Budapest: la gran dama d’Europa

Budapest: la gran dama d’Europa

C’è la Budapest di Google e tanto basta, ancora prima di arrivarci, per conoscere già tutto quello che ha da offrire la città. È la morte dello stupore, sappiamo già tutto e abbiamo già visto tutto comodamente seduti sul divano di casa.

Eppure è alzarsi e decidere di andare a scoprire il dettaglio che fa la differenza tra te e il turista soddisfatto del real tour ungherese experience.

Che in altre parole, significa un’ora su uno di quegli adorabili trenini turistici su ruote, preso d’assalto da una buona fetta di cinesi impegnati a realizzare l’album fotografico dell’anno, in evidente stato compulsivo da scatto mentre la guida cerca disperatamente di raccontare tutta la città nel breve tempo possibile, quasi come Bolt in una gara d’atletica.

Se cerchi un viaggio creativo, devi fare uno allo stesso tempo produttivo nel quale non si rimane inerti. Uno dove non si accumulano informazioni e immagini, ma si cerca di elaborarle in forma originale attraverso la cultura e la storia della città.

Budapest? Una gran dama europea con una storia millenaria, tanto favolosa quanto dolorosa.

Quanti invasori hanno pianificato e occupato questa città fluviale sulla strada per Vienna, linea di demarcazione tra Oriente e Occidente? Qualcuno pensa ancora che l’Oriente cominci a Budapest. Per gioco, l’ho chiesto a loro e mi hanno risposto che in realtà è l’Occidente che finisce nel loro Paese. L’Ungheria è nel cuore della Mitteleuropa.

Lo si intuisce appena vi si mette piede. La gran Signora, è molto affascinante e perennemente al fresco con i piedi nel Danubio, che si impone ovunque passi. Prospera ma conserva ferite di guerra. Calpestata dal nazismo e impoverita dal comunismo, spogliata dalla sua anima, come una fenice rinasce e pronta a rifarsi il look rimarcando fiera la sua identità.

La ripresa, certo, è lenta. Ma nel centro città è impossibile non notare lo slancio innovativo. Allontanandosi invece ci si accorge che le cicatrici del passato sono ancora lì, difficili da cancellare, quasi a voler ricordare quello che è stato, attraverso edifici ancora crivellati da proiettili.

Con il passare del tempo, il colore di Budapest, nonostante predomini quella tonalità scura, assume un colore che sa di libertà e indipendenza ritrovate. Soprannominata la perla del Danubio, questo piccolo paese fa da porta ad un mondo diverso con sapori forti e musiche ammalianti. L’Ungheria occupa il centro del bacino del Danubio che domina il cuore della città.

Budapest di Martina Picciallo
Budapest foto di Martina Picciallo

La attraversa con fare maestoso ed elegante separando la collina di Buda da Pest. La città conosce una crescita folgorante per le rotte commerciali grazie alla sua posizione strategica. Nel 1849, per la prima volta, il governo unisce le tre cittadine gemelle sotto un’unica amministrazione: Pest, Buda e Obuda (l’antica Buda).

La città prende la sua fisionomia dopo il 1890. Oggi i quartieri sono uniti da nuovi ponti che abbracciano il fiume. Budapest presenta e conserva due stili diversi: Buda, la parte residenziale e molto verde, con i segni dell’antica potenza è la sede dell’autorità imperiale. Si lascia arrampicare fin su al vecchio quartiere dai viaggiatori che decidono di ammirare la città e il Danubio dall’alto.

Mentre Pest, cuore degli affari della capitale, è la città moderna per i giovani, con teatri e locali notturni molto numerosi soprattutto nel quartiere ebraico, sede della Grande Sinagoga, il più grande edificio di culto ebraico d’Europa.

Budapest Martina Picciallo
Budapest. Gyula Pauer in memoria degli ebrei ungheresi fucilati, foto di Martina Picciallo

Sulle rive del fiume è possibile notare Le Scarpe, sculture di Gyula Pauer in memoria degli ebrei ungheresi fucilati e lasciati cadere nel fiume durante l’era della croce frecciata e dei famosi Ruin Pub. Bar in rovina nati da edifici dismessi dopo la Seconda Guerra Mondiale e tra questi ho amato il Mazel Tov e il Szimpla Kert lasciandomi cullare dal sapore del Palinka, la grappa ungherese.

La poesia probabilmente si trasforma quando ci si affaccia al mondo delle stupende terme di Budapest. Pensionati tedeschi con reumatismi e nipotini al seguito, coppie di fidanzatini impegnati ad aggiornare il loro profilo Instagram più che la loro esistenza, gruppo di donne sfiorite in libera uscita che mostrano quel che resta delle loro virtù dietro una patina di cellulite.

Budapest di Martina Picciallo
Budapest di Martina Picciallo

Tutto ciò è solo un semplice e meraviglioso complesso del trash che regala questa meravigliosa umanità che affolla insaziabilmente i centri termali di Budapest abbastanza puliti, pavimenti con diverse mattonelle. All’ingresso signore troppo truccate ma gentili vendono il biglietto, davvero economico, per questa giostra “alla buona”.

Ma va bene, per qualche ora si prende il sole, si nuota, si fa la faccia rilassata nell’acquetta calda e i pensieri si dilatano sempre più fino ad averli ovattati e al sapore di Strano, ma sicuramente di benessere salutare.

Soddisfatti di questa atmosfera di pace, vecchiotta come una festa patronale di paese, una certezza in termini di divertimento, non fosse altro per indossare l’abito buono. O forse, il costume nuovo.

L’inesauribile interesse per Leonardo Da Vinci

L’inesauribile interesse per Leonardo Da Vinci

L’interesse per Leonardo da Vinci non si è ancora esaurito, nemmeno 500 anni dopo la sua morte.

Leonardo da Vinci non era estraneo alla Francia. Trascorse i suoi ultimi tre anni nel paese, morendo a 67 anni in un castello della Valle della Loira esattamente 500 anni fa. La sua Gioconda, appesa al Museo del Louvre dalla Rivoluzione francese, caratterizza Parigi come una città di tesori d’arte.

E così è Parigi – nonostante l’irritazione di molti italiani, in particolare della città nativa di Leonardo, Firenze – che celebra quell’anniversario ospitando la più grande collezione delle sue opere di sempre.

Mandatory Credit: Photo by Thibault Camus/AP/Shutterstock (10452900i) Journalists watch the painting “La Belle Ferronniere” by Leonardo Da Vinci, at the Louvre museum, in Paris, . The Louvre, the home of the “Mona Lisa,” is commemorating the 500th anniversary of Leonardo Da Vinci’s death with a landmark new exhibit Da Vinci, Paris, France – 22 Oct 2019

Dopotutto, il Louvre possiede già cinque dei suoi 15 dipinti che ci rimangono. “Leonardo da Vinci” è il titolo della mostra che dal 24 ottobre resterà aperta al pubblico per quattro mesi. È già un successo straordinario, con gli oltre 410.000 prevendite staccate nei primi 5 giorni. E passeggiando per le stanze scure, si capisce il perché del successo.

Le quasi 120 opere spaziano da schizzi di quaderni a dipinti magistralmente illuminati, come la Madonna Benois e San Giovanni Battista, nonché i grafici a raggi infrarossi. Tutti esposti con l’obiettivo di far cogliere allo spettatore le inarrestabili indagini di Leonardo nelle varie discipline: biologia, architettura, meccanica, luce e trama.

La realizzazione non è stata facile. Il Louvre ha trascorso dieci anni per sollecitare gli altri musei, compresi quelli negli Stati Uniti, per farsi prestare i pezzi delle loro collezioni su Leonardo.

Foto del Museo del Louvre: Xinhua

Così, il celebre disegno dell’uomo vitruviano è arrivato da Venezia pochi giorni prima dell’apertura dopo una difficile battaglia giudiziaria in Italia sul fatto che fosse troppo fragile per sopportare il viaggio fino a Parigi.

Mancano all’appello Salvator Mundi e Monna Lisa!

“Nessun offerta riuscirà a portare a Parigi il dipinto Salvator Mundi”, venduto nel 2017 per 450,3 milioni di dollari, secondo quanto da detto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. L’opera fa parte di una collezione privata ad Abu Dabi.

La Gioconda non sarà tra le opere esposte all’interno della mostra. L’opera occuperà infatti il suo classico posto al Louvre, dove ogni giorno oltre 30.000 persone passano davanti alla sua teca per scattarsi i selfie.

Il Louvre non voleva che quell’ossessione travolgesse la sua mostra di Leonardo, che richiede un biglietto a parte che include però un’esperienza della Gioconda in realtà aumentata.

“Se fosse presente la Gioconda, non ci sarebbe più una mostra generale su Leonardo” ha detto Louis Frank alla rivista americane TIME, uno dei curatori della mostra. “È l’opera più venerata nel museo.”

La Gioconda, dicono alcuni operai del Louvre, crea una calca massiccia di persone. A maggio, lo staff del museo ha scioperato, perché i 10,2 milioni di visitatori annuali stavano trasformando il Louvre in una “Disneyland culturale”, rendendo insostenibile il loro lavoro. “Il Louvre è soffocante”, ha dichiarato il loro sindacato. Questa mostra di successo di Leonardo farà poco per alleviare questa cosa.

Ma dato che tutti i biglietti dovranno essere prenotati in anticipo, sarà almeno per questo un’esperienza più ordinata, che potenzialmente attirerà i parigini che in genere si tengono alla larga dal Louvre. “Le persone vogliono vedere opere che conoscono, che riconoscono”, dice Frank. E la Francia, dopo tutto, non è di certo impermeabile a Leonardo.

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

I cyberspecialisti tedeschi hanno scoperto una “backdoor” nella piattaforma “pensieri” di Xi Jinping.

Un enorme vuoto di dati. L’app Xuexi Qiangguo, lanciata a gennaio dal governo cinese con grande promozione, è stata progettata per spiare gli smartphone in profondità. Grazie a una “backdoor”, foto, messaggi, contatti, cronologia di navigazione su Internet non avranno più segreti per le autorità di Pechino. 

Secondo il Washington Post, che rivela i risultati dell’indagine di una società tedesca di sicurezza informatica incaricata da Open Technology Fund, l’agenzia finanziata dagli Stati Uniti, l’applicazione consente inoltre agli utenti di modificare i file all’insaputa dell’utente, scaricare applicazioni, comporre numeri, attivare il flash della videocamera o aprire il microfono dei 100 milioni di telefoni Android su cui è stato installato. 

I sistemi operativi Apple sembrano resistere all’intrusione, un punto a favore per l’azienda americana, che negli ultimi giorni ha aumentato le concessioni alle richieste del potere autoritario di Pechino.

Questa piattaforma di propaganda – il cui nome ambiguo si può tradurre come “Studia per rafforzare il Paese” o “Studia Xi per rafforzare il Paese” – raccoglie articoli, libri, video sulla vita e sui “pensieri” del presidente Cinese Xi Jinping. Quando si è in sintonia con il leader, i quiz permettono di vincere batterie pentole o essere ben visti dai suoi leader. 

Il successo è stato immediato. Ad aprile, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla stampa ufficiale, è stata già scaricata 100 milioni di volte.

Non tutti l’hanno installata per divertimento. A settembre, 10.000 giornalisti ed editori che lavoravano per quattordici agenzie di stampa ufficiali a Pechino hanno scoperto che avrebbero dovuto sottoporsi a una serie di “test di fidelizzazione” a partire da ottobre per mantenere il tesserino da giornalista. 

Gli esami online verranno eseguiti da quest’app Xuexi Qiangguo e potrebbero essere estesi a tutti. Con quest’app che il Partito Comunista Cinese spia i cittadini è quindi potenzialmente accesso ai dati e a tutte le attività dei giornalisti e dei media di stato (TV, radio, giornali, agenzia di stampa). E, per alcuni mesi, anche ai dati di tutti i ricercatori o giornalisti stranieri che l’avevano installata per curiosità.

Nella deriva totalitaria cinese di Xi Jinping, la nozione di dati privati ​​era già sconosciuta. Per due anni, una legge sulla sicurezza informatica ha fornito un quadro giuridico a tutte le aziende del web per condividere i loro dati con il governo. La piattaforma Xuexi Qiangguo è stata sviluppata dal dipartimento di propaganda del Partito Comunista, in collaborazione con il colosso tecnologico Alibaba.

Qualche giorno fa, l’Ufficio di regolamentazione Internet cinese aveva pubblicato online un elenco di 20 comportamenti proibiti (ad esempio, prendere in giro figure del passato o del presente del Partito Comunista; condivisione di contenuti religiosi o sessuali, ecc) e incoraggiato i 700 milioni di internauti cinesi a “pubblicare contenuti positivi che includano verità, bontà e bellezza, e che promuovano l’unità e la stabilità, nonché i pensieri di Xi Jinping”. 

Grazie a Xuexi Qiangguo, il Partito sarà in grado di verificare se i suoi ordini saranno eseguiti.

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Migliaia di tifose festeggiano mentre assistono allo stadio di Teheran all’incontro Iran-Cambogia valido per le qualificazioni dei prossimi Mondiali 2022.

Per la prima volta dopo circa quarant’anni le donne iraniane sono state autorizzate ad assistere ad una partita di calcio a seguito della crescente pressione nazionale e internazionale su uno dei più potenti simboli di discriminazione di genere nella Repubblica Islamica.

Circa 4.000 donne hanno visto l’Iran giocare contro la Cambogia allo stadio Azadi di Teheran in una partita valida per la qualificazione ai mondiali 2022. Le tifose hanno assistito separate da recinzioni di ferro dai tifosi maschi. La partita è stata controllata da ufficiali femminili e maschili.

Alcune donne avevano lacrime di gioia per questa apertura. Altre hanno dipinto il viso con i colori iraniani mentre altre hanno avvolto la bandiera del paese alle loro spalle.

“Sono così entusiasta di essere qui, ma temo che non possa durare per sempre”, ha detto Maryam di 17 anni. “Era nostro un nostro diritto venire allo stadio, ma la repubblica islamica ce lo ha sempre vietato.”

Anis, un’impiegata del settore privato di 32 anni che si era dipinta la bandiera iraniana sulle guance, ha espresso così il suo diritto assistere alla partita:“Non sono certo un’ultras, infatti oggi sono venuta per condividere questo momento storico con le altre donne”.

Le pressione sull’Iran sono cresciute il mese scorso quando una donna di 29 anni si è data fuoco dopo essere stata condannata a sei mesi di carcere per essersi travestita da uomo per intrufolarsi allo stadio di Teheran. La morte di Sahar Khadayari – conosciuta come la “ragazza blu” per i colori dell’Esteghlal, la sua squadra di calcio preferita – ha provocato sgomento e indignazione in tutto l’Iran.

Una foto di Sahar Khadayari, “la ragazza blu”, scattata durante la partita dell’Esteghlal

La rigida magistratura iraniana ha immediatamente negato di aver imposto quella pena detentiva e il governo centrista di Hassan Rouhani ha accelerato il processo per revocare il divieto imposto alle donne di partecipare alle partite di calcio. La Fifa, l’organo di governo del calcio mondiale, aveva minacciato di sospendere l’Iran per la sua politica maschilista.

L’Iran ha ora revocato il divieto per le partite nazionali, ma la sua politica sulle partite di campionato non è chiara. Le tensioni sulla “ragazza blu” sono riemerse durante la partita di giovedì quando alcune donne hanno cercato di commemorarla. Una tifosa ha sollevato un cartellone con scritto a mano “Blue Girl of Iran, Long Live Your Name”, dopodiché un agente di polizia lo ha sequestrato e strappato, spingendo gli altri spettatori ad intervenire per impedire che la donna fosse arrestata.

Il movimento femminista iraniano è stato una delle campagne sociali più persistenti del paese dalla rivoluzione islamica del 1979. Le attiviste hanno ripetutamente sfidato la copertura islamica obbligatoria presentandosi in pubblico senza velo. La repubblica islamica ha provocato una repressione in estate e ha accusato gli stranieri di aver promosso una campagna anti-hijab.

Giovedì allo stadio, le poliziotte hanno esortato le spettatrici a non rimuovere i loro hijab per osservare la regola islamica. Il clero conservatore ha anche privato le donne di diritti come la scelta di divorziare dai loro mariti e mantenere la custodia dei loro figli, sostenendo che dare loro troppa libertà potrebbe mettere in pericolo le regole islamiche e l’istituzione familiare.

“La questione femminile è sempre stata una questione di sicurezza piuttosto che islamica”, ha affermato un analista politico riformista. “La repubblica islamica considera il movimento delle donne e le loro richieste di libertà sociale come una minaccia alla sua immagine e alla sua sopravvivenza.”


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Monavar Khalaj dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Signal, l’app preferita di Edward Snowden

Lo consiglia in alternativa alle più popolari applicazioni di messaggistica istantanea Whatsapp e Telegram, specie per la condivisione di dati riservati e di importanza collettiva: Signal è il gratuito software open source sviluppato dall’Open Whisper Systems per una comunicazione globale sicura.

L’informatico Edward Snowden – noto per aver dato il via allo scandalo Datagate – si scaglia specialmente contro l’app di Brian Acton e Jan Koum, non più in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza dopo l’acquisizione da parte della Facebook Inc. nel 2014. La società di Menlo Park sta difatti via via rimuovendo ogni protezione, vanificando di fatto la crittografia end-to-end. L’alternativa per l’utente attento alla propria privacy esiste e si chiama Signal. 

Making private communication simple.

Slogan dell’app Signal

Come funziona

Il servizio di messaggistica istantanea di Moxie Marlinspike, in passato a capo della sicurezza di Twitter, permette di crittografare automaticamente (a differenza di altre app) chiamate e messaggi di testo tramite il proprio smarthphone o anche, nella versione desktop, tramite personal computer.

Marlinspike, giovane crittografo e ricercatore di sicurezza informatica, ha incentrato le sue ricerche sulle tecniche di intercettazione delle comunicazioni e sui relativi metodi di rafforzamento delle infrastrutture di comunicazione atti a contrastarle. Fra le chat più sicure in circolazione, Signal fu tra le prime ad offrire la crittografia end-to-end anticipando la rivale Whatsapp che, nel 2014, si avvalse proprio di TextSecure, uno dei protocolli di crittografia messi a punto dagli sviluppatori di Signal.

Tuttavia, la crittografia end-to-end da sola non basta. Il punto forte di Signal è proprio l’open source che, consentendo ad altri sviluppatori ed esperti di verificare costantemente codice e funzionalità, permette totale trasparenza riducendo il rischio backdoor, il metodo utilizzato per bypassare un crittosistema.

Moxie Marlinspike, creatore dell'app Signal.
Moxie Marlinspike, fondatore del gruppo Open Whisper Systems e co-fondatore, insieme a Brian Acton, della Signal Foundation. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]

Il giovane ricercatore si è guadagnato molti elogi dalla comunità informatica. Non solo Snowden – che elegge Signal a imprescindibile punto di riferimento per attivisti di diritti umani, giornalisti e autorità governative e amministrative – ma anche Matthew Green, crittografo e professore alla Johns Hopkins University, che non è riuscito a trovare alcun errore di sviluppo.

Marlinspike ha inevitabilmente attratto l’avversione delle agenzie di intelligence statunitensi che, nel tentativo di decrittare ogni sistema di comunicazione crittografata, non hanno avuto successo con diversi software open source, come si evinse dai documenti del Datagate. Secondo la National Security Agency americana, tra le “minacce” figuravano proprio Signal e RedPhone (la vecchia versione android di Signal).

La tutela della privacy

Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.
Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Photo Credits: Signal/Twitter.

La crittografia end-to-end (è bene ricordarlo) da sola non basta e Signal è stata specificatamente progettata per ridurre al minimo i dati conservati sui server. Vediamo come.

Per impostazione, Signal non tiene alcuna traccia di contatti, social graph, elenco delle conversazioni, posizione, avatar e nome dell’utente, appartenenze a gruppi nonché nomi e avatar degli stessi. Questo perché ogni profilo utente è criptato e, a sua volta, condiviso end-to-end. Signal non ha quindi alcun accesso al contenuto del profilo né tanto meno al contenuto delle conversazioni.

Il Sealed sender

La funzionalità Sealed sender (mittente sigillato) consente inoltre di nascondere l’identità del mittente di un messaggio, permettendo tuttavia al client di convalidare il contatto prevenendo il proofing (la contraffazione dei pacchetti).
Ecco come funziona: il client recupera un certificato di breve durata contenente il numero di telefono del mittente, la chiave pubblica e il timestamp (la marcatura temporale) e che sarà incluso nel messaggio inviato consentendo la verifica del contatto al momento della ricezione. Per prevenire lo spam, i client derivano un token di consegna a 96 bit dalla chiave di profilo del destinatario, la cui conoscenza è necessaria per poter trasmettere il messaggio.

La busta contenente il messaggio criptato ed il certificato sarà a sua volta crittografata e trasmessa, insieme al token di consegna, al destinatario. Questi sarà in grado di decifrare la busta con la chiave pubblica e verificare che quest’ultima coincida con il certificato del mittente.

La ritrasmissione delle chiamate e i messaggi a scomparsa

Signal consente anche di proteggersi da indesiderati accessi fisici e in remoto. Permette infatti di verificare la sicurezza della connessione tramite i safety number, codici che rappresentano la connessione tra il proprio device e quello dell’interlocutore. Se coincidono, la sessione può considerarsi sicura.

Con il blocco registrazione è inoltre possibile impostare un PIN personale per impedire una nuova registrazione del numero di telefono associato da parte di altri. L’utente Signal potrà altresì bloccare ogni sgradito accesso all’app tramite blocco schermo o impronta digitale e disattivare l’apprendimento delle parole digitate (tastiera in incognito).

Particolarmente interessante, sebbene ciò si ripercuoterebbe sulla qualità delle stesse, è l’opportunità di abilitare la ritrasmissione delle chiamate attraverso i server di Signal per non rivelare il proprio indirizzo IP.

Infine, con la funzione Messaggi a scomparsa sarà possibile rimuovere automaticamente i messaggi inviati e ricevuti dopo un periodo di tempo (variabile dai cinque secondi a una settimana) trascorso dalla loro visione. Ciò consentirà di eliminare i messaggi non solo dal proprio dispositivo, ma anche da quello di tutti i partecipanti alla chat, singola o di gruppo.

Moxie Marlinspike, vincitore, nel 2017, del Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale.
Moxie Marlinspike ospite al TechCrunch Disrupt San Francisco 2017. Nello stesso anno ha vinto il Premio Levchin per la Crittografia del mondo reale. Credits photo: Knight Foundation/Flickr [CC BY-SA 2.0]
Per approfondire:

Edward Snowden “Ce qu’il faut changer, c’est pas une entreprise, un téléphone, un logiciel : c’est le système”, France Inter, 16 settembre 2019.

R. Rijtano, Come funziona Signal, l’app di messaggistica che piace a Snowden, La Repubblica, 01 dicembre 2015.

J. Appelbaum, A. Gibson e altri, Inside the NSA’s War on Internet Security, Spiegel Online, 28 dicembre 2014.

J. Lund, Technology preview: Sealed sender for Signal, Signal, 29 ottobre 2018.

J. Lund, Encrypted profiles for Signal now in public beta, Signal, 06 settembre 2017.

M. Shelton, Locking down Signal. Concerned about the privacy and security of your communications? Follow our guide to locking down Signal, Freedom of the Press Foundation, 13 settembre 2019.

Storia dei 115 giorni di proteste ad Hong Kong. Come siamo arrivati ​​fin qui?

Storia dei 115 giorni di proteste ad Hong Kong. Come siamo arrivati ​​fin qui?

Quasi quattro mesi di proteste pro-democrazia hanno scosso Hong Kong, la polizia ha arrestato più di 1.500 persone e sparato almeno 2000 colpi di gas lacrimogeni.

Le prime proteste erano marce pacifiche contro un disegno di legge impopolare. Poi si sono aggiunti i gas lacrimogeni e un governo che ha rifiutato di ritirarsi. Nelle settimane e nei mesi successivi, la città è stata terreno di proteste e di scontri violenti, le manifestazioni si sono trasformate in un movimento più ampio sulle riforme politiche e sulla responsabilità della polizia.

(altro…)

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