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Ciak. Azione. Carlito (Al Pacino) è spacciato: due colpi d’arma da fuoco trafiggono la sua pancia, la sua faccia è assorta, rassegnata. La macchina da presa fluttua nell’aria. L’inquadratura plongée unita al bianco e nero non fa che sottolinearlo ulteriormente: è la fine. La scena si conclude con un primissimo piano incentrato su Carlito, mentre osserva un manifesto pubblicitario su cui è stampata la scritta “Escape to paradise” (la cui emblematicità è suggeritaci dal fatto che è l’unico elemento a colori della scena).

Un pensiero di Carlito ci riporta al perché di questa vicenda. Charlie Brigante, detto Carlito, è un uomo appena uscito di prigione grazie alla scaltrezza del suo avvocato corrotto, nonché fraterno amico, David Kleinfeld, magistralmente interpretato da Sean Penn, il quale permette a Carlito di uscire di prigione con largo anticipo rispetto alla sentenza precedentemente stabilita. Ora Charlie ha un obiettivo: essere pulito. Ma il suo percorso verso la redenzione si rivelerà più tortuoso di quanto immaginasse; la cerchia sociale che si è costruito durante gli anni precedenti all’incarcerazione finisce per rimetterlo nei guai. E così Carlito torna al suo punto di partenza, nel girone dell’Inferno.

Durante il suo cammino, in una sera piovosa, Charlie va a trovare la sua ultima fidanzata prima della galera, Gail (Penelope Ann Miller), a cui si sente ancora profondamente legato. La visione che ha di Gail, impegnata in una scuola di danza a provare “il duetto dei fiori”, è celestiale, paradisiaca. Ella è lontana, come evidenzia lo sguardo in primo piano di Carlito mentre la osserva. Lontana da lui, ancora collegato all’Inferno. Charlie deve scontare le sue colpe, e sebbene in sede giudiziaria gli sia andata bene, sarà la vita a fargliele scontare.

È a metà del suo percorso che Carlito si rende conto di essere quello di sempre, quando dice a Gail: ”Questa è la mia vita. Io sono come sono, nel bene e nel male. Non posso farci niente.” Più in là, si renderà davvero conto di non poter sfuggire al suo destino, quando David lo metterà nei pasticci, e a farPi comprendere la rassegnazione di Charlie è questa frase da lui pensata:”C’è una linea di confine dalla quale non si torna indietro:il punto di non ritorno. Dave l’ha superato, e io sono qui con lui.”

Emblematico quando Charlie rinchiude uno scarafaggio sotto un bicchiere, per poi sollevare il bicchiere e lasciare libero l’insetto: lo scarafaggio era tale prima, era tale durante la sua “prigionia”, ed è lo stesso dopo essere stato liberato.

“Carlito’s way” è così la storia di un uomo e della sua lotta contro se stesso, contro la sua natura. Purtroppo però non è possibile avere la meglio sulla propria natura, e tutto finisce come è cominciato.  A mettere il punto esclamativo su questo magnifico film ci pensa Joe Cocker, nei titoli di coda, con “You are so beautiful”.

‘Ultimo giro di bevute, il bar sta chiudendo, il sole se ne va’.

foto da: radiocinema.it

Author: Federico Del Vecchio

Amo il cinema e sogno di diventare un regista. Cerco costantemente di espandere la mia cultura tramite qualsiasi esperienza abbia l’opportunità di avere.

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