Cosa ho scoperto sulla Generazione Tiktok

Cosa ho scoperto sulla Generazione Tiktok

Il lockdown appena terminato è stato un periodo surreale e al contempo unico della vita di ognuno di noi. Abbiamo perso qualsiasi stimolo esterno a causa dell’isolamento e siamo stati catapultati in una realtà totalmente nuova: noi stessi.

Ognuno di noi si è ritrovato faccia a faccia con la solitudine senza possibilità di scappare. Abbiamo sentito la necessità di trovare strategie per affrontarla e abbiamo dovuto ricercare dentro di noi gli stimoli che prima percepivamo dall’esterno.

C’è chi ha praticato yoga, utilizzando questo tempo per far del bene al proprio corpo quanto al proprio spirito. Chi scoperto di saper fare di meglio di un piatto di pasta e ha sperimentato con la chimica degli ingredienti. C’è chi ha avuto idee che l’hanno tenuto sveglio la notte a rigirarsi nel letto per l’eccitazione. C’è chi ha avviato collaborazioni artistiche che magari porteranno anche solo a belle amicizie e chi ha scoperto un lato creativo che non sapeva di avere.

Accanto a tutte queste bellissime attività, c’è anche chi (la maggior parte di noi) ha occupato il proprio tempo per non sentirne il peso e ha investito la propria creatività in un impiego prima della quarantena sconosciuto ai più: la creazione di video su Tiktok. Ed è proprio su quest’ultima categoria che mi voglio soffermare.

Oggi, dopo più due mesi di indifferenza in questa piattaforma social mi ci sono ritrovata dentro. Più che per la curiosità di quello avrei trovato, per supportare la promozione del progetto artistico di una mia amica. In un primo momento i miei pensieri riguardo il suo uso potenziale sono stati positivi, motivo che mi ha spinta a partecipare in prima persona alla sua “challenge”.

Una volta scaricata l’app, registrato e pubblicato il video, ho dato un’occhiata a questo mezzo di comunicazione da me inesplorato. Scorrendo il feed ho riso su video di ragazzine super truccate che a primo impatto risultavano divertenti, perdendo il mio interesse man mano che scrollavo e mi apparivano video sempre uguali.

Quello che ci ho trovato è stato un mondo al di la delle mie aspettative, un mondo in cui la creatività non gareggia per portare novità, non fa sorridere per il suo essere un tentativo ma è un modo di comunicare che appare vuoto.

Tiktok, più di qualsiasi altra piattaforma, vive di trend. Qui i trend sono sfacciati, non si finge di non seguirli e non ci si mostra nella propria originalità. Agli utenti non interessa comunicare qualcosa di se e del proprio immaginario. Una home piena di hashtag e “contenuti”, che di contenuto hanno ben poco risultando solo copie senza personalità.

Allora mi sono chiesta se questa forma di creatività possa essere definita tale. Ho pensato all’età media degli utenti che si aggira intorno ai 18 anni. Ho ripensato ai miei di diciott’anni: allo slancio che avevo nei confronti delle cose e al mio non sentirmi mai all’altezza. Ho realizzato che infondo era proprio quella la parte bella: avere voglia di scoprire e di scoprirmi.

A diciotto anni ho scoperto il cinema, ho letto qualche libro, mi sono aperta a nuovi generi musicali. Era una continua gara con me stessa e con chi avevo attorno. La nostra sana competizione e le nostre insicurezze ci hanno regalato un’apertura mentale e culturale che ci sta guidando nella scoperta degli adulti che diverremo.

Oggi mi sono trovata difronte alla generazione Tiktok: la generazione di quelli che celano le proprie
insicurezze dietro un filtro che migliora l’aspetto. La generazione di quelli che passano ore davanti allo specchio per apparire perfetti in uno schermo vuoto. Quelli che hanno paura di trovarsi soli con se stessi e che piuttosto che ricercare il proprio talento investono le loro energie nel rifare quello che qualcun altro ha già fatto, nella speranza che questi sforzi gli regalino quindici secondi di notorietà.

Nella home piena e caotica di Tiktok oggi mi sono sentita vuota. Mi sono chiesta che ci facessi io li e ho provato una profonda tristezza nei confronti della povertà di idee che caratterizza questa piattaforma.

Tiktok ci ha tolto il tempo della quarantena che, se pur triste è un tempo che non avremo più indietro. Ha tamponato la nostra noia, ci ha aiutato a sentirci meno soli e forse un po’ apprezzati ma non ci ha aiutati in nessun modo a diventare persone migliori. Al contrario ci ha resi un esercito di aspiranti influencer senza niente da raccontare, ha alienato la nostra individualità.

L’idea che questo social stia diventando il nostro modo di raccontarci e l’uso che ne facciamo mi terrorizza. Stiamo diventando una generazione di manichini da vetrina che non hanno niente da dire, non sanno cosa pensare e ignorano gli strumenti per essere cittadini consapevoli del mondo. Presto torneremo alla normalità fatta di giornate in ufficio e università, corse in metropolitana e al tempo che non basta mai.

E molti di noi lo faranno con la non consapevolezza che abbiamo sprecato una grande occasione, forse unica: un tempo in cui avremmo davvero potuto conoscerci, migliorarci e in cui invece abbiamo scoperto solo quale lato del nostro profilo è il migliore per le foto. In un mondo che comunica per immagini, è questa l’immagine che vogliamo dare della generazione che tra qualche anno guiderà il mondo?

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Migliaia di tifose festeggiano mentre assistono allo stadio di Teheran all’incontro Iran-Cambogia valido per le qualificazioni dei prossimi Mondiali 2022.

Per la prima volta dopo circa quarant’anni le donne iraniane sono state autorizzate ad assistere ad una partita di calcio a seguito della crescente pressione nazionale e internazionale su uno dei più potenti simboli di discriminazione di genere nella Repubblica Islamica.

Circa 4.000 donne hanno visto l’Iran giocare contro la Cambogia allo stadio Azadi di Teheran in una partita valida per la qualificazione ai mondiali 2022. Le tifose hanno assistito separate da recinzioni di ferro dai tifosi maschi. La partita è stata controllata da ufficiali femminili e maschili.

Alcune donne avevano lacrime di gioia per questa apertura. Altre hanno dipinto il viso con i colori iraniani mentre altre hanno avvolto la bandiera del paese alle loro spalle.

“Sono così entusiasta di essere qui, ma temo che non possa durare per sempre”, ha detto Maryam di 17 anni. “Era nostro un nostro diritto venire allo stadio, ma la repubblica islamica ce lo ha sempre vietato.”

Anis, un’impiegata del settore privato di 32 anni che si era dipinta la bandiera iraniana sulle guance, ha espresso così il suo diritto assistere alla partita:“Non sono certo un’ultras, infatti oggi sono venuta per condividere questo momento storico con le altre donne”.

Le pressione sull’Iran sono cresciute il mese scorso quando una donna di 29 anni si è data fuoco dopo essere stata condannata a sei mesi di carcere per essersi travestita da uomo per intrufolarsi allo stadio di Teheran. La morte di Sahar Khadayari – conosciuta come la “ragazza blu” per i colori dell’Esteghlal, la sua squadra di calcio preferita – ha provocato sgomento e indignazione in tutto l’Iran.

Una foto di Sahar Khadayari, “la ragazza blu”, scattata durante la partita dell’Esteghlal

La rigida magistratura iraniana ha immediatamente negato di aver imposto quella pena detentiva e il governo centrista di Hassan Rouhani ha accelerato il processo per revocare il divieto imposto alle donne di partecipare alle partite di calcio. La Fifa, l’organo di governo del calcio mondiale, aveva minacciato di sospendere l’Iran per la sua politica maschilista.

L’Iran ha ora revocato il divieto per le partite nazionali, ma la sua politica sulle partite di campionato non è chiara. Le tensioni sulla “ragazza blu” sono riemerse durante la partita di giovedì quando alcune donne hanno cercato di commemorarla. Una tifosa ha sollevato un cartellone con scritto a mano “Blue Girl of Iran, Long Live Your Name”, dopodiché un agente di polizia lo ha sequestrato e strappato, spingendo gli altri spettatori ad intervenire per impedire che la donna fosse arrestata.

Il movimento femminista iraniano è stato una delle campagne sociali più persistenti del paese dalla rivoluzione islamica del 1979. Le attiviste hanno ripetutamente sfidato la copertura islamica obbligatoria presentandosi in pubblico senza velo. La repubblica islamica ha provocato una repressione in estate e ha accusato gli stranieri di aver promosso una campagna anti-hijab.

Giovedì allo stadio, le poliziotte hanno esortato le spettatrici a non rimuovere i loro hijab per osservare la regola islamica. Il clero conservatore ha anche privato le donne di diritti come la scelta di divorziare dai loro mariti e mantenere la custodia dei loro figli, sostenendo che dare loro troppa libertà potrebbe mettere in pericolo le regole islamiche e l’istituzione familiare.

“La questione femminile è sempre stata una questione di sicurezza piuttosto che islamica”, ha affermato un analista politico riformista. “La repubblica islamica considera il movimento delle donne e le loro richieste di libertà sociale come una minaccia alla sua immagine e alla sua sopravvivenza.”


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Monavar Khalaj dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Hong Kong disturberà il grande giorno della Cina?

Hong Kong disturberà il grande giorno della Cina?

Le strade sono monitorate, i soldati hanno fatto le prove e i droni invisibili sono pronti all’azione. Pechino è pronta a celebrare il 1° ottobre il 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. La guerra commerciale sospenderà le ostilità, con gli Stati Uniti che hanno rimandato i nuovi dazi.

Da parte di Hong Kong non ci saranno degli auguri di buon compleanno, infatti le proteste che l’hanno scossa per oltre tre mesi non sono ancora finite. Anzi, questi disordini potrebbero raggiungere la svolta durante la Giornata Nazionale. Il Partito Comunista al potere in Cina assicura tutti che nulla rovinerà la sua grande parata.

Le manifestazioni ad Hong Kong per il controverso disegno di legge hanno provocato una ribellione contro “i padroni politici della città” a Pechino. Il disegno di legge, che avrebbe consentito l’estradizione nella Cina continentale, è stato ritirato all’inizio di settembre, ma i manifestanti hanno poi insistito su altre quattro richieste, inclusa quella per la piena democrazia nelle elezioni.

Le proteste nel fine settimana sono ora una violenta routine, con manifestanti vestiti di nero che lanciano mattoni e molotov, danneggiando stazioni ferroviarie e dando fuoco alle strade. In risposta, la polizia ha iniziato a fare più arresti e il 23 settembre ha minacciato di sparare con munizioni vere.

Si dice che Pechino abbia dato alle autorità di Hong Kong tempo fino al 1° ottobre per reprimere le proteste pro-democrazia, ma nessuno sforzo è riuscito a contenerle. Ne i gas lacrimogeni, ne le aggressioni dei sostenitori di Pechino. Proprio per il delicato anniversario alle porte alcuni manifestanti hanno preso di mira più apertamente i simboli del governo cinese.

Il 21 settembre, i manifestanti hanno dato fuoco alla bandiera cinese. Il giorno successivo ne hanno gettata un’altra nel fiume Shing Mun, a nord del centro città. Ma la data della fondazione della moderna Cina rappresenta l’obiettivo più grande finora per i manifestanti.

A dimostrare quanto siano agitati i funzionari sulle potenziali irruzioni, la presenza del governo di Hong Kong per assistere all’alza bandiera avverrà prima delle 7:15, con un largo anticipo rispetto all’arrivo degli altri ospiti.

Per Pechino, la posta in gioco è alta. “Celebrazioni per il settantesimo anniversario conferiscono certamente legittimità al Partito comunista cinese”, afferma Willy Lam, professore presso il Centro per gli studi cinesi dell’Università di Hong Kong.

“Nella propaganda si afferma che: anche se il Partito Comunista non è legittimato con elezioni, è amato dal popolo cinese ed è sempre più popolare.” Questa pietra miliare è particolarmente significativa, poiché lo Stato comunista cinese ha vissuto 69 anni con un Unione Sovietica, un potere permanente economico e militare.

Per il presidente Xi Jinping, che l’anno scorso ha abolito i limiti di mandato, le celebrazioni offrono un’altra possibilità per legittimarsi come leader del partito a vita. La stravaganza in serbo include il previsto indirizzo di Xi alla nazione, spettacoli culturali in tutto il Paese e fuochi d’artificio.

Al centro di tutto c’è la parata militare. Circa 15.000 membri delle forze armate scenderanno lungo l’Avenue of Eternal Peace di Pechino mentre gli aerei da combattimento voleranno sopra di loro e saranno esposti 580 pezzi di equipaggiamento militare, tra cui missili balistici intercontinentali e il nuovo drone stealth Sharp Sword.

Mentre Xi cerca di proiettare un’immagine di forza e di unità cinese, il malcontento di Hong Kong offre una visione alternativa. “Sotto Xi Jinping, il messaggio della Cina al mondo è che il suo modello è superiore ai valori liberali e al suffragio universale dell’Occidente”, afferma Lam. Ma si fa presto a “smentire guardando Hong Kong, l’unico posto libero in Cina, perché lì il modello cinese viene respinto”.

La situazione a Hong Kong ostacola anche le ambizioni di Xi di riunificare alla sua Cina l’isola autonoma di Taiwan. Pechino sperava che il quadro “un paese, due sistemi” per la semi-autonomia di Hong Kong, ex colonia britannica, potesse essere un modello per riportare Taiwan all’ovile dopo sette decenni di allontanamento.

Ma mentre il quadro a Hong Kong si sgretola, il sostegno popolare alla sovranità tra i cittadini di Taiwan è aumentato ulteriormente. “Non diventeremo un’altra Hong Kong”, ha dichiarato il presidente TsaiIng-wen a luglio. Un impero che inizia a sfilacciarsi ai bordi non è la visione che Xi vuole presentare al mondo il 1° ottobre.

Non è chiaro per quanto tempo ancora, il leader più potente della Cina dai tempi di Mao Zedong, tollererà questa situazione. Pechino non ha continuato le sue minacce in estate preferendo mobilitare le truppe di Hong Kong e gli analisti nel complesso concordano tutti sul fatto che l’ottica di un intervento sanguinoso avrebbe ripercussioni globali, minando in particolare alle ambizioni di Xi all’estero.

Le crescenti tensioni a Hong Kong hanno attirato l’attenzione degli Stati Uniti, come ha chiarito il presidente Donald Trump nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 24 settembre. “Le azioni che la Cina farà per gestire la situazione [a Hong Kong] ci dirà molto sul suo futuro ruolo nel mondo”.

Pechino spererà che tutti gli occhi si rivolgano alla Cina il 1° ottobre in occasione del suo settantesimo compleanno. Ma i manifestanti di Hong Kong sono consapevoli che il mondo sta guardando anche loro. “Gli Stati Uniti e tutti i Paesi che si basano su valori democratici dovrebbero opporsi per Hong Kong”, afferma Yukki Leung, 30 anni. “Questa è una sfida per la libertà”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Redazione da Time.com opinione di Laignee Barron link all’articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

In Israele, i sopravvissuti della Shoah vivono in povertà assoluta

In Israele, i sopravvissuti della Shoah vivono in povertà assoluta

Nella giornata della memoria non è così difficile imbattersi in strazianti foto in bianco e nero degli orrori dei campi di concentramento nazisti. L’apertura dei cancelli del campo di Auschwitz, il 27 Gennaio 1945, e la caduta militare delle Germania, permise al mondo di assistere alla malvagità della macchina di annientamento industrializzato delle minoranze ad opera dei nazisti ma anche di immortalare in preziosi fotogrammi le reazioni dei superstiti dei campi di concentramento all’arrivo dei soldati russi o americani.

Le foto storiche ci mostrano un gran numero di bambini e adolescenti, vestiti con sudici abiti a righe, salutare l’arrivo delle truppe di liberazione. Molti di quei bambini oggi hanno superato di molto gli ottanta anni ma non se la passano affatto bene. I sopravvissuti viventi in condizioni di povertà sono circa 500.000 in tutto il mondo. Uno studio del 2016 afferma che dei 189.00 superstiti che vivono in Israele, almeno 45.000 vivono in povertà assoluta.

La Association for Immediate Help for Holocaust Survivors è una ONG che si prende cura di circa 3.000 superstiti dell’olocausto che vivono in Israele in condizioni di povertà: “Queste persone hanno sofferto così tanto all’inizio della loro vita, non dovrebbero vivere queste ulteriori sofferenze alla fine della loro vita”.

L’età media dei superstiti dell’olocausto che vivono in Israele è di 87 anni e, probabilmente, per il 2025 saranno tutti passati a miglior vita senza aver mai visto alcun un sostegno dal governo. Molti dei sopravvissuti non hanno una famiglia, non hanno figli o hanno perso i contatti con gli unici parenti rimasti, una volta migrati in Israele. Per questo motivo, oltre alle limitazioni economiche, i 45.000 sopravvissuti israeliani lamentano solitudine e abbandono sociale.

Raf Sanchez, giornalista del Telegraph, ha raccolto le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti all’olocausto, che oggi vivono in Israele:

“Asia Komisarov è sopravvissuta assieme a sua madre, mentre suo padre fu ucciso dai nazisti in Russia. Asia e sua madre sono immigrate in Israele negli anni novanta, nel pieno dell’ondata migratoria di ebrei russi trasferitisi in Israele. Viveva in un appartamento cadente a Jaffa, ma è stata buttata fuori dal proprietario di casa che voleva aumentarle l’affitto.”

Lo squallore della casa di Isaac, che ha passato l’infanzia nascondendosi dai nazista nello stantinato di un porcile in Ucraina. (Foto di Raf Sanchez)

“Isaac cammina trascinando i piedi tra una valle di giornali marci e buste di immondizia che affollano la sua piccola cucina. Nonostante il freddo di Gennaio, Isaac indossa dei sandali e si incammina verso il bagno, attraversando lo squallore della sua casa. Lo aspetta un bagno, ma senza acqua calda e un piccolo lavandino ammuffito.
Lo squallido appartamento di Isaac si trova a Ramat Gan, vicino Tel Aviv, e non ha un forno, costringendo il 79enne a cibarsi prevalentemente di patatine, verdure crude e zuppe pronte in polvere da riscaldare in un bollitore elettrico. È una situazione triste e dura per un uomo i cui primi ricordi di vita sono il nascondersi dai nazisti nello scantinato di un porcile, ammassato con altri dieci ebrei impauriti, mentre aspettavano di essere salvati o di morire”.


Svezia: semplicità e bellezza

Svezia: semplicità e bellezza

Dici Svezia e dici Ikea. Pensi a Filippa Lagerback  e in sottofondo ti  pare di ascoltare ” Mamma mia” degli Abba. Icone di un paese che ha fatto della sua semplicità un punto di forza: boschi, laghi azzurri, barche a vela e casette rosse dal bordo bianco.

Ma la Svezia non è una cartolina. È realtà. Ed è proprio lì a poche ore di volo dall’Italia. Anche qui a Malmo, la città più a sud della Svezia, la natura non si presenta timida ma ,al contrario, prepotente ed intensa, vera protagonista del grande Nord.

svezia

Padrona dei suoi spazi, non chiede permesso. No. Lei è così, libera di esprimersi in tutta la sua grandezza. Città di pescatori,  vibra di emozioni ad ogni angolo circondata da un turismo particolare, fatto da molti svedesi e pochi turisti. Fantastico.

Pontili che fanno l’amore con il mare, casette aguzze una accanto all’altra quasi legate da un patto indissolubile, quello di conservare un’identità troppo cara al Paese. Un mare reale che funge da metafora di una vita pacata e silenziosa ma anche acqua inquieta che cova forza e rivoluzione.

Qui, non troverete Cattedrali, borghi e palazzi lussuosi. L’unico è il grattacielo, costruito da Calatrava, il Turning Torso il più alto edificio di tutta la Svezia con i suoi  centonovanta metri di altezza, seguito dal suggestivo Castello di Malmo. Nel centro cittadino troviamo varie opere che promuovono la NON violenza, situate nei pressi della bellissima biblioteca di Malmo, preceduta da diversi canali che attraversano la città. Gli svedesi hanno fatto della loro terra un tempio da rispettare.

L’eleganza della natura e la compostezza della gente, fanno di questo paese un universo quasi parallelo, che non ti aspetti. Che non lo immagini neanche, se non vai lì ad osservarlo. Una realtà dal sapore assoluto che nella sua totale normalità non dà nulla per scontato, nulla rimane nell’anonimato. In un mondo dominato dall’astratto, dal vuoto, dal finto, un viaggio nel Nord Europa regala quello che hai sempre cercato. Palpabile concretezza e autenticità. Ti riporta a te stesso e al centro del tuo viaggio. Sei parte integrante di una terra che ti fa respirare a pieni polmoni la bellezza.

La città vanta anche di un vero e proprio paradiso culinario: salmone freschissimo, gamberi, aragoste e aringhe cucinate in tutti i modi possibili. La Svezia ti pulisce il cuore e la mente. Ti permette di giocare in un infinito dialogo tra te e il gelido vento del Nord. Godi di questo, senza fretta ma senza sosta, consapevole che prima o poi tutto questo finisce. E ti riprometti di tornare, ma questa volta il tempo durerà di più di uno schiocco di dita.

È una promessa che le fai, è una promessa che fai a te stessa. Perché sotto un cielo così non si può far altro che danzare. Ascolti il battito accelerato. È l’anima della Svezia che incontra la tua. E allora, “you are the dancing queen, young and sweet….oh yeah!”.

Certo che gli Abba, ci avevano visto giusto.