolstoy. Infatti Schooler, durante le sue prime analisi sull’immaginazione, consegnava ai soggetti dell’esperimento un passaggio noioso di “Guerra e Pace” che scaturiva in loro la voglia di sognare ad occhi aperti dopo solo qualche minuto!

Sebbene lo studioso, in uno dei suoi precedenti saggi, abbia dimostrato la presenza di un collegamento fra immaginazione e creatività – coloro che sono più propensi a fantasticare dimostrano di avere una miglior capacità di generare nuove idee – questo nuovo studio evince che i nostri sogni ad occhi aperti si servono delle stesse, o quasi, funzioni dei sogni notturni facilitando picchi di intuizione creativa. Consideriamo adesso uno studio del 2004 pubblicato su Nature dai neuroscienziati Ullrich Wagner e Jan Born. I ricercatori hanno dato a un gruppo di studenti un tedioso esercizio in cui bisognava trasformare una lunga lista di stringhe di numeri in un nuovo e ordinato insieme di numeri. Wagner e Born hanno progettato il compito in modo tale che i soggetti potessero trovare una scorciatoia verso la soluzione solo se fossero riusciti ad individuare il problema. Meno del 20% dei partecipanti sono stati in grado di trovare questa scorciatoia, nonostante le molte ore messe a disposizione per risolvere il problema. L’atto del sognare, però, ha cambiato tutto: dopo aver lasciato i soggetti dormire, e quindi entrare nella fase R.E.M. circa il 60% di loro ha scoperto il trucco. Kirkegaard aveva ragione: il sonno è la virtù del genio.

Se tutto questo vi suona come una giustificazione ai sonnellini pomeridiani, alle lunghe docce, e alla letteratura russa, avete ragione. “Noi partiamo sempre dal presupposto che se ci concentriamo consciamente su di un problema allora siamo più vicini alla sua soluzione”, mi diceva Schooler. “E questo è ciò che intendiamo quando affermiamo di stare ‘lavorando a qualcosa’. Spesso però è un errore. Se stiamo cercando di risolvere un quesito complesso allora dovremmo concederci una pausa, così da permettere alla nostra mente di ‘incubare’ il problema e rifletterci autonomamente”.

Schooler ha provato ad applicare queste idée alla sua stessa vita. Un tempo,durante le vacanze, portava con sé una grande mole di lavoro da eseguire..successivamente si rese conto di essere più produttivo concedendosi alle lunghe pause e all’immaginazione. Egli afferma :“La cosa positiva è che non c’è ragione di sentirsi in colpa quando ci concediamo un po’ di relax oppure non controlliamo le nostre e-mail, perché in verità, anche se siamo in vacanza, il nostro inconscio probabilmente sta ancora lavorando alla soluzione del problema”.

Un sogno ad occhi aperti, in questo senso, è il mezzo che intercetta tutti i pensieri generati dal subconscio. Noi siamo convinti di perdere tempo, ma in realtà, una sorgente di pensieri sta inondando la nostra mente.

 I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

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