San Benedetto: il santo e la chiesa tra passato e presente

San Benedetto: il santo e la chiesa tra passato e presente

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Una delle basiliche simbolo dell’Umbria e in generale dell’Italia centrale è la chiesa di San Benedetto di Norcia, quasi interamente crollata lo scorso 30 Ottobre. Causa? L’incontrollabile sisma che sta colpendo da qualche mese a questa parte il centro Italia.  L’emblema della cristianità per i nostri concittadini è stato spazzato via dalla furia inarrestabile di un terremoto che senza indugi ci lascia solo la facciata traballante e dietro essa nulla più.

La chiesa dedicata a San Benedetto non era solo questo: secondo la leggenda, si trattava proprio della casa degli antenati di Benedetto e sua sorella Scolastica, dove erano nati e avevo trascorso la loro infanzia. Nei sotterranei infatti erano conservati i resti di un’antica domus romana, la casa della famiglia degli Anici, signori di Norcia e di molto altro, e di cui Benedetto era discendente ed erede.

<<L’uomo di Dio che brillò su questa terra con tanti miracoli non rifulse meno per l’eloquenza con cui seppe esporre la sua dottrina.>>

Il Santo

Il Santo, originale QUI

Questo è ciò che papa Gregorio Magno dice a proposito del nostro santo nei suoi “Dialogi”. Nato nel 480 a Norcia da una famiglia agiata, ha studiato a Roma retorica e diritto e all’età di vent’anni decise di farsi monaco attuando la cosiddetta “FUGA MUNDI”, infatti per ben tre anni visse in una grotta. Successivamente iniziò a sperimentare la vita cenobitica a più riprese e, nel 529, con alcuni discepoli fondò finalmente il Monastero sulla cima di Montecassino. Nel 530 scrisse la Regola “Ora et labora” mettendo a frutto la sua esperienza e utilizzando scritti di maestri occidentali e orientali, avvalendosi quindi di altre regole monastiche. In particolar modo il Santo si ispirò alla “Regola Magistri”, anonima e precedente di qualche decennio alla sua regola. Lo stile di vita benedettino propone l’alternanza di preghiera e lavoro, infatti i monaci vivevano in vere e proprie comunità autogestite e indipendenti dove oltre alla chiesa come luogo di culto vi erano i terreni coltivabili.

LA CHIESA DI SAN BENEDETTO A NORCIA

La facciata a capanna, presenta un paramento murario in blocchi lapidei. Nella zona superiore vi è un rosone circondato dai simboli degli evangelisti in bassorilievo. Nella zona inferiore della facciata invece si apre un unico portale sormontato da una lunetta ogivale dove vi è rappresentato il gruppo scultoreo raffigurante la “Madonna col Bambino fra due angeli adoranti”, lateralmente invece due statue che rappresentano San Benedetto e sua sorella Scolastica. Per quanto riguarda invece l’interno: la basilica era costituita da un’unica navata e presentava una forma a croce latina. Al di sotto della chiesa si trovano la cripta a tre navate e i resti archeologici già citati di una domus romana di epoca imperiale, I sec. d.C

.Facciata della Basilica
Facciata della Basilica di San Benedetto.Originale QUI

PROSPETTIVE FUTURE?

Sembra impossibile che la cattedrale, ora crollata, sia soggetta a restaurazioni future. Per farla ritornare al suo splendore bisognerebbe attuare opere di restauro come fu già fatto in passato. Non vi è dubbio che il monachesimo abbia avuto un ruolo importante nella storia cristiana europea e non ricostruire significherebbe mettere in discussione quello che è il DNA dell’intero occidente quella che noi chiamiamo l’identità della cultura occidentale.

Immagine della Chiesa dopo il sisma

Immagine della Chiesa dopo il sisma, originale QUI

La sposa del Deserto: un racconto su Palmira

La sposa del Deserto: un racconto su Palmira

In copertina: ruderi di Palmira. Originale qui

L’antica Tadmor, o meglio detta Palmira, è un’oasi a 240 km a nord-est di Damasco e a 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Dor che si trova sul fiume Eufrate. Soprannominata appunto “la sposa del deserto” fungeva da sosta per i viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto Siriaco.  In antico, era un luogo di collegamento tra Occidente, ovvero Roma, e l’Oriente cioè Mesopotamia, Cina, India e Persia. I resti di questa città di incommensurabile importanza storica e archeologica nei giorni che ci riguardano, sono stati catturati e devastati dalle forze militari dell’Isis.

Palmira Oggi

“In posti dove ci sono gravi conflitti è incredibile quanti eroi del patrimonio culturale ci siano” Dice l’archeologo Fredrik Hiebert “fa parte del carattere umano fa parte del nostro patrimonio genetico di preservare la nostra identità”.

Eroe sicuramente è Kaled Al Assad archeologo che per una vita ha scavato e restaurato rovine millenarie della Città di Palmira. Ma questa passione lo ha portato alla morte: torturato e decapitato dalle forze militanti dell’Isis, è stato appeso ad una colonna romana con un cartello che riferiva le sue colpe ovvero quelle di aver sovrinteso le collezioni degli idoli. Ma analizziamo nel particolare quali sono le devastazioni che subisce il sito:

Viene prima fatto saltare il tempio di Baalshamin risalente al II secolo d.C.  dedicato al dio Mercurio, distrutto successivamente il tempio di Bel o Baal, simile all’adorazione del dio Zeus per i greci e Giove per i romani, datato al I secolo d.C. Il giorno seguente le Nazioni Unite per mezzo di foto satellitari confermano la totale distruzione. Il quotidiano britannico “The Independent” fa girare la notizia: reperti e rovine sono già in vendita sul mercato nero internazionale. Non è un caso quindi che L’Isis abbia deciso di prendere Palmira. Mentre far saltare con l’esplosivo grandiosi templi serve a fare notizia, gli oggetti piccoli, quelli che si rubano o si nascondono, servono a fare cassa. Così non schedati e né inventariati, una volta venduti, diventano introvabili.

Il 27 marzo viene annunciata, dall’esercito regolare siriano, la definitiva riconquista di Palmira. Il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim ha accurato che nell’insieme il complesso è in buono stato di conservazione.

Le ricchezze saccheggiate

Tra il I e il II sec. d.C , come già detto, vengono eretti i due templi: si tratta del periodo in cui la città di Palmira diviene provincia Romana. Plinio il vecchio infatti nella sua “Naturalis Historia”, descrivendola, ne mette in rilievo la sua enorme ricchezza del suolo e la forte importanza come via di commercio.

Nel sito archeologico riconducibili all’antica prosperità di Palmira (adesso non più visibili) erano: Il tempio di Baal e il tempio di Baalshamin. Analizziamo ora nel particolare i due monumenti.

Il tempio di Baal

Nelle immagini: panoramica del tempio di Baal, prima, ed ingresso al tempio, seconda.

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Relativo al periodo partico, è il tempio di Bal parte di un enorme santuario, questo mostra influenze di tipo greco-corinzie e babilonese, il tempio fu consacrato tra il 32 e il 38.

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Il tempio di Baalshamin

Nell’immagine: panoramica del Tempio di Baalshamin

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Il tempio di Baalshamin invece era parte di un ampio complesso formato da tre cortili. Rappresentava anch’esso una fusione tra lo stile architettonico orientale e occidentale, infatti i capitelli erano romani mentre gli elementi che sovrastavano l’architrave e le finestre laterali appartenevano alla tradizione siriana. Foglie di acanto e capitelli corinzi erano fedeli invece alla tradizione egiziana. Il tempio era costituito da un pronao con sei colonne attraverso il quale si accedeva alla cella.

C’era una volta Canosa: Il Parco archeologico di San Leucio

C’era una volta Canosa: Il Parco archeologico di San Leucio

In copertina: il Parco archeologico di San Leucio. Originale qui

Il Parco archeologico di San Leucio è un sito affascinante ubicato nella zona sud-est di Canosa, cittadina della Puglia, posta al limite settentrionale della Terra di Bari. L’area archeologica fu scoperta nel 1925 e mostra tracce del passato relative a due periodi storici differenti. La zona, infatti, dapprima fu scelta per l’edificazione di un imponente tempio di epoca ellenistica dedicato alla dea Minerva, in seguito questa divenne sede della basilica dedicata ai Santi Medici Cosma e Damiano e poi, in età Longobarda a San Leucio.

IL TEMPIO ELLENISTICO-ITALICO

In antico Canosa è stato un florido centro commerciale e artigianale specializzata nella produzione di ceramiche e lana. Con lo sviluppo delle poleis magno greche subisce influenze di cultura ellenica, sia dal punto di vista morfologico che urbanistico, infatti doveva essere territorio ideale per la fondazione di una polis greca. I primi contatti con Roma sono visibili all’indomani delle guerre sannitiche, quando la giovane repubblica romana giunge in Puglia, sconfigge le popolazioni autoctone e il centro canosino è costretto a stringere un Foedus con Roma precisamente nel 318 a.C . Da questa data in poi subirà un processo di romanizzazione e rimarrà sempre fedele a Roma divenendo Municipium e colonia.

san leucio

Fig.1: Assonometria cavalliera della pianta del tempio

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Fig.2: Prospetto del Tempio di San Leucio

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Fig.3: Testa della Dea Minerva

Proprio in questo contesto storico si colloca l’antico tempio sotto San Leucio, databile tra la fine del IV e la prima metà del III sec a.C. Caratterizzato da una pianta etrusco-italica (Fig.1), esempi di questo tipo li ritroviamo a Roma di proporzioni enormi come il tempio di Giove Capitolino, il tempio è costituito da alto podio sagomato cui si accedeva mediante scale centrali. Proprio nella facciata ai lati dell’ingresso dovevano essere situati i due enormi Telamoni (Fig.2). Costituito esternamente da colonnato ionico, sormontato da un fregio dorico, a metope e triglifi su cui dovevano essere rappresentati i pezzi d’armatura. Internamente invece, la seconda fila di colonne doveva essere costituita da capitelli figurati come la testa femminile che emerge da cespo di acanto e compresa tra volute (Fig.3)

LA BASILICA PALEOCRISTIANA

Anche dopo l’epoca Romana, l’ubicazione non lontana dal fiume Ofanto e la vicinanza alla via traiana permisero a Canosa di mantenere l’importante funzione di collegamento tra Puglia e Italia-centrale. Canusium fra il IV e V sec è capoluogo dell’Apulia et Calabria in quanto sede dei governatori provinciali e della più importante diocesi guidata da vescovi di primo piano, assumendo così una funzione di metropolitana all’interno della provincia. La figura di San Sabino, (514-566) spicca in questo contesto e con lui anche le intense attività edilizie in ambito cristiano, infatti in questo periodo la città raggiunge il suo massimo splendore religioso e monumentale. Definito appunto dalla tradizione “Venerabilis vir restaurator ecclesiarum”. (1^) fu colui che volle l’edificazione della basilica di San Leucio. Attestati sono i rapporti del Vescovo Sabino con Roma, e Costantinopoli.

I materiali edilizi del tempio ellenistico ancora in piedi, furono sottoposti a un’opera di riutilizzo per la costruzione della particolarissima basilica ricca di mosaici. La pianta della basilica(Fig.4) è a forma di quadrato, realizzato con muratura continua e costituito da quattro absidi semicircolari ad ogni lato, al cui interno è inserito un secondo quadrato, costituito da pilastri e con le quattro absidi delineate da un giro di quattro colonne. I due quadrati formano un ambulacro a quattro bracci coperti da volta a botte, comunicante attraverso i passaggi tra i pilastri con lo spazio centrale, sormontato da una volta a padiglione, questa disposizione richiama la basilica di San Lorenzo a Milano e quella di San Vitale a Ravenna. Nel corso del VII secolo tutta l’area intorno alla chiesa e la zona a sud al suo interno, furono popolati da moltissime sepolture.

san leucio

Fig.2: Pianta della Basilica di San Leucio

(1^)(Historia vitae inventionis translationis s. Sabini episcopi IV sec)

Vuoi goderti Bangkok? Ecco la tua guida di sopravvivenza

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Otto semplici regole per vivere la cultura thailandese

Bangkok è metropoli elusiva, restia a qualsiasi tipo di definizione. Una volta atterrati qui avrete pochi punti di riferimento, non solo per l’enorme estensione della città, ma anche per l’unicità della cultura e dello stile thailandese, affascinante e difficile da interpretare. E’ una metropoli paradossale: continua ad espandersi preservando la tradizione nel bel mezzo del caos sfrenato della modernità. Solo agli inizi del 1900 la città occupava una superficie di soli 13.2 km2, mentre oggi si estende su 330 km2 di terreno sottratto ai campi paludosi che la circondavano. Ma la corsa di Bangkok si è sviluppata anche verso l’alto, verso il cielo, ed in soli trent’anni ha mutato totalmente il suo skyline con più di mille grattacieli (nel 1970 erano solo 25). Bangkok è un labirinto a cielo aperto dove potreste essere ingannati, perdervi o innamorarvi. In ogni caso, se siete decisi ad andarci, vi servirà una piccola guida di sopravvivenza.

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Ricostruzione, passato e futuro dell’Italia

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Il futuro incerto della pietra

Pochi secondi: il Centro Italia ha tremato e interi paesi sono scomparsi. Amatrice, Accumoli, tutta la valle del Tronto. Gente che quella valle l’ha vissuta da sempre ora vive nelle tende. Le loro case non ci sono più e i luoghi della comunità si sono sbriciolati nella nottata del 24 Agosto. Il governo italiano ha promesso che nessuno verrà lasciato solo e la popolazione verrà spostata dalle tende in pochi mesi. L’inverno si avvicina, non ci sono margini per attendere. I soccorsi stanno concludendo il loro lavoro. Il prossimo obiettivo sarà la ricostruzione. La politica e la comunità della critica di settore (ingegneri, urbanisti ed architetti) si interroga sulle modalità. Il passato funge inevitabilmente da esempio, nel bene o nel male. Ma dopo storie come l’Aquila, Belice e l’Irpinia, i timori sono fondati.

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