Traduzione della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelenskyj

Traduzione della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelenskyj

La presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, la democratica Nancy Pelosi, ha avvierà la procedura di impeachment contro Trump. L’accusa è di aver abusato del proprio potere facendo una richiesta impropria al capo di Stato ucraino Volodymir Zelensky. A quest’ultimo, durante una telefonata a luglio, Trump ha chiesto di indagare su Joe Biden, ex vicepresidente degli Usa e probabile rivale alle elezioni del 2020. Dopo JevroMaidan, Biden aveva fatto pressioni su Kiev affinché venisse rimosso il procuratore generale che stava conducendo un’indagine su Burisma, l’azienda di gas nel cui consiglio d’amministrazione sedeva Hunter Biden, figlio di Joe. Mercoledì la Casa Bianca ha rilasciato una trascrizione della telefonata; si attende ora la copia della denuncia del funzionario che ha ravvisato possibili violazioni.

ATTENZIONE: Questo memorandum della conversazione telefonica (TELCON) non è una trascrizione testuale dell’intera discussione. Il presente testo documenta le note e i ricordi nella “Situation Room Duty”. Gli ufficiali e il personale della NSC svolgeva l’incaricato di ascoltare e trascrivere la conversazione man mano che essa si svolgeva. Pertanto numerosi fattori possono influenzare l’accuratezza della registrazione, tra cui: le cattive connessioni della telecomunicazione; le variazioni di accento e/o l’interpretazione di una parola “impercettibile” che può essere stata utilizzata per indicare le parti di una conversazione che il notaio non è stato in grado di ascoltare bene.

Donald Trump: Congratulazioni per questa grande vittoria. Abbiamo tutti assistito con interesse dagli Stati Uniti, ha fatto un ottimo lavoro. Eppure è partito da fuori dell’ambiente politico, mentre ad altri non è stata data molta possibilità e alla fine ha vinto facilmente [le elezioni n.d.t.]. Questo è un risultato fantastico. Congratulazioni.

Volodymyr Zelenskyj Presidente dell’Ucraina: Ha perfettamente ragione, signor Presidente. Abbiamo vinto alla stragrande ma abbiamo lavorato sodo proprio per questo. Un duro lavoro, e le confesso che ho avuto l’opportunità di imparare da lei. Abbiamo usato il suo stesso metodo e le sue stesse conoscenze adattandole alle nostre elezioni, e sì, è vero che queste elezioni erano proprio uniche. Eravamo in una situazione particolare e siamo riusciti a raggiungere un grande successo. Posso dirle quanto segue: mi ha chiamato la prima volta per congratularsi con me per la vittoria nelle elezioni presidenziali; questa seconda volta invece mi ha chiamato perché il mio partito ha vinto le elezioni parlamentari. Comincio a pensare che dovrei concorrere più frequentemente, così da sentirci più spesso telefonicamente.

Trump: [risate] È un’ottima idea. Penso che il tuo paese possa essere molto felice.

Zelenskyj: Beh, sì, a dire la verità, stiamo cercando di lavorare sodo per prosciugare il pantano in cui si trova il nostro paese. Abbiamo portato molti volti nuovi. Non i vecchi politici e nemmeno i soliti politici proprio per dare un nuovo volto e un nuovo corso al governo. Lei è un grande insegnante per noi proprio per questo.

Trump: Beh, è ​​molto gentile da parte sua. Sa noi facciamo molto per l’Ucraina. Dedichiamo tanto impegno e tempo. Molto di più di quanto i paesi europei stiano facendo. Loro dovrebbero aiutarti di più di quello che fanno. La Germania non fa quasi nulla. Tutto che fa è parlare, penso che sia qualcosa su cui dovresti davvero discutere con loro. Angela Merkel nei colloqui mi parlava spesso dell’Ucraina, ma non ha mai fatto nulla. Gli altri paesi europei ragionano allo stesso modo, quindi penso che dovresti pararne, invece gli Stati Uniti sono stati molto buoni con l’Ucraina. Non credo che siamo stati mai ricambiati per questo, ovviamente perché stanno accadendo cose brutte, ma gli Stati Uniti sono stati molto buoni con l’Ucraina.

Zelenskyj: Sì, ha assolutamente ragione. Non solo al 100%, ma al 1000%; posso dirle che ho già parlato con Angela Merkel e l’ho anche incontrata. Ho anche incontrato e parlato con Macron e ho detto loro che non si stanno impegnando molto riguardo le sanzioni. Non le impongono affatto. Scopriamo quindi che, anche se logicamente, l’Unione europea dovrebbe essere il nostro più grande partner, tecnicamente gli Stati Uniti lo sono in maniera più rilevante rispetto all’UE e ti sono molto grato per questo perché gli USA ci stanno aiutando molto. Molto di più rispetto all’Unione Europea, soprattutto se parliamo delle sanzioni contro la Federazione Russa. Approfitto anche ringraziarvi per il vostro grande sostegno nel settore della difesa. Siamo pronti a collaborare per i prossimi passi, in particolare siamo quasi pronti ad acquistare più Javelin* dagli Stati Uniti per difenderci.

* Il Javelin o FGM-148 Javelin è un’arma militare utilizzata in caso di attacco contro mezzi blindati e carri armati, ma non sono esclusi elicotteri a bassa quota. Il raggio d’azione è di circa 2–3 km. L’arma è composta da un lanciatore spalleggiabile usa e getta, chiamato CLU (Command Launch Unit, unità di controllo lancio); il proiettile utilizzato è un missile a combustibile solido.

Trump: Vorrei che tu ci facessi un favore perché il nostro Paese ne ha passate molte e l’Ucraina ne sa qualcosa. Vorrei che tu scoprissi cosa è successo con l’intera situazione in Ucraina, riguardo Crowdstrike**… Immagino tu abbia uno dei tuoi uomini, o il tuo personale… I server, dicono che [le informazioni] siano in possesso dell’Ucraina. Sono successe molte cose. Credo che lei si stia circondando di alcune di quelle stesse persone. Vorrei che il Procuratore Generale chiamasse lei o il suo staff e che arrivaste in fondo. Come ha visto ieri, tutta questa assurdità si è conclusa con una performance molto pessima di un uomo di nome Robert Mueller, una performance da incompetente, ma dicono tutto sia iniziato con l’Ucraina. Qualunque cosa tu possa fare, è molto importante farlo se è possibile.

**Crowdstrike è una società di sicurezza informatica americana coinvolta negli attacchi e-mail del Comitato nazionale democratico del 2015 e 2016 e accuse di illeciti di Joe Biden e suo figlio. Trump stesso non ha usato le parole “aiuto militare” nella trascrizione rilasciata della chiamata del 25 luglio.e la sospensione da parte dell’amministrazione Trump degli aiuti obbligati dal Congresso fu uno shock per i funzionari del governo ucraino. Secondo quanto riferito, l’Ucraina non sapeva fino ad agosto che era stata trattenuta.

Presidente USA Donald Trump e il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky si stringono la mano a New York il 25 Settembre 2019 (Photo credit should read SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Zelenskyj: Sì, è molto importante per me e ciò che ha appena detto. In quanto presidente, è molto importante e siamo aperti a qualsiasi cooperazione. Siamo pronti a voltare pagina sulla cooperazione nelle relazioni tra Stati Uniti e Ucraina. A tale scopo, ho appena ricordato al nostro ambasciatore negli Stati Uniti che sarà sostituito da una figura più competente che lavorerà affinché le nostre due nazioni si avvicinino. Spero di poterla incontrare personalmente per cooperare ulteriormente. Uno dei miei assistenti ha parlato di recente con il signor Giuliani, speriamo moltissimo che possa soggiornare in Ucraina così da poterlo incontrare. Questo è per assicurarle che non ha altro che amici con noi. Mi assicurerò di circondarmi di personale più efficiente. La ritengo un amico. Siamo amici noi e ha amici nel nostro paese così da poterle assicurare una partnership strategica. Intendo circondarmi di personale capace e, oltre a quell’indagine, garantisco come presidente dell’Ucraina che tutte le indagini saranno condotte apertamente e candidamente. Glielo assicuro.

Trump: Bene perché ho sentito che ha un procuratore molto bravo ma che è stato bloccato una vera ingiustizia. Molti parlano di come l’hanno bloccato e ha coinvolto alcune persone molto cattive. Il signor Giuliani è un uomo molto rispettato. Era sindaco di New York City, un grande sindaco e vorrei che la chiamasse. Gli chiederò di chiamarla insieme al procuratore generale. Rudy sa cosa sta succedendo è un tipo molto capace. Se potesse parlargli sarebbe fantastico. L’ex ambasciatrice degli Stati Uniti, la donna, era una cattiva informatrice e le persone con cui aveva a che fare in Ucraina lo erano altrettanto, ci tengo a farglielo sapere. Un’ultima cosa, si parla molto del figlio di Biden, di Biden che bloccato l’accusa e molte persone vogliono scoprirlo, quindi qualsiasi cosa tu possa fare con il procuratore generale sarebbe grandiosa. Biden si è vantato di aver bloccato l’accusa, quindi vedi se riesci ad informarti… Mi sembra orribile.

Zelenskyj: Parlerò con il procuratore. Prima di tutto quello che so e sono ben informato sulla situazione. Adesso abbiamo la maggioranza assoluta in Parlamento; il prossimo procuratore generale sarà al 100% il mio candidato, sarà approvato dal parlamento e inizierà come nuovo procuratore da settembre. Lui o lei esaminerà la situazione, in particolare per la società che hai citato. Il problema dell’indagine sul caso è in realtà il problema di assicurarsi di ripristinare l’onestà, quindi ci occuperemo di questo e indagheremo. Inoltre, le chiedo gentilmente se hai ulteriori informazioni da fornirci, sarebbe molto utili per il caso e ai nostro magistrati; per quanto riguarda l’ambasciatore negli USA dall’Ucraina per quanto ricordo il suo nome era Ivanovich. È fantastico, lei è stata la prima a dirmi che era una pessima ambasciatrice e sono d’accordo con lei al 100%. Il suo atteggiamento nei miei confronti era tutt’altro che positivo in quanto ammirava il mio predecessore. Non accetta di vedermi come nuovo presidente.

Trump: Beh, esaminerò alcune cose. Chiederò a Giuliani di chiamarla e lo farò anche io. Il procuratore generale Barr la chiamerà così arriveremo in fondo al caso. Sono certo che lo scopriremo. Ho sentito che il procuratore è stato trattato molto male nonostante sia stato molto onesto, quindi buona fortuna con tutto. La tua economia migliorerà sempre di più. Hai molte risorse. È un grande paese. Ho molti amici ucraini e sono persone incredibili.

Zelenskyj: Io ho parecchi amici ucraini che vivono negli USA. In realtà nel mio ultimo viaggio negli Stati Uniti sono stato a New York, a Central Park e ho anche alloggiato alla Trump Tower. Parlerò con loro e spero di rivederla in futuro. La ringrazio per il suo invito a visitare gli Stati Uniti, a Washington DC. D’altra parte, voglio anche assicurarle che saremo molto seri riguardo al caso e lavoreremo sull’indagine. Per quanto riguarda l’economia, c’è un grande potenziale per i nostri due paesi e una delle questioni molto importanti per l’Ucraina è l’indipendenza energetica. Credo che possiamo avere molto successo e cooperare per l’indipendenza energetica con gli Stati Uniti. Stiamo cooperando. Acquistiamo petrolio americano e sono molto fiducioso di incontrarla in futuro. Avremo più tempo e più opportunità per discutere di queste opportunità e per conoscerci meglio. Grazie per il vostro supporto.

Trump: Ottimo. Bene grazie mille e lo apprezzo molto. Dirò a Rudy e al procuratore generale Barr di chiamare. Grazie. Ogni volta che vorresti venire alla Casa Bianca, sentiti libero di chiamarmi. Dacci un appuntamento e lo risolveremo. Non vedo l’ora di vedervi.

Zelenskyj: Mille Grazie. Sarei molto felice di venire e sarei felice di incontrarla personalmente e conoscerla meglio. Approfitto anche invitarla a visitare l’Ucraina e venire a Kiev, è una città bellissima. Abbiamo un paese meraviglioso e sarebbe il benvenuto. D’altra parte, credo che il 1° settembre saremo in Polonia e potremo incontrarci li speranzosamente. Dopodiché, potrebbe essere un’ottima idea venire in Ucraina. Possiamo prendere il mio aereo oppure possiamo il suo, che probabilmente è molto meglio del mio.

Trump: Ok, ci organizzeremo. Non vedo l’ora di vederti a Washington e forse in Polonia perché penso che saremo lì quei giorni.

Zelenskyj: Grazie mille, signor Presidente.

Trump: Congratulazioni per l’ottimo lavoro svolto. Il mondo intero stava guardando anche se non sono sicuro che sia stato così sconvolgente ma congratulazioni.

Zelenskyj: Grazie signor Presidente ciao ciao..

Fine della conversazione

Testo originale qui. Fonte Financial Times qui

Desecretati i documenti del patto sovietico-nazista Molotov-Ribbentrop

Desecretati i documenti del patto sovietico-nazista Molotov-Ribbentrop

La Russia ha desecretato i documenti della Seconda Guerra Mondiale relativi al patto sovietico-nazista Molotov-Ribbentrop

Il ministero della Difesa russo ha declassificato una serie di documenti relativi al patto di non aggressione nazista sovietico firmato 80 anni fa che gli storici dicono che abbia spianato la strada all’inizio della seconda guerra mondiale.

La Germania nazista e l’Unione Sovietica firmarono il patto Molotov-Ribbentrop il 23 agosto 1939. Un protocollo segreto che accompagnava un Protocollo segreto per la spartizione dei territori di Polonia, Romania, Paesi baltici e Finlandia in “sfere d’influenza tedesche e sovietiche”, lasciando la strada aperta per l’invasione tedesca della Polonia.

Рakt1939.mil.ru Uno dei documenti desecretati dal Governo Russo.

Il ministero della Difesa ha dichiarato di aver rilasciato i documenti “non in ordine cronologico, ma in una sequenza che consentirà agli spettatori di ottenere un quadro più completo” di ciò che ha portato a questo patto. 

Ha messo in evidenza l’invio di 31 pagine da parte dell’allora Capo di Stato Maggiore dell’Armata Rossa, Boris Shaposhnikov, di un documento chiave che “ribalta completamente le nozioni tradizionali” sul perché è stato firmato il patto Molotov-Ribbentrop.

“L’Unione Sovietica deve essere pronta a combattere su due fronti: in Occidente contro Germania e Polonia e in parte contro l’Italia con la possibilità di annesione degli Stati di confine, e in Oriente contro il Giappone”, si legge nel dispaccio del 1938.

Shaposhnikov avvertì che la Germania e la Polonia avrebbero potuto schierare dozzine di divisioni di fanteria, migliaia di carri armati e aerei da guerra in una regione dell’Europa orientale al confine bielorusso-ucraino.

Il presidente Vladimir Putin ha difeso il Patto Molotov-Ribbentrop successivamente all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, definendola la risposta di Mosca all’isolamento e al fatto che i suoi sforzi di pace sono stati snobbati dalle nazioni occidentali.

Gli storici erano divisi sull’impatto che avrebbero potuto avere le lettere di Shaposhnikov del 1938. Alexander Dyukov dell’Accademia Russa delle Scienze l’ha accolto come un contributo chiave allo studio della storia militare, mentre il ricercatore Sergei Kudryashov dell’Istituto Storico Tedesco di Mosca invece l’ha considerato irrilevante.

“È interessante solo se si considera il modo in cui la leadership [sovietica] ha compreso le condizioni della vigilia della guerra”, ha detto Kudryashov alla RBC.

Il ministero della Difesa ha affermato che questa sua pubblicazione è “volta a proteggere la verità storica, a contrastare la falsificazione storica e tenta di rivalutare i risultati della Grande Guerra Patriottica”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Redazione di The Moscow Times.com link qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Emma Dante tra Bestie e Anima

Emma Dante tra Bestie e Anima

Quella nuda vita che, nell’Ancien Régime, apparteneva a Dio e, nel mondo classico, era chiaramente distinta dalla vita politica, entra ora in primo piano nella cura dello Stato e diventa, per così dire, il suo fondamento terreno.

Giorgio Agamben ritiene che l’idea dei diritti umani si evolva in un nuovo fondamento, nato non dall’appartenenza al genere umano ma dal “paradigma della sua possibile esclusione”.

L’homo sacer, che possiede soltanto il proprio corredo biologico, è bandito dalla comunità ed è sottomesso ad una forza sovrana che ne determina l’esistenza. Su questo sfondo danzano i corpi vulnerabili che danno vita a “Bestie di scena” di Emma Dante il cui lavoro era destinato, come ha dichiarato in più occasioni, a descrivere la condizione dell’attore sul palcoscenico.

Fortunatamente, grazie alla generosità degli artisti l’occhio della regista si è spostato su una dimensione più profonda, introspettiva e delicata con la quale tutti, prima o poi, siamo costretti a confrontarci: l’esistenza dell’essere umano in relazione con la comunità. I performers iniziano il loro riscaldamento a sipario aperto permettendo così agli spettatori di cogliere immediatamente uno degli elementi fondamentali del racconto: la collettività.

Al suono della terza campana i corpi iniziano il loro inquieto moto, spostandosi da una parte all’altra del palco senza mai staccarsi, finché uno di loro non risponde ad un bisogno, un’esigenza quella di liberarsi da ogni costrizione, di regredire ad uno stato primordiale dove poter esprimere i propri diritti, i propri bisogni liberamente. Ed ecco che tutti si ribellano all’invisibile demiurgo che regola la loro vita; paura, vergogna, disagio sono le emozioni che riempiono i volti dei protagonisti colpendoci violentemente e facendo emergere in noi un imbarazzante disagio.

Emma Dante, la regista di Bestie di scena

Ma è nel moto irrefrenabile delle mani che, tenacemente, cercano di nascondere le proprie oscenità che si scorge quell’orgasmico piacere dell’abbandono, dell’essere liberi dalla gabbia della comunità. Lo spettacolo ruota intorno alla necessità di modificarsi e regredire per poter liberamente cercare il senso del proprio agire, evadendo dalle consuetudini e dal buon costume per giungere ad un Eden ardito e scevro.

A questo bisogno si contrappone la convenzione che, con quotidiane azioni, riporta gli attori nel loro ordinario e catatonico stato, inducendoli a desistere dalla loro ricerca. Il tappeto sonoro è composto dal suono dei corpi che violentemente si scontrano, cadono, ansimano e soffocano interrotti da un grammelot multi-caotico che ci lascia intuire qualche parola.

Non va sottovalutata la chiusura dello spettacolo che pur sottolineando la ciclicità dell’opera, mette in risalto la sconfitta della comunità ed il trionfo di quei corpi che hanno subito innumerevoli metamorfosi per
rivendicare la propria libertà.

Svezia: semplicità e bellezza

Svezia: semplicità e bellezza

Dici Svezia e dici Ikea. Pensi a Filippa Lagerback  e in sottofondo ti  pare di ascoltare ” Mamma mia” degli Abba. Icone di un paese che ha fatto della sua semplicità un punto di forza: boschi, laghi azzurri, barche a vela e casette rosse dal bordo bianco.

Ma la Svezia non è una cartolina. È realtà. Ed è proprio lì a poche ore di volo dall’Italia. Anche qui a Malmo, la città più a sud della Svezia, la natura non si presenta timida ma ,al contrario, prepotente ed intensa, vera protagonista del grande Nord.

svezia

Padrona dei suoi spazi, non chiede permesso. No. Lei è così, libera di esprimersi in tutta la sua grandezza. Città di pescatori,  vibra di emozioni ad ogni angolo circondata da un turismo particolare, fatto da molti svedesi e pochi turisti. Fantastico.

Pontili che fanno l’amore con il mare, casette aguzze una accanto all’altra quasi legate da un patto indissolubile, quello di conservare un’identità troppo cara al Paese. Un mare reale che funge da metafora di una vita pacata e silenziosa ma anche acqua inquieta che cova forza e rivoluzione.

Qui, non troverete Cattedrali, borghi e palazzi lussuosi. L’unico è il grattacielo, costruito da Calatrava, il Turning Torso il più alto edificio di tutta la Svezia con i suoi  centonovanta metri di altezza, seguito dal suggestivo Castello di Malmo. Nel centro cittadino troviamo varie opere che promuovono la NON violenza, situate nei pressi della bellissima biblioteca di Malmo, preceduta da diversi canali che attraversano la città. Gli svedesi hanno fatto della loro terra un tempio da rispettare.

L’eleganza della natura e la compostezza della gente, fanno di questo paese un universo quasi parallelo, che non ti aspetti. Che non lo immagini neanche, se non vai lì ad osservarlo. Una realtà dal sapore assoluto che nella sua totale normalità non dà nulla per scontato, nulla rimane nell’anonimato. In un mondo dominato dall’astratto, dal vuoto, dal finto, un viaggio nel Nord Europa regala quello che hai sempre cercato. Palpabile concretezza e autenticità. Ti riporta a te stesso e al centro del tuo viaggio. Sei parte integrante di una terra che ti fa respirare a pieni polmoni la bellezza.

La città vanta anche di un vero e proprio paradiso culinario: salmone freschissimo, gamberi, aragoste e aringhe cucinate in tutti i modi possibili. La Svezia ti pulisce il cuore e la mente. Ti permette di giocare in un infinito dialogo tra te e il gelido vento del Nord. Godi di questo, senza fretta ma senza sosta, consapevole che prima o poi tutto questo finisce. E ti riprometti di tornare, ma questa volta il tempo durerà di più di uno schiocco di dita.

È una promessa che le fai, è una promessa che fai a te stessa. Perché sotto un cielo così non si può far altro che danzare. Ascolti il battito accelerato. È l’anima della Svezia che incontra la tua. E allora, “you are the dancing queen, young and sweet….oh yeah!”.

Certo che gli Abba, ci avevano visto giusto.

Macro-Cosmo: guida a Cosmotronic

Macro-Cosmo: guida a Cosmotronic

 

“L’identità è un costrutto, è un’invenzione. Ognuno di noi è un essere contraddittorio molto più profondo di quel che emerge in superficie. Di me stesso e degli esseri umani m’interessa il fatto che siamo molteplici. Siamo una moltitudine di pulsioni e di elementi contraddittori. Ascolta il disco: io sono tutto questo messo insieme. Io sono più persone.” (Cosmo)

 

C’è una fauna che in Italia popola un genere chiamato pop, che è fatta perlopiù da dinosauri. E’ la roba che ascoltano le vostre mamme, quasi tutte, indistintamente. C’è qualcos’altro che la gente chiama indie con pochissima cognizione di causa, in quanto è vero, è partita da spazi indipendenti ma ha conquistato sempre più spazio grazie ad una certa pervasività sia nell’attività live ma soprattutto sui social.

Non tutto è da buttare, anzi.

In realtà il termine indie è quanto di più errato per gente che, di fatto, ultimamente sta popolando sempre di più le vostre radio.
Tommaso Paradiso e i TheGiornalisti, Calcutta, gente che sta proponendosi di ridefinire un certo contesto musicale nel panorama italiano, con esiti a volte riusciti, a volte no.

(Ecco, ovviamente questo non si può dire riuscitissimo)

In mezzo a tutta questa galassia di autori relativamente giovani, troviamo una scheggia impazzita di nome Cosmo.

Classe ’82, di Ivrea, laureato in filosofia. Marco Jacopo Bianchi, questo il suo vero nome, prima della carriera solista, è stato il frontman dei Drink to me, un gruppo italiano post-punk famoso nella scena indipendente italiana, ma ha anche fatto il professore di storia in alcuni istituti superiori. E’ già padre di due figli, in questo senso il suo identikit non è quello di una persona comune.

In Cosmo convivono molte anime, e la sua nuova creatura, Cosmotronic è l’esempio lampante. Già con il precedente album, L’ultima festa, Cosmo si è immerso in una ricerca musicale che ha virato verso l’elettronica fino a sconfinare nel clubbing puro, da cassa dritta, mentre in altri momenti ha voluto mantenere una certa purezza negli arrangiamenti, soluzione che permetteva ai testi più affascinanti di emergere.
Non parliamo di testi che affrontano tematiche complesse, le parole si uniscono e spesso partono da una radice autobiografica, presentando immagini che nella loro semplicità, costruiscono un universo quotidiano e affascinante per quanto è possibile sentirlo vicino e rassicurante. Un senso poetico unito a cose e immagini reali è ciò in cui risiede la forza e una certa bellezza dei testi di questo artista.

(Una gita sul lago/ pedalò e vino bianco/a mille all’ora col Suv in un sentiero di fango/ e dopo l’ora del tè corriamo all’autolavaggio/  […]Il nostro amore ci aspetta/ non c’è fretta/ niente canzoni tristi, è un lunedì di festa)

Dopo un album indovinatissimo, Cosmo avrebbe potuto seguire l’onda, proseguire con una formula che funzionava, risultando oltretutto originale per sound. Ma probabilmente avrebbe snaturato la sua natura. 

In un percorso pop, spesso è consigliata una certa prudenza editoriale. Ti dicono che sarebbe meglio fare un disco da 10, 12 tracce. Cosmotronic è un album doppio. La forma delle canzoni pop si ricava perlopiù dall’alternanza tra strofa e ritornello, mentre Cosmo già ne L’Ultima festa usa strofe libere. Inoltre nel secondo album che compone Cosmotronic trovano spazio anche brani strumentali, che magari vedono come testo solo due frasi e si sviluppano formando un campionamento che viene “suonato” e si ripete all’interno del brano stesso.

“Non c’è contraddizione, perché l’identità è un’invenzione sociale.”

 

La prima parte è quella dove troviamo il Cosmo che prova a rubare dal cantautorato di Battisti e Panella. Che in Bentornato, sembra quasi volerci dare il suo manifesto e svelare contemporaneamente tutte le sue insicurezze artistiche (Vorrei cantare bene al primo colpo/vorrei scrivere una canzone in un minuto/fare tutto in un unico concerto). 

Con Turbo e Sei la mia città, si esplorano due lati totalmente diversi.

Turbo, che appare scanzonata, lo è solo in apparenza. La melodia parte da alcuni campionamenti di musica siriana e in generale la canzone mantiene un’atmosfera molto tribale. A Radio Deejay, lo stesso Cosmo ha dichiarato:”Tutto è partito da un campionamento di musica siriana. Mi sono lasciato guidare da quella suggestione, sia per la musica che per il testo. Non mi va di spiegare troppo, ma la realtà che bussa oggi alla porta non è qualcosa di piacevole e per questo viene seppellita da una risata, dalla distrazione, dalla scarsa consapevolezza della responsabilità verso il resto del mondo “.

Quando Cosmo invece canta “Sei la mia città”, lo canta riferendosi a Ivrea. Ma lo canta anche riferendosi alla sua donna, usando una metafora anche piuttosto abusata. Ma canta le stesse parole riferendosi allo spazio fisico di casa sua. L’ispirazione per il sound malinconico è presa da “I am Sky”, un pezzo di Laraaji, a cui Cosmo ha unito, attraverso il testo, tutte le sensazioni che provava durante il tour.

Così, pur con un sound fresco, coinvolgente, Cosmo si è preso uno spazio che in Italia non era occupato da nessuno. Ha colmato un vuoto di elettronica puntando però ad usarla in direzione di ritmi ballabili. Ed è questo che Cosmo ha voluto cercare con Cosmotronic: un ritorno alla musica come “viaggio”, parola che ricorre sempre di più nelle sue interviste. Essendo un adolescente negli anni ’90, è perfettamente logico l’amore che il Bianchi nutre per il clubbing e lui stesso ha notato come nel tour de L’ultima festa, alcuni brani scatenassero “dei picchi di delirio in pista”, per questo ha voluto inseguire questa direzione consapevolmente, curandone tutti gli aspetti, dalla produzione al mixing.

E’ da questa considerazione che nasce la seconda anima di Cosmotronic. Tutti i pezzi del secondo disco nascono per essere mixati durante dj-set, motivo per cui anche i live di Cosmo cambieranno: come spiegato a Giovanni Ansaldo per Internazionale, il live è solo una parte del concerto. Prima e dopo, ci saranno dei dj set che a volte si trascineranno fino a mattina, come se fosse una vera serata.

Ed è qui che prendono forma e acquistano ancora più senso pezzi come Ivrea-Bangkok, un pezzo totalmente strumentale a cassa dritta, che nel corso del suo sviluppo Cosmo ha suonato più volte durante le serate di Ivreatronic, una rassegna di musica elettronica che lui stesso ha ideato con un gruppo di amici e produttori/dj di Ivrea, non è altro che una manifestazione per restituire alla città qualcosa di interessante e stimolante dal punto di vista musicale e sociale.

L’idea di mettere in piedi il progetto mi è venuta un giorno insieme ai miei amici. Ci siamo detti: “Facciamo qualcosa a Ivrea, tanto da qua mica ce ne andiamo”.

Parte quasi sempre tutto da dei campionamenti, in Ivrea Bangkok a essere campionato è un disco appartenente a un catalogo tailandese. In Barbara invece, è la voce della mamma di Marco ad essere campionata, e per questo la canzone porta il suo nome nel titolo, mentre dice alcune brevi frasi. In questo Cosmo si è ispirato, rivalutandone le qualità, a ciò che facevano i vocalist, in quanto secondo lui nel momento in cui viene fatta con gusto, rivela potenzialità espressive infinite.

(Cosmo, via Instagram)

 

E’ possibile prendere Barbara come una riflessione sulla vita ma anche su questo flusso di coscienza che si chiama Cosmotronic. Le parole che Barbara pronuncia sono una riflessione su quanto le forze ci muovono e dobbiamo ricercare un nostro equilibrio.

Come un acrobata
Camminando su un filo sottile
Cercando di non cadere

 

E’ possibile trovare delle analogie tra la descrizione della vita che Barbara fa, da mamma a figlio, con quello che Cosmo ha voluto fare con questo album.Tirato per la manica del braccio sinistro dai cantautori e per il braccio destro da Gigi D’Agostino,Cosmo ha cercato senza voler essere ipocrita, di presentarsi nelle sue contraddizioni.

Separandole, ha mostrato come due anime diversissime possono convivere.

Ed è davvero un Cosmo all’apice della sua forza e della sua consapevolezza artistica, quello che ne è uscito fuori.

 

Farewell, 2017! Un anno di musica secondo noi e i Superga

Farewell, 2017! Un anno di musica secondo noi e i Superga

(In copertina: alcuni dei protagonisti del 2017 musicale. Foto da NME)

 

Dicembre è sempre il mese in cui, volenti o nolenti, ci troviamo a riflettere e cercare di raggiungere delle conclusioni su tutto ciò che è appena trascorso, per affacciarci con lucidità e prontezza a ciò che dovremo affrontare.

E, per quanto riguarda la musica, l’anno è stato piuttosto pieno.

Gorillaz, Kendrick Lamar, The National,Brunori Sas, Fabri Fibra, King Krule, Roger Waters, N.E.R.D., ci sono state uscite e grandissimi album, opere prime (o quasi) e graditi ritorni. In generale, quest’anno ci ha regalato molte opere da ricordare per un motivo o per un altro e non solo per le preferenze soggettive dovute all’ascolto personale.

Ormai la velocità di consumo impone a chiunque di creare una fan base affezionata e da curare come se il consumatore fosse parte di una famiglia, di conseguenza il marketing si evolve insieme alla musica, fino a volte a superarla. Pensiamo al concetto dell’assenza di identità che ha fatto la fortuna del progetto di Liberato, tra i più originali nell’ultimo periodo in Italia.

Per questo, ho scelto di parlare con i Superga, una band originaria dell’entroterra pugliese, e che condivide proprio con questo blog la sua provenienza e appartenenza geografica.

(I Superga, da sinistra: Michele Di Muro, Matteo Conte, Andrea Messina. Hanno lanciato una campagna attraverso MusicRaiser per pubblicare il loro primo ep, Panorama. Foto via Facebook)

 

CRONACHE: Se doveste tracciare un bilancio di quest’anno, a livello italiano, come giudicate il 2017? È stata un’annata positiva?

Superga: Sono successe un sacco di cose, alcuni esperimenti nella scena pop interessanti, molta roba innovativa nella trap, il fenomeno Liberato. Nel momento in cui si stabilisce una evoluzione della lingua e di come viene utilizzata nel modo di cantare e di fare musica crediamo abbia un peso rilevante a prescindere dal fatto che possa piacere o meno. Tuttavia a nostro parere, i dischi che ci hanno più entusiasmato in tutti gli aspetti sono usciti all’estero, più che altro perché nella loro forma possiamo trovare punti di riferimento o stimoli per crescere come arrangiatori e musicisti.

CRONACHE: E’ giusto dire che a livello testuale, il rock a parte qualche eccezione, sta smettendo di inseguire originalità? Ormai l’urban e il rap stanno spingendo verso nuove vette la composizione dei testi, a livello lirico e metrico, in questo pensiamo a Kendrick Lamar per fare un esempio che gode di notorietà.

Superga: Da una parte può essere la ciclicità delle cose, i contenuti vengono trasportati dove un genere riesce a parlare meglio dei tempi, può anche essere solo una questione di suono. Dall’altra però è anche vero che se si parla di rock in italia, testi e innovazione sono rari da pescare. Ecco Motta, secondo noi è uno di quelli che è riuscito a coniugare bene tutti gli aspetti di questa formula, usandoli tutti in un mix intelligente. Molte delle altre cose, invece, a livello musicale in Italia sono ferme agli anni ’90. In questo senso la musica pop invece si è presa tutta l’attenzione testuale, ha avuto più capacità di matchare suono ed immaginario.

CRONACHE: Ci sono alcuni album che secondo voi non hanno avuto l’attenzione che avrebbero meritato o sono stati sottovalutati dalla critica?

Superga: Non è facile capire come si muove la critica, quindi non sappiamo se siano stati sottovalutati o meno, ma secondo noi tre grandi titoli di quest’anno che non vanno persi e, se non li conoscete vanno assolutamente recuperati, sono Crack Up, dei Fleet Foxes. Uno di quelli che ha fatto le cose in grande, anche dal punto di vista dei testi è stato Father John Misty, con Pure Comedy. E anche i Grizzly Bear hanno tirato fuori un album fantastico, intitolato Painted Ruins

CRONACHE: Come pensate sia possibile riuscire a coniugare la qualità con la fruizione liquida? Pensarci, sembra assurdo. Il consumo si è velocizzato tantissimo, negli ultimi anni. Eppure Drake fa uscire un album all’anno, facendo incetta di premi e di critiche positive. Leonard Cohen, che di certo non era un autore giovane, è stato molto produttivo nell’ultima parte della sua vita e carriera, facendo uscire tre album di inediti dal 2012 al 2016.

Superga:  In realtà sarebbe come scoprire un nuovo teorema matematico. Non è difficile però, molte cose come quelle elencate precedentemente mischiano una grande qualità e anche una buona dose di successo. Ci sono milioni di variabili, che intercorrono principalmente con il metodo di lavoro di ogni artista, con quante persone sono coinvolte nei loro progetti musicali e di certo intercedono negli stessi. Tutto dipende principalmente da ciò che uno vuole fare, cosa vuole comunicare e lo scopo per cui fa musica.

CRONACHE: Chi pensate stia portando avanti un discorso musicale originale in Italia?

Superga: Escludendo Motta di cui abbiamo già parlato, Giorgio Poi è un artista che sicuramente ci sentiamo di nominare come “esempio” positivo. La cosa che ci ha incuriosito molto è stato il modo in cui è riuscito a combinare un sound esterofilo con un cantato che è italiano e segue la musica in maniera particolare e affascinante.

Il miglior modo con cui abbiamo pensato di salutare l’anno uscente per il classico cambio con il successivo è stato raccogliere tutto il 2017 musicale in una playlist, da ascoltare e riascoltare, grazie ai Superga.

Buon anno ragazzi, tenete gli occhi, la mente e soprattutto le orecchie aperte e vigili.

Ci vediamo nel 2018.

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