Tutto ciò che c’è da sapere dei disordini in Cile

Tutto ciò che c’è da sapere dei disordini in Cile

Il Cile, uno dei paesi più prosperi e politicamente stabili dell’America Latina è da alcuni giorni scosso da proteste e saccheggi perché è finito al centro di una resa dei conti provocata dalla disuguaglianza sociale.

Nello scorso fine settimana un’ondata di proteste in Cile, provocata da un aumento delle tariffe della metropolitana, è degenerata in saccheggi, atti di vandalismo e incendi dolosi.

Il presidente Sebastián Piñera ha imposto non solo stato di emergenza ma anche il coprifuoco e ordinato alle forze armate di ripristinare l’ordine. Questa misure che avrebbero dovuto calmare gli animi dei cileni non sono diverse da quelle che lo stesso popolo ha subito durante il repressivo governo militare negli anni ’70 e ’80.

Le scene violente che in questi giorni colpiscono un Cile che da tempo era considerato un esempio di stabilità economica e politica in una regione turbolenta.

Ecco alcuni semplici domande per capire cosa ha portato a questa crisi.

Come è iniziato?

L’aumento della corsa metropolitana scattato il 6 ottobre ha portato gli studenti delle scuole superiori a scavalcare i tornelli delle stazioni della capitale Santiago all’inizio di questo mese. Promossa con l’hashtag #EvasionMasiva, “Evasione di massa”, sui social media è stato il primo atto di disobbedienza civile.

Mentre gli studenti continuavano a evitare la tariffa alcune stazioni della metropolitana venivano chiuse così la polizia si è scagliata violentemente contro i passeggeri che saltavano i tornelli.

Questo è servito a catalizzare una grande protesta nelle strade che nel frattempo ha portato in risalto nuove questioni oltre al costo della corsa metropolitana.

Molti cileni poveri e della classe media sono stufi dell’aumento dei costi delle utenze, dei salari stagnanti e delle pensioni irrisorie in una nazione che da tempo si è proclamata ben gestita e prospera.

Perché nonostante l’economia sia in crescita i cileni sono scontenti?

Quest’anno l’economia del Cile è stata sconvolta dalle tensioni commerciali globali, un calo del prezzo del rame (la sua principale esportazione) e l’aumento dei prezzi del petrolio. Eppure il paese è cresciuto a un ritmo ragionevolmente salutare ed è in una forma molto migliore rispetto alle economie dei suoi vicini regionali.

Tuttavia, la disuguaglianza resta profondamente radicata in Cile. E molti cileni si sentono tagliati fuori mentre si indebitano per superare il mese e lottano arrivare alla pensione.

Patricio Navia, professore di scienze politiche cileno che insegna alla New York University, afferma che molti cileni della classe media si sentono “abbandonati” dal governo di Piñera. Il presidente miliardario ha promosso riforme che abbassano le tasse ai più ricchi nel tentativo di attrarre investimenti e stimolare la crescita.

“Ciò ha creato l’impressione che questo governo sia più preoccupato per i ricchi che per le persone a basso reddito” secondo Navia.

Le ultime vicende di corruzione che hanno coinvolto potenti uomini d’affari e le forze di polizia federali del Cile sono state una delle principali cause di sgomento. I cileni si sono indignati quando Piñera è stato multato ad agosto per aver evaso le tasse sulle proprietà che possedeva da anni.

Cosa vogliono i manifestanti?

Quello che è iniziato come un atto di disobbedienza civile guidato dagli studenti si è trasformato in un ampia opposizione alla disuguaglianza e alle politiche economiche del governo di centro destra e a nuove aspirazioni dei cileni.

Sia i cileni che hanno affrontato la polizia che quelli che battevano le pentole e le padelle per le strade si lamentano di salari bassi, pensioni irrisorie e costi di trasporto e servizi poco contenuti.

Monica de Bolle, membro senior del Peterson Institute for International Economics, ha affermato che diversi paesi dell’America Latina non hanno approfittato del boom delle materie prime per risollevare milioni di persone in povertà nel continente all’inizio del duemila.

I leader dovevano spendere di più per ampliare l’accesso all’istruzione, migliorare le infrastrutture e potenziare i servizi sociali – misure che avrebbero lasciato i paesi più preparati a una recessione economica.

“Molte persone in questi paesi hanno visto per poco tempo com’è avere una vita migliore”. Mentre il Cile ha fatto più di altri nella regione per far fronte a tempi più magri, De Bolle ha aggiunto che: “Non è abbastanza rispetto a ciò a cui aspirano le persone”.

Qual è stata la risposta del governo?

Mentre il saccheggio e il vandalismo si sono diffusi rapidamente venerdì, un sorpreso la decisione di Piñera di dichiarare lo stato di emergenza incaricando i militari di fare ordine. Un gesto straordinario e inaspettato in un paese in cui i militari solo alcuni decenni fa avevano ucciso e torturato migliaia di cittadini in nome dell’ordine.

Il governo ha soppresso l’aumento della tariffa della metropolitana e Piñera sembra essere consapevole dei più ampi reclami che hanno alimentato i disordini. Ma il presidente non ha ancora delineato una serie completa di politiche per migliorare le cose.

Piñera ha espresso la volontà d’incontrare i leader dell’opposizione, alcuni dei quali hanno sostenuto la necessità di avviare profonde riforme strutturali. Ma sembra avere difficoltà a fare i conti con la vera fonte delle frustrazioni della popolazione. Ha incolpato i gruppi criminali organizzati di aver provocato la violenza nelle proteste.

Piñera ha dichiarato domenica sera: “Siamo in guerra contro un nemico potente che è disposto a usare la violenza senza limiti”.

Ma il generale incaricato di ripristinare l’ordine, Javier Iturriaga, ha usato un tono molto diverso “Sono un uomo sereno, non sono in guerra con nessuno.”

John Polga-Hecimovich, esperto dell’America Latina presso l’Accademia navale degli Stati Uniti, ha affermato che Piñera è stato “sorprendentemente incapace di riconoscere e rispondere alle proteste iniziali”.

Polga-Hecimovich ha affermato inoltre che i disordini in Cile e crisi simili che hanno scosso la regione negli ultimi mesi dovrebbero mettere in evidenza le élite politiche. “Questo potrebbe essere solo il campanello d’allarme di cui alcuni di questi governi e partiti politici hanno bisogno per migliorare la loro rappresentanza e governance”.

America First.. e l’Italia?

America First.. e l’Italia?

Da oggi, 18 ottobre, diventano pienamente operativi i nuovi dazi americani che colpiscono l’import europeo per un valore di 7,5 miliardi di dollari annui. Una manovra che si inserisce nella disputa Airbus-Boeing che, dal 2004, vede contrapposti USA ed UE a causa dell’illegittima corresponsione dei sussidi pubblici al colosso americano Boeing e all’europea Airbus. Contromisure che potrebbero condurre ad una nuova guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, incidendo anche sull’export italiano.   

La black list di prodotti-bersaglio del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) non si limita difatti a colpire i soli Stati Membri parte del consorzio europeo aeronautico Airbus (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), ma – tra gli altri – anche il Bel Paese.

Il Made in Italy agroalimentare è colpito con tariffe addizionali del 25% a fronte di un danno pari a mezzo miliardo di euro (stima Coldiretti).
Tuttavia, da Oltreoceano non escludono la possibile futura estensione della manovra ad altri prodotti men che meno l’aumento dei dazi. La Federalimentare ha stimato un possibile danno tra i 650 mln (per tariffe al 30%) e gli oltre 2 mld (in caso di dazi al 100%).

All’indomani della decisione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), il timore di una guerra commerciale si è tradotto in una ricaduta dei mercati, facendo registrare a Piazza Affari un Ftse Mib al ribasso del 2,87%.

Pur circoscrivendosi la manovra ad una categoria di prodotti piuttosto ristretta (lo 0,8% dell’export totale verso gli USA), ad essere maggiormente colpito è il settore lattiero caseario, con in testa: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, provolone e pecorino. Colpiti anche superalcolici, bevande, insaccati, frutta e agrumi. Al momento, rimangono esclusi: conserve di pomodoro, olio d’oliva, pasta e vino.

Infografica export Italia

Se, in una prospettiva più ampia, guardiamo ai nostri competitor francesi e spagnoli direttamente colpiti da dazi addizionali su vino e olio d’oliva, l’export nostrano ne potrebbe uscire favorito. Nel 2018, l’export di questi prodotti ha registrato introiti, rispettivamente, per 1.500 mln e 436 mln di euro. Beh, nulla di personale, cari vicini.. ma sapete come si dice: mors tua, vita mea!

Quali prospettive?

L’export è la vocazione e il motore dell’Italia.

Beniamino Quinteri, Presidente SACE SIMEST

L’export si è dimostrato fattore trainante dell’economia italiana, a conferma dell’eccellenza dell’offerta del made in Italy. L’Italia deve prendere coscienza delle potenzialità del proprio sistema industriale e affrancarsi dai mercati tradizionali per collocarsi più incisivamente su quelli emergenti: dal continente asiatico (non solo la Cina) all’America Latina, passando per l’Africa subsahariana.

Nonostante le tensioni internazionali (sanzioni russe, rischio di una Hard Brexit, trade war USA-Cina e USA-UE), l’agrifood – insieme ai settori farmaceutico e della moda – ha avuto negli ultimi anni un peso non indifferente nell’export complessivo, per il quale si stima nel 2022 una crescita superiore ai 540 mld di euro.

Le imprese italiane dovrebbero diversificare la propria offerta, specie nel settore tecnologico. Il rafforzamento della competitività deve tuttavia passare attraverso programmi di innovazione e di potenziamento delle infrastrutture, nonché mirate politiche di sostegno, nazionali e sovranazionali, con un occhio di riguardo alle imprese del Mezzogiorno e alle PMI.
L’Unione Europea si sta già muovendo stipulando accordi commerciali di libero scambio (si pensi al CETA e all’EPA col Giappone).

O Canada, we stand on guard for thee!
L’export italiano verso il Canada è in crescita. Dopo la straordinaria performance del 2017 (+6,3% con un introito complessivo di 3,9 mld), l’anno 2018 ha registrato un +4,8% permettendo di superare i 4 mld di euro.

CETA, accordo Canada-UE
26 gennaio 2016. Lussemburgo, Camera dei Deputati: Pierre-Marc Johnson, negoziatore canadese per il CETA. Photo Credits: Chambre des Députés/Flickr (CC BY-ND 2.0).

Nuovi mercati da coltivare

Africa subsahariana

L’economia di questa parte del continente africano è in crescita. Lo sviluppo futuro dipenderà dal processo di industrializzazione e, non indifferentemente, dall’African Continental Free Trade Area, un accordo commerciale tra i Paesi dell’Unione Africana diretto all’abbattimento graduale delle barriere tariffarie e non.

Ponderando tutti i rischi connessi, pur con la consapevolezza che in certi casi la percezione del rischio è maggiore rispetto a quello reale, le imprese italiane dovrebbero puntare su tre settori chiave: infrastrutture e costruzioni, macchinari agricoli e per la trasformazione alimentare e digitale business to consumer.

Brasile

In ripresa dopo la recessione del 2015-2016, il Brasile è la prima economia dell’America Latina. Le migliori opportunità sono offerte dai settori delle infrastrutture, delle energie rinnovabili e dell’agribusiness.

Emirati Arabi Uniti

È l’ottavo Paese al mondo col più alto Pil pro capite medio annuo. Infrastrutture, turismo, energie rinnovabili e servizi finanziari sono i nuovi settori su cui gli Emirati Arabi Uniti stanno puntando per affrancarsi dalla dipendenza dal settore petrolifero.

India

Pur con importanti criticità (deficit fiscale, debito pubblico e basso reddito pro capite), l’India è tra i Paesi del G20 col più alto tasso di crescita. Un risultato favorito da un tessuto produttivo dinamico, da una classe media dotata di un notevole potere di acquisto e una politica governativa improntata alla facilitazione delle attività d’impresa.

L’Italia dovrebbe tuttavia ampliare la propria quota di mercato (che attualmente si attesta sull’1%) puntando specialmente su infrastrutture, farmaceutica e agroalimentare (con una percentuale dell’11%, il Bel Paese è il terzo fornitore di vino).

Barolo, vino rosso italiano tra i più amati e conosciuti al mondo.
Il Barolo è tra i vini rossi italiani più apprezzati e conosciuti al mondo. Credits Photo: Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Export, l’agroalimentare spinge la crescita, ANSA, 30 maggio 2019.
Belladonna A. & Gili A., Arrivano i dazi americani: ecco gli effetti per l’Italia, ISPI, 03 ottobre 2019.
Cappellini M., A rischio 2 miliardi di export agroalimentare italiano, Il Sole 24 ore, 03 ottobre 2019.
Dazi Usa, colpito 1/2 miliardo di export alimentare, Coldiretti, 03 ottobre 2019.
I dazi affossano il record del Made in Italy in Usa (+8,3%), Coldiretti, 04 ottobre 2019.
Rapporto Export 2019 di Sace, Giansanti (Confagricoltura): “Agrifood traina l’esportazione made in Italy”, Confagricoltura, 31 maggio 2019.
D’Argenio A., 7,5 miliardi – Il Wto dice sì ai dazi Usa contro i prodotti europei per lo scontro Boeing-Airbus, La Repubblica, 03 ottobre 2019.
Di Donfrancesco G., Dalla Wto sì a dazi Usa su merci Ue per 7,5 miliardi, Il Sole 24 ore, 03 ottobre 2019.
AgrOsserva. La congiuntura agroalimentare. II trimestre 2019, ISMEA, settembre 2019.
Dazi, danni fino a 2 miliardi. Federalimentare: ”Con gli USA si trovi un compromesso o via ai controdazi”, Federalimentare, 02 ottobre 2019.
Lops V., Venti di recessione in Europa e Usa. Borse in picchiata, Il Sole 24 Ore, 03 ottobre 2019.
U.S. wins $7.5 billion award in Airbus subsidies case, Office of the United States Trade Representative, 02 ottobre 2019.
Ufficio Studi, Export Karma. Il futuro delle imprese italiane passa ancora per i mercati esteri, SACE SIMEST, 30 maggio 2019.

Gli Stati Uniti colpiscono i funzionari turchi con sanzioni contro l’offensiva siriana

Gli Stati Uniti colpiscono i funzionari turchi con sanzioni contro l’offensiva siriana

Trump ha detto che raddoppierà le tariffe sull’acciaio importato dalla Turchia

Donald Trump lunedì ha voltato pagina e ha deciso di punire la Turchia l’offensiva militare in Siria, imponendo sanzioni a vari ministri e dipartimenti turchi e dicendo che avrebbe raddoppiato le tariffe sulle esportazioni di acciaio del paese del 50%.

Il presidente degli Stati Uniti ha attirato aspre critiche da parte dei suoi compagni repubblicani, dai democratici e dagli alleati dopo il brusco cambiamento in politica estera, favorendo l’incursione militare turca nella Siria nord-orientale contro le milizie curde sostenute dagli USA che hanno dato un contribuito decisivo per sconfiggere il gruppo jihadista Iside.

Steven Mnuchin, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, lunedì sera ha dichiarato che Trump ha firmato un ordine esecutivo, con effetto immediato, per imporre sanzioni ai ministri della difesa, dell’energia e degli interni turchi, nonché agli stessi dipartimenti di difesa ed energia.

Parlando al di fuori della Casa Bianca, Mnuchin ha affermato che “sanzioni secondarie” saranno applicate alle istituzioni finanziarie che effettuano transazioni per conto di persone e dipartimenti già sanzionati.

Le misure sono state meno dure rispetto a quanto molti investitori si aspettavano. Martedì la lira è salita oltre l’1% rispetto al dollaro alle 9.50 ora locale.

Piotr Matys, lo stratega valutario dei mercati emergenti di Rabobank, ha detto che c’è stato un “alleggerimento” nei mercati in cui gli Stati Uniti hanno introdotto “sanzioni relativamente lievi”.

Mnuchin è stato raggiunto fuori dalla Casa Bianca dal vicepresidente USA Mike Pence, il quale ha affermato che le sanzioni avrebbero dovuto provocare un cessate il fuoco nella regione e che lui e il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien sarebbero presto andati in Turchia per iniziare colloqui con funzionari governativi.

“L’obiettivo del presidente qui è molto chiaro: le sanzioni annunciate oggi continueranno e peggioreranno almeno fino a quando la Turchia non cessi immediatamente il fuoco, blocchi la violenza e accetti di negoziare una soluzione a lungo termine sulle questioni lungo il confine tra Turchia e Siria”, ha affermato Pence.

Pence ha affermato inoltre che Trump ha già parlato direttamente con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha assicurato agli Stati Uniti un “impegno concreto” a non attaccare la totemica città a maggioranza curda di Kobane, che nel 2015 ha respinto l’attacco dell’Isis.

Lunedì pomeriggio con un tweet Trump ha annunciato l’intenzione di imporre sanzioni affermando che avrebbe aumentato le tariffe sull’acciaio importato dalla Turchia negli Stati Uniti del 50% e interrotto i negoziati su “un accordo commerciale da $ 100 miliardi” tra due paesi. Gli Stati Uniti avevano già dimezzato le tariffe sull’acciaio turco lo scorso maggio al 25%.

“Gli Stati Uniti useranno in modo aggressivo le sanzioni economiche per colpire coloro che abilitano, facilitano e finanziano questi atti atroci in Siria” continuando poi “Siamo pronti a distruggere rapidamente l’economia turca se i loro leader proseguiranno con questa strada pericolosa e distruttiva”.

Nell’annunciare le sanzioni, Mnuchin ha affermato che le licenze rimarranno in vigore per consentire alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni non governative, nonché al governo degli Stati Uniti, di continuare a operare in Turchia.

Ha detto che il paese sarà in grado di continuare a comprare carburante sotto il regime delle sanzioni, aggiungendo: “Non stiamo cercando di tagliare l’energia al popolo turco”.

Intanto i democratici al Senato hanno rapidamente respinto l’annuncio di lunedì di Trump, dicendo: “Forti sanzioni, seppur buone e giustificate, non saranno sufficienti”. I senatori hanno invitato i repubblicani a unirsi a loro “nell’approvare una risoluzione che chiarisca che entrambe le parti vogliono invertire la decisione del presidente”.

Nancy Pelosi, presidente della Camera dei rappresentanti, ha dichiarato: “Il presidente Trump ha provocato un’escalation di caos e insicurezza in Siria. Il successivo annuncio di un pacchetto di sanzioni contro la Turchia non è in grado di invertire questo disastro umanitario”

Le misure sembravano soddisfare il senatore Lindsey Graham, che aveva guidato le richieste repubblicane nel punire la Turchia per il suo assalto militare. Ha detto che ha sostenuto “fortemente” le misure “fino a quando non ci sarà un cessate il fuoco e la fine dello spargimento di sangue, le sanzioni devono continuare e aumentare nel tempo”.

Prima dell’annuncio, Erdogan aveva affermato che le sanzioni non gli avrebbero fatto cambiare rotta in Siria, avvertendo: “Coloro che pensano di poter fermare la Turchia con queste minacce si sbagliano gravemente”.

Trump ha dichiarato lunedì che una “piccola impronta” delle forze statunitensi rimarrebbe ad At Tanf, una base militare nel sud della Siria, per “continuare a distruggere i resti dell’ISIS”.

Mitch McConnell, leader della maggioranza al Senato repubblicano che ha storicamente sostenuto il presidente, ha dichiarato lunedì di essere “gravemente preoccupato per i recenti eventi in Siria e per l’apparente risposta della nostra nazione finora”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Lauren Fedor da Washington, Laura Pitel da Ankara e Matthew Rocco da New York dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

I cyberspecialisti tedeschi hanno scoperto una “backdoor” nella piattaforma “pensieri” di Xi Jinping.

Un enorme vuoto di dati. L’app Xuexi Qiangguo, lanciata a gennaio dal governo cinese con grande promozione, è stata progettata per spiare gli smartphone in profondità. Grazie a una “backdoor”, foto, messaggi, contatti, cronologia di navigazione su Internet non avranno più segreti per le autorità di Pechino. 

Secondo il Washington Post, che rivela i risultati dell’indagine di una società tedesca di sicurezza informatica incaricata da Open Technology Fund, l’agenzia finanziata dagli Stati Uniti, l’applicazione consente inoltre agli utenti di modificare i file all’insaputa dell’utente, scaricare applicazioni, comporre numeri, attivare il flash della videocamera o aprire il microfono dei 100 milioni di telefoni Android su cui è stato installato. 

I sistemi operativi Apple sembrano resistere all’intrusione, un punto a favore per l’azienda americana, che negli ultimi giorni ha aumentato le concessioni alle richieste del potere autoritario di Pechino.

Questa piattaforma di propaganda – il cui nome ambiguo si può tradurre come “Studia per rafforzare il Paese” o “Studia Xi per rafforzare il Paese” – raccoglie articoli, libri, video sulla vita e sui “pensieri” del presidente Cinese Xi Jinping. Quando si è in sintonia con il leader, i quiz permettono di vincere batterie pentole o essere ben visti dai suoi leader. 

Il successo è stato immediato. Ad aprile, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla stampa ufficiale, è stata già scaricata 100 milioni di volte.

Non tutti l’hanno installata per divertimento. A settembre, 10.000 giornalisti ed editori che lavoravano per quattordici agenzie di stampa ufficiali a Pechino hanno scoperto che avrebbero dovuto sottoporsi a una serie di “test di fidelizzazione” a partire da ottobre per mantenere il tesserino da giornalista. 

Gli esami online verranno eseguiti da quest’app Xuexi Qiangguo e potrebbero essere estesi a tutti. Con quest’app che il Partito Comunista Cinese spia i cittadini è quindi potenzialmente accesso ai dati e a tutte le attività dei giornalisti e dei media di stato (TV, radio, giornali, agenzia di stampa). E, per alcuni mesi, anche ai dati di tutti i ricercatori o giornalisti stranieri che l’avevano installata per curiosità.

Nella deriva totalitaria cinese di Xi Jinping, la nozione di dati privati ​​era già sconosciuta. Per due anni, una legge sulla sicurezza informatica ha fornito un quadro giuridico a tutte le aziende del web per condividere i loro dati con il governo. La piattaforma Xuexi Qiangguo è stata sviluppata dal dipartimento di propaganda del Partito Comunista, in collaborazione con il colosso tecnologico Alibaba.

Qualche giorno fa, l’Ufficio di regolamentazione Internet cinese aveva pubblicato online un elenco di 20 comportamenti proibiti (ad esempio, prendere in giro figure del passato o del presente del Partito Comunista; condivisione di contenuti religiosi o sessuali, ecc) e incoraggiato i 700 milioni di internauti cinesi a “pubblicare contenuti positivi che includano verità, bontà e bellezza, e che promuovano l’unità e la stabilità, nonché i pensieri di Xi Jinping”. 

Grazie a Xuexi Qiangguo, il Partito sarà in grado di verificare se i suoi ordini saranno eseguiti.

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Migliaia di tifose festeggiano mentre assistono allo stadio di Teheran all’incontro Iran-Cambogia valido per le qualificazioni dei prossimi Mondiali 2022.

Per la prima volta dopo circa quarant’anni le donne iraniane sono state autorizzate ad assistere ad una partita di calcio a seguito della crescente pressione nazionale e internazionale su uno dei più potenti simboli di discriminazione di genere nella Repubblica Islamica.

Circa 4.000 donne hanno visto l’Iran giocare contro la Cambogia allo stadio Azadi di Teheran in una partita valida per la qualificazione ai mondiali 2022. Le tifose hanno assistito separate da recinzioni di ferro dai tifosi maschi. La partita è stata controllata da ufficiali femminili e maschili.

Alcune donne avevano lacrime di gioia per questa apertura. Altre hanno dipinto il viso con i colori iraniani mentre altre hanno avvolto la bandiera del paese alle loro spalle.

“Sono così entusiasta di essere qui, ma temo che non possa durare per sempre”, ha detto Maryam di 17 anni. “Era nostro un nostro diritto venire allo stadio, ma la repubblica islamica ce lo ha sempre vietato.”

Anis, un’impiegata del settore privato di 32 anni che si era dipinta la bandiera iraniana sulle guance, ha espresso così il suo diritto assistere alla partita:“Non sono certo un’ultras, infatti oggi sono venuta per condividere questo momento storico con le altre donne”.

Le pressione sull’Iran sono cresciute il mese scorso quando una donna di 29 anni si è data fuoco dopo essere stata condannata a sei mesi di carcere per essersi travestita da uomo per intrufolarsi allo stadio di Teheran. La morte di Sahar Khadayari – conosciuta come la “ragazza blu” per i colori dell’Esteghlal, la sua squadra di calcio preferita – ha provocato sgomento e indignazione in tutto l’Iran.

Una foto di Sahar Khadayari, “la ragazza blu”, scattata durante la partita dell’Esteghlal

La rigida magistratura iraniana ha immediatamente negato di aver imposto quella pena detentiva e il governo centrista di Hassan Rouhani ha accelerato il processo per revocare il divieto imposto alle donne di partecipare alle partite di calcio. La Fifa, l’organo di governo del calcio mondiale, aveva minacciato di sospendere l’Iran per la sua politica maschilista.

L’Iran ha ora revocato il divieto per le partite nazionali, ma la sua politica sulle partite di campionato non è chiara. Le tensioni sulla “ragazza blu” sono riemerse durante la partita di giovedì quando alcune donne hanno cercato di commemorarla. Una tifosa ha sollevato un cartellone con scritto a mano “Blue Girl of Iran, Long Live Your Name”, dopodiché un agente di polizia lo ha sequestrato e strappato, spingendo gli altri spettatori ad intervenire per impedire che la donna fosse arrestata.

Il movimento femminista iraniano è stato una delle campagne sociali più persistenti del paese dalla rivoluzione islamica del 1979. Le attiviste hanno ripetutamente sfidato la copertura islamica obbligatoria presentandosi in pubblico senza velo. La repubblica islamica ha provocato una repressione in estate e ha accusato gli stranieri di aver promosso una campagna anti-hijab.

Giovedì allo stadio, le poliziotte hanno esortato le spettatrici a non rimuovere i loro hijab per osservare la regola islamica. Il clero conservatore ha anche privato le donne di diritti come la scelta di divorziare dai loro mariti e mantenere la custodia dei loro figli, sostenendo che dare loro troppa libertà potrebbe mettere in pericolo le regole islamiche e l’istituzione familiare.

“La questione femminile è sempre stata una questione di sicurezza piuttosto che islamica”, ha affermato un analista politico riformista. “La repubblica islamica considera il movimento delle donne e le loro richieste di libertà sociale come una minaccia alla sua immagine e alla sua sopravvivenza.”


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Monavar Khalaj dal Financial Times articolo qui]

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Perché Roma è al centro del Russia Gate

Perché Roma è al centro del Russia Gate

Negli ultimi 20 anni, migliaia di studenti italiani si sono iscritti al Link Campus di Roma, l’università privata vicino al Vaticano, per studiare corsi diversi come cinematografia e luxury fashion management.

Nei giorni scorsi però il palazzo che ospita quest’oscura università italiana e la stessa capitale Roma sono finite nell’orbita di una complessa rete di accuse di spionaggio internazionale, intrighi e cospirazioni.

L’indagine di impeachment statunitense sul presidente Donald Trump e le accuse sulle interferenze russe nelle elezioni USA del 2016 hanno riportato i riflettori sulla figura di Joseph Mifsud, il professore maltese scomparso ed ex membro dello staff della Link University.

Joseph Mifsud, sarebbe stato lui ad avvicinare Papadopulos, consigliere dello staff di Trump, offrendogli “migliaia” di email rubate dai russi a Hillary Clinton

Con la visita del segretario di Stato americano Mike Pompeo negli ultimi giorni e una del procuratore generale degli Stati Uniti il ​​mese scorso in cerca di risposte su Mifsud, il ruolo cardine di Roma sia per l’intelligence che per la Link Campus University è oggetto di attenzione.

La Link, istituita nel 1999 come avamposto romano dell’Università di Malta, negli anni ha stretti legami con il mondo dello spionaggio italiano, grazie al suo preside, l’ex ministro degli Esteri italiano Vincenzo Scotti, e un facoltoso percorso di studi in un master in intelligence che ha attirato oratori dei servizi segreti di tutto il mondo.

Ha stretto legami con i membri chiave del partito al governo Movimento Cinque Stelle. L’ex segretaria alla Difesa Elisabetta Trenta ha tenuto una lezione per alcuni corsi di studio.

“So per esperienza che hanno un buon rapporto di lavoro con le agenzie di intelligence italiane”, ha affermato Stephen Marin, ex agente della CIA e direttore del programma di analisi dell’intelligence presso la James Madison University, che ha tenuto conferenze al Link Campus. Circa 2.500 studenti frequentano l’università ogni anno. “Il programma del master è stato istituito nell’ambito di uno sforzo per sviluppare le conoscenze al servizio delle infrastrutture di difesa e di intelligence italiane. La mia impressione è stata che gli studenti siano un mix di persone, alcune senza una conoscenza preliminare dell’area mentre altri sono professionisti che già lavorano”.

Non è molto chiaro come si sia inserito qui l’onorevole Mifsud. È scomparso dal 2017 dopo essere stato accusato di essere l’informatore di George Papadopoulos, consigliere della campagna elettorale di Trump, riguardo la violazione delle e-mail dal server della candidata democratica Hillary Clinton da parte della Russia aveva violato.

Alcuni alleati di Trump hanno a loro volta accusato, senza prove, Mifsud di essere una spia col compito di compromettere la campagna elettorale del presidente. Sostengono altri che sia stato coinvolto in una campagna per infangare Trump per aver cospirato con la Russia direttamente dal “deep state”, lo stato profondo: cioè l’insieme di quegli organismi, legali o meno, che a causa dei loro poteri economici o militari o strategici condizionano l’agenda degli obiettivi pubblici dietro e a prescindere delle strategie politiche di un presidente.

Papadopoulos ha messo in giro un’altra una teoria infondata secondo cui il maltese Mifsud era un agente dell’intelligence occidentale probabilmente della FBI o CIA che i funzionari del “deep state” hanno inviato come trappola di controspionaggio per la campagna di Trump.

James B. Comey, l’ex direttore della FBI ha definito Mifsud un agente russo. Mifsud ha mantenuto i contatti con i soci russi, nonostante la sua smentita, tra cui un ex dipendente dell’Agenzia di ricerca Internet, che ha utilizzato post sui social media per seminare odio nel 2016 come parte del sabotaggio elettorale della Russia.

Il signor Mifsud ha dichiarato a un giornale italiano nel 2017 di non essere un agente segreto. “Non ho mai avuto soldi dai russi”, ha detto. “La mia coscienza è chiara.” William Barr, procuratore generale degli Stati Uniti, ha rivelato la scorsa settimana di aver fatto due visite quest’anno nella capitale italiana.

I giornali hanno riferito che William Barr ha avuto un’incontro con Gennaro Vecchione, direttore generale del dipartimento dell’Intelligence italiana e capo dell’Intelligence all’estero, in funzione dell’indagine sulle origini del caso russo.

Nel corso di una riunione di settembre, sempre Barr è stato accompagnato in Italia dall’avvocato americano John Durham, che sta conducendo le indagini di controspionaggio su una possibile attività di intelligence straniera diretta contro Trump. Il loro obiettivo era Mifsud. Il governo italiano non ha ancora commentato questa visita di Barr in Italia.

Scotti, presidente di Link, ha evitato commenti su Mifsud tramite un portavoce. La Link Campus ha dichiarato che Mifsud non era un docente dell’università e aveva insegnato lì solo nel 2015 e nel 2016. L’università ha anche respinto le accuse di Papadopoulos secondo cui Link aveva cercato di incastrarlo attirandolo nell’università.

Ma perché sono uscite queste teorie sono improbabili? Mifsud non ha lavorato ne per FBI né per CIA, secondo gli ex funzionari americani. Se fosse stato un informatore, i pubblici ministeri avrebbero potuto facilmente trovarlo e interrogarlo. Se avesse lavorato per la CIA, l’agenzia avrebbe avuto l’obbligo di informare la FBI mentre indagava su Papadopoulos.

Credere che un altro governo occidentale abbia impiegato segretamente il Mifsud come parte di un complotto contro Trump è come credere che un’elaborata cospirazione abbia completamente eluso l’ufficio del consulente speciale nella sua indagine esaustiva, che includeva più di 2.800 citazioni in giudizio, quasi 500 mandati di ricerca richieste ai governi stranieri di prove e interviste di circa 500 testimoni.