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La storia delle imbarcazioni è strettamente collegata alla necessità di avere un mezzo di trasporto da usare sull’acqua. Fin dalla più remota antichità la nave ha rivestito un ruolo di primo piano per nuove esplorazioni, per gli scambi commerciali, e per le battaglie che avvenivano via mare, dove le imbarcazioni rivestivano un ruolo ovviamente principale e talvolta a queste venivano effettuate modifiche strategiche, funzionali allo svolgimento della battaglia. Ma facciamo qualche passo indietro, riconducibile proprio all’origine di questo mezzo di trasporto.

La prima imbarcazione della storia

In principio, l’uomo per spostarsi da una riva all’altra del fiume si mise semplicemente a cavalcioni su di un tronco creando così la prima zattera. In seguito, scavando integralmente quel tronco, ovvero legando e cucendo insieme scorze d’alberi si diede origine all’ingegnosa Pigora. Di conseguenza venne ideato il primo remo, grazie all’utilizzo di un ramo per sospingere la Pigora e infine venne aggiunto un telo di tessuto molto robusto che noi tutti conosciamo come vela. Si tratta chiaramente di un’imbarcazione di tipo primitivo, originaria delle Antille e poi diffusasi in vari centri indigeni.

Ricostruzione di una Pigora

Ricostruzione di una Pigora

Gli sviluppi: i fenici, i greci e i romani

Sviluppi concreti nella storia delle imbarcazioni risalgono all’epoca di un popolo di marinai, esploratori e commercianti, noti come i Fenici. A costoro si deve la creazione di un’imbarcazione detta Pentecontera. Con funzione sia commerciale e sia bellica. Una nave a propulsione mista, essendo sospinta sia dalla vela e sia dalla voga. Il suo nome deriva proprio dai cinquanta vogatori disposti, venticinque per lato, sui due fianchi della nave. La pentecontera era utilizzata anche dagli antichi Greci e non a caso una delle più note e affascinanti narrazioni della mitologia di questo popolo ci riporta una testimonianza: La vicenda degli Argonauti.

Da te sia l’inizio,Febo, a che io ricordi le gesta
degli eroi antichi che attraverso le bocche del Ponto
e le rupi Cianee, eseguendo i comandi di Pelia,
guidarono al vello d’oro Argo, la solida nave.

Apollonio Rodio, Le Argonautiche

Cinquanta eroi, a bordo della nave Argo, giunsero nelle terre ostili della Colchide alla conquista del Vello d’oro.

In seguito il termine Pentecontera andò a designare un’intera classe di navi, anche più potenti. A un ordine dette monere, a due oridini le diere, giungendo anche a tre ordini le triere. Queste ultime erano lunghe circa cinquanta metri e arrivavano a contenere circa trecento uomini. Si trattava sostanzialmente di una nave da guerra, a fondo piatto e dotata di un rostro per le manovre di speronamento. L’iniziale destinazione bellica non impedì tuttavia alla pentecontera di essere largamente utilizzata dai Focei della Ionia per percorrere rotte mercantili e coloniali. Ci informa infatti lo storico Erodoto che, proprio utilizzando le Pentecontere, i Focei furono i primi a compiere lunghi tragitti, aprendo rotte commerciali e spingendosi molto lontano, addirittura fin sull’Oceano Atlantico presso Tartesso. Furono poi protagoniste di una stagione coloniale che vide sorgere numerose colonie come Alalia ed Elea.

Kylix a figure nere con Pentecontera

Kylix a figure nere con Pentecontera

I romani d’altro canto, conquistatori e naviganti per eccellenza, non poterono non apportare degli sviluppi nella costruzione delle imbarcazioni. Le navi romane erano essenzialmente di due tipi: le Naves Onerariae grosse navi da carico utilizzate per i traffici e in caso di guerra per i trasporti di uomini e materiali e le Naves Longae,  le più lunghe navi da battaglia. In epoca imperiale, le navi commerciali raggiunsero il loro apogeo. Le numerose raffigurazioni e i relitti messi in luce grazie agli scavi sottomarini ci hanno rivelato una straordinaria diversificazione tipologica: dalle imbarcazioni adibite al piccolo e medio cabotaggio alle grandi navi da carico. Un esempio di tale varietà può essere ammirato nell’eccezionale collezione di imbarcazioni conservate nel Museo delle navi romane di Fiumicino e ad Aquileia, nel Museo Archeologico Nazionale, dove è ospitato il relitto di Monfalcone.

 Relitto del Monfalcone

Relitto di Monfalcone

Nel 1972, durante lo scavo di un grande complesso monumentale, forse una villa rustica con annesso impianto termale,presso Monfalcone (Trieste), venne alla luce il relitto di questa imbarcazione antica.

Pianta del grande complesso monumentale

Pianta del grande complesso monumentale

Il relitto fu recuperato nel 1973 e l’anno successivo, venne costruita una centina lignea ed un telaio metallico per poter sollevare e trasportare l’imbarcazione. Successivamente, lo scafo fu collocato in una vasca dove rimase immerso in acqua dolce per sette anni.

Attualmente i visitatori possono ammirare il fondo dell’ imbarcazione, in mancanza di sicuri indizi strutturali, non è stato possibile stabilire quale delle due estremità fosse la poppa e quale la prua.

Fondo dell’ imbarcazione

Fondo dell’ imbarcazione

Author: Giulia Morra

Studio Scienze dei beni culturali presso l’Università degli studi di Bari. Amo le danze popolari e i racconti di J.R. R. Tolkien. Sogno di diventare un’archeologa specializzata in cultura funeraria tardoantica

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