Tre ragioni per cui Goldman Sachs pensa che i Titoli Italiani peggioreranno

Tre ragioni per cui Goldman Sachs pensa che i Titoli Italiani peggioreranno

Le tensioni sul mercato italiano hanno dimostrato che la decisione del corrente governo italiano di stabilire un deficit del 2.4% sul PIL annuo fino al 2021 costituisce una significativa deviazione rispetto rassicurazioni fatte dal precedente governo alla Commissione Europea, cioè di un deficit del 0.8% nel 2019. La notizia ha causato un innalzamento dello spread sui BTP che ha registrato un nuovo massimo rispetto a quello dello scorso Maggio, con i tassi di interesse dei BTP a 10 anni che hanno raggiunto il 3.4%, sorpassando i massimi di Maggio.

E mentre alcuni commentatori vedono questa turbolenza come esagerata – soprattutto perchè non causa contagi sugli altri Paesi – Matteo Crimella della Goldman Sachs, in una nota di questa mattina, elenca invece tre ragioni per cui aspettarsi che l’alta volatilità del mercato italiano duri a lungo:

1. L’espansione fiscale programmata, seppur non elevata, è considerevole al punto di rinnovare le paure degli investitori riguardo la sostenibilità del debito pubblico italiano, in larga parte dovuta al previsto deterioramento del surplus primario del paese. Un suprplus primario più basso aumenta la vulnerabilità dell’economia a shock dei mercati o a peggioramenti della crescita, specialmente quanto il debito pubblico è cosi elevato e la crescita si prevede che non beneficerà così tanto dalle piccole agevolazioni fiscali.

L’ufficio parlamentare di bilancio riporta che , negli ultimi otto anni, grazie al surplus primario si è contenuto il rapporto debito-PIL italiano di circa 11.5 punti percentuali in totale. La crescita positiva e meno interessi sul debito (paragonati a quelli del 2011-2013) hanno anche favorito una stabilizzazione del livello del debito italiano negli ultimi anni (Immagine 1). Con un suprplus primario atteso così basso e una attività economica ancora contenuta, le considerazioni sulla stabilità a lungo termine pongono una sfida alle future dinamiche tra debito/PIL, e ciò ha significato che gli investitori hanno richiesto un innalzamento del premio di rischio sui titoli italiani.

2. L’aumento del bisogno di spesa soddisfatto da un maggior deficit arriva in contemporanea con la frenata, e la futura chiusura, del piano di acquisto dei titoli da parte della BCE. Il Quantitative Easing della BCE, iniziato nel marzo del 2015, finirà quest’anno. Dall’inizio del QE, la banca centrale ha acquistato 360 miliardi di € in titoli di stato italiani e ci aspettiamo che ne acquisti altri 5.5 miliardi negli ultimi quattro mesi di quest’anno.

Dal Gennaio 2019 in avanti, Goldman Sachs si aspetta che i nuovi acquisti della BCE finiscano e che il reinvestimento nel portafoglio dei titoli del tesoro italiani si assesti su una media di 3-3.5 miliardi nel 2019 (Immagine 2).

Negli ultimi anni, gli acquisti della BCE di titoli di debito a medio e lungo termine ha permesso al Tesoro italiano di aumentare la vita media del debito pubblico di circa 0.5 anni e di riportarlo a livelli visti prima della crisi finanziaria globale. Nonostante un maggior ricorso all’indebitamento, il Tesoro italiano deve rifinanziare più di 400 miliardi di titoli all’anno. Con la BCE che richiede una diminuzione, l’aumento della dipendenza dal settore privato probabilmente costituirà un altro fattore a sfavore per i BTP.

3. La maggiore volatilità dei mercati dei recenti mesi potrebbe avere effetti duraturi sulla liquidità dei BTP. Nell’immagine 4, Goldman Sachs mostra i volumi medi giornalieri di scambio dei titoli italiani sui mercati secondari durante i mesi di Aprile, Maggio, e Giugno 2018. I voumi di BTP scambiati a Giugno,  proprio in seguito alla vendita massiccia di titoli italiani iniziata alla fine di Maggio, sono stati quasi un terzo dei volumi di scambio osservati ad Aprile e Maggio.
Mentre questi dati si riferiscono ad alcuni mesi fa. il collasso dei volume di scambio, accompagnato da un significativo aumento dello spread tra prezzo di domanda e di offerta dei titoli, porterà ad una seria deteriorazione della liquidità, che Goldman Sachs vede come risultato di un crescente divario dei prezzi tra domanda e offerta.

Alla luce di questi tre fattori: aumento del debito pubblico, fine del QE e minore liquidità del mercato, Goldman Sachs si aspetta che la volatilità dei titoli italiani rimanga elevate nel breve periodo:
sebbene il mercato sembra abbia superato parzialmente il rischio italia e le ripercussioni internazionali sono state relativamente modeste fino ad ora, crediamo che la situazione attuale sia un equilibrio instabile. Dopo tutto, la nuova proposta di budget del governo aumenterà la probabilità di reazioni negative da Bruxelles e agenize di rating, e, di conseguenza, il rischio di ulteriore volatilità.

In fine, mentre le previsioni sui BTP a breve e medio termine rimane altamente incerta, Goldman Sachs pensa che nel prossimo futuro lo spread viaggera attorno ai valori massimi registrati alla fine di Maggio. Nello specific, “la tendenza dello spread verso I 300 punti base è possibile, e se persisterà, sarà molto probabile che ciò richiederà un cambio di politica a livello nazionale o europeo
Chi lo sa, magari tutto questo causerà persino uno slittamento della fine del QE oltre il 31 Dicembre 2018.


[Traduzione dall’originale:Three Reasons Why Goldman Expects Italian Bond Turmoil To Get Even Worse. Fonte qui]

11 Settembre: il video inedito mostra gli attimi della tragedia

11 Settembre: il video inedito mostra gli attimi della tragedia

Un video inedito spunta a 17 anni dagli attentati che hanno cambiato l’epoca contemporanea. Il video, lungo trenta minuti, è stato girato dell’ex cameraman della Cbs, Mark LaGanga, proprio durante gli attimi successivi allo schianto dei due aerei contro le Torri Gemelle, e mostra soccorritori, poliziotti, agenti dei servizi segreti e vigili del fuoco al lavoro. Un documento straordinario e inedito fino ad oggi, prezioso per cogliere i drammatici momenti del crollo delle torri, della fuga dei superstiti e dei soccorsi.

Quel martedì 11 settembre, 19 terroristi di Al Qaeda dirottarono 4 aerei di linea, i primi due, partiti da Boston in direzione Los Angeles, si schiantarono però contro le Torri Gemelle di New York facendole crollare, e uno si schiantò sul Pentagono a Washington. Il quarto aereo cadde a Shanksville, in Pennsylvania, grazie all’intervento eroico dei passeggeri che tentarono di fermare i dirottatori, impedendo all’aereo di raggiungere l’obiettivo. I morti furono 2.974.

 


 

Salvini, impara dall’Europa come essere razzista (sul serio)

Salvini, impara dall’Europa come essere razzista (sul serio)

Il caso Diciotti

Siamo a quattro giorni dall’arrivo della nave Diciotti al porto di Catania. A bordo 150 migranti, ormai tesi, in sciopero della fame, inconsapevoli di quello che rappresentano per il nostro Paese. La questione è di competenza del ministero degli interni, i migranti sono su una nave della guardia costiera nazionale e sembra assurdo non permettere loro di sbarcare per poi gestire la questione in maniera civile.

Ma si sa, il ministro degli interni Salvini non eccelle certo per saggezza politica e gli allarmismi sono di vitale importanza per la retorica salviniana, utilissimi per dimostrare un pugno duro che in realtà non c’è.

Salvini dovrebbe prendere esempio dai politici e diplomatici tedeschi, che un accordo sui migranti l’hanno fatto con la Turchia, senza chiedere nulla a nessuno, senza tenere in ostaggio navi e naviganti, pagando Erdogan miliardi di euro dai soldi

salvini libia

Salvini in partenza per la Libia

comunitari, quindi anche italiani, senza che nessuno aprisse bocca.

Salvini invece? Va bene, un tentativo l’ha fatto, è andato in Libia ed è stato sbeffeggiato a livello internazionale dal vicepremier libico Ahmed Maitig nel Giugno 2018 (alla richiesta di creare campi di accoglienza in Libia, i libici hanno risposto “assolutamente no”).

Cosa fa quindi il ministro degli interni? Piagnucola

Piagnucola contro l’Europa: “L’Europa non ci aiuta! – Ci lascia soli! Vergogna! – Ora basta!”. Lui, che è stato votato per distruggerla questa Europa, per tornare agli stati sovrani, la svolta dei sovranisti, ora si appella porprio ad essa per essere aiutato a gestire il fenomeno degli sbarchi. Dopo aver parlato negli anni di “Europa di merda”, “Prima gli Italiani” e tutto il resto, si appella all’Europa per sottrarsi alle proprie responsabilità. Che l’Europa sia un cinico rottame a copertura  del potere tedesco, questo lo sapevamo già, ed è proprio per questo che Salvini ha vinto le elezioni.

Quindi? Salvini dovrebbe imparare dall’Europa (Germania), prendere esempio dall’accordo Merkel –Erdogan, spegnere Facebook per un paio di giorni, studiare, andare in Libia e tornare a casa con uno straccio di accordo che sia favorevole all’Italia. La Germania ha approfittato per anni del vuoto politico europeo per perpetrare i propri interessi, sappiamo tutti che in Europa ognuno può fare come vuole, Salvini ha la possibilità di fare come vuole, se non lo fa è solamente colpa sua.

Piagnucola contro i migranti: “Scrocconi – Nullafacenti! – Basta questa feccia nelle nostre strade a sbafo degli italiani!” E cosa fa? Filma ragazzi neri in dirette Facebook, ci fa sorbire tweet infiniti sui rifugiati e sky, wifi, cibo buttato, stupri, furti, spaccio, minaccia il pugno duro, i rimpatri di massa. Ora, però, Salvini è ministro degli interni e la campagna elettorale è finita da mesi, gli immigrati continuano a sbarcare e non si vede nemmeno l’ombra di un piano strategico per risolvere il problema dell’immigrazione (incontrollata) che non sia quello di tenere 150 vite umane sul ponte di una nave della guardia costiera in condizioni pietose.

Quindi? Ancora una volta Salvini dovrebbe imparare dall’Europa (Germania) che quando ha dato degli scrocconi, ladri, popolo che vive a sbafo degli altri ai greci, poi li ha messi alla fame sul serio. Austerità decennale, tagli dei settori essenziali come settore pubblico amministrativo, sanità, assistenza sociale. Gli ospedali greci ridotti a “danger zone”, infermieri ridotti ad 1 per ogni 40 pazienti, letti non disinfettati, mancanza degli strumenti medici di prima necessità come disinfettanti, garze, 25.000 tra medici e operatori sanitari licenziati. L’austerità ha devastato la sanità greca facendo alzare drasticamente la mortalità, perchè i greci sono un popolo di scrocconi e un terzo della spesa sanitaria andava tagliata.

Se Salvini vuole usare il pugno duro, allora impari dall’Europa.

E per non farci mancare nulla, in questi giorni di polemiche sulla nave Diciotti, abbiamo dovuto assistere alla sfilata dei derelitti dell’opposizione politica italiana. Martina, Boldrini, Boschi, ecc. sono corsi a fare visita a bordo della nave Diciotti per non lasciarsi sfuggire l’ennesima occasione di farsi massacrare da Salvini sul tema immigrazione, suo cavallo di battaglia, unico tema da cui dovrebbero stare serenamente alla larga.

Samy Dawud


 

La droga che sta affamando lo Yemen

La droga che sta affamando lo Yemen

Lo Yemen è sull’orlo di una grave carestia. Le agenzie d’informazione danno spesso la colpa alla guerra civile, al blocco dei porti del nord imposto dall’Arabia Saudita e dal bombardamento delle infrastrutture vitali. Inoltre, il rifiuto del governo di pagare i salari nelle zone controllate dai ribelli e il deprezzamento del ryal yemenita, significa che molti non possono permettersi il cibo disponibile. Ma una delle maggiori cause della fame viene spesso omessa: una pianta fogliosa chiamata qat.

Questa pianta è la droga più popolare dello Yemen: il 90% degli uomini e oltre un terzo delle donne masticano abitualmente le sue foglie, e una volta masticate le conservano nelle guance finché la sostanza narcotica filtra nel flusso sanguigno. Nel passato gli yemeniti potevano permettersi questa droga una volta alla settimana, e la pratica era diffusa prevalentemente nelle montagne del nord-est, dove il qat cresce. In seguito all’unificazione del Paese, nel 1990, la sostanza si è diffusa anche al sud. Oggigiorno, invece, il mercato del qat interessa l’intero Paese.

Gli uomini spendono molto di più per soddisfare la loro dipendenza da questa droga che per provvedere alle loro famiglie, arrivando a spendere fino a 800$ al mese. I soldati, invece, piuttosto che dare la caccia a trafficanti d’armi e altri contrabbandieri, estorcono denaro a chi attraversa i check point per pagare i loro vizi, facendo aumentare di molto i costi di trasporto. E mentre il Paese è a corto di beni di prima necessità, come il grano, i campi più fertili sono tutti adibiti alla coltura del qat, che è più redditizio e la sua coltivazione è stimata crescere del 12% ogni anno. Le autorità, inoltre, parlano del qat come del “Viagra dello Yemen” e ne incoraggiano l’uso. Taher Ali al-Augaili, il capo dello staff dell’esercito, dice: “è il nostro whisky” e afferma che questa drogra fornisce agli uomini energia per combattere.

Quando le autorità locali di Hadramawt, la pronvincia più grande del Paese, provarono a ristabilire un divieto di consumo negli uffici pubblici, esse venero convocate a Riyadh per unirsi ad una masticata collettiva assieme al presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi. Solo al-Qaeda nella penisola arabica ha avuto successo nell’imporre un bando all’uso qat.

Il nord dello Yemen è la regione che più soffre la minaccia della carestia, ma i ribelli Houthi controllano il valore del qat grazie al monopolio su di esso, allo stesso modo di come il presidente Hadi controlla le risorse petrolifere e di gas del Paese. E questo lascia strade aperte tra le linee nemiche (governative e dei ribelli). Decine di camion pieni di raccolto attraversano la città di Marib ogni giorno. Le tasse sul qat assicurano grandi entrate finanziarie ad entrambe le fazioni in guerra. Dati attuali scarseggiano, ma nel 2000 la Banca mondiale ha stimato che il qat rappresentava il 30% dell’economia yemenita. Anche gli affamati trovano dei vantaggi in questa droga: il qat sopprime l’appetito. Ma le assurdità non finiscono qui. Un ufficiale del sud dice: “Stiamo combattendo i ribelli Houthis con le nostre braccia e li stiamo finanziando con le nostre bocche”.


[Traduzione dall’originale: The drug that is starving Yemen per “The Economist” Fonte qui]

In Arabia Saudita sta avvenendo un “Game of Thrones”

In Arabia Saudita sta avvenendo un “Game of Thrones”

[In copertina: Re Salman di Arabia Saudita, a sinistra, parla con suo figlio, il principe ereditario, Mohammed Bin Salman, a Riyadh, Fonte qui]

Nel weekend, il principe al trono dell’Arabia Saudita ha annunciato l’arresto di 11 principi, tra cui alcuni dei più noti uomini d’affari del regno. Ha anche annunciato numerosi cambiamenti tra i ministri al governo, inclusa la creazione di un potente comitato anticorruzione. Perché? È stato un colpo di stato? La risposta ad un tentato golpe? O una sorta di purga?

Dietro a questi eventi c’è la progressiva centralizzazione del potere nelle mani del principe al trono Mohammed bin Salman, uno dei figli dell’attuale Re Salman. Negli ultimi due anni esso ha preso le redini degli aspetti chiave dell’economia e della sicurezza ed è emerso chiaramente come il più importante membro del governo. Il principe è anche vice primo ministro (appena sotto suo padre, il re, che è anche primo ministro) e ministro della difesa. Tutto questo all’età di 32 anni.

La continua appropriazione del potere ha dato vita ad una opposizione all’interno e all’esterno della famiglia reale saudita, e l’elevazione di Mohammed bin Salman a principe ereditario non fu votata all’unanimità quando i principi si incontrarono per approvarla. Nel sistema saudita, il potere viene tramandato tra i figli del fondatore del regno saudita, conosciuto come Ibn Saud, morto nel 1953. Questo rendeva il re più una figura primus inter pares che un monarca assoluto. Il secondo re del regno, Saud, venne costretto ad abdicare dai fratelli. L’ultimo re, Abdullah, fu a capo della Guardia Nazionale per decenni e dopo la sua morte fu il figlio Miteb bin Abdullah a prendere il suo posto; il principe Nayef ha servito come ministro dell’interno per 37 anni, per poi lasciare il posto al figlio; il principe Sultan è stato ministro della difesa per quasi mezzo secolo, e suo figlio Khalid suo vice.

Il principe ereditario Mohammed sta mettendo fine a tutto ciò, appropriandosi di alcune di queste cariche e cacciando altri da cariche che sembravano essere controllate in modo permanente da una parte della famiglia reale. Tutto il potere sta andando al suo ramo della famiglia reale – a suo padre, a se stesso e ai suoi alleati; uno dei suoi fratelli, ad esempio, è ora il nuovo ambasciatore saudita negli Stati Uniti.

Tra le mosse più rilevanti c’è stata la rimozione del principe Miteb – figlio e stretto consigliere del precedente re, Abdullah – dalla sua carica di capo della Guardia Nazionale. Non dovete essere dei fan di “Game of Thrones” per capire la logica di questa scelta: non lasciare mai che un potente rivale al trono tenga le mani su uno dei più importanti centri di potere militare del regno. Similmente, l’arresto dell’uomo più ricco del Paese, il miliardario e investitore internazionale Alwaleed bin Talal, non solo è servito a metterlo fuori gioco, ma anche a dare un segnale: nessuno è fuori portata.

Era possibile tramandare la carica di Re da fratello in fratello, in ordine di età, quanto c’erano solamente 36 fratelli adulti, ed è così che i sauditi hanno fatto dal 1953 fino alla salita al potere di Re Salman, nel 2015. Sarebbe impossibile governare in questa maniera oggigiorno, essendoci letteralmente centinaia di principi aventi diritto di successione al trono. Il principe Mohammed sta probabilmente portando avanti il suo desiderio di stabilire una unica linea di successione, che includa solamente i discendenti di suo padre, Re Salman. Per fare ciò, esso avrà bisogno del pieno potere.

Recentemente ho chiesto ad un amico saudita perchè re Salman ha scelto il principe ereditario Mohammed come suo successore, dato che non è il suo figlio più grande. La risposta è stata: ” Il re pensa che Mohammed sia il più tenace. Che premerà il grilletto quando ce ne sarà bisogno.” Questo weekend Mohammed ha fatto proprio questo.

Ma perché portare avanti un’azione così rapida anziché una lenta ma continua serie di cambiamenti? La risposta non è ancora chiara. Alcuni osservatori sauditi credono che un tentativo di golpe è stato scoperto o è iniziato, e il principe Mohammed l’ha interrotto. Tutti i sospettati di averne preso parte sono stati adesso purgati. Un incidente in elicottero è avvenuto la scorsa domenica lungo il confine con lo Yemen, uccidendo un principe e numerosi ufficiali, portando molti a chiedersi se davvero si è trattato di un incidente. Nel frattempo, tutti gli arrestati sono detenuti all’hotel Ritz-Carlton, a Ryadh. Solo in Arabia Saudita un Ritz-Carlton può essere usato come prigione.

Un’altra teoria suggerisce che re Salman, che ha 81 anni e non gode di ottima salute, potrebbe presto abdicare, e il principe al trono Mohammed sta agendo ora, mentre suo padre è re, rimuovendo ogni rivale e critico.

Ma questo accentramento del potere è una buona cosa per gli Stati Uniti, o persino per l’Arabia Saudita? Questa domanda riceverà risposta solo a posteriori, tra una decina d’anni. Ciò che è chiaro adesso, tuttavia, è che il principe Mohammed ha annunciato ambiziose riforme economiche e sociali, dal permettere alle donne di guidare e partecipare con gli uomini agli eventi sportivi negli stadi, a vendere parte degli assett principali del regno, come la società petrolifera Aramco, fino a sfidare l’ideologia dei religiosi wahhabiti. Sembra che il principe sia convinto che queste azioni richiedano un potere assoluto, che gli consentano sia di vincere ogni opposizione che di portare il giovane ma ineducato popolo saudita (la metà dei cittadini ha meno di 25 anni) nel 21esimo secolo.

Il principe al trono Mohammed ha parlato di una Arabia Saudita più moderna, almeno per ciò che riguarda il ruolo della religione e dei diritti delle donne. Il mese scorso esso ha parlato di “un Islam moderato aperto al mondo e a tutte le religioni.” Nessun cenno però a maggiore liberta politica e democrazia. Anzi, un forte repressione è stata portata avanti negli ultimi due anni, inclusi lunghi tempi di detenzione per alcuni tweet che criticavano le autorità saudite. Il messaggio dal palazzo è chiaro: salite a bordo o ne pagherete il prezzo. Questo messaggio non vale solo per i cittadini del regno, ma anche per i membri della famiglia reale.

Pochi dubitavano delle ambizioni del principe Mohammed. Adesso saranno sicuramente certi della sua determinazione. Quelli che pensano che fallirà, o sperano che lo faccia, sono stati avvisati. Il modernizzatore pensa che la strada davanti sia quella di una monarchia assoluta. Toglietevi di mezzo.


[Traduzione dall’originale: Game of Thrones’ Comes to Saudi Arabia di Elliot Abrams per “The New York Times” Fonte qui]

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