Budapest: la gran dama d’Europa

Budapest: la gran dama d’Europa

C’è la Budapest di Google e tanto basta, ancora prima di arrivarci, per conoscere già tutto quello che ha da offrire la città. È la morte dello stupore, sappiamo già tutto e abbiamo già visto tutto comodamente seduti sul divano di casa.

Eppure è alzarsi e decidere di andare a scoprire il dettaglio che fa la differenza tra te e il turista soddisfatto del real tour ungherese experience.

Che in altre parole, significa un’ora su uno di quegli adorabili trenini turistici su ruote, preso d’assalto da una buona fetta di cinesi impegnati a realizzare l’album fotografico dell’anno, in evidente stato compulsivo da scatto mentre la guida cerca disperatamente di raccontare tutta la città nel breve tempo possibile, quasi come Bolt in una gara d’atletica.

Se cerchi un viaggio creativo, devi fare uno allo stesso tempo produttivo nel quale non si rimane inerti. Uno dove non si accumulano informazioni e immagini, ma si cerca di elaborarle in forma originale attraverso la cultura e la storia della città.

Budapest? Una gran dama europea con una storia millenaria, tanto favolosa quanto dolorosa.

Quanti invasori hanno pianificato e occupato questa città fluviale sulla strada per Vienna, linea di demarcazione tra Oriente e Occidente? Qualcuno pensa ancora che l’Oriente cominci a Budapest. Per gioco, l’ho chiesto a loro e mi hanno risposto che in realtà è l’Occidente che finisce nel loro Paese. L’Ungheria è nel cuore della Mitteleuropa.

Lo si intuisce appena vi si mette piede. La gran Signora, è molto affascinante e perennemente al fresco con i piedi nel Danubio, che si impone ovunque passi. Prospera ma conserva ferite di guerra. Calpestata dal nazismo e impoverita dal comunismo, spogliata dalla sua anima, come una fenice rinasce e pronta a rifarsi il look rimarcando fiera la sua identità.

La ripresa, certo, è lenta. Ma nel centro città è impossibile non notare lo slancio innovativo. Allontanandosi invece ci si accorge che le cicatrici del passato sono ancora lì, difficili da cancellare, quasi a voler ricordare quello che è stato, attraverso edifici ancora crivellati da proiettili.

Con il passare del tempo, il colore di Budapest, nonostante predomini quella tonalità scura, assume un colore che sa di libertà e indipendenza ritrovate. Soprannominata la perla del Danubio, questo piccolo paese fa da porta ad un mondo diverso con sapori forti e musiche ammalianti. L’Ungheria occupa il centro del bacino del Danubio che domina il cuore della città.

Budapest di Martina Picciallo
Budapest foto di Martina Picciallo

La attraversa con fare maestoso ed elegante separando la collina di Buda da Pest. La città conosce una crescita folgorante per le rotte commerciali grazie alla sua posizione strategica. Nel 1849, per la prima volta, il governo unisce le tre cittadine gemelle sotto un’unica amministrazione: Pest, Buda e Obuda (l’antica Buda).

La città prende la sua fisionomia dopo il 1890. Oggi i quartieri sono uniti da nuovi ponti che abbracciano il fiume. Budapest presenta e conserva due stili diversi: Buda, la parte residenziale e molto verde, con i segni dell’antica potenza è la sede dell’autorità imperiale. Si lascia arrampicare fin su al vecchio quartiere dai viaggiatori che decidono di ammirare la città e il Danubio dall’alto.

Mentre Pest, cuore degli affari della capitale, è la città moderna per i giovani, con teatri e locali notturni molto numerosi soprattutto nel quartiere ebraico, sede della Grande Sinagoga, il più grande edificio di culto ebraico d’Europa.

Budapest Martina Picciallo
Budapest. Gyula Pauer in memoria degli ebrei ungheresi fucilati, foto di Martina Picciallo

Sulle rive del fiume è possibile notare Le Scarpe, sculture di Gyula Pauer in memoria degli ebrei ungheresi fucilati e lasciati cadere nel fiume durante l’era della croce frecciata e dei famosi Ruin Pub. Bar in rovina nati da edifici dismessi dopo la Seconda Guerra Mondiale e tra questi ho amato il Mazel Tov e il Szimpla Kert lasciandomi cullare dal sapore del Palinka, la grappa ungherese.

La poesia probabilmente si trasforma quando ci si affaccia al mondo delle stupende terme di Budapest. Pensionati tedeschi con reumatismi e nipotini al seguito, coppie di fidanzatini impegnati ad aggiornare il loro profilo Instagram più che la loro esistenza, gruppo di donne sfiorite in libera uscita che mostrano quel che resta delle loro virtù dietro una patina di cellulite.

Budapest di Martina Picciallo
Budapest di Martina Picciallo

Tutto ciò è solo un semplice e meraviglioso complesso del trash che regala questa meravigliosa umanità che affolla insaziabilmente i centri termali di Budapest abbastanza puliti, pavimenti con diverse mattonelle. All’ingresso signore troppo truccate ma gentili vendono il biglietto, davvero economico, per questa giostra “alla buona”.

Ma va bene, per qualche ora si prende il sole, si nuota, si fa la faccia rilassata nell’acquetta calda e i pensieri si dilatano sempre più fino ad averli ovattati e al sapore di Strano, ma sicuramente di benessere salutare.

Soddisfatti di questa atmosfera di pace, vecchiotta come una festa patronale di paese, una certezza in termini di divertimento, non fosse altro per indossare l’abito buono. O forse, il costume nuovo.

Svezia: semplicità e bellezza

Svezia: semplicità e bellezza

Dici Svezia e dici Ikea. Pensi a Filippa Lagerback  e in sottofondo ti  pare di ascoltare ” Mamma mia” degli Abba. Icone di un paese che ha fatto della sua semplicità un punto di forza: boschi, laghi azzurri, barche a vela e casette rosse dal bordo bianco.

Ma la Svezia non è una cartolina. È realtà. Ed è proprio lì a poche ore di volo dall’Italia. Anche qui a Malmo, la città più a sud della Svezia, la natura non si presenta timida ma ,al contrario, prepotente ed intensa, vera protagonista del grande Nord.

svezia

Padrona dei suoi spazi, non chiede permesso. No. Lei è così, libera di esprimersi in tutta la sua grandezza. Città di pescatori,  vibra di emozioni ad ogni angolo circondata da un turismo particolare, fatto da molti svedesi e pochi turisti. Fantastico.

Pontili che fanno l’amore con il mare, casette aguzze una accanto all’altra quasi legate da un patto indissolubile, quello di conservare un’identità troppo cara al Paese. Un mare reale che funge da metafora di una vita pacata e silenziosa ma anche acqua inquieta che cova forza e rivoluzione.

Qui, non troverete Cattedrali, borghi e palazzi lussuosi. L’unico è il grattacielo, costruito da Calatrava, il Turning Torso il più alto edificio di tutta la Svezia con i suoi  centonovanta metri di altezza, seguito dal suggestivo Castello di Malmo. Nel centro cittadino troviamo varie opere che promuovono la NON violenza, situate nei pressi della bellissima biblioteca di Malmo, preceduta da diversi canali che attraversano la città. Gli svedesi hanno fatto della loro terra un tempio da rispettare.

L’eleganza della natura e la compostezza della gente, fanno di questo paese un universo quasi parallelo, che non ti aspetti. Che non lo immagini neanche, se non vai lì ad osservarlo. Una realtà dal sapore assoluto che nella sua totale normalità non dà nulla per scontato, nulla rimane nell’anonimato. In un mondo dominato dall’astratto, dal vuoto, dal finto, un viaggio nel Nord Europa regala quello che hai sempre cercato. Palpabile concretezza e autenticità. Ti riporta a te stesso e al centro del tuo viaggio. Sei parte integrante di una terra che ti fa respirare a pieni polmoni la bellezza.

La città vanta anche di un vero e proprio paradiso culinario: salmone freschissimo, gamberi, aragoste e aringhe cucinate in tutti i modi possibili. La Svezia ti pulisce il cuore e la mente. Ti permette di giocare in un infinito dialogo tra te e il gelido vento del Nord. Godi di questo, senza fretta ma senza sosta, consapevole che prima o poi tutto questo finisce. E ti riprometti di tornare, ma questa volta il tempo durerà di più di uno schiocco di dita.

È una promessa che le fai, è una promessa che fai a te stessa. Perché sotto un cielo così non si può far altro che danzare. Ascolti il battito accelerato. È l’anima della Svezia che incontra la tua. E allora, “you are the dancing queen, young and sweet….oh yeah!”.

Certo che gli Abba, ci avevano visto giusto.

Un giorno a Istanbul

Un giorno a Istanbul

I luoghi,le persone,la lingua. I sapori,gli usi e i costumi. I colori, il Sultano e il suo mondo, le meraviglie del Bosforo. E’ indescrivibile quanto la città sia avvolta dalle mille tonalità. Dall’azzurro al rosso porpora. Ecco Istanbul. Un luogo con una storia molto lunga e per questo motivo è una città piena di cultura. Il segno di questa si vede per le strade,sugli edifici, ma soprattutto nelle moschee. Affascinanti e davvero numerose. Ognuna ha i suoi minareti da cui, cinque volte al giorno, c’è il richiamo alla preghiera: il Muezzin ovvero la persona che, con un canto,richiama i fedeli in ogni dove. All’interno delle moschee è vietato indossare le scarpe, a causa del fatto che i pavimenti sono ricoperti di tappeti e durante la preghiera è vietato scattare foto. Le donne,inoltre,devono coprirsi il capo nascondendo per bene i capelli con sciarpe o foulard.

Nelle moschee più grandi, l’ingresso è separato per i turisti in modo da non disturbare la preghiera dei fedeli. La Moschea Blu costituisce quello che è il luogo per eccellenza della città,luogo di raduno per le carovane di pellegrini in partenza per la Mecca. Qui, le persone  hanno la gentilezza tipica della gente di queste parti dietro la carnagione olivastra, lunghi baffi e uno sguardo intenso che parla già da solo. Ma chi attira davvero la curiosità sono quegli uomini che in qualche locale sono intenti a conversare, vestiti decisamente demodè e ogni tanto inalano dal narghilè, avvolti da fumi di tabacco aromatizzato ai frutti. Sembra un quadro questa scena. Naturale, serena e coinvolgente. Guardi e ti convinci di appartenere a questo contesto, tra sorrisi e tratti somatici, profumi di dolci al miele o di spezie.

Spostandomi verso il centro con Mustafà, il mio personale tassista a completa disposizione per tutto il tour, arrivo alla bellissima Basilica di Santa Sofia e all’immenso Palazzo del Topkapi, prima residenza imperiale del regno del Sultano Maometto II.  All’interno dell’Harem del Palazzo si respira ancora quella sensazione di intrigo e mistero. Dalla Stanza dei Tesori, la cui terrazza si affaccia sul Bosforo, è possibile godere del panorama dal lato Asiatico della città.

Resta qualcosa tuttavia che non dimenticherò mai, la sua vera bellezza: il sontuoso Bazar di Istanbul. Un enorme mercato coperto, quasi una piccola città, dove si mescolano culture e lingue. Questo dedalo presenta numerosi accessi collegati da una fitta rete di strade. Ci troviamo all’improvviso in un altro mondo governato da caos più totale: forti odori, cianfrusaglie,gioielli, tappeti, lampade magiche…forse anche il mago dai tre desideri! Un armonioso andirivieni di gente, sotto le volte ornate di disegni geometrici e floreali.

Questa è Istanbul: l’odore di spezie misto fumo, il venditore ambulante che urla per attirare l’attenzione dei passanti mentre spinge il suo carretto su cui vende di tutto: castagne, pannocchie di granoturco e simit (ciambella di pane ricoperta di semi di sesamo). Ma è anche il passaggio di una ragazza turca con la maglia altezza ombelico, viso truccato e pantaloni a vita bassa, che cammina accanto a una donna interamente coperta dall’abito lungo che segue,a distanza, il marito barbuto con il berretto aderente al capo e un Tasbeeh nella mano. Un miscuglio sociale che si fonde quasi in maniera naturale, che ti entra nel cuore e da cui non andrai mai via neanche quando sarai a migliaia di chilometri di distanza. Una città contesa armoniosamente tra Europa e Medioriente. Come essere in due posti contemporaneamente. Due mondi completamenti diversi ma in perfetto accordo tra loro.

Matera, con gli occhi di Pasolini

Matera, con gli occhi di Pasolini

C’è una bellezza nascosta nei sassi di Matera. Certo, se uno pensa che per secoli centinaia di persone vivevano lì, in un incastro di case che erano grotte di tufo, si perde a meditare com’era la vita in Italia solo sessant’anni fa e allora la bellezza la mette in prospettiva. Eppure questa città che alle volte sembra essere senza colori, quasi scialba, in certe ore sul far del giorno s’illumina grazie al sole. Quel sole “ferocemente antico”, come diceva Pasolini mentre in quelle strette viuzze girava il Vangelo secondo Matteo, che rimbalza sulla roccia e penetra tra le cavità delle case appollaiate una sull’altra e come un flash le risveglia.

La storia dei Sassi di Matera è proprio quella di un risveglio. Chiese rupestri, ipogei e grotte che un tempo, neanche troppo remoto, erano “la vergogna nazionale” oggi sono patrimonio UNESCO. I Sassi rappresentano un paesaggio unico nel suo genere, divisi in due quartieri: il Barisano e il Caveoso. Nel punto più alto della città troviamo la Cattedrale di Matera la cui facciata è in stile romanico;  mentre nella centralissima piazza Vittorio si osserva il Palombaro lungo, cisterna scavata sotto la piazza visitabile tramite percorso guidato.

Consigliato anche il parco della Murgia Materana con le sue riserve naturali. Quest’aerea è facilmente raggiungibile attraverso un innovativo ponte sospeso che parte direttamente dai Sassi. Se una volta la parola d’ordine era scappare da Matera, oggi l’ordine è l’opposto: tornare e valorizzare. E allora ecco che nei Sassi spuntano alberghi che fanno dell’essenzialità un lusso, della scarna povertà un vanto. E la città, una volta capitale di una civiltà contadina, diventa teatro del possibile, che guarda avanti, che fa di un inverno una costante e spettacolare primavera.

Quando ho visitato Matera, ho osservato tutti i dettagli: la solida materialità della roccia, la Gravina che costeggia i Sassi, i colori, il silenzio tra i vicoli: tra i sassi domina una totale atemporalità. Una atmosfera sospesa, testimonianza di una vita trascorsa ma ancora viva. Ora però, grazie al flusso inarrestabile dei turisti che popolano questo eterno presepe, questa percezione tende via via a diluire. I turisti, oggi, ci sono proprio perché Matera è stata protagonista più volte di opere cinematografiche (ricordiamo “The Passion” con Mel Gibson) ma il primo che fu catturato dalla “ricchezza” di questo territorio fu proprio Pasolini e non è difficile capire cosa lo abbia persuaso a trasformare la povera Matera in Terra Santa, la Gerusalemme d’Italia. Con le sue scene ha regalato a questa città l’immortalità della bellezza, ha individuato da subito le risorse che aveva da offrire un territorio, forse, dimenticato da tutta Italia e ha contribuito in maniera notevole al suo sviluppo culturale.

Mi chiedo cosa penserebbe Pasolini dell’Italia d’oggi, che cosa direbbe della sua Matera, passata da capitale del sottosviluppo a capitale Europea della Cultura 2019. Chissà. Ma una cosa è certa: Pasolini non l’ho mai conosciuto eppure, con le sue opere letterarie e cinematografiche, gli voglio un gran bene.

Mi ritrovo qui, tra queste stradine, con degli amici americani. Li osservo. Noto il loro stupore davanti a tutto questo, sono letteralmente a bocca aperta e fotografano all’impazzata per poi tornare a casa e raccontare quello che hanno visto, ma nessuno ci crederà e allora mostreranno fieri le loro foto e racconteranno di queste grotte, di queste vecchie case e lo faranno ai piedi di un grattacielo ed è lì che capiranno che il mondo vale la pena viverlo a 360° e sentiranno dentro di loro quella sensazione di benessere : è la ricchezza che regala un viaggio. E questa felicità, è per sempre.

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