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Scrivere e parlare di Antonio Gramsci, o anche solo riassumerne l’essenza, evitando banalità o superficialità, non è affatto un compito semplice. “Chi è Gramsci? Cosa è stato? Perché è importante ricordarlo?” In queste brevissime domande molteplici si nascondono gli argomenti su cui è possibile riflettere.

Per parlare di Gramsci ho ritenuto opportuno, con un’analisi personale e totalmente spontanea, far riferimento al titolo di una canzone di Francesco De Gregori. Il cantautore nel testo citava un certo Pablo, e ritornano frasi come “parlava strano e io non lo capivo”, “il padrone non sembrava poi cattivo”, “il pane con lui lo dividevo”, ed alludeva ad un uomo di sinistra che aspirava a coinvolgere tutti nella sua causa, ma che il protagonista, a causa della sua ignoranza, non riusciva a capire.

“Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo” ricorda anche la frase di Ernesto Che Guevara: “sparami, ucciderai solo un uomo”. Come per dire che Pablo è stato ucciso ma le sue idee restano vive. Come l’essenza di Gramsci.
Lui è morto  ma i suoi pensieri sono rimasti vivi e lo stesso vale per le sue lezioni che sconfinano al di là dell’uomo comunista che fu. Non esiste solo un Gramsci politico…

Questa sua ubiquità negli anni successivi alla sua morte, si percepisce dai testi di scienze politiche, antropologia, linguistica, pedagogia, cinema e letteratura fino agli atenei delle università che vanno dal Pacifico all’Atlantico. A ottant’anni dalla morte (1937) proprio il suo lessico l’ha portato ad essere tra i pensatori italiani più citati e tradotti al mondo.

Lemmi come egemonia; società civile; rivoluzione passiva; concetto di classe sono oggi presenti nei dibattiti politici del partito spagnolo Podemos e di altre sinistre nel mondo. Negli USA, dov’è fortemente apprezzato, è stato installato da Thomas Hirschhorn il “Gramsci Monuments” nel South Bronx. In Cina dopo gli anni in cui il suo pensiero è stato condannato per “idealismo” è stato tradotto e studiato, nonostante gli evidenti problemi lessicali. Nei paesi arabi I quaderni dal carcere sono applicati alla comprensione dei movimenti degli ultimi anni da studiosi costretti all’esilio.

Leggere i testi politici del leader sardo in quest’era di post-verità e di post-ideologia, che fortemente condiziona i pensieri e i risultati elettorali, fa presupporre che molto ci sia ancora da dire e da fare.

Ne La città futura l’11 febbraio 1917 scriveva “Odio gli indifferenti”. Questo sentimento è giustificato dal paragone dell’indifferenza accostato all’abulia, il parassitismo e la vigliaccheria. Per Gramsci l’indifferenza non si ferma ad essere un peso morto della storia, ma finisce per operare inconsciamente fino a sconvolgere i programmi e i piani meglio costruiti fino a rovesciarli.

L’indifferenza strozza l’intelligenza abbattendosi sulle masse che abdicano a loro volta, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Il suo pensiero è vivo nell’attualità della lotta contro le disuguaglianze e della complessità dei processi di modernizzazione, argomenti che spesso sono stati tacciati di anacronismo. È presente nella nozione di egemonia politica e culturale, che oggi nelle sue carenze coinvolge in particolar modo le democrazie occidentali, se si tiene conto della corruzione nella società civile. È presente anche nei discorsi pieni d’odio, nella circolazione delle false informazioni e dall’espressione pubblica di risentimenti razzisti. Dato di fatto è il demagogo che oggi sostituisce la figura del leader politico. Bisogna sempre ricordare che per Gramsci il softpower dell’egemonia culturale non dura senza l’hardpower del controllo delle risorse economiche.

“Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?”

Dietro le parole di quest’uomo cosa c’è? Perché continuiamo a studiarlo? Forse per necessità e/o voglia di fare una riflessione rigorosa? Probabile! A maggior ragione  nell’epoca dove i pensieri di pancia sono i più forti. Questo è un richiamo non solo alla sua figura, ma anche al desiderio di recuperare quel pensiero politico non violento che oggi pare perduto.

Il titolo del mio articolo è frutto di un personale pensiero casuale e non vuole assolutamente alludere alla pubblicazione di Giovanni Zanardelli; Hanno ammazzato Gramsci, Gramsci è vivo; Prospettiva Editrice; 2017.

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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